Il surplus tedesco, vizio o virtù?

L’ultima legge finanziaria, presentata dal governo tedesco a pochi mesi di distanza dal voto, prevede una riduzione sostanziale delle tasse grazie alle previsioni di un surplus di bilancio di 14,8 miliardi di euro entro il 2021. La proposta di bilancio del Ministro delle Finanze Schäuble ovviamente ha un peso politico non indifferente. Delle strategie politiche pre-elezione discuteremo in altri articoli nella relativa categoria, cerchiamo qui invece di analizzare come sia possibile, dal punto di vista economico, che la Germania possa realizzare un surplus di tale entità.

GERMANY-POLITICS-BUDGET
Wolfgang Schäuble, Ministro delle Finanze tedesco

Crescita Export-led

Per capire l’espansione tedesca e quindi quali siano le cause sottostanti alle previsioni del ministro Schäuble, dobbiamo innanzitutto risalire al concetto di crescita export-led. Come si intende dal nome, tale crescita è attribuibile alla differenza positiva tra le esportazioni e le importazioni. Se il mercato interno risulta saturo (più avanti vedremo per quali motivi la domanda interna tedesca è interamente soddisfatta) l’offerta di produzione può essere rivolta al commercio internazionale, aprendo così alla domanda estera.

Prendendo a riferimento l’inizio del mandato di Angela Merkel, si nota che dal 2005 al 2015, nel giro di 10 anni, il saldo netto tra esportazioni e importazioni per la Germania è cresciuto di circa 4 punti percentuali, passando dal 4.6% del 2005 all’8.3% del 2015 del prodotto interno lordo.  Per avere un’idea dell’imponenza di tale crescita si pensi che le altre potenze mondiali – che compongono  il G7 – hanno avuto una crescita (o decrescita) compresa tra lo 0,72% dell’Italia  e il -5,5% del Canada per le stesso periodo (fonte IMF).
Dunque la Germania nel giro di 10 anni ha incrementato notevolmente le sue entrate derivanti dalle esportazioni e le stime del fondo monetario per il saldo delle partite correnti restano per i prossimi 4 anni intorno al 7-8%. 

German Chancellor Merkel attends news conference after talks in Berlin
Angela Merkel

Ovviamente una crescita export-led, posto che la causa della divergenza tra esportazioni e importazioni sia la saturazione del mercato interno, dipende dalle relazioni che intercorrono tra salari e produttività (i cui problemi analitici rimandiamo a questo articolo). Un’economia molto produttiva a fronte di salari bassi si trova a gestire un’offerta spropositata rispetto alla domanda che di tale produzione si fa. Dunque le alternative che si pongono, semplificando al massimo, sono due: o si alzano i salari, per sopperire all’eccesso di offerta, o si rivolge quest’ultima all’estero.

I salari in Germania

Il surplus tedesco può essere imputato alle politiche che a fronte di un’alta produttività hanno mantenuto bassa la domanda interna. Per avere una proxy della domanda interna si può analizzare la spesa per consumi delle famiglie e delle organizzazioni senza scopo di lucro che servono le famiglie. Dal 2005 al 2015 i consumi si sono ridotti di circa 4 punti percentuali, passando dal 57,7% del PIL nel 2005 al 53,9% del 2015. Al 2015 la spesa per consumi tedesca si trovava al di sotto  sia della media UE-19 che di quella a 28 paesi, rispettivamente 54,9% e 56.3% (fonte EUROSTAT).

Dunque la crescita export-led tedesca pone le sue radici nelle differenze tra salari e produttività, nello specifico nella crescita della produzione a fronte di una quota salari bassa, che corrisponde ad una bassa quota consumi. Per capire le ragioni di questa discrepanza bisogna tornare indietro di circa 20 anni – a metà anni ’90 – quando il mercato del lavoro tedesco subì un radicale cambiamento. Si passò ad uno schema binario per la fissazione dei salari: da una parte i salari venivano fissati a livello nazionale tramite la contrattazione collettiva tra sindacati e associazione delle imprese,  dall’altra erano fissati attraverso contrattazione decentrata tra rappresentanze aziendali e management.
Quest schema doppio fece si che i salari protetti dai sindacati rimanessero al loro livello, mentre i lavoratori non protetti assistettero ad una progressiva polarizzazione salariale, con effetti drastici sulla classe media che si ridusse sostanzialmente, andando ad ingrossare le fila dei percettori di redditi bassi, come si vede dal grafico in basso.

Immagine

La classe dei percettori di redditi mediani, o meglio la classe media, infatti, passò dall’essere il 34,3% della popolazione nel 1995, ad essere il 25,2% nel 2013, e la tendenza sembra essere in forte calo, confermando l’effetto “cinghia” sulla cassse media. Al contrario, i percettori dei redditi più bassi passarono dal 18% della popolazione nel 1995, al 25,9% nel 2013, coerentemente col trend globale (vedi rapporto OXFAM 2017).

Conclusioni

Sebbene le stime prodotte nel contesto della proposta di bilancio del Ministro delle Finanze tedesco siano allettanti e sembrino anche socialmente convenienti, facendo riferimento alla riduzione delle tasse, bisogna considerare il prezzo che si è pagato per raggiungere tale risultato, sia in termini interni che in termini esterni.

Per quanto riguarda le problematiche interne, i poveri sono aumentati da metà anni 90 dell’8% e sembrano in tendenziale aumento. Questo è un’effetto non di poco conto sia a livello politico (come ci insegna la vittoria di Trump negli Stati Uniti) che a livello economico, visto l’influenza che hanno redditi più bassi sulla domanda. Le problematiche esterne invece riguardano i rapporti con gli altri paesi: oltre ai consueti vincoli sul rapporto tra debito pubblico e PIL e sul rapporto tra deficit annuale e PIL che devono essere mantenuti rispettivamente al 60% e al 3%, un ulteriore vincolo è imposto al surplus della bilancia commerciale che non deve essere superiore al 6%, questo perché se tutti i paesi implementassero politiche economiche export-led, ad esempio mantenendo bassa la domanda interna, il risultato sarebbe che nessuno riuscirebbe a vendere sul mercato estero la produzione in eccesso, poiché al netto non ci sarebbero acquirenti.

Se prendiamo le stime IMF che arrivano fino al 2021, a partire dal 2005 questo vincolo sarebbe rispettato dalla Germania solo 5 volte su 17, a scapito, ovviamente, degli altri paesi europei. Dunque le previsioni tedesche, sebbene sembrino caratterizzate da un certo grado di “virtuosismo”, riflettono in realtà scelte strategiche con riflessi ben più ampi della semplicistica osservazione della previsione di un surplus così elevato da poter ridurre le tasse, a danno, ovviamente, dei lavoratori tedeschi e dei paesi membri dell’Unione.

FONTI E APPROFONDIMENTI

https://lospiegone.com/2017/05/08/produttivita-e-salari-un-confronto-tra-francia-e-italia/

https://lospiegone.com/category/elezioni-germania-2017/

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-10-28/lezione-tedesca-lavoro-063857.shtml?uuid=AaxWGfGE

http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/6193/821688-1193086.pdf?sequence=2

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-06-28/la-germania-tagliera-tasse-grazie-un-surplus-148-miliardi-prossimi-quattro-anni—191223.shtml?uuid=AE49U6nB

http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2017/01/weodata/index.aspx

http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&init=1&language=en&pcode=teibp010&plugin=1

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