La riforma spiegata dagli esperti: intervista a Oreste Massari

Dopo aver affrontato il tema della riforma costituzionale e del relativo referendum  attraverso diversi articoli in cui abbiamo analizzato i vari punti essenziali dello stesso referendum, le ragioni del e del No ed, in particolare, il collegamento con l’Italicum e la riforma delle regioni, abbiamo deciso di approfondire l’argomento chiedendo un parere agli esperti del settore. Iniziamo quindi oggi con l’intervista al professor Oreste Massari che attualmente ricopre il ruolo di professore ordinario di Scienza Politica all’università La Sapienza di Roma ed è uno dei firmatari del manifesto del comitato “BastaunSì

Quali sono, a suo parere, gli effetti positivi e negativi della riforma?

Tra gli effetti positivi prima di tutto possiamo vedere come ci sia un superamento del bicameralismo paritario e quindi del rapporto di fiducia proveniente da entrambe le Camere che, a seguito della riforma, rimarrà solamente alla Camera. In una situazione politico-partitica come quella italiana è difficile trovare due maggioranze uguali sia alla Camera che al Senato quindi andare alle elezioni con tutte e due le Camere significa quasi sempre non avere un’uguale maggioranza, ciò porta a seri problemi di governabilità.
Con la riforma si semplifica molto la situazione in quanto un conto è avere la maggioranza in una camera, un conto è ottenerla in tutte e due.
Il secondo effetto positivo che si riscontra consiste nel fatto che si vanno a correggere le storture introdotte nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione, che assegnava alle Regioni la competenza su un grande numero di materie come le infrastrutture portuarie, energetiche, automobilistiche e molte altre ancora. Ciò ha bloccato molti progetti, dando luogo ad un infinito contenzioso arrivato anche davanti alla Corte Costituzionale. Con la  semplificazione  introdotta dalla riforma finisce finalmente la retorica del federalismo. Questi fino ad ora elencati sono gli elementi positivi interni, ma bisogna ricordare che ce ne sono altri, come la nuova normativa sui referendum, sulle leggi di iniziativa popolare, che io ritengo molto positiva perchè amplia un tipo di partecipazione che possa avere dei risultati concreti sul piano decisionale.
Ci sono comunque molti difetti, non ho mai nascosto ciò. Innanzitutto sul piano della composizione del Senato la riforma appare molto difettosa, perchè i consiglieri regionali e sindaci dovranno svolgere un doppio lavoro e ciò non va affatto bene.

Per quanto riguarda le imprecisioni crede che verranno aggiustate nel corso del tempo?

Io credo che i difetti via via che si accumula esperienza possano essere corretti molto più facilmente, bloccare tutto, anche per sacrosante ragioni, significa bloccare qualsiasi processo riformatore che a questo punto chissà se e quando ripartirà.

Ritiene che ci sia un collegamento tra la riforma e l’Italicum?

Senza dubbio c’è un collegamento ed in questo senso i fautori del No hanno assolutamente ragione, ma lo stesso Renzi ed i fautori del Sì hanno sempre sottolineato il legame tra i due. La legge elettorale, per come era stata congegnata, aumenta, non formalmente ma di fatto, il potere del primo ministro, che verrà plebiscitato attraverso un ballottaggio. Per quanto mi riguarda, sono un feroce oppositore dell’Italicum. In questo senso un grande problema sono i premi di coalizione e alle liste. Il premio coalizione lo abbiamo sperimentato ed è fallito in quanto le coalizioni legittimate dal voto popolare si sono sempre rotte in Parlamento. Io sono nettamente contrario al premio dato alla singola lista perchè poi ci ritroviamo un sistema per cui un partito con il 30% dei voti al massimo ha il 55% dei seggi ed anche questo non va bene. La mia posizione è apertamente contraria  ai premi. Non esiste nessun paese democratico europeo, tranne la Grecia, in cui si utilizza il sistema dei premi. Bisogna quindi ripensare al tutto senza i premi, che sono semplicemente dei meccanismi che non risolvono il problema.

Crede che la riforma possa influenzare la forma di governo?

Sì, attraverso l’Italicum, nella sua versione originaria, può incidere sulla forma di governo. Si introduce infatti una forma di presidenzialismo surrettizia, attraverso l’istituzione di un premierato forte. Io sono favorevole alla riforma con tutti i se ed i ma, ma rimango comunque nettamente contrario all’Italicum. Secondo me comunque non si arriverà al premierato forte, ma si rischia il contrario. Questa mia idea si sviluppa su un semplice calcolo. Chi vince prende 340 seggi al ballottaggio e l’idea del premierato forte può funzionare se questi 340 deputati agiscono come una falange coesa. Dubito fortemente che ci sia un partito che possa avere caratteristiche di un partito coeso e disciplinato, ci saranno sempre dei dissidenti. Il governo monopartitico funzionava in Inghilterra, ma lì partiti che andavano a governo erano storici,strutturati, nazionali, maggioritari e coesi. Se mancano questi elementi tutta l’impalcatura crolla, è per questo che io mi oppongo al premio.

Collegandoci al presidenzialismo forte, crede che aumenterà il ruolo delle forze antisistema?

Con l’Italicum il partito grillino ha un’occasione d’oro,  il Movimento Cinque Stelle vuole che passi l’Italicum. Quando e se andremo al ballottaggio ci sarà uno scontro, viste le attuali divisioni del centro destra, tra partito democratico ed il movimento stesso. A quel punto, al ballottaggio, la competizione sarà fortemente personalizzata tra i due candidati leader ed anche questa componente, ossia la forte personalizzazione, sarà parte del presidenzialismo surrettizio di cui già ho parlato. Quindi aumenterà il peso delle forze, non le definirei antisistema, se ci riferiamo al Movimento Cinque Stelle, ma piuttosto ancora non pienamente affidabili sul piano del governo.

Quali elementi avrebbe cambiato nella riforma?

Sicuramente avrei creato una diversa composizione del Senato, che per me è il punto più debole, avrei pensato ad altre soluzioni, legandolo molto di più alla rappresentanza effettiva degli enti territoriali e delle regioni mentre, per come è ora strutturato, la rappresentanza sarà inevitabilmente per idee partitiche, i senatori si raggrupperanno per zone partitiche.

Cosa ne pensa del voto all’estero?

Assolutamente da eliminare! E’ nato su un’iniziativa demagogica, non ci sono garanzie per la segretezza e le procedure e poi, fondamentalmente, io credo che la rappresentanza debba essere legata alla tassazione, ossia “No rapresentation without taxation”. Gli italiani all’estero non pagano le tasse in Italia e quindi non hanno un interesse diretto. E’ stata un’iniziativa demagogica e quindi prima si può eliminare meglio è.

Quali crede saranno gli effetti politico-economici della riforma?

Le conseguenze esterne del sì, si ritroveranno in primis nel fatto che non entreremo in un vuoto di potere. Reputo questa come una preoccupazione seria e legittima senza adombrare catastrofi, si tratta semplicemente di pensare cosa potremmo evitare di un’ipotetica vittoria del no, ossia le dimissioni del governo, il problema delle leggi elettorali della Camera e Senato, le nuove elezioni. C’è inoltre negli ambienti finanziari mondiali molta preoccupazioni perchè l’Italia può uscirne fuori con un’immagine poco affidabile e questo ha un notevole impatto sugli investimenti. Naturalmente i fautori del No affermano che se passa la riforma, collegata all’Italicum, che però ricordiamo che dovrebbe essere trasformato, si potrebbero verificare pericoli di autoritarismo. Secondo me al contrario il problema riguarda il caos, il disordine ed il vuoto.

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