Il personaggio dell’anno: Pedro Castillo

Pedro Castillo Terrones
Canva Remix by Lo Spiegone - Braian Reyna Guerrero (Flickr) - CC BY 2.0 - Pixabay - Pixabay License

Un cappello di paglia in stile Monkey D. Rufy, capitano della ciurma del celebre manga One Piece. Una matita gigante ad accompagnarlo in ogni suo evento pubblico, testimonianza della sua professione di maestro rurale. Una passeggiata a cavallo per andare a esprimere il proprio voto, non senza qualche problema. Pedro Castillo Terrones, il nuovo presidente del Perù entrato in carica il 28 luglio 2021, non è esattamente il tipo di politico che siamo abituati a conoscere. Lo sottolinea lui stesso, chiudendo ogni comizio con quello che è diventato uno degli slogan della sua campagna elettorale: Palabra de maestro, parola di maestro. 

Uno sconosciuto conosciuto

«Questo governo è arrivato per governare con il popolo e per costruire dal basso. È la prima volta che il nostro Paese sarà governato da un contadino. Io sono figlio di questo Paese, fondato con il sudore dei miei antenati»

Cinquantuno anni, sindacalista, originario di Cajamarca, città dell’altopiano settentrionale del Perù. Una delle zone più povere del Paese, nonostante la ricchezza dei giacimenti, come quelli dell’oro. In campagna elettorale Castillo ha annunciato battaglia alle grandi multinazionali e ha dichiarato che non rinnoverà i progetti minerari Tía María e Conga, il primo di estrazione di rame, il secondo anche d’oro: «Mai più poveri in un Paese ricco» è stato un altro degli slogan utilizzati dall’attuale presidente. 

Ma prima di ricoprire lo scranno più importante, il presidente è stato anche rondero, ovvero un appartenente alle ronde contadine nate negli anni ‘70 per difendere il bestiame, soprattutto nella zona di Cajamarca. Lontano dalla politica tradizionale, Castillo si è presentato come un candidato anti establishment con la volontà di rompere l’egemonia dei partiti tradizionali peruviani. 

In realtà il presidente del Perù non è del tutto estraneo alla politica, pur peccando di inesperienza nelle istituzioni: nel 2002 si era presentato senza successo alle elezioni amministrative di Anguía, nel nord del Perú, con “Perú Posible”. Nel partito ha militato fino a quando, dopo la débâcle elettorale del 2016, è stato sciolto l’anno successivo. Ma il maestro continua a essere al centro della vita pubblica e, nel 2017, passa dalla cattedra alla piazza, diventando uno dei leader dello sciopero degli insegnanti che chiedevano aumento dei salari e maggiori investimenti nel settore educativo. Nel 2020, infine, l’annuncio della candidatura con “Perú Libre”, partito che si definisce marxista-leninista-mariateguista. Il suo successo alle presidenziali era tutt’altro che scontato. Secondo i sondaggi, l’attuale presidente era tra i candidati con le probabilità più scarse di vincere. Castillo, invece, ha ottenuto un sorprendente 19% al primo turno e ha battuto al ballottaggio Keiko Fujimori, la figlia dell’ex dittatore Alberto candidata alla presidenza per la terza volta. Anche durante il giuramento, ad accompagnare Castillo c’era l’immancabile cappello di paglia.

 

Le ragioni della vittoria

Il Perù ha un contesto politico instabile che ha favorito la scelta di un candidato di rottura.  Dal 2016 alle elezioni del 2021, nel Paese si sono succeduti 4 presidenti: uno si è dimesso per le accuse di corruzione (Pedro Pablo Kuczynski) e uno è stato mandato via dopo un impeachment per «incapacità morale permanente» (Martín Vizcarra). 

Ma la vittoria di Castillo ha altre due cause principali. La prima è la polarizzazione: in Perù c’è chi sta con Fujimori e chi non avrebbe mai votato la figlia di Alberto, a prescindere da chi l’avesse sfidata. La seconda è legata alle sfere di influenza dei due candidati: Keiko Fujimori ha la sua base elettorale a Lima, mentre Castillo è riuscito a far convergere su di lui tutte le preferenze delle zone extraurbane. Lo ha fatto anche grazie a delle prese di posizione forti contro aborto e matrimonio egualitario che, in un Paese molto conservatore come il Perù, hanno favorito lui e penalizzato figure più progressiste come Verónika Mendoza. Castillo è un cattolico evangelico, così come sua moglie e sua figlia: questa e molte altre informazioni sulla sua vita sono state raccolte in un documentario intitolato El profesor uscito recentemente. 

Un presidente già in bilico

Cambiare la Costituzione fujimorista del 1993, creare un milione di posti di lavoro, aumentare il salario minimo. Ma anche vendere l’aereo presidenziale e destinare il ricavato per la salute e l’educazione di bambine e bambini. Queste sono solo alcune delle promesse, ancora non mantenute, che Castillo ha fatto in campagna elettorale e che ha ribadito dopo 100 giorni di governo. 

Alcune vittorie per il maestro ci sono state. La campagna contro il Covid-19 sta dando frutti e circa il 70% della popolazione vaccinabile ha ricevuto due dosi. Tuttavia, dal 10 dicembre 2021 sono state introdotte nuove restrizioni a causa della crescita dei casi. Dal punto di vista economico, invece, il Perù è tra i Paesi dell’America latina in cui il rimbalzo del Pil avrà la portata più grande: si stima sia attorno al 10%.  

Nel suo governo, però, le cose non sono andate molto bene. Dopo soli 21 giorni dall’inizio del mandato, Hector Bejar, ministro degli Esteri, è stato costretto a lasciare il suo incarico. Beja aveva dichiarato che le azioni di “Sendero Luminoso”, formazione guerrigliera marxista leninista nata fra il 1969 e il 1970 e ancora attiva, erano state iniziate dalla marina peruviana addestrata dalla CIA. Anche Guido Bellido, ex Primo ministro di Castillo, è stato obbligato a rinunciare alla sua carica dopo meno di 70 giorni per aver minacciato l’esproprio di Camisea, progetto nella regione di Cusco per l’estrazione del gas gestito da un consorzio di compagnie come la statunitense Hunt Oil e la spagnola Repsol, ma con la quota maggiore detenuta dall’argentina Pluspetrol. Pochi giorni prima, in visita negli Stati Uniti, Castillo aveva tranquillizzato il Paese guidato da Joe Biden dicendo che il Perù non non è un Paese comunista che vuole espropriare la proprietà privata. Aveva detto il contrario molte volte in passato, salvo ammorbidire il linguaggio già dalla campagna elettorale. 

Queste sono solo alcune delle figure del governo che il presidente è stato costretto a cambiare da quando è entrato in carica (siamo già al terzo ministro dell’Interno, per esempio). Mesi in cui è stato perennemente sotto attacco delle opposizioni, che hanno la maggioranza in Parlamento, ma spesso anche delle formazioni che lo sostengono. Mesi che sono culminati con la richiesta di impeachment per Castillo per per incapacità morale permanente. Il 7 dicembre il Parlamento ha votato e la mozione è stata rifiutata con 76 contrari, 46 favorevoli e 4 astenuti – per approvarla servivano 52 sì. 

Il presidente, però, non è ancora al sicuro e la storia recente lo testimonia: usata 3 volte dal 1823 al 2000, negli ultimi cinque anni l’opposizione fujimorista ha fatto ricorso a questo strumento ben 5 volte. Nel dicembre 2017 venne proposta contro Pedro Pablo Kuczynski, senza risultato. Rilanciata tre mesi dopo Kuczynski ha rinunciato all’incarico, sapendo che l’opposizione aveva raccolto i voti necessari. Quasi lo stesso è accaduto con Martín Vizcarra, suo successore: respinta una prima mozione nel settembre del 2020, venne riproposta e approvata solo due mesi dopo. Insomma, Pedro Castillo non può dormire sonni tranquilli.

 

 

Fonti e approfondimenti:

Gwynnw Dyer, Il nuovo presidente Pedro Castillo porta scompiglio in Perù, Internazionale, 10/08/2021.

Jaqueline Fowks, Pedro Castillo sobrevive a un intento de moción de censura, El Pais,08/12/2021.

Marco Aquino, Peru’s Castillo fends off Congress impeachment vote amid protests, Reuters, 08/12/2021.

Ana Bazo Reisman, Perú: cinco hitos que marcaron el primer mes de gobierno de Pedro Castillo, France 24, 28/08/2021.

Redazione, Ante el pedido de vacancia presidencial a Pedro Castillo en Perú, Izquierda Diario, 06/12/2021.

Mayté Ciriaco Ruiz, Los primeros 100 días de Pedro Castillo: Los sectores economía, trabajo, educación y salud bajo análisis, El Comercio, 07/11/2021.

Jonathan Castro Cajahuanca, Destituir a Pedro Castillo solo significaría gobernar sobre cenizas, The Washington Post, 1/12/2021.

Campaña Nacional de Vacunación contra la COVID-19.

 

 

Editing a cura di Beatrice Cupitò

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