L’attentato in Kashmir e il rischio escalation: cosa sta succedendo tra India e Pakistan

Il rischio di escalation delle tensioni tra India e Pakistan di queste ultime settimane ha riacceso il dibattito sul difficile rapporto tra i due Paesi e la necessità di una reale e completa riappacificazione. Gli eventi di questi giorni sono stati definiti da molti il momento di tensione più critico dal 1971, anno della terza guerra indo-pakistana e nascita del Bangladesh, staccatosi dal Pakistan con il supporto dell’India. Per capire cosa sta succedendo è dunque necessario collocare gli ultimi avvenimenti all’interno di un quadro più ampio: la storia delle tensioni indo-pakistane in relazione alla regione contesa del Kashmir.

Gli attriti al confine sono degenerati lo scorso 14 febbraio, quando un attentato ha ucciso 46 militari indiani stanziati nella regione del Kashmir. L’India ha accusato il Pakistan di proteggere i terroristi responsabili dell’attentato, e ha deciso di bombardare un campo di addestramento di questi ultimi. Dal canto suo il Pakistan, negando qualsiasi coinvolgimento nella vicenda, ha risposto prontamente con l’abbattimento di due jet indiani che sorvolavano i cieli del Kashmir indiano. I livelli di tensione tra i due Paesi hanno raggiunto livelli altissimi, facendo tremare tutta la regione; si tratta del resto di due potenze nucleari, giunte a un passo da una seria escalation di violenze.

L’attentato terroristico del 14 febbraio 2019

L’India ha infatti oltrepassato la cosiddetta “linea di controllo”, che separa le due zone del Kashmir amministrate una da un Paese e una dall’altro, e che dalla sua istituzione nel 1971 non era stata mai superata. Fortunatamente il primo ministro indiano Narendra Modi e quello pakistano Imran Khan sono intervenuti prontamente con toni conciliatori, impedendo almeno al momento una degenerazione degli scontri. Del resto, questa regione non ha mai smesso di essere teatro di violenze; gli eventi degli ultimi giorni sono solo il culmine di una serie di scontri che si sono intensificati sempre più negli ultimi anni. Solo nel 2018 sono state più di 500 le vittime degli scontri in Kashmir, ed è il dato più alto degli ultimi dieci anni.

Dopo la terza guerra indo-pakistana del 1971 infatti vi era stata una nuova ondata di violenze negli anni Novanta, culminata in un conflitto militare nel 1999. In quell’occasione, lo scontro fu provocato dall’occupazione di alcune postazioni militare indiane ad opera di soldati pakistani a cui l’India aveva reagito militarmente. Gli scontri poi erano proseguiti negli anni seguenti sotto forma di attacchi terroristici: nel 2001 un attentato all’Assemblea legislativa dello Stato del Jammu & Kashmir ha provocato 38 morti, seguito a distanza di due mesi da un altro grande attacco, questa volta al Parlamento di New Delhi con 14 morti.

Nel 2003 i due Paesi sono giunti a un accordo formale di cessate il fuoco, ma il conflitto si è protratto latentemente negli anni. A inizio 2016 (poco più di un anno dopo l’insediamento al governo di Narendra Modi) le tensioni sono sfociate nuovamente in scontri più violenti, in seguito all’attacco terroristico a una base aeronautica indiana in Kashmir, dove hanno perso la vita 13 persone. Durante tutto l’anno gli scontri sono proseguiti, causando più di 300 morti; il governo indiano ha reagito inasprendo le misure di sicurezza nella regione del Kashmir indiano, alimentando in questo modo la frustrazione della popolazione locale.

Stremata dalla situazione di instabilità in cui si trova da anni, abbandonata a sé stessa dal governo (i suoi abitanti sono tra i più poveri di tutto il subcontinente indiano, le strutture e i servizi sono carenti, di conseguenza il malcontento diffuso), questa regione ha visto aumentare sempre più le spinte secessioniste dei gruppi ribelli che sono nati negli anni.

Tra questi, uno dei più famosi è senz’altro Lashkar-e-Taiba, autore di alcuni degli attacchi più eclatanti degli ultimi decenni, come i tre attentati quasi in simultanea che hanno provocato 166 morti a Mumbai nel 2008. Nata negli anni Ottanta in Afghanistan e trasferitasi successivamente in Pakistan, Lashkar-e-Taiba persegue l’obiettivo dichiarato di fondare uno Stato islamico asiatico e supporta dunque vari gruppi ribelli di matrice islamista, tra cui quelli che portano avanti rivendicazioni secessioniste in Kashmir.

Anche se Lashkar-e-Taiba è una delle più attive organizzazioni terroristiche negli scontri in Kashmir, un altro gruppo ribelle si è fatto strada negli ultimi vent’anni, ed è stato quest’ultimo ad aver rivendicato l’attentato dello scorso 14 febbraio. Si tratta del Jaish-e-Muhammad (l’esercito di Maometto), nato nel 1999 per opera del pakistano Masood Azhar, con l’obiettivo di attuare la secessione del Kashmir dall’India e l’annessione completa al Pakistan.

Di matrice islamista, questa organizzazione si è fatta notare nel 2001 per la partecipazione all’attentato all’Assemblea legislativa del Jammu & Kashmir; in seguito è stata artefice di altri attacchi in collaborazione con altri gruppi terroristici, tra cui quello del 2016. In questa occasione la risposta militare indiana, avvenuta a inizio 2017, aveva portato all’uccisione del comandante dell’organizzazione di allora, Noor Tantray; l’organizzazione ha però dato prova di essere molto forte riuscendo a riorganizzarsi in pochissimo tempo e tornare in attività già l’anno seguente.

Adil Ahmed Dar, l’attentatore suicida di Jaish-e-Muhammad

Il 14 febbraio, subito dopo l’attentato, Jaish-e-Muhammed ne rivendica la responsabilità tramite la pubblicazione di un video. In esso si vede il giovane suicida artefice dell’esplosione, che racconta come si sia preparato un anno nei campi di addestramento kashmiri in vista di questo importante giorno in cui il suicidio gli avrebbe riservato un posto in Paradiso. Come lui tanti altri giovani si preparano ogni giorno a commettere nuovi attacchi destabilizzanti, e i campi in cui questo addestramento avviene sono tanti e sparsi per tutto il Kashmir. Finché i governi dei due Paesi non si impegneranno a collaborare seriamente per la rimozione di questi campi e per garantire sicurezza, gli abitanti del Kashmir continueranno a vivere in una condizione di instabilità e pericolo e la loro frustrazione alimenterà spinte secessioniste sempre più forti e ulteriori disordini.

A ridosso delle elezioni generali che si terranno in India tra aprile e maggio, inoltre, queste tensioni rappresentano un tema caldo che ne influenzerà sicuramente l’andamento. L’immagine che l’attuale primo ministro sta cercando di dare di sé, intervenendo prontamente e senza scrupoli anche militarmente, potrebbe infatti spingere coloro i quali sono a favore di un intervento duro nella questione Kashmir a sostenerlo, convinti che questo atteggiamento potrà risolvere un conflitto che sembra infinito.

Un aumento delle tensioni al confine tra India e Pakistan sembra essere avvenuto dunque al momento opportuno per il Primo Ministro indiano; d’altro canto, anche Imran Khan, in carica da poco più di sei mesi, ha saputo cogliere le opportunità del momento. Infatti, dopo aver lasciato salire le tensioni al limite di un conflitto militare, è prontamente intervenuto mostrandosi disposto a collaborare; così si è attratto le grazie della comunità internazionale, che ha giudicato il suo intervento un “gesto di pace”. Questa immagine di pacifista appena guadagnata gli ha dato una visibilità non indifferente e costituirà un un buon punto di partenza nelle relazioni con altri Paesi.

In fin dei conti, dunque, l’escalation di violenze è scongiurata al momento: uno scontro diretto non sarebbe convenuto a nessuno dei due Paesi. Entrambi, però, possono dire di essere usciti “vittoriosi” da questo vis-à-vis, uno scontro che è stato strumentalizzato dai media e dalla politica e ha rinforzato così un’immagine di ciascuno dei due leader idonea ai rispettivi scopi del momento.

Fonti e approfondimenti:

Um Roommana, “What the Pulwama attack means for kashmiris”, The Diplomat, 26/02/2019 https://thediplomat.com/2019/02/what-the-pulwama-attack-means-for-kashmiris/

Sudha Ramachandran, “India and Pakistan on the Brink”, The Diplomat, 28/02/2019 https://thediplomat.com/2019/02/india-and-pakistan-on-the-brink/

The Economist, “India and Pakistan should stop playing with fire”, 28/02/2019 https://www.economist.com/leaders/2019/02/28/india-and-pakistan-should-stop-playing-with-fire

The Economist, “Skirmishing between India and Pakistan could escalate”, 28/02/2019 https://www.economist.com/briefing/2019/02/28/skirmishing-between-india-and-pakistan-could-escalate

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