Peacekeeping in Libano: la missione UNIFIL italiana

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di Matteo Moretti

L’Italia è, da decenni, uno dei Paesi maggiormente impegnati nelle missioni di pace in Libano. Attualmente, più di 1.000 soldati italiani sono di stanza presso il contingente UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon), facendo del nostro Paese il secondo contributore nel 2018 dopo l’Indonesia. Ma i soldati italiani sono presenti sul campo dal 1979, quando ancora il Paese dei cedri era in piena guerra civile.

La guerra civile libanese scoppiò nell’aprile 1975. La forza di interposizione fu istituita dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU in seguito all’invasione del Libano da parte delle truppe israeliane nel marzo 1978. Il Consiglio di Sicurezza, con le Risoluzioni 425 e 426 del 19 marzo, stabilì gli obiettivi dell’UNIFIL: confermare il ritiro delle forze israeliane, ripristinare la pace internazionale e la sicurezza, e assistere il Governo del Libano assicurando il ritorno dell’effettiva autorità nell’area. La missione si stabilì con 4.000 soldati nel suo quartier generale a Naqura, nel sud del Libano.

L’area delle operazioni della missione UNIFIL. Fonte: UNIFIL Press Kit

Escludendo i “caschi verdi”, inviati come forza di interposizione dalla Lega Araba nel novembre 1976, l’UNIFIL fu la prima missione internazionale di peacekeeping a essere istituita in Libano.  Fin dalla sua istituzione, UNIFIL svolge azioni di peacekeeping e coopera con le Forze Armate Libanesi e le Forze Armate Israeliane per evitare l’insorgere di ulteriori conflitti.

Dopo la fine del conflitto civile, le forze UNIFIL hanno continuato a rimanere attive nel Paese con lo scopo di fornire assistenza militare al Libano e fungere da forza di interposizione tra questo e Israele. Difatti, le tensioni tra lo stato ebraico ed Hezbollah rappresentano un importante fattore di instabilità, e nel 2006, in seguito a uno scontro tra Hezbollah e Israele, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvò la Risoluzione 1701 ed estese il numero di truppe di stanza presso l’UNIFIL a 13.000 soldati. Attualmente, si contano circa 10.000 unità attive.

I caschi blu operano sul campo anche per far rispettare da Israele e Libano la “Blue Line”, o “Withdrawal Line”, una linea di demarcazione identificata dalle Nazioni Unite nel 2000 e resa visibile con una apposita segnaletica nell’estate del 2007. La linea, indicata sulla cartina che mostra il dispiegamento di UNIFIL, non rappresenta il confine tra Israele e Libano ma una approssimazione del confine del 1923 e la Linea di Demarcazione istituita dopo l’armistizio del 1949.

La Linea Blu dell’UNIFIL. Fonte: unifil.unmissions.org/infographics

Il contributo italiano

L’Italia diede più volte il proprio contributo alle missioni di peacekeeping in Libano. La prima volta in cui delle truppe italiane sbarcarono in Libano fu nel 1979, poco dopo l’inizio della guerra civile, quando 34 soldati italiani sostituirono i caschi blu norvegesi a Naqura. Tuttavia, il contributo più grande dell’Italia in Libano si ebbe con la Forza Multinazionale di Pace: questa missione, che non agiva sotto l’egida dell’ONU, venne condotta tra il 1982 e il 1984 insieme a Stati Uniti, Francia e un piccolo contingente inviato dal Regno Unito. La missione rappresentò la prima operazione di grande portata che l’Esercito Italiano svolse all’estero dalla fine della seconda guerra mondiale.

L’apporto più importante dell’Italia all’UNIFIL, invece, si ebbe solo a partire dal 2006: in seguito all’approvazione, l’11 agosto dello stesso anno, della Risoluzione 1701 da parte del Consiglio di Sicurezza, circa 1100 soldati italiani vennero inviati nel quadro dell’”Operazione Leonte”, tutt’oggi in atto.  Nel 2018 l’Italia è stata il secondo Paese contributore in termini di numero di soldati, mentre il comando dell’UNIFIL è stato affidato ad un militare italiano per ben quattro volte: l’ultimo di essi è stato il Generale Stefano Del Col, tuttora a capo della missione.

Il Generale Stefano Del Col, Capo della missione UNIFIL. Fonte: Twitter

Inoltre, l’Italia fa parte della Maritime Task Force di UNIFIL, una unità operativa che, dal 2006, supporta la Marina Libanese nel monitoraggio delle acque territoriali, nella garanzia della sicurezza sulla costa e nella prevenzione del traffico di armi non autorizzato via mare.

In ultima analisi, il Libano rappresenta per l’Italia uno dei Paesi dove i propri soldati sono più impegnati e testimonia la “vocazione mediterranea” che contraddistingue la politica estera italiana da decenni.

Alcuni mezzi della Brigata Garibaldi di stanza presso l’UNIFIL. Fonte: Twitter

Le fratture nella società libanese

La stabilità del Libano è sempre stata ostaggio dei conflitti fra le comunità che lo compongono: le confessioni religiose ufficialmente riconosciute sono 18 e convivono nella politica nazionale secondo una rigida suddivisione dei seggi e delle cariche su base confessionale. È sulla base di queste divisioni confessionali che si sono aperte le fratture che hanno portato alla guerra civile. Nonostante la guerra civile sia terminata nel 1990, le divisioni interne che in ultima analisi ne avevano determinato lo scoppio continuano a permanere. Nel frattempo, sono emerse delle sfide che il Libano deve affrontare:

  • l’ascesa sempre più evidente di Hezbollah, partito sciita legato all’Iran e dotato di una propria milizia;
  • il numero crescente di profughi nel Paese a causa della guerra civile nella vicina Siria;
  • le tensioni con Israele, con il quale continuano le schermaglie.

Le accuse di Israele e la posizione dell’UE

Fin dalla fine del conflitto del 2006 nel sud del Libano, ogni sei settimane i rappresentanti delle Forze di Difesa Israeliane e Forze Armate Libanesi si riuniscono nel cosiddetto “Forum Tripartito”, presieduto dal Comandante di UNIFIL. Il Forum Tripartito si occupa di affrontare le violazioni della Risoluzione 1701 e di costruire fiducia tra le forze israeliane e libanesi attraverso la cooperazione. Durante la riunione tenutasi lo scorso 6 dicembre, i rappresentanti dell’Esercito israeliano hanno accusato il Libano di non aver vigilato sulla sospetta costruzione di tunnel al confine con Israele da parte delle milizie di Hezbollah, spingendo il Generale Dal Col a inviare una commissione d’inchiesta per accertare l’esistenza dei tunnel.

Nel frattempo, ci sono stati scambi di artiglieria tra le posizioni israeliane e quelle iraniane in Siria, che hanno rischiato di estendersi anche al Libano. Inoltre, Israele ha accusato ripetutamente l’Iran di aver fornito armi a Hezbollah – le ultime accuse parlano di componenti missilistiche dotate di GPS.

Sostenitori di Hezbollah sventolano le bandiere del partito mentre guidano nella periferia nord di Beirut, Libano. Fonte: Twitter

Mentre in Israele si avvicinano le elezioni, previste per il 9 aprile 2019, in Libano i partiti che hanno vinto le elezioni del 6 maggio 2018 non riescono a formare il governo. Il 18 dicembre l’Ambasciatrice dell’Unione Europea in Libano, Christina Lassen, ha incontrato il Primo Ministro designato, Saad Hariri, per discutere della questione. L’incontro si è incentrato sul processo di formazione del governo e sulla scoperta dei tunnel al confine con Israele. L’Ambasciatrice Lassen ha elogiato la cooperazione tra le Forze Armate Libanesi e l’UNIFIL e ha espresso la speranza che il governo si formi al più presto. L’Unione Europea e le Nazioni Unite hanno un interesse comune affinché il Libano ritrovi al più presto una stabilità politica, soprattutto visto il clima di crescente tensione in Medio Oriente.

L’Ambasciatrice dell’Unione Europea Christina Lassen, in un incontro con il Primo Ministro libanese Saad Hariri. Fonte:  ABC News Twitter

Il ruolo dell’UNIFIL

La Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano, quindi, si inserisce in questo contesto delicato cercando di monitorare la cessazione delle ostilità, garantire l’accesso della popolazione civile alla protezione umanitaria, assistere il Governo del Libano nella prevenzione dell’ingresso illegale di armi e coordinare le proprie attività con i governi di Libano e Israele.

Tuttavia, UNIFIL presenta dei limiti: è una mera operazione militare e, in quanto tale, non ha obiettivi particolari nello sviluppo e nel tessuto politico, economico e sociale del Libano. Per questo motivo, la presenza militare delle Nazioni Unite non può condurre da sola alla stabilizzazione del Paese. Ancora una volta, la pace in Libano sembra dipendere soprattutto dall’equilibrio tra le componenti della sua società e, soprattutto, dall’equilibrio tra le potenze esterne che vi sono coinvolte.

Fonti a approfondimenti:

Middle East Institute, Lingering conflict systems and US policy. https://www.mei.edu/publications/2018-year-review-conflicts-khashoggi-and-maximum-pressure

L’Orient-Le Jour, Le Liban ne “peut pas” continuer sans gouvernement, met en garde Hariri. https://www.lorientlejour.com/article/1150652/le-liban-ne-peut-pas-continuer-sans-gouvernement-met-en-garde-hariri.html

Affari Internazionali, L’Unifil II in Libano: un bilancio della presenza italiana. https://www.affarinternazionali.it/2007/12/lunifil-ii-in-libano-un-bilancio-della-presenza-italiana/

Ministero della Difesa, Libano – UNIFIL Operazione “Leonte”. http://www.esercito.difesa.it/operazioni/operazioni_oltremare/Pagine/Libano-UNIFIL-Operazione-Leonte.aspx

UNIFIL Press Kit. https://unifil.unmissions.org/sites/default/files/2018_11_01_press_kit.pdf

EEAS Press releases, EU Ambassador Christina Lassen meets with Prime Minister-designate Saad Hariri. https://eeas.europa.eu/generic-warning-system-taxonomy/404/55718/eu-ambassador-christina-lassen-meets-prime-minister-designate-saad-hariri_en

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