Ricorda 1992: la guerra in Transnistria

Transnistria
Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - @Clay Gilliland - Wikimedia Commons - CC BY-SA 2.0

Con la guerra in Ucraina, anche la Transnistria è tornata al centro del discorso geopolitico dopo anni di relativa calma, essendo considerata un potenziale prossimo obiettivo delle mire espansionistiche russe. Per capire il motivo di questa attenzione è necessario tornare a inizio anni Novanta, quando la Transnistria si proclamò unilateralmente Stato indipendente, senza però ricevere mai il riconoscimento internazionale.

La Transnistria, o Repubblica Moldava di Pridnestrovie, è una striscia di terra che confina a est con l’Ucraina e a ovest con la Repubblica di Moldavia. In particolare, il confine occidentale è segnato dal fiume Dnestr, al quale la Transnistria deve il nome: Pridnestrovie significa proprio “presso il Dnestr”, mentre Transnistria “oltre il Dnestr”. Il territorio, la cui superficie non raggiunge nemmeno i 4.000 km², ospita circa 450.000 abitanti; la capitale è Tiraspol.

Alle origini del conflitto: storia, cultura e differenze socio-economiche

Alla fine della Grande guerra, parte del territorio della Transnistria divenne una regione autonoma della Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina. Nel 1940, insieme alla regione romena di Bessarabia, la Transnistria venne annessa alla neo-nata Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia. Subito occupata dall’esercito romeno, alleato della Germania nazista, la RSS moldava tornò sotto il controllo dell’Unione Sovietica nel 1945.

Tuttavia, a causa delle enormi differenze economiche e culturali, Transnistria e Bessarabia non si uniformarono mai, sviluppandosi come due entità distinte all’interno dello stesso Stato. Nello specifico, la Transnistria era molto più industrializzata rispetto alle altre aree, che si basavano su un’economia agricola. Diversi erano anche gli orientamenti internazionali: mentre l’area occidentale della RSS moldava guardava a Bucarest, alla quale era legata da affinità linguistiche e culturali oltre che ottimi rapporti politici ed economici, per gli stessi motivi la Transnistria guardava a Mosca.

Consolidatesi nel corso dei decenni, queste divergenze arrivarono al punto di rottura negli anni Ottanta per effetto della perestroika e della glasnost: i pacchetti di riforme introdotti dall’ultimo Segretario generale dell’URSS, Mikhail Gorbachev. Infatti, queste politiche contribuirono a diffondere una progressiva liberalizzazione in tutto il territorio sovietico, risvegliando l’entusiasmo per l’iniziativa politica e le velleità nazionaliste. Così, sotto la spinta del nazionalismo moldavo, nell’agosto 1989 il Soviet supremo della RSS moldava adottò una legge che sostituiva il russo con il moldavo come lingua ufficiale, determinando l’abbandono del cirillico e il ritorno all’alfabeto latino.

Una rapida escalation: dall’indipendenza allo scoppio della guerra

Ciò ovviamente non lasciò indifferente la Transnistria, che ospitava un alto numero di russi e ucraini, ed era a maggioranza russofona. Nel settembre 1990 fu indetto un referendum, che con il 90% delle preferenze sancì l’indipendenza della Transnistria dalla capitale moldava Chisinau e la nascita della nuova Repubblica Sovietica Pridnestrova di Moldavia.

L’indipendenza fu poi ribadita una seconda volta nell’estate del 1991, quando la RSS moldava si separò dall’URSS e fondò la nuova Repubblica di Moldavia, includendo la Transnistria nel proprio territorio. Una decisione inaccettabile per Tiraspol, che riaffermò la propria autonomia da Chisianu e modificò il proprio nome in Repubblica Pridnestrova di Moldavia, esprimendo la volontà di costituirsi nella forma di una Repubblica indipendente non più sovietica.

Tutti questi passaggi furono accompagnati da violenti scontri tra le forze separatiste e la polizia moldava. Il primo incidente si registrò a Dubasari, sul confine fra Moldavia e Transnistria, il 3 novembre 1990, un paio di giorni dopo la prima dichiarazione di indipendenza di Tiraspol. In quell’occasione, nel tentativo di rimuovere un blocco stradale che isolava la cittadina dalla capitale moldava, i poliziotti aprirono il fuoco e uccisero tre persone. Da allora le tensioni crebbero costantemente e dalla fine del 1991 la Transnistria iniziò a formare un suo esercito, la Guardia della Repubblica moldava di Transnistria, mentre la polizia di Tiraspol giurava fedeltà alla neo-nata Repubblica.

Tuttavia, il conflitto vero e proprio scoppiò solo il 2 marzo 1992, mentre a New York le Nazioni Unite riconoscevano la Moldavia come nuovo membro dell’Organizzazione. A scatenarlo fu l’assassinio del comandate delle forze transnistriane a Dusabari: della sua morte, infatti, erano stati erroneamente accusati alcuni poliziotti moldavi. Ne seguirono scontri nelle città di Dubasari, Cocieri, Cosnita e Tighina tutte sul confine fra Moldavia e Transnistria.

Per tutta la breve durata della guerra si scontrarono due fazioni principali. Da una parte, la Moldavia era sostenuta dalla Romania e da volontari romeni. Dall’altra, la Transnistria era supportata da cosacchi del Don e volontari russi e ucraini, oltre che dalla quattordicesima Armata dell’esercito russo che, di stanza proprio in Moldavia, si unì ai combattenti di Tiraspol, in contrasto con la dichiarata politica di neutralità di Mosca.

Fu proprio l’intervento della quattordicesima Armata a essere decisivo nella risoluzione del conflitto a favore della Transnistria, garantendo a Mosca un ruolo chiave nel processo di pace. La fine della guerra fu raggiunta il 21 luglio 1992, con un cessate il fuoco firmato dal Presidente russo Boris El’cin e da quello moldavo Mircea Snegur. L’accordo prevedeva la separazione di Moldavia e Transnistria e la creazione di una forza di peacekeeping, la Joint Control Commission (JCC), il cui compito era far rispettare gli accordi di pace. La JCC è ancora oggi in servizio e mantiene la sua composizione originale: cinque battaglioni russi, tre moldavi e due transnistriani, tutti guidati da un comando militare comune.

Raggiunta l’indipendenza de facto, Tiraspol iniziò a lavorare alla formazione del proprio apparato statale. Approvata tramite referendum la Costituzione indipendentista alla fine del 1996, la Transnistria si è configurata come una repubblica presidenziale. Il capo dello Stato è eletto ogni quattro anni in modo diretto dal popolo ed è affiancato nelle sue funzioni dal Consiglio dei Deputati del Popolo, un’assemblea legislativa unicamerale, anche questa con mandato di quattro anni. Nella pratica, il ruolo di quest’assemblea è limitato: tutti i poteri sono concentrati nella figura del Presidente. Allo stesso tempo, sono stati sviluppati anche un sistema monetario (fondato sul rublo transnistriano) e uno giuridico, ed è stato creato un esercito.

Nonostante questi sforzi, sul piano internazionale, negli ultimi trent’anni è rimasto quasi tutto immutato per la Transnistria. I membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite non ne hanno mai riconosciuto l’indipendenza, continuando a considerarla come parte della Repubblica di Moldavia, che ugualmente la ritiene parte del proprio territorio con il nome di “Unità amministrativa della riva sinistra del Dnestr”. Per questa ragione, la Transnistria resta uno Stato indipendente e sovrano solo de facto. Gli unici che ne hanno riconosciuto l’indipendenza sono Abcasia, Repubblica del Nagorno Karabakh e Ossezia del Sud – altre tre entità statali secessioniste, a loro volta non riconosciute dalla comunità internazionale. Neanche la Federazione Russa, che da decenni è il principale partner economico, energetico e commerciale della Transnistria, ne riconosce indipendenza e sovranità.

 

Fonti e approfondimenti

Bondarenko, Oleksiy, “Invasione dell’Ucraina ed esplosioni in Transnistria: in allarme Moldavia e gli altri paesi dell’est Europa”, Valigia Blu, 06.05.2022

Canali, Laura, Una carta da La fine della pace, a proposito della variabile Moldova/Transnistria nella guerra d’Ucraina, Limes, 27.04.2022

Cenusa, Dionis, “Is Transnistria Being Dragged into the Ukraine War?”, Istituto Superiore Politica Internazionale, 30.04.2022

Gettleman, Jeffrey, “A Mini-Russia Gets Squeezed by War”, New York Times, 15.05.2022

Harrington, Keith, “Three Decades On, the Spark that Ignited War in Moldova”, BalkanInsight, 17.03.2022

King, Charles, 2000, “The Moldovans: Romania, Russia, and the politics of culture”, Stanford, Hoover Institution Press

Mackinlay, John & Cross, Peter, 2003, “Regional Peacekeepers: The Paradox of Russian Peacekeeping”, United Nations University Press 

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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