L’ultima monarchia assoluta d’Africa: cosa sta succedendo a eSwatini?

eSwatini, la terra di un uomo che non ha fatto i conti coi suoi cittadini. La monarchia di eSwatini, un piccolo Stato nel sud dell’Africa, fino al 2018 conosciuto con il nome di Swaziland, sta affrontando una stagione di proteste, organizzate da manifestanti che chiedono a gran voce l’introduzione di riforme costituzionali democratiche. 

La nascita della monarchia di eSwatini

Swaziland significava  “terra degli swazi”, l’etnia che governa il Paese dall’Ottocento. Gli swazi fondarono il loro regno a metà del XVIII secolo sotto la guida del re Ngwane III. Il Paese e l’etnia swazi presero però il nome da Mswati II, il re sotto il cui governo il territorio fu ampliato e unificato nel corso del XIX secolo. Gli attuali confini furono tracciati nel 1881, nel bel mezzo della “Scramble for Africa”, ovvero l’invasione, occupazione, divisione e colonizzazione della maggior parte del continente africano da parte delle potenze europee dal 1881 al 1912. 

Dopo la seconda guerra angloboera (1899-1902), nel 1903, il regno, sotto il nome di Swaziland, divenne protettorato britannico. Gli inglesi riconobbero la monarchia swazi fino all’indipendenza, il 6 settembre 1968. L’indipendenza non portò ,però, la democrazia: il Paese rimase saldamente nelle mani di un solo uomo, il re, restando l’unica monarchia assoluta d’Africa. 

Una monarchia assoluta

La Costituzione approvata al momento dell’indipendenza fu sospesa il 12 aprile 1973 da un decreto di emergenza imposto dal re Sobhuza II, padre dell’attuale re Mswati III. Il decreto conferiva potere assoluto alla monarchia e, grazie a esso, il re esercita ancora oggi l’autorità esecutiva in modo diretto, attraverso il primo ministro. Con l’aiuto di un consiglio consultivo, oltre a scegliere il primo ministro, il sovrano nomina direttamente anche una minoranza di legislatori in entrambe le camere del Libandla (parlamento). Anche se la popolazione può votare i membri del parlamento, il processo non viene considerato una reale elezione, ma piuttosto una selezione di persone autorizzate dal re. Infatti, dal decreto del 1973, a Eswatini è vietato organizzare partiti politici indipendenti, ovvero che non siano sotto il controllo del sovrano. Secondo il re, era necessario eliminare le pratiche politiche divisive che mettevano a repentaglio l’unità del popolo swazi. 

Nel 2001, il re Mswati III ha nominato un comitato per redigere una nuova Costituzione. Nel maggio 2003, la bozza del testo costituzionale è stata fortemente criticata dalle organizzazioni della società civile locali, nonché da Amnesty International, che ha elencato una serie di critiche, tra cui: assenza di tutela alla libertà di associazione; permesso alle forze dell’ordine di usare la forza in situazioni in cui non vi è una reale minaccia alla vita della polizia; assenza di garanzia di diritti economici e sociali e dei diritti delle donne; debole tutela dell’imparzialità e indipendenza della magistratura.

La Costituzione è entrata in vigore nel 2006. Secondo questa, il primo ministro è il capo del governo, ma nella pratica l’autorità esecutiva resta nelle mani del re e il parlamento ha solo un potere consultivo. Oltre a impedire l’opposizione politica, il sovrano di eSwatini, in passato, ha anche soffocato il dissenso popolare e i movimenti prodemocrazia, così come i media

Le proteste di oggi 

Le richieste dei cittadini di eSwatini si riassumono in una parola: democrazia. I manifestanti chiedono a gran voce riforme costituzionali volte a introdurre partecipazione politica, elezioni “vere” e diritti civili. Ovviamente tra le richieste principali della popolazione c’è anche la fine della monarchia assoluta di Mswati III. 

Le manifestazioni sono esplose lunedì 28 giugno nelle due maggiori città: Mbabane, la capitale esecutiva, e Manzini, il maggiore centro finanziario del Paese. Fin da subito, per cercare di contenerle, il governo ha imposto un coprifuoco dal tramonto all’alba (dalle 18:00 alle 5:00) giustificandolo con l’aumento dei casi di coronavirus. La rabbia dei cittadini non è nata, però, da un giorno all’altro: le prime manifestazioni sono partite due anni fa, nel 2019, quando era stata organizzata una marcia di protesta contro le spese sfarzose del re. eSwatini è, infatti, uno Stato dove la maggior parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà (meno di un dollaro al giorno) e ciò contribuisce al malcontento popolare nei confronti dello stile di vita sontuoso del re. 

I dissensi dei cittadini nei confronti del sovrano non si sono mai sopiti, ma le proteste sono diventate più frequenti e violente quest’anno, dopo che il 17 maggio 2021 il corpo di uno studente di legge dell’Università di eSwatini è stato ritrovato abbandonato nei pressi della città di Manzini. Dopo che il governo ha definito l’accaduto come un incidente stradale, migliaia di studenti, insegnanti e cittadini hanno preso parte a una marcia per protestare contro quello che invece, secondo loro, risulta essere un omicidio della polizia regia. Questa manifestazione è stata la scintilla che ha poi portato allo scoppio delle proteste di oggi. 

Subito dopo il loro inizio, il governo ha negato l’accesso a Internet e ai dispositivi localizzati nelle due maggiori città e il re ha schierato militari e polizia. Secondo i leader delle proteste, l’esercito è stato inviato per perseguire e arrestare i manifestanti, per questo, alcuni di loro hanno cercato  di nascondersi. Amnesty International ha dichiarato che il governo di eSwatini ha lanciato un attacco frontale ai diritti umani. Infatti, secondo le fonti di Amnesty, decine di persone sono state uccise per aver osato chiedere riforme democratiche.

La tensione continua a crescere nonostante la missione inviata dalla South african development community (SADC), che ha chiesto il dialogo nazionale tra le parti. La delegazione comprendeva il ministro per le relazioni internazionali e la cooperazione del Sudafrica, Naledi Pandor, ed era guidata dal ministro per gli affari internazionali e la cooperazione del Botswana, Lemogang Kwape. Essi hanno incontrato il primo ministro di eSwatini in carica al momento, Themba Masuku, che ha poi annunciato di aver costituito una squadra per lavorare con la missione della SADC e riportare la pace nel Paese.

Il Protocollo della SADC sulla cooperazione in materia di politica, difesa e sicurezza sancisce che l’organizzazione ha il compito di promozione della democrazia e protezione dei diritti umani universaliMa nella SADC, oltre a democrazie, sono presenti anche Stati autoritari e persino una monarchia assoluta, la stessa eSwatini. Per questo, è stata a lungo pratica dell’organizzazione ignorare le violazioni dei diritti civili e politici negli Stati membri. Mentre le sfide in Africa meridionale si approfondiscono e proliferano, è però chiaro che sia necessaria un’organizzazione più risoluta e dinamica. Ciò potrebbe portare alla fine dell’era dei silenzi e degli sguardi distolti quando gli Stati membri violano i diritti della propria gente, come nel caso delle proteste di eSwatini.

 

 

Fonti e approfondimenti

Chutel, SADC mission to return to Eswatini after pro democracy civil groups raise red flags, News 24, 06/07/2021.

Burke, Eswatini protests: “we are fighting a liberation struggle”,The Guardian, 08/07/2021.

Africanews, Eswatini authorities express condolences for deaths in pro democracy protests, 09/07/2021.

BBC, King Maswati not fled Eswatini’s violent protests, 29/06/2021.

BBC, Why people in Eswatini are calling for change, 13/07/2021.

Human Rights Watch, Eswatini: respect rights while policing protests, 01/07/2021.

Amnesty International, Eswatini: dozens killed tortured abducted as pro democracy protests intensify, 02/07/2021.

Council of Foreign Region, Crisis in eSwatini Raises Uncomfortable Questions for SADC, 7/7/2021.

Costituzione di eSwatini, 2005.

 

 

Editing a cura di Beatrice Cupitò

Be the first to comment on "L’ultima monarchia assoluta d’Africa: cosa sta succedendo a eSwatini?"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: