Cos’è un caucus?

I media internazionali prestano grande attenzione alle tornate elettorali americane, siano essere primarie, midterms o presidenziali. Sicuramente le campagne per i fondi, il Super Tuesday e gli spot elettorali sono elementi che restano  impressi nella memoria e nella cultura di tutti i giorni, ma in questo modo sembra che negli Stati Uniti si decida solo votando. Questo approccio, infatti, fa passare in secondo piano altre modalità di decision making o candidate selction di cui il continente Nord Americano è ben ricco.

Una di queste modalità è sicuramente il caucus. Se si cerca il significato di questa parola sull’Oxford Dictionary, si legge che il termine indica “una riunione di delegati o persone, attive politicamente, riunite per scegliere un candidato a una carica o per prendere una decisione in materia legislativa  sia essa di policy o di politics”. Questa descrizione dipinge bene il processo, ma è necessario approfondirlo meglio, raccontandone le origini profonde, la sua storia recente e tutti gli effetti che esso ha o potrebbe avere sulla politica americana.

L’origine del termine e i primi usi

La parola “caucus” deriva, molto probabilmente, da un termine in lingua Algonquia – una tribù indiana che abitava il Nord America prima dell’arrivo dei colonizzatori – usato per indicare  il “consiglio degli anziani“. Questa immagine va tenuta a mente, in quanto i membri del consiglio degli anziani non sono eletti, così come non sono eletti nemmeno i membri del caucus.  Ognuno rappresenta se stesso in quanto appartentene al gruppo e portatore dei propri interessi.

Una delle prime testimonianze di un caucus ce la fornisce John Adams, futuro secondo presidente degli Stati Uniti. Egli infatti ci descrive una di queste riunioni che nel 1763 avviene nella Boston della pre-indipendenza, quando i coloni iniziavano a percepirsi come forza politica: nel Garret – un pub vicino al porto della città – tutti i membri del club dei liberali si erano riuniti per preselezionare i candidati delle future elezioni, da quelle municipali a quelle statali.

Adams ci racconta che la stanza era totalmente piena di fumo e che in questo modo, a parte gli oratori posti al centro della sala, difficilmente i partecipanti si riuscivano a vedere in volto. Successivamente, questa descrizione è stata usata come metafora da vari esperti di scienza politica per descrivere l’ambiente del caucus: una stanza fumosa in cui un pugno di attivisti prendono le decisioni e nominano i candidati, spesso senza riuscire a vedersi tra loro e, quindi, senza conoscere i propri interessi.

Il rapporto tra elezioni e caucus

I caucus sono stati la principale forma di decision making process per larga parte del Settecento e dell’Ottocento, soprattutto a causa della natura elitaria dei partiti americani in questo periodo. A partire dal 1831, sono stati affiancati i caucus a delle elezioni così da limitare il potere delle associazioni segrete che si infiltravano profondamente nei vertici di partito, come la massoneria.  La famosa campagna di Andrew Jackson, ad esempio, si batteva per la “morte del King Caucus – per indicare il fatto che tutto veniva deciso all’interno di questo circolo ristretto.

In questo modo, inizia il difficile rapporto tra caucus ed elezioni. Queste due procedure culminavano sempre nella convention di partito, il cui obiettivo era sempre di più quello di mediare tra il risultato della volontà popolare e la volontà degli attivisti membri del caucus.

Nel ‘900, con la società contemporanea diventata di massa, le elezioni hanno lentamente preso il sopravvento e lasciato ai caucus un ruolo minoritario. Questo però ha avuto come effetto una lenta erosione del ruolo degli attivisti. I voti arrivavano da soli e gli attivisti, deprivati del ruolo di decisori che avevano in passato nei caucus, hanno iniziato a scomparire.

Con il ’68 americano e le grandi lotte dei diritti civili, i partiti americani sono stati costretti a riabbracciare l’attivismo politico, per indirizzarlo ed evitare di rimanerne travolti, e le modalità di selezione dei candidati del caucus sono tornate quindi a essere di moda.

Questo genere di riunione si è poi espanso e ha abbracciato altri obiettivi – non solo quelli di prendere decisioni o selezionare candidati. A partire dagli anni ’70, vari caucus tematici sono nati dentro e fuori il Congresso: come il Black Caucus, un gruppo bipartisan di  tutti i rappresentanti di colore del Congresso che si occupa di migliorare le condizioni della popolazione afroamericana; o il Freedom Caucus, una riunione di cittadini repubblicani molto conservatori. È molto difficile tracciare una linea di confine tra questi caucus e altri gruppi di pressione tematici.

Quanto alle modalità elettive, attualmente, in 12 Stati americani e 2 territori d’oltre mare sotto la giurisdizione USA vi è una modalità di elezione mista tra caucus ed elezioni classiche. I caucus in Iowa sono tra i più famosi proprio perché aprono la stagione delle primarie.

I caucus in Iowa e in Texas

Iowa e Texas sono sicuramenti i due Stati americani da citare per primi, a causa delle loro dimensioni e del ruolo che i caucus hanno giocato in questi territori. Queste riunioni vengono organizzate da ogni partito, che autonomamente ha scelto le proprie regole nel tempo: di conseguenza, la situazione cambia notevolmente tra repubblicani e democratici.

In Iowa, il Grand Old Party ha delle regole molto semplici. Gli iscritti al caucus, su base distrettuale, si recano nei luoghi adibiti e votano. Una volta che i voti sono contati, il candidato con più voti vince quel caucus. Chi prende più voti, e di conseguenza vince più caucus statali, si aggiudica tutti i delegati dello Stato.

Il processo dei democratici è molto più complesso e avvincente, come si può evincere dal video sottostante. Ogni candidato ha un rappresentante di lista, che si posiziona in una determinata area della stanza. Gli attivisti scelgono vicino a quale rappresentante di lista mettersi e si fa un primo conteggio. Una volta conclusa questa fase, ogni rappresentante di lista può cercare di convincere gli altri attivisti a seguirlo. Dopo di che, si fa l’ultimo conteggio e ogni candidato prende delegati in base a quante persone ha convinto – ma deve raggiungere almeno il 15% del totale per poterseli assicurare. Se un candidato non supera questa soglia, i suoi sostenitori devono decidere dove riposizionarsi, altrimenti verranno inseriti nel conteggio del candidato che ha preso più voti.

In Texas il metodo di selezione invece è misto. Le primarie tra i votanti registrati nelle liste nazionali ci sono, ma compongono solo il 70% dell’intero processo: il restante si decide nei caucus, che tendenzialmente seguono le stesse regole del partito repubblicano in Iowa – sia che si tratti di dems o di repubblicani.

Pregi e limiti del caucus

I caucus sono sempre stati additati come il malanno della democrazia americana dai sostenitori dell’idea che ogni persona, in quanto cittadino, debba poter decidere della vita di qualsiasi partito nazionale.  La realtà è molto più variegata ed è difficile fare una valutazione su quale modalità sia meglio, per impiegare il caucus.

Un eccesso di caucus – nei quali possono partecipare solo gli iscritti al partito – escluderebbe tutti coloro che non sono inseriti nella politica territoriale, magari non per propria scelta.

Questo significa che la maggior parte della popolazione,  che negli USA non è iscritta ad alcun partito e concede pochissima attenzione alla politica, avrebbe pochissimo potere di decisione sulla scelta dei rappresentanti di partito nelle elezioni generali. Di conseguenza, si avrebbero solo candidati dell’establishment o al massimo degli attivisti.

Allo stesso tempo, un sistema del genere obbligherebbe la popolazione a occuparsi più di politica e del proprio partito. Il caucus è uno spazio importante di confronto, che a volte dura per ore e ore. In un Paese in cui la politica si fa sempre più attraverso gli slogan, questo potrebbe obbligare i cittadini a confrontarsi e a porsi delle domande.

L’ultima considerazione è invece legata alla nuova natura della politica americana post-Trump e all’uso del caucus per superare la sua dialettica. Il mondo politico USA è sempre più frammentato e partigiano, con sostenitori pronti a farsi la guerra per difendere le proprie posizioni. Questi ultimi spesso si fanno vedere solo alle rispettive manifestazioni: un luogo in cui confrontarsi con regole precise, come il caucus, potrebbe portare a soluzioni condivise da tutti e a una maggiore comunione nazionale.

Fonti e approfondimenti

https://www.cfr.org/backgrounder/caucus-system-us-presidential-nominating-process

Philipson, Evan, “Bringing Down the House: The Causes and Effects of the Decline of Personal Relationships in the U.S. House of Representatives”, 08 April 2011. CUREJ: College Undergraduate Research Electronic Journal, University of Pennsylvania, http://repository.upenn.edu/curej/141.

Brookings, Stuart M. Butler and Matthew Sommerfeld, Could caucuses help rebuild bipartisanship on Capitol Hill?,

 

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