Nervi tesi al confine iracheno

La maggioranza delle immagini e delle notizie che i media tradizionali mandano dalla Siria provengono dalla zona più occidentale del Paese. La ragione principale alla base di questa scelta è data dalla maggiore sicurezza di cui godono i giornalisti in queste aree e dal fatto che il governo siriano garantisce più servizi e permessi per queste zone. Di conseguenza vi è una relativa abbondanza di immagini da scenari come Goutha e Damasco e poche invece da zone come Deir Azor e le aree di confine iracheno.

Il volto orientale del conflitto resta nascosto e coperto da una cortina di fumo. Se i media tacciono sugli eventi, non si può sicuramente dire che questi non accadano, ma, anzi, è possibile affermare che lo scenario orientale è forse il più complesso.

Un elemento che ci può indicare quanto l’Est del Paese sia ingarbugliato è la partecipazione delle forze americane. Molti potrebbero sorprendersi di questo contingente, dato che sia Obama sia Trump hanno più volte negato la presenza di personale americano in Siria. Ma, al confine tra Iraq e Siria, vi sono vari reggimenti di forze speciali e numerosi ufficiali americani predisposti a supportare i ribelli moderati del Free Syrian Army per distruggere le ultime sacche di guerriglieri ISIS.

 

DlnTL1tW4AAlHtj.jpg-large
Il capo della coalizione anti ISIS, William Robak, attualmente in Siria per incontrare ufficiali dei ribelli a Nord di Deir Ezzor.

 

Dall’altra parte sono mesi che Russi e Iraniani preparano truppe intorno alla regione in cui agiscono ribelli e Americani. L’obiettivo base della strategia di Mosca e Teheran è quella di tenere gli avversari all’interno di una regione poco popolosa e poco ricca di risorse, mentre si preparano ad uno scontro. Allo stesso tempo gli Americani agli occhi di Putin hanno uno scopo: togliere di torno i ribelli dell’ISIS, che hanno più volte rifiutato accordi con Assad.  L’unica cosa che divide le due parti è l’Eufrate.

Il fiume è, infatti, l’unica delimitazione naturale che separa Russi da Americani. Questa strategia di tensione preoccupa però un attore centrale all’interno della Siria: il governo di Assad. Il Presidente infatti sa che nelle operazioni militari lui è decisamente il partner di minoranza e i suoi uomini sono carne da cannone agli occhi dei generali Russi e Iraniani. Per questo sta cercando di influenzare la situazione a suo vantaggio.

 

Dl_TOS2U4AIhg9Z.jpg-large.jpeg

 

Negli ultimi mesi ha aperto tavoli di trattativa proficui con i leader tribali delle zone controllare dai ribelli del Free Syrian Army per cercare di tagliare il cordone ombelicale che fornisce rifornimenti agli uomini sul territorio, così da obbligare gli Americani a fornire maggior supporto. Allo stesso tempo sono state aperte delle trattative con i ribelli stessi a cui è stata proposta la partecipazione alla tornata elettorale che vi sarà il 16 settembre.

La risposta è stata negativa, non perché i ribelli non vogliano riconoscere l’autorità del Presidente, ma perché in gioco c’è il controllo di vari infrastrutture nell’Est del Paese. Pozzi di petrolio, strade, dighe e centrali elettriche sono asset importantissimi in quest’area quasi completamente desertica. Il governo di Assad è pronto a scendere a patti garantendo parte dei guadagni o una coogestione, ma non vuole assolutamente lasciare infrastrutture così importanti nelle mani dei ribelli. Questo anche perché il partner iraniano vuole che le vie di comunicazione tra Baghdad e Damasco siano assolutamente sicure, così da mantenere aperto quel “land bridge” che è alla base del sistema di influenza di Teheran.

 

I possibili scenari

Se molti temono che prima o poi si arriverà ad uno scontro tra Mosca e Washington in questa area della Siria, questa possibilità resta comunque remota. Trump sa che non è il momento di esporsi alle critiche sia di coloro che dopo uno scontro vorrebbero un’escalation dell’intervento in Siria sia di coloro che sono assolutamente contrari. Il Presidente continuerà a portare avanti la sua solita strategia, evitare qualsiasi contatto militare con la Russia facendo indietreggiare i suoi anche a costo di perdere influenza sui ribelli.

 

Schermata 2018-09-04 alle 15.53.29.png

 

Se le precedenti vicende siriane ci insegnano qualcosa, possiamo dire che lo scenario più probabile è quello che vede i ribelli trovare un accordo con il governo centrale. Assad sa di avere il coltello del manico e lo userà per mettere i gruppi ribelli all’angolo, ma non per distruggerli. Quella parte della Siria è fortemente caratterizzata da gruppi tribali legati al territorio, che con grande facilità superano il confine iracheno e che sono in grado di causare grandi danni alle forze lealiste.

Molti analisti prevedono che il grande contigente dell’Esercito siriano che si sta riunendo a Deir Azor è atto a dimostrare con qualche azione decisa quale potenza di fuoco e quali sofferenze può provocare nella popolazione locale. Successivamente verrà proposto un nuovo accordo. Sulla carta questa strategia può sembrare facile, ma sul campo potrebbe non essere così ovvia. Assad potrebbe trovarsi davanti a dei gruppi tribali fortemente sostenuti da forze irachene che provengono dal governatorato dell’Al-Anbar in Iraq.

 

Schermata 2018-09-04 alle 15.55.50.png

 

Questo è salito alla fama dei rotocalchi dopo l’invasione irachena quando proprio da questa regione è partita la grande rivolta sunnita contro il governo sciita e contro le forze americane: la Anbar Awakening. Molti degli ex combattenti dell’ISIS stanno rimpolpando le file delle milizie irachene sunnite.

Lo scenario è veramente complicato e per districarlo bisognerà aspettare e valutare come i vari elementi si incastreranno tra di loro. Se l’offensiva di Assad sarà eccessiva, i ribelli non accetteranno un compromesso, ma anzi saranno ancora più motivati a resistere e riusciranno a convincere le tribù locali. Allo stesso modo bisognerà valutare il ruolo delle potenze internazionali in quanto, se l’Iran o gli Stati Uniti dovessero imporsi in questa situazione, sia i ribelli sia Assad potrebbero non avere la possibilità di accettare compromessi prospettando come unico possibile scenario lo scontro.

 

 

 

Fonti e Approfondimenti:

http://iswresearch.blogspot.com/2018/08/update-pro-regime-forces-setting.html

http://iswresearch.blogspot.com/2018/06/russia-and-iran-prepare-offensive.html

https://www.apnews.com/f698906009814f568519d1adaf15c7f2/The-Latest:-Russia-says-it-and-Syrians-stop-rebel-advance

https://www.wsj.com/articles/russian-airstrikes-hit-southwest-syria-breaking-a-ceasefire-deal-1529853026

https://www.rt.com/news/437256-lavrov-warning-syria-west/

Rispondi