L’Italicum e il conflitto con il Referendum Costituzionale

L’attuale legge elettorale per la Camera, “l’Italicum”, approvata un anno fa, è diventata centrale nella discussione sul prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre, malgrado il referendum tratti d’altro. Questo perché, sostengono i suoi critici, sarebbe il “combinato disposto”(prescrizione desunta dal riferimento a più norme che si integrano le une con le altre) della legge elettorale e della riforma della Costituzione a creare dei rischi. Da qui vengono le richieste di modifiche alla legge elettorale da parte della minoranza del PD, per accettare di votare Sì al Referendum.

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La legge elettorale italiana del 2015 ,denominata ufficialmente legge 6 maggio 2015, n. 52, è comunemente nota come Italicum, dal soprannome che le diede nel 2014 l’allora segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. L’Italicum prevede un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria, cioè con premio di maggioranza, soglia di sbarramento e 100 collegi plurinominali con capilista “bloccati”. Essa disciplina l’elezione della sola Camera dei Deputati a decorrere dal 1 luglio 2016 e sostituisce la precedente legge elettorale del 2005, il Porcellum, già modificata dalla Corte Costituzionale con un giudizio di illegittimità costituzionale nel dicembre 2013.

Il 26 gennaio 2009 venne presentata alla Camera dei Deputati un disegno di legge elettorale di iniziativa popolare. E’ lo stadio embrionale dell’Italicum. Il 10 dicembre 2013, in seguito alla pressione del segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, la Commissione Affari Costituzionali della Camera iniziò ad esaminare la proposta di legge popolare e ne fece un testo unificato con ben 30 altre proposte di legge di iniziativa parlamentare. Dopo che nel 2014 Enrico Letta rassegnò le dimissioni in favore proprio di Renzi, si ricominciò a parlare con insistenza del disegno di legge (DDL). Il Premier presentò numerosi emendamenti al testo, modificando di molto il precedente Italicum. Venne presentato un emendamento affinché l’Italicum si riferisse esclusivamente alla Camera dei Deputati e non più ad entrambe le Camere. L’Italicum venne approvato dalla Camera in prima lettura il 12 marzo 2014. La nuova versione dell’Italicum, tanto rivoluzionata rispetto alla prima da essere ribattezzata “Italicum 2.0”, fu approvata dal Senato il 27 gennaio 2015 con il sostegno dei voti di Forza Italia di Silvio Berlusconi (il famoso Patto del Nazareno).

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La seconda versione della riforma elettorale venne trasmessa a Montecitorio, approdando nella Commissione Affari Costituzionali della Camera l’8 aprile 2015 . Il 28 aprile, tra le proteste delle opposizioni, il governo decise di porre la questione di fiducia sui tre articoli del testo in discussione (il quarto non aveva subito modifiche e quindi non sarebbe stato votato) con l’intenzione di evitare modifiche agli articoli stessi e quindi una quarta lettura al Senato, dove i numeri della maggioranza non erano così ampi come a Montecitorio. Dopo aver superato tutti e tre i voti di fiducia, la riforma elettorale venne approvata in via definitiva pochi giorni dopo, il 4 maggio. Al momento del voto finale i partiti di opposizione uscirono dall’aula in segno di protesta nei confronti del provvedimento da loro fortemente contestato e la minoranza del Partito Democratico votò contro, in polemica con il segretario/premier Renzi.  Due giorni più tardi, il 6 maggio, il testo dell’Italicum arrivò al Quirinale, dove il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella vi appose la sua firma, promulgando la nuova legge elettorale. L’8 maggio il provvedimento compì il suo ultimo passaggio, venendo pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventando a tutti gli effetti legge dello Stato.

In sostanza, il procedimento legislativo che ha portato all’ufficialità dell’attuale legge elettorale è stato viziato, perché  è stata posta la fiducia indipendentemente dal volere del Parlamento in seduta comune. Il Premier Renzi ha modificato quasi totalmente il precedente DDL di iniziativa popolare, di fatto espropriando il testo dalla volontà del popolo. Analizziamo le due versioni:

Prima versione dell’Italicum

La prima versione dell’Italicum approvata in prima lettura dalla Camera aveva le seguenti caratteristiche:

  • premio di maggioranza di 340 seggi (54%) alla lista o alla coalizione in grado di raggiungere il 37% dei voti;
  • ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate se nessuna raggiunge la soglia del 37%. Il vincitore ottiene 321 seggi (52%);
  • soglia di sbarramento nazionale al 12% per le coalizioni, al 4,5% per i partiti coalizzati e all’8% per i partiti non coalizzati;
  • suddivisione del territorio nazionale in più di 100 collegi plurinominali, da designare con un decreto legislativo che il governo è delegato a varare entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge;
  • brevi liste bloccate senza possibilità di esprimere preferenze.

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Versione definitiva dell’Italicum

La versione finale licenziata dal Senato e poi approvata definitivamente dalla Camera invece prevede:

  • premio di maggioranza di 340 seggi (54%) alla lista (non più alla coalizione) in grado di raggiungere il 40% dei voti (non più il 37) al primo turno;
  • ballottaggio tra le due liste più votate se nessuna raggiunge la soglia del 40%, senza possibilità di apparentamento tra liste. Il vincitore ottiene 340 seggi (54%), non più 321 (52%);
  • soglia di sbarramento unica al 3% su base nazionale per tutti i partiti, non essendo più previste le coalizioni;
  • suddivisione del territorio nazionale in 100 collegi plurinominali, da designare con un decreto legislativo che il governo è delegato a varare entro due mesi dall’entrata in vigore della legge;
  • designazione di un capolista “bloccato” in ogni collegio da parte di ciascun partito, con possibilità per i capilista di candidarsi in massimo 10 collegi;
  • possibilità per gli elettori di esprimere sulla scheda elettorale due preferenze “di genere” (obbligatoriamente l’una di sesso diverso dall’altra, pena la nullità della seconda preferenza) da scegliere tra le liste di candidati presentate;
  • per favorire l’alternanza di genere, l’obbligo di designare capilista dello stesso sesso per non più del 60% dei collegi nella stessa circoscrizione (regione) e di compilare le liste seguendo l’alternanza uomo-donna.

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Ma cosa c’entra l’Italicum con il referendum costituzionale?

È il tema politico più importante di questo autunno, dal quale discendono moltissime delle critiche alla riforma costituzionale. Il punto è questo: la riforma costituzionale toglie al Senato la possibilità di dare la fiducia al governo. L’Italicum, grazie al meccanismo del ballottaggio, assicura al partito che vince l’elezione una netta maggioranza alla Camera, indipendentemente da quanti consensi ha ottenuto al primo turno. Secondo i critici, unendo la riforma alla legge elettorale, si rischia di creare una Camera molto forte dominata da un partito di maggioranza che ha un numero di seggi del tutto sproporzionato rispetto al consenso ottenuto alle elezioni.

La risposta prevalente a questa critica è che ci sono altri sistemi elettorali nelle democrazie europee che producono risultati simili (ossia partiti che ottengono la maggioranza dei seggi pur avendo consensi molto inferiori al 50 per cento). L’esempio che si fa di solito è quello del Regno Unito, dove nel maggio del 2015 il partito conservatore di David Cameron ha ottenuto il 36,9 per cento dei voti, conquistando 329 seggi, cioè più del 50 per cento dei 650 membri della Camera dei comuni. Il sistema inglese è un “vero” maggioritario: il Paese è diviso in 650 collegi in cui si affrontano i candidati delle varie liste. Chi ottiene la maggioranza dei voti viene eletto. In inglese viene definito “first past the post”, ossia il primo prende tutto. È un sistema considerato spesso poco democratico, perché trascura i voti dei partiti più piccoli. Lo UKIP, per esempio, ottenne più del 12 per cento dei voti, ma per via del sistema maggioritario prese un unico seggio.

Buona parte dell’opposizione vuole cambiare l’Italicum . Per parte del centrodestra l’opposizione alla legge è invece soltanto tattica all’interno dell’opposizione al governo, visto che l’Italicum è stato scritto e inizialmente votato tanto dal PD quanto da Forza Italia. Nelle ultime settimane anche la maggioranza del PD, compreso il governo e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha detto di essere disponibile a cambiare la riforma, nonostante sia stata approvata pochi mesi fa con diversi voti di fiducia, dopo essere stata definita una legge che tutta l’Europa ci avrebbe invidiato. Le ragioni di questa scelta sono diverse.

Una delle principali è probabilmente che i sondaggi sostengono che al referendum sia in vantaggio il No Per il governo e il PD, quindi, recuperare voti a sinistra trattando sull’Italicum è un tentativo per aumentare le possibilità di vittoria al referendum. La seconda è che le elezioni amministrative hanno suggerito che il Movimento 5 Stelle sia avvantaggiato nei ballottaggi, per via delle logiche “anti” che guidano molti elettori. In caso di ballottaggio nazionale, quindi, c’è il timore che i voti andati al centrodestra si spostino automaticamente sul Movimento 5 Stelle, portando alla sconfitta del PD.

L’altra ragione che ha spinto la maggioranza ad accettare una modifica della legge elettorale è il fatto che la Corte Costituzionale stia esaminando sei profili di incostituzionalità sollevati contro l’Italicum. I più importanti sono:

  • la presenza di liste parzialmente bloccate (che era già stata dichiarata incostituzionale nella precedente legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”)
  •  la faccenda del ballottaggio che assegna un grosso premio di maggioranza: inizialmente la Corte aveva fatto sapere che avrebbe preso una decisione il 4 ottobre, ma successivamente ha deciso di rimandarla a data da destinarsi.

Secondo quasi tutti gli esperti la Corte si esprimerà dopo il referendum, probabilmente a gennaio.

Ma come sarà modificato l’Italicum?  In queste settimane sui giornali e in Parlamento circolano almeno una decina di proposte diverse: da quella del Movimento 5 Stelle a quelle della minoranza del PD, di Area Popolare a quelle dei singoli parlamentari. In genere hanno tutti nomi coloriti e dall’aria latineggiante: Democratellum, Bersanellum, Fornarellum, Mattarellum 2.0. È sostanzialmente impossibile cercare di tenere il filo di tutte le proposte. Quello che è importante sapere è che le proposte cercano tutte di modificare i punti più critici della legge. Alcune cancellano il ballottaggio, altre cercano di depotenziarlo, oppure introducono un premio di maggioranza più basso. Altri ancora, soprattutto nel centrodestra, vorrebbero mantenere ballottaggio e premio di maggioranza, ma assegnarlo all’intera coalizione e non soltanto al partito vincitore.

Se invece non viene modificato? La prospettiva di mantenere in vita l’attuale legge elettorale porterebbe a una situazione che possiamo definire anomala: in caso di vittoria del No e con il conseguente mantenimento del Senato attuale, si dovrebbe votare per la Camera dei Deputati utilizzando l’Italicum, mentre per la Camera dei Senatori si utilizzerebbe il cosidetto Consultellum, ovvero il Porcellum depurato dai problemi di incostituzionalità. Se vincesse il No al referendum e si andasse a elezioni senza modificare la legge elettorale, il Senato sarebbe “ingovernabile”. Infatti la Camera dei Senatori sarebbe composta da una “maggioranza”molto diversa rispetto a quella della Camera dei Deputati, essendo frutto di una diversa legge elettorale e quindi una differente ripartizione di seggi. Il possibile Governo avrebbe moltissima difficoltà di ottenere la fiducia del Parlamento in seduta comune.

Soltanto nelle prossime settimane si capirà se sarà possibile per la maggioranza portare avanti una proposta unica e iniziare a discuterla prima della data del referendum. Ormai il tempo sta per scadere.

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REFERENDUM COSTITUZIONALE

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg

TESTO ITALICUM

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-05-08&atto.codiceRedazionale=15G00066&elenco30giorni=true

Fonti:

http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2016/09/160919-Vademecum-singolo.pdf

http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/infografica/pdfs/000/000/003/NSE_DEFINITIVA.pdf

http://www.repubblica.it/politica/2016/11/05/news/italicum_riforma-151403913/

http://www.corriere.it/referendum-costituzionale-2016/notizie/referendum-costituzionale-2016-scenari-se-vince-no-renzi-si-dimette-l-italicum-viene-archiviato-942bc48c-acfa-11e6-afa8-97993a4ef10f.shtml

http://scenaripolitici.com/2016/11/senato-col-consultellum.html

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