Ricorda 1970: normalizzazione delle relazioni diplomatiche Italia-Cina

Il 6 Novembre 2020 ricorre il 50° anniversario dell’istituzione ufficiale delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina. In realtà, i rapporti tra i due Paesi affondano le loro radici nella storia. I primi contatti risalgono al II secolo a.C., attraverso il corridoio che univa Oriente e Occidente: l’Antica Via della Seta. Sulle orme dell’antichità, nel mondo contemporaneo Cina e Italia continuano a coltivare una cooperazione stabile e di progressivo avvicinamento reciproco.

Le relazioni bilaterali tra Italia e Cina vengono formalizzate ufficialmente il 6 Novembre 1970, aprendo un nuovo capitolo nella diplomazia tra i due Paesi. Oggi i rapporti sino-italiani sembrano attraversare una fase di miglioramento e stabilità, soprattutto in seguito alla firma del Memorandum d’intesa nel marzo del 2019. Il 2020 avrebbe rappresentato un ulteriore traguardo: il 21 gennaio è stato inaugurato l’anno della cultura e del turismo Italia-Cina 2020, ormai in fase di stallo a causa dell’emergenza sanitaria.

Una vecchia conoscenza

Nonostante l’espressione Via della Seta sia stata introdotta soltanto nel 1877 dal geografo tedesco Ferdinand von Richthofen, gli 8000 km che collegano i poli opposti del mondo esistevano già all’epoca della dinastia Han (206 a.C – 220 d.C). Non è possibile stabilire con precisione quando l’impero romano incontrò per la prima volta la pregiata seta cinese, ma ne divenne uno dei maggiori importatori dell’epoca. I cinesi erano conosciuti dagli antichi romani come seres, ossia abitanti del Paese della seta.

Alla fine del Duecento, il veneziano Marco Polo contribuì a richiamare l’attenzione del mondo sulla Cina, raccontandola attraverso la sua opera Il Milione. Successivamente, furono i missionari gesuiti ad avvicinarsi all’impero cinese. Nonostante l’intento fosse di conversione e civilizzazione della popolazione, le missioni dei gesuiti offrono numerose testimonianze interessanti della Cina imperiale.

Il secolo delle umiliazioni

Per secoli l’Italia ha assunto un ruolo quasi da mediatore tra l’impero cinese e il Vecchio continente. Le missioni dei gesuiti, però, possono essere considerate l’inizio delle umiliazioni e degli attacchi da parte di potenze straniere. Nell’Ottocento l’imperialismo guidava le scelte delle potenze occidentali ma l’Italia, non essendo ancora uno Stato unitario, non poteva competere con i vicini europei.

Tuttavia, nel 1899 l’Italia pretese un porto nella baia di Sanmen (provincia del Zhejiang), sottovalutando l’ostilità cinese verso lo straniero e il sentimento antimperialista. Le incomprensioni tra il ministro degli Esteri italiano Felice Napoleone Canevaro e il rappresentate a Pechino, Renato De Martino, portarono a un grande fallimento della missione. Grazie alla partecipazione alla spedizione militare europea contro la rivolta dei Boxer scoppiata nel 1901 contro l’imperialismo straniero, l’Italia riuscì a ottenere la concessione di Tianjin.

Il ruolo di Galeazzo Ciano

Una svolta nei rapporti diplomatici tra i due Paesi si ebbe con la Cina nazionalista di Chiang Kai-shek. Benito Mussolini veniva considerato dalla classe politico-militare cinese un esempio da seguire. In effetti, l’Italia fascista riconobbe il governo istituito a Nanchino dalle truppe nazionaliste. Il principale referente italiano era Galeazzo Ciano: grazie alla sua rete di contatti riuscì a stabilire delle relazioni diplomatiche sino-italiane con un triplice obiettivo.

  • Entrare nel territorio cinese attraverso la ricostruzione economica cinese;
  • Creare una cooperazione di carattere industriale e militare;
  • Diffondere l’ideologia fascista. 

Gli effetti positivi di questa linea politica si concretizzarono in una collaborazione economico-militare tra il 1933-1935. I rapporti si deteriorarono tra il 1936 e il 1937, soprattutto per l’alleanza dell’Italia con i tedeschi e poi con il nemico cinese per eccellenza: il Giappone.

Il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese

Prima del 1949, anno della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, l’Italia riconosceva formalmente Taiwan e la Repubblica di Cina come suo interlocutore. Il riconoscimento della neonata RPC risultava complesso anche a causa della sua mancata rappresentanza nell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’anno di svolta fu il 1969 quando Pietro Nenni, segretario del Partito Socialista Italiano, assunse la carica di ministro degli Esteri. Nenni propose il riconoscimento della RPC, che si realizzò nel 1970 con la normalizzazione definitiva dei rapporti sino-italiani.

Dopo la nomina delle rispettive rappresentanze, la Repubblica di Cina dichiarò la rottura dei rapporti con l’Italia. Durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’ottobre 1971, la Repubblica Popolare Cinese venne riconosciuta come “unico rappresentante legittimo all’interno dell’ONU”.  Di conseguenza, la Repubblica di Cina guidata da Chiang Kai-shek venne espulsa definitivamente come rappresentante nelle Nazioni Unite.

 Partenariato strategico globale

A partire dal 2004 i rapporti diplomatici si rafforzarono ulteriormente, inserendosi in un progetto più ampio definito partenariato strategico globale. Le collaborazioni tra i due Paesi non si limitarono dunque all’ambito bilaterale, ma cominciarono a comprendere anche tematiche globali, il multilateralismo e il rapporto tra UE e Cina.

Nello stesso anno, durante la visita a Roma del Primo ministro cinese Wen Jiabao, fu istituito il Comitato intergovernativo Italia-Cina. Si tratta di un organo di coordinamento delle relazioni tra i due Stati. Il compito principale dell’organo è quello di supervisionare e orientare progetti e iniziative che interessano entrambi i Paesi. A capo del Comitato siedono i rispettivi ministri degli Esteri.

La propensione cinese per il multilateralismo e la testimonianza degli ottimi rapporti sino-italiani portarono l’Italia, nel 2015,  a diventare ufficialmente membro fondatore dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). Nel 2018 gli interscambi commerciali bilaterali raggiungono i 50 miliardi di dollari.

La Nuova Via della Seta

Il partenariato tra i due Paesi è stato rafforzato con il Memorandum di intesa (MOU) sulla Belt and Road Initiative (BRI), Commercio elettronico e Startup siglati il 23 marzo del 2019. I rapporti si sono intensificati nel corso degli anni soprattutto all’interno del progetto della Nuova Via della Seta.

L’Italia è uno dei più importanti Paesi europei per gli interessi geo-economici cinesi in Europa e rientra nell’ambizioso piano One belt, one road. Con la firma del MOU, l’Italia è diventata ufficialmente parte del progetto de La Nuova Via della Seta. Infatti, la penisola italiana occupa una posizione strategia in particolare per la Via della Seta Marittima, rappresentando una porta d’accesso al Mediterraneo e all’Europa del Nord.

Dal 2019 l’Italia è il primo tra i Paesi del G7 ad aderire al progetto BRI e rappresenta la maggiore economia tra i 15 Paesi BRI dell’Unione europea. Il memorandum consiste nella firma di 50 accordi in diversi settori: cultura, infrastrutture, economia. Gli obiettivi principali sono l’aumento delle esportazioni verso il mercato cinese, l’inclusione dei porti italiani nel commercio internazionale marittimo e la realizzazione infrastrutturale del progetto.

Vantaggi e svantaggi della collaborazione

Il documento firmato tra Cina e Italia non è un accordo internazionale e non presenta nessun effetto vincolante per le parti firmatarie. In questo senso, vi sono una serie di intenti e incertezze non definite che potrebbero avere conseguenze negative nel lungo periodo. Nel recente ritorno di un clima anti-cinese, molti hanno criticato la scelta italiana di firmare il MOU, soprattutto alleati strategici italiani come gli USA.

L’attivismo cinese nel Bel Paese potrebbe però rappresentare un’occasione di grande sviluppo economico e non solo. L’Antica Via della Seta era nata come un corridoio commerciale che garantiva lo scambio di merci pregiate come la seta cinese. Nel tempo si è trasformato in un ponte tra le due culture. Questo rapporto così antico tra i due Paesi sembra dunque perdurare e rafforzarsi nel tempo.

 

Fonti e approfondimenti

Mario Filippo Pini, Italia e Cina, &0 anni tra passato e futuro, L’Asino d’Oro, 2011

Pasquale Cicalese, Aspetti delle relazioni economiche tra RPC e Italia, MARXXI, 2019 http://www.marx21.it/index.php/internazionale/cina/27336-aspetti-delle-relazioni-economiche-tra-rpc-e-italia

Corriere della Sera, Intervento di Xi Jinping, 20 Marzo 2019, https://www.corriere.it/esteri/19_marzo_20/patto-strategicoassieme-all-italia-efa36c0c-4a8c-11e9-a7a3-5683e4dbacbc.shtml

Sofia Bernardi, Italia e Cina: 50 anni di relazioni bilaterali, Bridging China Group, https://bridgingchinagroup.com/italia-e-cina-50-anni-di-relazioni-bilaterali-diplomatiche/

Ministero dell’Economia delle Finanze, I rapporti tra Italia e Cina, http://www.mef.gov.it/focus/I-rapporti-tra-Italia-e-Cina/

Asia Times, https://asiatimes.com/2019/08/a-new-chapter-in-the-sino-italian-relationship/

 

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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