Il nuovo governo del Cile: riformista, ma non rivoluzionario

@GobiernodeChile - Wikimedia (CC BY 3.0)

Si è insediato venerdì 11 marzo il governo di Gabriel Boric, il giovanissimo leader di sinistra che ha sorpreso il mondo vincendo le elezioni presidenziali cilene lo scorso dicembre, pur non avendo alle spalle una lunga carriera politica. 

Nel rivolgersi alla popolazione durante la cerimonia di insediamento, Boric ha toccato molti dei temi che saranno centrali per il futuro del Cile, dalle riforme economiche all’immigrazione, dal cambiamento climatico all’inclusione dei popoli indigeni. Consapevole della polarizzazione politica che interessa il Paese, Boric si è impegnato a guidare un governo che rappresenterà tutti i cittadini: “Ascolterò sempre le proposte di coloro che la pensano diversamente da noi”, ha detto, “Sarò un presidente per tutti i cileni”.

L’insediamento di Boric avviene in un momento cruciale per il Paese: l’Assemblea Costituente sta ancora lavorando a un nuovo testo costituzionale, che avrà un impatto profondo su ciò che potrà fare il nuovo presidente. In un tale momento di incertezza, Boric ha comunque voluto dare dei forti segnali nel delineare il suo gabinetto.


Il superamento delle élite

Il primo tratto di questo governo che salta immediatamente all’occhio è la volontà di porsi in contrapposizione alle tradizionali élite cilene, proponendo una nuova classe politica. Gran parte dei nuovi ministri è stata attiva in diversi movimenti sociali e ha meno di 40 anni. Circa la metà di essi proviene dall’istruzione pubblica, un fatto particolarmente inusuale per la politica cilena. Vi sono inoltre – per la prima volta nella storia del Paese – due  membri del governo dichiaratamente parte della comunità LGBTQ+: Alexandra Benado, Ministro dello sport, e Marco Antonio Ávila, Ministro dell’istruzione. 

Il tentativo di superare le classiche élite politiche si nota anche dall’alto numero di indipendenti scelti da Boric: saranno infatti sette, su ventiquattro, i membri del governo che non appartengono a movimenti e partiti politici. 

Tra di essi vi sarà la dottoressa Iskia Siches, la prima donna a ricoprire la carica di Ministro dell’interno. Tale decisione dà un grande segno di rottura dato che questo ruolo viene normalmente ricoperto da esponenti politici di alto livello. Indipendente di sinistra, la dottoressa trentacinquenne è divenuta nota durante la pandemia in quanto capo del Colegio Médico, un’importante organizzazione sindacale. 

Un governo femminista

Fin dai primi atti della sua campagna elettorale, Boric ha promesso di sostenere i diritti delle donne. Anche nell’assegnare i dicasteri, il nuovo presidente ha voluto dare un segnale in questo senso: quattordici ministeri su ventiquattro saranno infatti guidati da donne.

Tra tali nomine, spiccano il Ministro degli esteri, Antonia Urrejola, avvocato e presidente della Commissione Interamericana dei Diritti Umani tra il 2018 e il 2021, e Maya Fernández, nipote di Salvador Allende e oggi Ministro della difesa. Anche la portavoce del governo sarà una donna: tale compito spetterà a Camila Vallejo, membro del Partito Comunista. Vallejo, come la dottoressa Siches, ha partecipato al fianco di Boric alle proteste studentesche del 2011. 

Un governo ecologista

Boric si è poi impegnato ad agire contro il cambiamento climatico e a promuovere un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Saranno sicuramente molte le energie che il suo governo dovrà dedicare al tema, soprattutto qualora la nuova Costituzione preveda in modo deciso l’obbligo di tutelare l’ambiente.

Già nei primi mesi di governo, dovrà essere attuata una nuova legge sul cambiamento climatico che stabilisce l’impegno a raggiungere le zero emissioni entro il 2050  (al momento nelle fasi finali dell’iter legislativo) e dovrà essere affrontato il tema della mancanza di acqua, a causa di una dura siccità che sta mettendo in crisi il Paese. 

La volontà di impegnarsi per l’ambiente si nota nell’assegnazione dei dicasteri. Il nuovo Ministro dell’ambiente è Maisa Rojas, una rinomata scienziata che ha lavorato a diversi rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e che è stata coordinatrice del comitato consultivo scientifico per la COP25. 

Il nuovo Ministro per l’energia è invece l’accademico Claudio Huepe che lascia il Centro per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile dell’Università Diego Portales e che si occuperà in particolare di decarbonizzazione e di idrogeno verde

Per Ana Lia Rojas, a capo dell’Associazione Cilena delle Energie Rinnovabili, ciò che questo governo deciderà porrà “la base del disegno normativo che ci permetterà di dedicare i prossimi 25 anni a muoverci verso un’economia a zero emissioni di carbonio e un settore elettrico 100% rinnovabile”. In effetti, anche se il Cile è stato un pioniere nel settore delle rinnovabili, non sempre tale energia pulita viene sfruttata al meglio per  mancanza di infrastrutture e criteri operativi

L’impronta ecologista di Boric si nota anche nelle nomine di altri ministri che solo a primo impatto avranno meno a che fare con il tema ambientale. 

Juan Carlos Muñoz è il nuovo responsabile del ministero dei trasporti. Muñoz è stato direttore del Centro per lo Sviluppo Urbano Sostenibile (Cedeus) e avrà tra i suoi obiettivi la realizzazione di un programma di “trasporto doppio zero”: un sistema di trasporto pubblico elettrico, senza emissioni e senza tariffe per i cittadini, da lanciare come pilota nella città meridionale di Valdivia. 

Marcela Hernando, medico e deputato, ha assunto il ministero delle miniere. Hernando guiderà due importanti programmi che potrebbero segnare un nuovo percorso nella politica mineraria cilena: la riforma fiscale del settore del rame e la creazione di una Compagnia Nazionale del Litio “per sviluppare una nuova industria nazionale per questa risorsa strategica, con il coinvolgimento delle comunità e aggiungendo valore alla produzione”, secondo quanto indicato nel programma di Boric

La necessità di stabilità economica

Se da un lato il governo di Boric si pone quindi in netta rottura col passato, con una forte impronta ecologista e femminista, vi è una nomina che ha sopreso molti: il nuovo Ministro dell’economia è Mario Marcel, che lascia il suo ruolo di presidente della Banca Centrale cilena.

Marcel è un famoso economista, vicino al partito socialista. Noto in tutto il mondo, Marcel ha lavorato alla Banca Interamericana di Sviluppo negli anni Novanta e ha collaborato con molti governi cileni di centro-sinistra, distinguendosi per la forza con cui ha sempre difeso la necessità di mantenere la stabilità macroeconomica del Paese, conservando un preciso equilibrio tra entrate e uscite a livello statale. Dal 2016, Marcel è presidente della Banca Centrale del Cile: anche Sebastián Piñera aveva scelto di riconfermarlo in tale posizione. 

Recentemente, Marcel si è opposto a una serie di riforme volute dal Parlamento, come l’approvazione di disegni di legge pensati per permettere ai cileni di ritirare il 10% dei loro risparmi pensionistici. Marcel si è dichiarato contrario a questa misura in un tentativo di frenare la crescente inflazione, ma così facendo si è esposto a dure critiche da parte della sinistra radicale

La nomina di Marcel è quindi – per Boric – una scelta molto pacata, soprattutto considerando che alla base dell’estallido social stava proprio la volontà di rivoluzionare il sistema economico del Paese. Tale scelta ratifica la linea moderata verso cui Boric ha spinto il suo movimento durante il secondo turno delle elezioni. Per molti, questa è una conferma dell’intenzione di Boric di governare non come un populista di sinistra, ma piuttosto come un socialdemocratico pragmatico e realista.

La decisione di Boric ha attirato anche dure critiche da parte della sinistra più radicale, che ha accusato il neopresidente di aver tradito la fiducia dei cittadini e di non aver rispettato le richieste dell’estallido social

Anche al netto di questi scricchiolii politici, il compito che dovrà affrontare Marcel non si prospetta semplice: Boric ha promesso grandi riforme al modello economico cileno, un aumento della spesa pubblica e un superamento delle pensioni private e degli alti tassi di debito tra gli studenti. Prima ancora di dedicarsi a questi ambiziosi obiettivi, il nuovo Ministro dovrà poi occuparsi di una serie di problemi più immediati, come il previsto rallentamento della crescita economica per il 2022 e il crescente peso del debito pubblico che è rapidamente aumentato durante la pandemia.  

La mano tesa alla sinistra tradizionale

Per Boric, la necessità di moderare il programma elettorale si era già presentata durante il secondo turno delle elezioni. Per imporsi contro l’ultra-conservatore Kast, Boric ha infatti avuto bisogno dell’appoggio dei partiti tradizionali della sinistra cilena.

Questo bisogno si ripresenta anche adesso data la struttura del Congresso con cui Boric dovrà relazionarsi. Apruebo Dignidad, la coalizione di Boric, ha solo 37 deputati (su un totale di 155) e cinque senatori (su un totale di 43). Il nuovo presidente si trova quindi obbligato a collaborare con il centro-sinistra che controlla 28 seggi nella camera bassa e 13 in quella alta. 

Per fare ciò ha deciso di incorporare sei rappresentanti del centro-sinistra nel suo gabinetto. Questo governo si basa quindi su una ampia alleanza politica, che riflette la coalizione che ha sostenuto Boric al secondo turno delle elezioni. 

Verso quale futuro?

Le scelte di Boric nel comporre il suo governo sembrano indicare la volontà (e la necessità) di procedere con le riforme in modo graduale, cercando di combinare un nuovo modello di sviluppo con un certo rigore economico. Tale scelta è anche dettata dal fatto che al momento Boric non ha ancora a disposizione il testo costituzionale che dovrà guidare i suoi passi nei prossimi anni. 

È comunque importante constatare come la posizione di Boric si sia dovuta ammorbidire e come la disposizione delle forze nel Congresso renderà necessaria una continua mediazione con le forze politiche tradizionali e con gli elementi più radicali della coalizione. 

A far ben sperare è il fatto che, già durante la fase dell’estallido social, Boric si è distinto per essere un leader pragmatico, capace e disposto a mediare tra varie esigenze. Il suo obiettivo rimane quello di correggere gli squilibri del Paese, senza chiudere il Cile al mondo e senza generare strappi radicali.

 

Fonti e approfondimenti

Alexander Villegas, Chile’s new president: ‘I’ll be a president for all Chileans’, Reuters, 12/03/2022.

Angela Erpel, El Nuevo Gabinete de Gabriel Boric: La Crisis del Contrato Social de las Elites, Heinric Boll Stiftung, 24/01/2022.

Claudia Fanti, Ecco il governo Boric: donne, clima e un po’ di comunismo, Il Manifesto, 23/01/2022.

Francisco Parra Galaz, Los desafíos del nuevo gobierno “ecologista” de Boric en Chile, Dialogo Chino, 09/02/2022.

John Bartlett, Chile’s president-elect names progressive, majority-women cabinet, The Guardian, 21/01/2022.

Lucinda Elliott, Chile’s new leftwing president selects central bank chief as finance minister, Financial Times, 21/01/2022

Macarena Sáez, Chile’s New President-Elect Sets out a Feminist Government, Human Rights Watch, 25/01/2022

Redazione, Chile president-elect Boric unveils women-majority cabinet, Al Jazeera, 21/01/2022

Redazione, Gabriel Boric presenta su gabinete en Chile: 4 señales del próximo gobierno del país, BBC News Mundo, 21/01/2022

Rocío Montes, Boric nombra en Chile un Gobierno moderado con mayoría de mujeres, El País, 21/01/2022

 

Editing a cura di Elena Noventa

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