Un ponte tra Africa e Cina: il parco industriale di Hawassa

Parco Industriale di Hawassa

Già da primi anni Duemila, l’Etiopia ha lanciato un progetto a lungo termine per aumentare l’industrializzazione della sua economia e diventare il maggior polo manifatturiero africano entro il 2025. L’approccio scelto dal governo per raggiungere l’obiettivo è stato quello della costruzione di mega-infrastrutture, in particolare parchi industriali, di cui il maggiore sorge nella città di Hawassa.

I parchi industriali non sono una novità, anzi, si potrebbe dire che siano un vero e proprio trend dell’economia globale. In particolare nelle economie in via di industrializzazione, infatti, queste strutture permettono a Paesi con molta manodopera ma risorse industriali limitate di accedere al mercato internazionale e attrarre investimenti interni e stranieri. Il più importante tra i partner scelti da Addis Abeba per questa impresa è stata la Cina, per una serie di ragioni che vanno oltre il calcolo economico.

Il parco industriale di Hawassa

Hawassa si trova nella Rift Valley ed è la capitale della popolosa regione di Sidama. È strategicamente collocata lungo il sistema di autostrade trans-africane che collega Il Cairo con Città del Capo. Nel raggio di 50 km dalla città abitano circa 5 milioni di persone e, vista la sua posizione, la zona è anche al centro dei piani di sviluppo stradale e ferroviario etiope. La zona era quindi il luogo perfetto in cui realizzare l’infrastruttura simbolo della nuova politica industriale di Addis Abeba.

Il nuovo parco industriale è stato costruito dalla China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC) nel tempo record di 9 mesi, per un costo di 246 milioni di dollari. Non sono disponibili molti dettagli sul finanziamento dell’opera, ma solitamente la formula con cui la Cina opera in Etiopia nel campo infrastrutturale è quella del “soft loan“. Ossia un prestito a lungo termine con un interesse inferiore a quello di mercato.

Al momento sono state costruite 52 unità produttive su un’area di 1,3 milioni di metri quadri, ma sono già in corso dei lavori di ampliamento. Questi dovrebbero completare il progetto originale che prevede la creazione di 60.000 posti di lavoro e la creazione di 1 miliardo di dollari in entrate per il governo etiope. Il parco, al momento, funziona a pieno regime e ospita le operazioni di 18 tra i maggiori produttori mondiali nel campo del tessile e del pellame. Questi investitori provengono da ogni parte del mondo e rappresentano alcuni tra i maggiori fornitori dei brand di abbigliamento più noti, ma ci sono anche 5 aziende etiopi che producono all’interno del parco. Fino a ora l’infrastruttura ha creato circa 30.000 posti di lavoro.

Il progetto rientra anche all’interno delle politiche etiopi riguardanti la sostenibilità ambientale. Il parco industriale utilizza moltissima energia prodotta da fonti rinnovabili e impiega tecnologie in grado di purificare e riciclare il 90% delle sue acque di scarico. Questo dato è particolarmente rilevante, visto che i rifiuti liquidi sono uno dei maggiori inquinanti prodotti dall’industria tessile.

Sia il governo etiope che quello cinese sembrano essere decisamente soddisfatti dei risultati ottenuti dal progetto, al punto di aver replicato l’esperienza più volte. La China Civil Engineering Construction Corporation ha infatti costruito una struttura simile nella città di Adama, inaugurato nel 2018, e sono già in corso dei lavori per realizzarne uno ulteriore nella stessa area.

Gli obiettivi di Addis Abeba

Il parco industriale di Hawassa è uno dei pilastri di una strategia più ampia del governo etiope. L’Etiopia si trova infatti in un momento di rapida espansione della sua economia, una crescita che intende sostenere con una trasformazione radicale del Paese da agricolo a industriale. Nonostante il recente sviluppo, infatti, il ruolo dell’industria nel Pease è rimasto sempre molto marginale, quindi il governo ha optato per il modello di crescita intensiva basato sui parchi industriali per sviluppare rapidamente il settore secondario.

Nei piani del governo, l’Etiopia punta a diventare un centro manifatturiero per l’economia globale entro il 2025, in modo da sostenere la crescita a due cifre che ha visto negli ultimi anni. Grazie a questo processo Addis Abeba punta anche a migliorare la sua capacità di attrarre investimenti e accumulare grandi riserve di valuta straniera attraverso le esportazioni, oltre che ricoprire un ruolo meno svantaggioso all’interno delle filiere produttive transnazionali. Inoltre, nonostante gli stipendi dei suoi lavoratori non siano particolarmente alti, l’enorme infrastruttura è anche utile alle autorità a creare nuovi posti di lavoro formali in un’economia che invece è in larghissima parte informale.

A spingere il governo verso questa strategia è anche il cambiamento climatico. Le terre etiopi sono fertili ma il clima è instabile e soggetto a frequenti siccità, inoltre le commodities agricole del Paese, per quanto lucrative, hanno spesso prezzi instabili a causa degli sconvolgimenti in atto in altre zone del mondo. Per Addis Abeba, quindi, una progressiva industrializzazione del Paese è una questione di sostenibilità a lungo termine dell’economia nazionale, non solo di sviluppo.

L’importanza per la Cina

La costruzione del parco industriale di Hawassa rientra all’interno delle strategia globali cinesi per motivi di diversa natura. Dal punto di vista politico un progetto di questa portata è sicuramente benefico per la cooperazione economica tra Cina ed Etiopia, molto stretta e già incentrata su altri progetti infrastrutturali. Il supporto allo sforzo etiope per l’industrializzazione rafforza la posizione globale di Pechino come partner desiderabile per i progetti di sviluppo basati sull’investimento estero, viste le capacità ingegneristiche e finanziarie che è in grado di mettere in campo.

Vi è poi l’importanza di questo progetto per l’iniziativa “One Belt, One Road” di Pechino. Uno degli obiettivi di questo sforzo titanico è l’aumento della connessione e dell’integrazione economica tra Europa, Asia e Africa, quindi lo sviluppo di un nuovo importante polo industriale internazionale situato lungo la rotta che collega i tre continenti rientra a pieno titolo in questa strategia.

L’Etiopia, infine, rappresenta poi per le aziende manifatturiere cinesi un luogo in cui impiantare parte delle loro operazioni nelle filiere produttive globali. Con la crescita dei salari dei lavoratori cinesi, infatti, alcune aziende trovano vantaggioso delocalizzare parte della loro filiera in Paesi emergenti, specialmente se come l’Etiopia offrono manodopera ed energia a basso prezzo oltre che a generosi sconti fiscali sugli investimenti. I parchi industriali tra l’altro sono stati uno degli assi portanti dello strabiliante sviluppo industriale della Cina dopo le riforme economiche del 1978. Non sorprende quindi che le aziende cinesi abbiano sviluppato ottime competenze in questo campo, e che trovino vantaggioso procedere all’internazionalizzazione delle loro operazione seguendo questa via.

Successi, controversie e prospettive

Negli ultimi anni l’attività dei parchi industriali, esemplificati dalla mega-infrastruttura di Hawassa, ha creato migliaia di posti di lavoro, incrementato l’export e le entrate governative (soprattutto quelle in valuta estera), contribuito alla diversificazione dell’economia e attirato ingenti investimenti stranieri. Inoltre, attraverso il trasferimento di tecnologie e la formazione del personale, questa politica ha aumentato il livello di sofisticazione del settore industriale etiope, sostenendo gli sforzi per trasformare l’economia del Paese.

A guardare i dati, quindi, potremmo dire che Addis Abeba sta ottenendo da questi progetti i risultati che cercava, ma questa strategia presenta ancora alcuni punti deboli su cui bisognerà intervenire nei prossimi anni. Il problema principale è l’attuale mancanza di linee guida per regolare il settore, che rischia quindi di veder emergere comportamenti predatori e rent-seeking da parte di alcuni attori e problemi di coordinamento con altri piani come lo sviluppo logistico o energetico dell’Etiopia.

Vi sono poi dei problemi più profondi che potrebbero limitare l’impatto di queste infrastrutture. Il problema maggiore riguarda il trasferimento di tecnologia e competenze: nonostante alcune aziende forniscano un addestramento completo e lavori tecnici specializzati, altre sono meno virtuose e il risultato è una scarsità di figure specializzate e manageriali. In mancanza di un miglioramento dei percorsi formativi offerti ai lavoratori i parchi industriali etiopi rischiano di trasformarsi in semplici serbatoi di manodopera a basso costo, incapaci di avere un reale impatto in termini di trasferimento di competenze, miglioramento delle tecnologie e riduzione della povertà.

Alcuni osservatori, poi, si dicono preoccupati dalla sostenibilità del debito contratto per la realizzazione di queste opere. Se le nuove infrastrutture non riusciranno a ripagare l’enorme debito che l’Etiopia ha contratto per realizzarle, la sostenibilità di questo deficit potrebbe essere messa in dubbio, con conseguenze difficilmente prevedibili visto che solo l’ammontare dovuto a Pechino è di almeno 12 miliardi di dollari.

 

Fonti e approfondimenti

UNIDO (2018) Industrial park development in Ethiopia. Case study report. Inclusive and Sustainable Industrial Development Working Paper Series

Mihretu, Mamo & Llobet, Gabriela (2017) Looking Beyond the Horizon: A Case Study of PVH’s Commitment in Ethiopia’s Hawassa Industrial Park. World Bank, Washington, DC.

Xinhua – Ethiopia, China to partner to build new 300 mln USD industrial park (13/08/2019)

Ethiopia Investment Commission – Hawassa Industrial Park to be Fully Operational

Global construction Review – China to fund $300m industrial park in Adama, Ethiopia (13/08/2019)

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