L’ascesa politica delle chiese evangeliche latinoamericane – Seconda parte

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di Elena Schiera

La crescita politica degli evangelici è un fenomeno che si va consolidando in tutta l’America latina, ma ci sono importanti differenze tra i singoli Paesi. Analizzare i casi in cui gli evangelici sono riusciti a ottenere i migliori risultati può aiutare a individuare gli elementi che ne hanno facilitato l’emergere. Nella maggior parte dei casi, l’obiettivo ultimo di questi religiosi rimane quello di proporre una moralizzazione della società, che ha favorito la creazione di legami con l’estrema destra. Ciò ha creato un inedito ibrido politico che è stato definito da Kourliandsky “nazional-evangelismo”.

Evangelici guatemaltechi: preghiere e corruzione

Il Guatemala è l’unico Paese della regione dove sono stati eletti dei presidenti evangelici. Si tratta di uno dei Paesi in cui questo movimento è cresciuto maggiormente: nel 2014, gli evangelici rappresentavano il 41% della popolazione. Il Guatemala è stato monoliticamente cattolico per gran parte della sua storia, ma fu governato da due evangelici durante la guerra civile (1960-1996): il militare Efraín Ríos Montt, che prese il potere con un golpe nel 1982, e Jorge Serrano Elías, che vinse le elezioni presidenziali del 1990. Entrambi hanno lasciato la presidenza a causa di una serie di scandali politici. Inoltre, Ríos Montt è stato condannato nel 2013 a ottanta anni di carcere per genocidio. 

Nel XXI secolo, la partecipazione evangelica alla vita politica ha continuato ad aumentare. Nel 2015, Jimmy Morales, evangelico e noto comico, ha vinto le elezioni presidenziali che si sono tenute mentre il Paese era scosso da enormi scandali di corruzione. Diversi analisti, tra cui Claudia Dary, concordano nel definire la vittoria di Morales come il sintomo della volontà popolare di “punire” gli altri candidati. Morales è riuscito infatti a presentarsi come alternativa all’establishment, facendo della sua inesperienza politica la prova della sua presunta superiore moralità. Non vi è quindi un chiaro legame tra la fede di Morales e la sua vittoria alle elezioni. Tuttavia, la sua popolarità è stata fugace in quanto, nel giro di poco tempo, alcuni dei suoi parenti sono stati coinvolti in scandali simili. 

Al momento, non sembra quindi esistere un vero e proprio voto confessionale in Guatemala, come confermato dall’analisi di Claudia Dary: gli evangelici guatemaltechi non votano esclusivamente sulla base del loro credo e infatti nessuno dei tre presidenti evangelici ha ottenuto il potere in virtù della sua fede. Inoltre, a causa degli scandali in cui questi tre politici sono stati coinvolti, la maggior parte degli evangelici continua a vedere la politica come “sporca” e preferisce affidarsi alla preghiera e al digiuno, piuttosto che ai politici, per riformare il Guatemala. 

Costa Rica: Alvarado Muñoz da cantante a presidente mancato

In Costa Rica, nelle elezioni presidenziali del 2018, l’evangelico Fabricio Gerardo Alvarado Muñoz è riuscito a ottenere il 33% dei consensi al secondo turno grazie alla sua proposta politica basata sulla lotta all’aborto, la fecondazione in vitro e la comunità LGBTQ+. Questo caso è importante perché la Costa Rica è normalmente considerato un baluardo democratico dell’area ed è l’unico Paese dell’America centrale ad aver legalizzato il matrimonio egualitario.

Anche se in Costa Rica il cattolicesimo è religione ufficiale dello Stato, secondo le ultime analisi il 25,5% della popolazione si definisce evangelico. Anche in Costa Rica, questo movimento ha avuto dei successi politici limitati: tra il 1986 e il 2010, i partiti evangelici hanno ottenuto sempre meno del 5% delle preferenze elettorali, sebbene nello stesso periodo la popolazione evangelica costaricense sia cresciuta dall’8,6% al 20% della popolazione. 

Recentemente, il voto evangelico ha assunto una nuova importanza. Nel 2018, gli evangelici hanno ottenuto il 23% dei voti, conquistando 14 seggi su 57 e diventando la seconda forza politica del Parlamento. Nello stesso anno, l’evangelico Alvarado Muñoz – noto giornalista e cantante – ha inaspettatamente vinto il primo turno delle elezioni presidenziali, ottenendo il 25% dei voti. A favorirne l’ascesa è stato il parere consultivo della Corte interamericana dei diritti umani, che poche settimane prima del voto ha raccomandato la legalizzazione nella regione del matrimonio egualitario. Alvarado Muñoz ha posto al centro della sua campagna il deciso rifiuto di tale prospettiva. Nel secondo turno, questa strategia non ha però funzionato: Alvarado Muñoz si è opposto anche a tradizioni popolari cattoliche, come la venerazione della Vergine degli Angeli, cosa che ha permesso a Carlos Alvarado Quesada di imporsi con il 60% dei voti.

Alvarado Muñoz ha generato una scossa elettorale mai vista prima in Costa Rica. La legalizzazione del matrimonio egualitario nel 2020 potrebbe favorire la ripetizione dello stesso scenario in futuro.  

Colombia: la teoria del gender e il referendum per la pace

In Colombia, nel 2014, il 16% della popolazione si dichiarava evangelico. La crescita di questo gruppo si è verificata soprattutto alla fine del XX secolo, grazie all’introduzione nel Paese di idee neopentecostali. Negli anni Ottanta e Novanta, sono nati i primi partiti confessionali, ma i risultati ottenuti sono stati particolarmente scarsi. Tra il 2002 e il 2015, diversi partiti evangelici hanno inoltre perso il loro status legale come conseguenza delle riforme che impongono il raggiungimento di almeno il 3% dei voti per essere legalmente definiti un partito.

A dispetto di questa crisi, nel 2016, il movimento evangelico ha votato compattamente per il NO al referendum sull’accordo tra il governo e le FARC. Dato lo scarso margine con cui il NO si è imposto (appena il 50,21% dei voti) è evidente che gli evangelici hanno avuto un ruolo importante nel definire il risultato finale. La scelta di votare per il NO è stata giustificata da parte evangelica con la volontà di condannare i presunti riferimenti alla teoria del gender contenuti nel testo dell’accordo.

Il peso degli evangelici non deve però essere sovrastimato: questo successo, infatti, non ha rivoluzionato la loro posizione in Colombia. Nel 2018, il movimento evangelico ha presentato alle elezioni per il Congresso 266 candidati, riuscendo a farne eleggere solamente 11. Non esiste ancora un vero e proprio voto confessionale in Colombia e il movimento evangelico si presenta come unitario solo di fronte a specifiche minacce.

Il Brasile evangelico: il ruolo delle grandi chiese pentecostali

Il Brasile rappresenta un’eccezione rispetto ai risultati ambigui ottenuti dagli evangelici latinoamericani. Nel 2017, il 32,3% dei brasiliani si definiva evangelico. Qui le chiese pentecostali e neopentecostali sono attive in politica attraverso partiti considerati parte del sistema politico tradizionale: già nelle elezioni del 1986 furono eletti 32 rappresentanti evangelici. Il Fronte parlamentare evangelico, un gruppo trasversale rispetto ai partiti, conta oggi 195 deputati (su 513) e 8 senatori (su 81). Si tratta di un gruppo parlamentare coeso che permette agli evangelici di bloccare le iniziative percepite come contrarie ai dettami cristiani.

Il successo politico degli evangelici brasiliani dipende da una serie di fattori. In primo luogo, sebbene in Brasile esistano moltissime chiese evangeliche, solamente le grandi chiese pentecostali partecipano alla vita politica: centrali sono la Chiesa universale del regno di Dio (IURD) e le Assemblee di Dio (AD). Entrambe sono responsabili dell’elezione di una buona parte dei parlamentari evangelici negli ultimi decenni. La IURD controlla anche il Partito Repubblicano Brasiliano. In Brasile, a differenza degli altri Paesi, sono quindi presenti dei partiti evangelici che hanno avuto un certo successo. Questo perché nel Paese esiste, in una certa misura, un voto confessionale che è assente nel resto della regione. 

Bolsonaro: moralità e canali TV

Il ruolo politico degli evangelici è stato meno evidente nelle elezioni presidenziali, anche se è normale che i candidati ricerchino l’appoggio delle grandi chiese pentecostali. Nel corso delle presidenziali del 2018, tuttavia, gli evangelici hanno ottenuto una nuova centralità. Infatti, secondo un sondaggio dell’Istituto Datafolha, 6 evangelici su 10 hanno votato per Bolsonaro.

È interessante sottolineare come molti evangelici brasiliani abbiano sostenuto movimenti di sinistra solo pochi anni prima. La IURD ha sostenuto la presidenza di Lula e quella di Rousseff, salvo poi appoggiare la candidatura di Bolsonaro. Pochi mesi prima delle elezioni del 2018, Silas Malafaia, leader delle AD, aveva affermato che gli evangelici avrebbero sostenuto Bolsonaro, solo se Lula non avesse partecipato alle presidenziali. Ciò dimostra che gli evangelici non votano sulla base di una classica ideologia, ma a seconda delle opportunità. 

Bolsonaro ha d’altronde fatto del suo profilo religioso un elemento fondante della sua campagna presidenziale. Anche se cattolico, ha lanciato la sua candidatura da Israele, consapevole dell’importante legame che esiste tra gli evangelici e Tel Aviv. Nel 2016, l’attuale presidente si è fatto battezzare nelle acque del Giordano dal pastore delle AD, Everaldo Pereira, in una cerimonia filmata e trasmessa su YouTube. Ha poi adottato una retorica profetica, basata su una trasposizione al mondo secolare del credo pentecostale, demonizzato i suoi avversari politici, accusandoli di satanismo e messo in relazione ogni tipo di male sociale, dalla corruzione all’iperinflazione, con la teoria del gender. Tali idee sono state largamente diffuse grazie a un uso massiccio dei social media evangelici. La IURD ha contribuito mettendo a disposizione il suo canale televisivo, la Record TV. 

È difficile stabilire se quella di Bolsonaro sia vera fede o puro opportunismo. Certamente, le prime misure del suo governo confermano questa scelta ideologica: non a caso Damares Alves, pastore evangelico, è stata chiamata a ricoprire il ruolo di ministro per le donne, la famiglia e i diritti umani, che svolge mettendo al primo posto la difesa della famiglia tradizionale.

Prospettive per il futuro

Nei Paesi esaminati, per il momento, il ruolo degli evangelici è ancora precario e non ben definito, soprattutto perché non si è ancora formato un vero e proprio voto confessionale. L’unica eccezione è rappresentata dal Brasile. Tuttavia, è importante sottolineare un elemento comune a tutti i casi analizzati: gli evangelici possono raggiungere un ruolo centrale quando si presentano come un fronte unitario e con un nemico comune, sia esso la corruzione o la teoria del gender. 

 

Fonti e approfondimenti

Anna Virginia Balloussier, Com 60%, Bolsonaro mais que dobra vantagem sobre Haddad entre evangélicos, diz Datafolha, Folha de S. Paulo, 10/10/2018.

Carlos Malamud, La expansión política de las iglesias evangélicas en América Latina, ARI, 26/11/2018.

Claudia Dary, Guatemala: Entre la Biblia y la Constitución, Instituto de Estudios Social Cristianos, 2018.

Gerardo Lissardy, “La fuerza política más nueva”: cómo los evangélicos emergen en el mapa de poder en América Latina, BBC Mundo, 17/04/2018. 

Gustavo Veiga, Jair Bolsonaro benedetto dalle chiese evangeliche brasiliane, Internazionale, 11/10/2018. 

José Luis Pérez Guadalupe, Evangelicals and Political Power in Latin America, Konrad Adenauer Stiftung, 2019. 

Nathalia Passarinho, Cómo las iglesias evangélicas han logrado ganar tanto peso en la política de América Latina, BBC News Brazil, 27/11/2019.

Redazione, Informe sobre religiones, Latinobarómetro, 16/04/2014.

Tamara Gil, Elecciones en Costa Rica: “Elegidos por Dios”, la intensa influencia de las iglesias evangélicas en los comicios de ese país, BBC Mundo, 01/04/2018.

 

Editing a cura di Elena Noventa

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