Il problema delle armi statunitensi trascende i confini nazionali

Armi statunitensi
@MichealSeachang - Flickr - CC BY-SA 2.0

Le conseguenze dell’eccessiva permissività delle armi negli Stati Uniti fanno spesso tragicamente notizia. Ogni anno sono più di 35.000 le morti legate all’utilizzo di armi da fuoco, il che significa che ogni giorno circa 106 persone sono ferite a morte in territorio statunitense. Le armi in mano ai cittadini sono 390 milioni, più della somma dei seguenti 25 Paesi nella classifica di detenzione totale delle armi. Per di più, il problema non si limita ai confini nazionali. 

Si dimentica spesso che l’effetto della gun culture nordamericana è marcato anche all’esterno del Paese. Infatti, le armi vengono facilmente acquistate o scambiate negli Stati Uniti, in particolare in Texas, California e Arizona. Questi Stati fungono poi da campo base per l’esportazione illegale verso tutta l’America latina.

Tra lobbying e leggi troppo permissive 

Gli interessi dei sostenitori della diffusione massiva di armi tra i cittadini statunitensi si appoggiano su potenti lobby. C’è innanzitutto, la NRA (National Rifle Association), una delle lobby più influenti del Paese con un budget annuale che si aggira attorno ai 250 milioni di dollari. Le azioni di lobbying, sia all’interno che all’esterno del parlamento, della NRA e delle altre associazioni pro-guns sono molto efficaci, ma non sono l’unica causa scatenante. Infatti, negli Stati Uniti i problemi legati all’acquisto e la vendita di armi da fuoco sono strutturali. 

Una problematica di rilievo è quella degli straw purchases, ovvero l’acquisto di armi che vengono poi illegalmente cedute a terzi che non avrebbero diritto al loro utilizzo. Sono diversi i casi giudiziari legati all’acquisto negli Stati Uniti di armamenti poi immediatamente ceduti oltre il confine a trafficanti di droga o cartelli. La pratica è illegale, ma non ancora classificata come crimine federale, il che inasprirebbe le pene e autorizzerebbe indagini più efficaci attraverso organi federali.

Un’altra questione è legata alla vendita di armi tra privati senza nessuna verifica sul conto dell’acquirente, chiamati background checks, che avverrebbe invece in caso di compravendita in armerie autorizzate. Questa modalità di acquisto è però molto comune e avviene spesso nelle fiere di esposizione delle armi. 

Perché le leggi e le agenzie di controllo sono così inefficaci?

L’agenzia governativa ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives), è l’istituzione responsabile della protezione dei cittadini da crimini legati ad armi, esplosivi, incendi dolosi e diversione di prodotti a base di tabacco. Si tratta dell’unica agenzia federale con giurisdizione al controllo dell’industria delle armi statunitense, deputata al tracciamento di armi oltre i confini nazionali,  ma il suo budget è molto limitato. 

Nonostante l’aumento in armi rintracciate e recuperate da scene del crimine negli ultimi anni, il budget dedicato a questa attività di gun tracing continua a diminuire. Le conseguenze derivate dalle deboli leggi sulla diffusione delle armi e l’inefficacia delle agenzie di controllo ricadono pesantemente sul resto della regione. Gli effetti sono visibili, in particolare, in America centrale e nei Caraibi, dove le armi statunitensi recuperate su scene del crimine sono state circa 50.000 tra il 2014 e il 2016.

Il caso del Messico, cartelli della droga armati come eserciti 

Attualmente, il Messico sta attraversando un periodo particolarmente negativo per quanto riguarda la violenza. La crescita di quest’ultima era evidente già nel 2018, il peggiore tra gli ultimi anni, con un tasso di omicidi pari a 29 ogni 100.000 abitanti, ovvero 33.341 in un solo anno. I maggiori picchi di violenza nel Paese centroamericano sono conseguenza diretta di due eventi principali: l’inizio della “War on Drugs del presidente Calderón nel 2006 e il vuoto di potere seguito all’arresto ed estradizione di Joaquín Guzmán Loera, detto “El Chapo”, tra il 2015 e il 2017.

Tuttavia, i fattori da considerare quando si esaminano questi fenomeni  sono molti e decisamente più complessi. Se, nel 1997, solo il 15% degli omicidi in Messico venivano commessi con un’arma da fuoco, oggi quel numero è salito circa al 70%. L’aumento del fenomeno di contrabbando di armi tra gli Stati Uniti e, in questo caso, il Messico, contribuisce all’aumento nei livelli di violenza, specialmente dopo la fine dell’Assault Rifles Ban del 2004. Questa correlazione è stata individuata anche in ambito accademico, con un articolo apparso sull’”American Political Science Review”.

Interi carichi arrivano negli Stati Uniti con droga e altre sostanze illegali, sia per via aerea che marittima, ma il loro viaggio non termina lì. Al contrario, gli stessi mezzi di trasporto vengono ricaricati per trasportare armamenti da utilizzare nelle guerre tra bande o contro lo Stato.

Una causa  legale per mettere fine al contrabbando di armi?

Il governo messicano sta provando ad arginare questa situazione per vie legali, iniziando ad agosto 2021 un processo in cui sono imputati alcuni tra i maggiori produttori ed esportatori di armi statunitensi. La richiesta del Messico è duplice: da un lato si esige un risarcimento stimato attorno ai 10 miliardi di dollari, mentre dall’altro si promuove l’istanza di modificare le leggi statunitensi che regolano il flusso di armi all’esterno del Paese.

La possibilità che le istanze di questa causa legale vengano accolte sono minime, considerata anche l’immunità di cui gode l’industria delle armi negli Stati Uniti derivante dal Protection of Lawful Commerce in Arms Act del 2005. Grazie a questa legge, le multinazionali che producono ed esportano armi sono automaticamente protette da una serie di cause civili che potrebbero essere altrimenti accolte dai giudici. Un esempio è quello dei processi volti al risarcimento dei cittadini che hanno subito danni da armi difettose o senza efficaci dispositivi di sicurezza.

Anche nel caso in cui la causa legale non si concretizzi in una sentenza contro l’industria delle armi statunitense, il messaggio lanciato dal governo messicano è forte. In un Paese dove l’intricato problema della violenza modifica già irreversibilmente la vita dei suoi cittadini, il flusso di armi proveniente da Nord aggiunge un ulteriore elemento di criticità. Il Messico chiede che gli Stati Uniti facciano qualcosa di concreto per arginarlo.

Il caso di Haiti, il fuoco che alimenta la violenza

Un’altra situazione in cui le conseguenze del commercio e del contrabbando di armi statunitensi sono evidenti è quella di Haiti. Il Paese vive da diversi anni in una situazione politica ed economica alquanto critica, aggravatasi quest’anno dopo l’omicidio del presidente Moïse e l’ennesima catastrofe naturale che ha colpito la Repubblica. 

Anche qui, le armi statunitensi fungono da catalizzatori per i conflitti, finendo in mano a gang e organizzazioni criminali che le utilizzano senza scrupolo. Il livello di letalità dei conflitti aumenta, così come il numero di rapimenti, attestandosi attorno agli 800, di cui 119 solo nella prima metà di ottobre. Secondo “InsightCrime”, i motivi dietro questo aumento sono tre: mancanza di elezioni, indipendenza delle gang dalla politica e proliferazione di quest’ultime. Da aggiungere al quadro, ancora una volta, è il flusso di armi statunitensi. L’ATF riporta che, tra il 2014 e il 2016, circa il 99% delle armi recuperate su scene del crimine ad Haiti era proprio di origine statunitense.

Il tema delle armi ad Haiti, così come per alcune zone del Messico, si lega a doppio filo con quello dell’immigrazione. I fenomeni che le armi statunitensi aggravano, come rapimenti e violenza, sono uno dei maggiori fattori che costringe gli haitiani a scappare verso nord. In un contesto di estrema povertà, tra le più alte nel mondo, e di aumento di fenomeni naturali catastrofici che sono triplicati negli ultimi decenni, gli incentivi a emigrare sono molti. 

Per questo motivo, la politica migratoria degli Stati Uniti, spesso restia all’accoglienza in particolare con gli haitiani, viene aspramente criticata. Perfino l’ambasciatore Daniel Foote, inviato speciale statunitense ad Haiti, si è dimesso definendo i respingimenti dei migranti «disumani». Ciò che viene contestato è l’incapacità di gestire fenomeni migratori che essi stessi, attraverso le loro inefficaci leggi sulle armi, contribuiscono a creare.

La geografia e i numeri del contrabbando

L’esportazione e il contrabbando di armi statunitensi in America latina non si limitano alle zone geografiche circostanti. Sono infatti state ritrovate sulle scene del crimine anche nei punti più a sud della regione come Cile e Argentina. 

Gli Stati Uniti rimangono il più grande esportatore di armi al mondo, con un market share del 37%, vendendo circa 400.000 pezzi ogni anno che variano molto in quanto a calibro, utilizzo e letalità. In Messico, alcuni cartelli hanno volutamente mostrato di essere in possesso di armi come fucili di precisione calibro .50, lanciagranate e veicoli militari corazzati che li rendono nella pratica vere e proprie forze paramilitari. La maggior parte di queste sono trafficate illegalmente oltre il confine, motivo per cui le cifre sopraindicate sulle armi all’estero sono con ogni probabilità sottostimate.

 

 

 

Fonti e approfondimenti

BBC News, “US gun control: What is the NRA and why is it so powerful?”, 06/08/2020.

Chelsea Parsons, Rukmani Bhatia, Eugenio Vargas, “Rethinking ATF’s Budget To Prioritize Effective Gun Violence Prevention”. Centre for American Progress, 17/09/2020.

Chelsea Parsons, Eugenio Vargas. “Beyond Our Borders”. Centre for American Progress, 02/02/2018.

Vice New, “Mexican Cartels Are Arming Themselves With Powerful US Sniper Rifles”, 20/08/2020.

Vice News, “Why Mexican Cartels Use American Guns. The War On Drugs”, 28/06/2021.

Brady, “Gun violence by the numbers”, 2019

Macrotrends, “Mexico Murder/Homicide Rate 1990-2021”.

Global Conflict Tracker, “Criminal Violence in Mexico”, Council on Foreign Relations, 15/12/2021.

Giacomo Zito, “Il futuro di Haiti: un’impasse che nessuno sembra poter sciogliere”, Lo Spiegone, 25/11/2021.

Paul Caine, “Northwestern Study Says 1994-2004 Federal Assault Weapons Ban Worked”, WTTW, 31/03/2021.

Arindrajit Dube, Oeindrila Dube, Omar García-Ponce, “Cross-Border Spillover: U.S. Gun Laws and Violence in Mexico”. American Political Science Review, 08/2013.

Damiano Mascioni, “Armi e denaro: l’influenza della NRA nel dibattito sul controllo delle armi”, Lo Spiegone, 17/11/2021

Centre for American Progress, “Immunizing the Gun Industry: The Harmful Effect of the Protection of Lawful Commerce in Arms Act”, 15/01/2016.

BBC News, “Haiti sees nearly 800 kidnappings so far this year, NGO says”, 21/10/2021.

Ken Bredemeier, “US Envoy to Haiti Quits Over ‘Inhumane’ Deportation of Migrants”, Voanews, 23/09/2021.

Sergio Saffon, “3 Reasons Why Kidnappings are Rising in Haiti”, InsightCrime, 22/10/2021.

Matteo Savi, “Gli Stati Uniti e le armi: un rapporto complicato”, Lo Spiegone, 21/07/2016.

Statista, “Market share of the leading exporters of major weapons between 2016 and 2020, by country”.

 

 

Editing a cura di Beatrice Cupitò

 

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