Brexit: tutto ciò che c’è da sapere sul voto di Westminster

con la collaborazione di Giovanna Coi

Manca poco al passaggio più delicato del “Brexit deal“: il voto del Parlamento britannico previsto per il prossimo 11 dicembre. Dopo essere stato approvato dal Consiglio Europeo straordinario lo scorso 25 novembre, l’accordo dovrà passare per la Camera dei Comuni e poi, in caso di esito positivo, dal Parlamento Europeo. Nonostante gli sforzi per consolidare il supporto in favore dell’accordo, la strada di Theresa May pare ancora tutta in salita.

I possibili scenari

Al momento, ci troviamo davanti a quattro possibili scenari, brevemente esposti di seguito.

L’accordo di Theresa May

Una prima possibilità è che i parlamentari britannici approvino l’accordo concluso dal Primo Ministro. Tuttavia, le previsioni non sono affatto confortanti. Fonti come Financial Times, BuzzFeed, The Sun e Conservative Home danno il Primo Ministro in netto svantaggio rispetto ad un esito positivo del voto. L’unico dato incoraggiante pare essere il sostegno del governo, che per ora sembra sostenere l’accordo del Primo Ministro. Nonostante i sondaggi diano il sostegno dell’opinione pubblica in crescita rispetto al momento della pubblicazione dell’accordo, la strada di Theresa May verso il successo pare ancora molto lunga.

Un secondo referendum

Le prospettive di un secondo referendum si stanno facendo largo sempre di più. Alcuni esponenti del Labour e tre ex-ministri dell’area Tory hanno apertamente sostenuto questa ipotesi come “inevitabile”. Eppure esistono ancora ostacoli oggettivi in questa direzione, come ad esempio i dubbi riguardo l’oggetto del quesito referendario, oppure riguardo la gestione dell’opposizione dei Leavers a un’eventuale riconsiderazione dei risultati del precedente referendum, oppure ancora l’effettivo successo del Remain in un ipotetico secondo referendum, date le percentuali ancora poco solide per garantirne il successo. Il Labour non ha ancora espresso un proprio orientamento, ma sta cambiando rapidamente posizione riguardo al sostegno di un “People’s Vote”.

Il modello Norvegia “plus”

Un’altra opzione è quella che è stata definita “Norvegia plus”, poiché oltre a far parte dell’Area Economica Europea, prevede anche l’appartenenza all’unione doganale. Nonostante questa ipotesi abbia guadagnato consensi negli ultimi tempi, la posizione del Labour è ancora poco chiara, dato che, da giugno a ora, il supporto del partito verso il modello Norvegia è fortemente diminuito. Il modello Norvegia “plus” significherebbe sostanzialmente mantenere la libertà di circolazione, un fattore determinante nel voto sulla Brexit, che sembra però non preoccupare più l’opinione pubblica come in passato. Tuttavia, Theresa May continua a escludere questa ipotesi tra quelle effettivamente realizzabili.

Nessun accordo

L’ipotesi più catastrofica è quella per cui, in caso di fallimento del voto dell’11 dicembre, il Regno Unito receda dall’Unione Europa senza alcun accordo. Nonostante non sia nell’interesse di nessuno, è un’ipotesi che non può essere ignorata. In tal caso, entrambe le parti dovrebbero essere costrette ad attuare delle misure per mitigare le conseguenze di tale scenario. Il governo britannico sostiene fortemente l’accordo raggiunto con l’UE, tuttavia il rischio che la maggioranza nella Camera dei Comuni non verrà raggiunta permane.

Brexit GDP BoE

La posizione della Banca d’Inghilterra

In caso di recesso senza alcun accordo, la Banca di Inghilterra (Bank of England, BoE) ha dichiarato che il Regno Unito soffrirebbe il più netto calo in termini di reddito nazionale dal secondo dopoguerra. Secondo le analisi della BoE, rispetto al periodo pre-Brexit, il prodotto interno lordo potrebbe diminuire del 10,5% nei prossimi cinque anni, mentre il valore degli immobili potrebbe crollare del 30%. Durante la crisi finanziaria del 2008, i due valori erano diminuiti rispettivamente del 6.25% e del 17%.

Nonostante il carattere allarmante di questi dati, la Banca d’Inghilterra ha aggiunto che il sistema finanziario del Regno Unito sarebbe comunque in grado di sostenere anche i rischi dello scenario peggiore, grazie ad un sistema bancario abbastanza solido. Il Governatore della BoE Mark Carney ha però sottolineato come il fatto che la banca centrale e il sistema finanziario siano pronti ad affrontare le conseguenze di qualsiasi scenario di recesso non sia sufficiente per mitigare gli effetti di Brexit su altri settori dell’economia, che potrebbero essere non altrettanto pronti e quindi maggiormente colpiti, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese.

La BoE prevede che, per quanto improbabile, uno scenario post-Brexit senza accordo e senza periodo di transizione causerebbe un crollo dei prezzi degli immobili commerciali del 48%, un aumento della disoccupazione al 7.5% e un innalzamento del tasso di inflazione al 6.5%, con conseguente aumento dei tassi di interessi. Nella propria analisi, la Banca d’Inghilterra ha anche evidenziato il gran numero di misure implementate sin dall’indomani del referendum per prepararsi al peggio.

geoffrey cox
Il Procuratore Generale Geoffrey Cox (fonte: The Guardian)

Le valutazioni sotto il profilo giuridico

Oltre alle dovute valutazioni economiche, è doveroso dare spazio anche a quelle giuridiche, che in questo momento particolarmente caotico dovrebbero fornire qualche certezza.

Il commento di Geoffrey Cox e la “motion of contempt

Uno dei commenti più attesi era sicuramente il parere legale del Procuratore Generale Geoffrey Cox. Il punto più delicato del documento, come prevedibile, riguarda il backstop, definito come una misura potenzialmente illimitata nel tempo “a meno che e fino a quando” il Regno Unito e l’Unione Europea non abbiano concordato misure alternative. Tali misure potrebbero tradursi in nuovi accordi commerciali tra le due parti, che potrebbero impiegare anni per concluderli, oppure in “soluzioni tecnologiche” per evitare un confine rigido tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Inoltre, il documento evidenzia come il backstop sia potenzialmente l’unica parte dell’accordo con una “data di scadenza”. Infatti, l’accordo nella sua totalità non prevede alcun termine ultimo, lasciando quindi spazio ad un’interpretazione tale per cui nessuna delle parti può recedere unilateralmente.

Il documento di Cox è stato pubblicato inizialmente in versione ridotta, nonostante una mozione del Parlamento avesse obbligato il governo a presentare la versione integrale. Ciò ha scatenato accese discussioni nella Camera dei Comuni durante il question time in cui Cox ha risposto alle domande dei parlamentari, per poi scaturire nella presentazione di una mozione in cui si accusava il governo di oltraggio al parlamento (motion of contempt), per non aver rispettato un voto vincolante.

La mozione, votata il 4 dicembre, è passata per soli 18 voti. Davanti a tale sconfitta, il governo ha successivamente reso pubblico il testo integrale del documento redatto da Cox. Questo episodio non è sicuramente da sottovalutare, poiché è sintomo di un governo disposto ad “ignorare” il Parlamento (cosa che non è da escludere possa fare anche in futuro), ma al tempo stesso anche della debole posizione del governo, che si è poi trovato a perdere al momento del voto della mozione.

ECJ Brexit case
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea all’udienza del caso Wightman il 27 novembre 2018 (fonte: Corte di Giustizia dell’UE)

L’opinione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia

Un’altra posizione particolarmente attesa è quella della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata a pronunciarsi sul caso Wightman and Others v. Secretary of State for Exiting the European Union, relativo alla possibilità per il Regno Unito di revocare unilateralmente la notifica dell’Art. 50, anche senza il consenso degli Stati Membri. Al momento, la Corte non ha ancora emesso la sentenza conclusiva, ma l’Avvocato Generale Manuel Campos Sanchez-Bordona ha espresso la propria opinione il 4 dicembre.

Secondo l’Avvocato Generale, uno Stato che abbia deciso di recedere dall’Unione ha il diritto di tornare sui suoi passi nei due anni di negoziazione entro la data ufficiale del recesso, anche senza il consenso degli Stati Membri, andando quindi contro a quanto precedentemente dichiarato dal Presidente della Commissione Europea. Sicuramente, tale opinione fa sorgere ulteriori problematiche relative a come il Regno Unito possa revocare la notifica, con ipotesi che spaziano dalla necessità di un  atto del Parlamento alla prerogativa dei ministri di revocare la notifica.

Nonostante l’opinione dell’Avvocato Generale non sia vincolante, essa tende a influenzare molto l’orientamento della Corte di Giustizia. Al momento, la Corte non si è ancora pronunciata, ma viene da chiedersi quale peso potrà avere tale sentenza in un contesto in cui il ruolo della Corte è stato uno degli aspetti più contestati nel corso del dibattito politico e della negoziazione.

 

Commento conclusivo

A cinque giorni dal voto, si è ben lontani dal capire cosa succederà l’11 dicembre. La procedura prevede che, in caso di esito negativo, il governo britannico abbia 21 giorni per decidere come agire, anche se il governo ha dichiarato in precedenza che in tal caso il Regno Unito uscirà senza accordo. È difficile sapere cosa succederà effettivamente nel caso in cui parlamentari rigettino l’accordo di Theresa May. Si parla di dimissioni del Primo Ministro, della sua rimozione dal ruolo, di rinegoziazione dell’accordo, di voto di sfiducia, di ritorno alle urne, oltre che di un secondo referendum o addirittura della cancellazione di Brexit.

Sicuramente, se il governo si aspettava di gestire la Brexit scavalcando il Parlamento, gli eventi di questa settimana hanno dimostrato che non è così. In ultima istanza, l’esecutivo non ha avuto i numeri né l’autorità politica per contrastare la mozione del 4 dicembre e ha dovuto cedere alle pressioni dei parlamentari.

 

 

Fonti e Approfondimenti

Institute for Government. “Parliament’s “meaningful vote” on Brexit” (5 dicembre 2018)

BBC:

Financial Times:

Brexit Timeline

Caroline Binham, Chris Giles and David Crow. “BoE warns of sharp decline under disorderly Brexit” Financial Times (28 novembre 2018)

James Blitz. “A battle between 4 Brexit outcomes” Financial Times (30 novembre 2018)

Chris Giles and George Parker. “Theresa May concedes any Brexit will leave UK worse off” Financial Times (28 novembre 2018)

Chris Giles. “Official Brexit forecasts show Britain getting poorer” Financial Times (28 novembre 2018)

The Guardian:

Jessica Elgot, Rajeev Syal and Heather Stewart. “Full Brexit legal advice to be published after government loses vote” The Guardian (4 dicembre 2018)

Dan Sabbagh and Jessica Elgot. “Brexit advice summary published amid warnings of backstop row” (3 dicembre 2018)

Reuters:

William James. “Chaos, or keep calm and carry on?” Reuters (4 dicembre 2018)

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