Stati Uniti sud-occidentali e Nord del Messico: storia di un’area in rapido sviluppo (seconda parte)

Foto di Edoardo Cicchella

Come osservato nella prima parte di questa analisi storico-sociale dell’area oggi corrispondente agli Stati Uniti Sud-occidentali e Nord del Messico, la Rivoluzione messicana del 1921 si distinse per i grandi e repentini cambiamenti politici in Messico. Alla fine della rivoluzione, le relazioni diplomatiche tra Messico e Stati Uniti si assestavano a uno dei livelli più bassi della Storia moderna. In particolare, le incursioni dell’esercito degli Stati Uniti guidato dal generale Pershing nel Nord del Messico avevano provocato un forte sentimento popolare avverso agli Stati Uniti nell’area.

Dopo la rivoluzione

Finita la Rivoluzione messicana, il governo messicano e quello statunitense firmarono il trattato di Bucareli nel 1923. Questo accordo aveva lo scopo di mettere fine alle recriminazioni nei confronti delle perdite subite dalle compagnie statunitensi in Messico, in particolare le compagnie estrattive basate in Messico del Nord. Poco dopo la firma, un nuovo governo rivoluzionario guidato da Plutarco Calles salì al potere ripudiando immediatamente gli accordi. 

Gli Stati Uniti, quindi, solo in seguito riuscirono a mediare le relazioni con Calles e a raggiungere un accordo tramite l’ambasciatore statunitense Dwight Morrow, che operò una serie di iniziative distensive verso il governo messicano. Una delle iniziative dal valore simbolico più importante fu sicuramente la sostituzione della scritta “Ambasciata Americana” con “Ambasciata degli Stati Uniti” a Città del Messico, segno di una rinnovata considerazione statunitense e volontà di riavvicinamento diplomatico.  

Questo rapido avvicendarsi di diversi governi e sistemi politici differenti in Messico sarà però una costante dalla fine della Rivoluzione messicana in avanti, con importanti conseguenze sulla stabilità territoriale del Nord del Paese. Le continue riforme dei latifondi e diritti minerari nel Messico del Nord durante il periodo rivoluzionario (1910-1921), con espropriazioni ricorrenti e debole protezione del diritto di proprietà privata, contribuirono infatti a scoraggiare gli investimenti esteri nell’area per decenni con un impatto visibile ancora oggi. 

Completamente diversa invece, la situazione a Nord del confine, dove negli anni Venti la nuova rivoluzione industriale, le regulations molto leggere e la scoperta di nuovi ampi giacimenti petroliferi favorirono una forte immigrazione in Texas, Oklahoma, Arizona e California.

La scoperta del petrolio

Allo stesso tempo il Messico scoprì grandi giacimenti di petrolio, gas e carbone nell’area, oggi corrispondente allo Stato nord-messicano di Coahuila. Il parallelo sviluppo del trasporto su gomma e la successiva forte domanda di carburante contribuì nuovamente a inasprire le relazioni tra Messico e Stati Uniti. Nel 1938 infatti, l’allora presidente messicano Lazaro Cardenas (uno dei generali rivoluzionari della Rivoluzione messicana discussa nella prima parte di questa serie di articoli), decise di nazionalizzare tutte le concessioni petrolifere statunitensi in Messico senza compensare le aziende espropriate. La nazionalizzazione portò a un declino dell’export petrolifero messicano all’estero e a un embargo da parte delle raffinerie statunitensi. Per questa ragione, nel 1939 il principale compratore di petrolio messicano divenne la Germania nazista. 

Gli Stati Uniti, complice anche la situazione in rapida evoluzione degli eventi in Europa e nel Pacifico, decisero allora, di non intervenire aggressivamente in Messico dopo l’espropriazione delle concessioni, così da assicurarsi una possibile collaborazione in caso di guerra contro le potenze dell’Asse (il Giappone infatti attaccherà Pearl Harbor nelle Hawaii tre anni più tardi causando l’entrata in guerra degli USA). Allo stesso tempo, il timore di future espropriazioni ebbe l’effetto di rallentare il trasferimento di conoscenze tecnologiche dai campi di estrazione texani a quelli messicani, almeno fino all’inizio degli anni Settanta.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, le relazioni tra Messico e USA si scongelarono gradualmente grazie al supporto del Messico alla causa statunitense in Europa, attraverso il rifornimento di materie prime agli Stati Uniti e anche di personale militare per le campagne del Pacifico contro il Giappone.

Dopo la guerra

Dal 1945 in avanti, le relazioni tra i due Paesi si sono ulteriormente stabilizzate, anche grazie all’assenza di sconvolgimenti politici in entrambi gli Stati e del favorevole approccio del Messico (seppur non entrando direttamente nel Blocco occidentale e mantenendo relazioni ad esempio con Cuba) alla causa statunitense durante la Guerra Fredda. Nei primi anni Sessanta, la disputa di Chamizal riguardo territori in Messico del Nord e Stati Uniti occidentali tra Ciudad Juárez, Chihuahua e El Paso, Texas venne finalmente risolta amichevolmente tra i due Paesi, un passo significativo data l’importanza economica dell’area.

La disputa era nata a seguito di un cambiamento improvviso del corso del Rio Grande, il fiume che funge da confine naturale tra Messico del Nord e Texas. Con l’assegnazione di confini chiari e delimitati, il commercio tra le due aeree aumentò esponenzialmente con l’apertura di diverse filiali di aziende statunitensi, specialmente quelle attive nel settore dell’auto e indotto, in Messico del Nord. 

Una spinta fondamentale agli scambi economici dell’area è stata successivamente data dal NAFTA (North American Free Trade Agreement), siglato nel 1994, che ha solidificato la posizione degli Stati Uniti come primo partner commerciale del Messico, con più della metà degli import ed export messicani collegati direttamente al mercato USA. Il NAFTA ha avuto, inoltre, un forte impatto sugli scambi commerciali proprio tra le città vicine al confine tra Messico e Stati Uniti, che dagli anni Novanta in poi crebbero molto più velocemente in termini di popolazione e di sviluppo economico rispetto al resto del Messico. Ad esempio, la popolazione nello Stato di Chihuahua passò dai circa 600.000 abitanti nel 1940 a più di due milioni all’inizio degli anni Ottanta. 

Dal 1994 in avanti, le città dell’area Sud-occidentale degli USA e del Nord del Messico hanno visto una crescita economica molto elevata che ha reso queste zone estremamente attrattive per investimenti e sviluppo tecnologico. Il Texas (e in misura minore l’Arizona) è diventato, negli ultimi anni, uno degli Stati nordamericani con il maggior numero di startup e con la maggior crescita della popolazione degli Stati Uniti. 

L’area al giorno d’oggi

Le aziende tecnologiche, in particolare negli ultimi anni, hanno stabilito una forte presenza in Texas, attratte dalla regolamentazione leggera e dall’assenza di tasse statali sul reddito per i lavoratori (di solito le tasse statali sul reddito negli Stati Uniti vanno dal 4% al 6% del salario). Allo stesso tempo, le rimesse dei lavoratori messicani negli Stati Uniti hanno contribuito nel 2021 per circa 40 miliardi di dollari all’economia messicana, un appoggio fondamentale per le famiglie rimaste in Messico, anche se per alcuni economisti questo rappresenta anche il sintomo di un sistema economico non ancora in grado di provvedere a creare abbastanza opportunità per tutti i suoi cittadini. 

Negli ultimi anni, è stato rilevato come gli Stati messicani confinanti abbiano visto una maggiore convergenza di salario con gli Stati Uniti in confronto al resto del Messico. Anche per questo motivo, i flussi di immigrati irregolari dal Messico agli Stati Uniti sempre più spesso comprendono migranti provenienti da altri Stati messicani del Sud o dai Paesi del Centro America, piuttosto che provenienti dal Messico del Nord. 

Le città del Messico del Nord prossime al confine come Chihuahua, Ciudad Juarez, Monterrey hanno ricevuto un forte impulso manifatturiero con crescite annuali a doppia cifra con l’apertura delle filiali di diverse aziende statunitensi. Queste aperture recentemente non sono state più limitate soltanto al settore automobilistico e hanno ricevuto un’ulteriore spinta grazie a regimi fiscali agevolati come basse tasse sul reddito e crediti su tasse alle imprese. Nonostante i problemi di sicurezza legati al flusso di droga da Sud a Nord del confine e di armi da Nord a Sud, lo sviluppo dell’area lascia ben sperare dal punto di vista della forte crescita economica e alto indice di sviluppo umano (HDI) e per il futuro delle relazioni tra Messico e Stati Uniti.

 

Fonti e approfondimenti

Ayala, William, “2021 Investment Climate Statements: Mexico”, U.S. Department of State, 23/01/2021.

Cabral, René,”Wage Convergence in Mexico”, Dallas Federal Reserve, 24/12/2018.

Dominguez, Edgar Piñon, “¡Gracias Paisanos, una vez más han salvado a México!”, Expresión Libre Parral, 19/02/2021.

Gruca, Terri, “Boomtown or bust? The big companies getting big incentives to move to Austin”, Kvue, 08/02/2021,

Office of the Historian, “Mexican Expropriation of Foreign Oil, 1938”, U.S. Department of State, 23/11/2012.

State Impact, “Oil Production in Texas”, NPR, 15/10/2019.

Thompson, Mia, “Foreign direct investment in Nuevo Leon will exceed $3000 million in 2022”, Sunday Vision, 06/01/2022.

U.S. Library of Congress, “Mexico – OIL”, 21/01/1998.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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