Le capitali dell’energia: Aşhgabat in Turkmenistan

Con questo articolo giungiamo alla conclusione del nostro progetto sulle capitali energetiche. Abbiamo visto da vicino il potenziale che si nasconde nella regione dell’Asia Centrale. Le quantità di petrolio, carbone e gas del Kazakistan, grandi bacini idrici del Tagikistan e le risorse energetiche dell’Uzbekistan, giocano un ruolo essenziale nello sviluppo economico dei Paesi di questa regione e non solo. Le risorse energetiche presenti in quest’area hanno spinto molti attori a riorientare le proprie preferenze di rifornimento delle materie prime. Qui presenteremo il caso del Turkmenistan, in quanto Paese che ha saputo bilanciare le politiche interne con le necessità del mercato energetico internazionale.

Il Turkmenistan è una ex Repubblica sovietica e uno dei Paesi del litorale del Mar Caspio. Dopo aver ottenuto l’indipendenza il 27 ottobre 1991, il presidente Saparmurat Niyazov ha deciso di perseguire una politica di neutralità rispetto al Grande Gioco, che prevedeva la spartizione in zone di influenza dell’Asia Centrale. Tale posizione è stata anche formalmente accettata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1995.  Questo atteggiamento ha fornito alla capitale di Aşhgabat una solida base per resistere alle pressioni di poteri esterni.

Nel 2006, il potere è passato nelle mani di Gurbanguly Berdimuhamedow, il quale – pur mantenendo un governo di stampo autocratico – ha cercato di mitigare il rigoroso isolamento imposto dal suo predecessore, confermando la dottrina della neutralità permanente.

Il Paese ha evitato di diventare membro di qualsiasi organizzazione regionale, in particolare l’EAEU (Eurasian Economic Union) guidata dalla Russia, la CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) e la SCO (Shangai Cooperation Organization), in quanto queste organizzazioni sono spesso considerate come un tentativo da parte di attori esterni di influenzare i Paesi dell’Asia Centrale.

La capitale in breve

Aşhgabat è la più grande città del Turkmenistan, situata tra il deserto del Karakum e la catena montuosa del Kopet Dag in Asia Centrale. La città è stata fondata nel 1881 ed è diventata la capitale della Repubblica Socialista Sovietica Turkmena nel 1924. Gran parte della città è stata distrutta dal terremoto di Aşhgabat del 1948. Da allora, ha visto un’ampia ristrutturazione sotto il progetto di rinnovamento urbano del presidente Saparmurat Niyazov.

Turkmenistan
Foto della capitale turkmena. Fonte: pixaby

Nel 1919 la città fu ribattezzata Poltoratsk, dal nome di Pavel Poltoratskiy, presidente del Soviet dell’economia nazionale della Repubblica Socialista Sovietica Autonoma del Turkestan. Quando, nel 1924, fu fondata la SSR turkmena, Poltoratsk divenne la sua capitale.

Da questo periodo in poi, la città conobbe una rapida crescita e industrializzazione, anche se gravemente turbata da un grave terremoto il 6 ottobre 1948. Si stima che il terremoto abbia ucciso tra le 110.000 e le 176.000 persone (due terzi della popolazione della città), anche se il numero ufficiale annunciato dalle autorità sovietiche fu di soli 40.000.

Economia turkmena e risorse energetiche

Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica ad oggi, il PIL turkmeno è aumentato da 3,20 miliardi di dollari nel 1991 a 42,35 miliardi di dollari nel 2017. La crescita economica è strettamente legata alle fluttuazioni nel mercato delle materie prime. Infatti, l’economia del Turkmenistan è fortemente dipendente dal settore degli idrocarburi: rappresenta il 90% delle esportazioni totali e il 44% delle entrate di bilancio. La principale risorsa naturale è il gas naturale. Il Paese possiede la quarta più grande riserva di gas naturale al mondo, con 19,5 miliardi di metri cubi prodotti nel 2017. Il governo ha affermato che prevede di aumentare la produzione di gas fino a 230 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030. Tuttavia, questa condizione rende l’economia turkmena vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi del petrolio e del gas, e alle sue limitate possibilità per i mercati di esportazione.

Le vie energetiche: i gasdotti

La caratteristica strutturale dell’isolamento ha dunque rappresentato il principale ostacolo all’attuazione di piani di securizzazione della domanda energetica, progressivamente sviluppati dai produttori regionali negli ultimi vent’anni attraverso differenti strategie di attrazione di investimenti esteri e di diversificazione dei mercati di sbocco. Un ostacolo significativo per il successo dello sfruttamento di queste riserve è stata la mancanza di infrastrutture per il trasporto di gas naturale. Alla sua indipendenza, il Turkmenistan ha ereditato il sistema di gasdotti sovietico, che esportava il gas turkmeno verso Nord attraverso il gasdotto Centro-Asia Centrale basato sull’asse Sud-Nord. Questo sistema di gasdotti è costituito da cinque rami: quattro di essi (CAC-1, 2, 4 e 5) vanno dal Turkmenistan orientale alla Russia attraverso l’Uzbekistan e il Kazakistan, mentre il rimanente (CAC-3) va dalla costa caspica del Turkmenistan alla Russia attraverso il Kazakistan.

Una rete più inclusiva

Un importante cambiamento nella strategia di esportazione è stata fatta nel 1997: il Turkmenistan ha aperto il primo percorso alternativo verso l’Iran con la costruzione del gasdotto Korpeje-Kurt Kui.

Nel 2009 e 2010, il Turkmenistan si è avvicinato anche alla Cina, costruendo con successo le prime due linee A e B del gasdotto Asia Centrale-Cina (CACGP). Negli ultimi anni, tuttavia, Ashgabat ha percepito l’eccessiva dipendenza dal mercato cinese, iniziando così a cercare nuove vie di esportazione alternative.

Questo ha portato alla creazione del nuovo gasdotto tra Turkmenistan-Aghanistan-Pakistan-India (TAPI), la cui lunghezza è di 1.814 km e la cui capacità totale è di 33 miliardi di metri cubi all’anno.

Inoltre, nel bel mezzo della sua difficile situazione economica, Aşhgabat è riuscita a costruire un grande gasdotto nazionale: il gasdotto Est-Ovest, in grado di portare gas da Est a Ovest, e viceversa.

Una grande opportunità per il Paese è stata offerta dalle strategie di diversificazione dei fornitori di gas dell’Unione europea. Una delle soluzioni messe sul tavolo delle negoziazioni è la connessione della rete energetica del Turkmenistan al gasdotto TAP (Trans-Adriatic Pipeline) che, partendo dall’Azerbaijan, raggiungerà le coste italiane per il trasporto del gas in Europa. Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per l’unione energetica nella Commissione Juncker dal 2014, aveva annunciato che il gas del Turkmenistan potrebbe raggiungere l’Europa a partire dal 2019. L’idea è dunque di consentire sia al Turkmenistan che all’Europa di diversificare le proprie rotte energetiche.

Conclusioni

In conclusione, possiamo affermare che il settore energetico del Turkmenistan ha attraversato importanti cambiamenti nel corso della sua storia. Al momento, il Turkmenistan ha la quarta o quinta riserva di gas più grande del mondo. Le autorità turkmene mantengono forte controllo e limitazioni sull’accesso estero alle risorse energetiche del Paese.  Il gas turkmeno è stato a lungo trasportato in Russia a un prezzo economico, ma questa condizione è cambiata drasticamente dopo che la Cina ha costruito il gasdotto Asia Centrale-Cina alla fine degli anni 2000. Il passaggio al mercato cinese ha segnato una perdita iniziale per la Russia e la sua politica di mantenere influenza su questa regione strategica. È importante, inoltre, notare come anche l’Unione Europea cerca di attuare una maggiore cooperazione con gli Stati dell’Asia Centrale, passando proprio attraverso il Turkmenistan.

 

Fonti e approfondimenti

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