Venti di guerra soffiano nel mondo e l’Europa, che per anni è andata verso una riduzione degli investimenti nel settore della Difesa, ora si trova a valutare la possibilità di reintrodurre il servizio militare obbligatorio. In Italia a spingere verso questa possibilità è soprattutto la Lega, che ha presentato un progetto di legge per reintrodurre l’istituto con una durata di sei mesi per ragazzi e ragazze. Un’ipotesi respinta sia dal ministro della Difesa Guido Crosetto che dagli alleati di governo di Forza Italia, ma che comunque non esclude dal dibattito pubblico questa possibilità.
La demilitarizzazione
Nella storia moderna, e ancora di più durante le guerre mondiali, gli eserciti facevano affidamento sulla coscrizione universale e obbligatoria degli uomini. Ma già a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, le forze europee cominciarono a ridimensionare le proprie fila, rafforzando questo processo con la caduta dell’Urss e la conclusione della Guerra Fredda.
Come segnala lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) la spesa militare nell’Europa occidentale è crollata in media dal 2,4% all’1,6% del Pil durante questo periodo. Un dato appare significativo: nel 1990 la Germania Ovest vantava 215 battaglioni, nel 2023, nonostante la riunificazione, questo numero è sceso a soli 3, segnando una riduzione dell’84%. L’Italia li ha tagliati del 67%.
Dal Dopoguerra, come segnala un report della Nato, anche le spese generali per la difesa in percentuale al Pil dei rispettivi Paesi, sono drasticamente diminuite. Nel 1951 l’Italia spendeva il 4,26% del proprio Pil per la Difesa. Il calo degli investimenti militari ha raggiunto l’1,17% nel 2019, per poi tornare a salire, pur rimanendo comunque al di sotto della soglia del 2% richiesta dall’Alleanza atlantica ai propri membri. Nel 2022 questa percentuale si stima sia stata pari all’1,52%, mentre nel 2023 era all’1,50%. Nel 2024 raggiungerà un valore pari all’1,49% del Pil.
La situazione nei Paesi del Nord
Tra il 1990 e il 2013, 24 Paesi hanno abbandonato la coscrizione militare obbligatoria, ma sono ancora diversi gli eserciti che si nutrono di queste risorse o che hanno deciso di reintrodurre questo istituto. La ragione, per molti di loro, è la vicinanza con la Russia e la paura di essere le prime vittime di un potenziale – nuovo – allargamento a ovest.
La Svezia è l’unico Paese dell’Ue con la coscrizione militare sia per gli uomini che per le donne. Anche i loro vicini danesi hanno mantenuto il servizio obbligatorio, da un minimo di 4 a un massimo di 12 mesi, ma i maggiorenni possono scegliere anche l’alternativa del servizio alla comunità. A partire dal 2016, anche i diciottenni norvegesi, uomini e donne, devono presentarsi per il servizio militare, ma solo circa 9.000 dei 60.000 candidati annuali vengono chiamati per 19 mesi di servizio.
Tra i Paesi nordici c’è anche la Finlandia, che nel 2023 è entrata poco prima di Stoccolma a far parte della Nato. Helsinki prevede tre tipi di reclutamento, ma in ogni caso tutti i cittadini maschi di 18 anni sono chiamati a prestare servizio nelle Forze Armate, per addestrarsi nell’arco di 12 mesi per poi rimanere a disposizione come riservisti fino all’età di 50 anni. I 1.340 chilometri di confine che uniscono Finlandia e Russia hanno contribuito in modo determinante a far scegliere al Paese scandinavo di uscire dalla storica neutralità per aderire all’Alleanza.
Paura al confine
Il trend che ha portato Stoccolma e Helsinki a muoversi verso la Nato ha convinto anche la Lettonia a fare un passo indietro. Dopo aver abolito la leva obbligatoria nel 2007, Riga l’ha reintrodotta nel luglio 2023 per i cittadini maschi di età compresa tra 18 e 27 anni. La durata del servizio è di 11 mesi. Per le donne resta una scelta volontaria.
Resta la possibilità di svolgere cinque anni nella Guardia nazionale o di prendere parte a un addestramento militare speciale per studenti, che dura anch’esso cinque anni. C’è anche un’opzione civile che consiste in 11 mesi di lavoro in un’istituzione del settore della difesa lettone con questioni relative a immobili, logistica, approvvigionamento o altro.
Come segnala Lsm, emittente pubblica lettone, a gennaio 2024 circa 120 cittadini hanno iniziato il loro servizio militare di undici mesi. Non sono stati gli unici. Queste 120 persone hanno aderito al servizio in modo volontario, quindi riceveranno uno stipendio mensile di 600 euro (netti), oltre a un compenso di 1.100 euro (netti) dopo aver completato il servizio. Tale importo mensile è il doppio di quello che riceveranno i non volontari se saranno chiamati al servizio obbligatorio. Ma, chiarisce l’emittente, finora il numero di volontari è stato sufficiente per evitare le chiamate obbligatorie.
Il caso tedesco
La Germania ha sospeso il servizio militare nel 2011. Ma da almeno un anno il dibattito attorno alla sua reintroduzione è più vivo che mai, complice anche la Legge fondamentale tedesca che prevede un possibile ritorno alla leva nel caso ci sia una necessità di difesa.
A spingere in questa direzione è soprattutto il ministro della difesa Boris Pistorius, già imbattutosi nel “no” del cancelliere Olaf Scholz. Questo non gli ha impedito, nel giugno del 2024, di annunciare piani per una nuova legislazione che contribuirebbe a ricostituire i ranghi ridotti delle forze armate. Nella proposta di Pistorius il disegno di legge consentirebbe al governo di inviare lettere a tutti i giovani che compiono 18 anni (circa 400.000 ogni anno) chiedendo informazioni sulla loro volontà e capacità di prestare servizio nell’esercito.
Dopo la valutazione di un questionario toccherebbe all’esercito selezionare i più interessati e qualificati per prestare servizio nell’esercito per un periodo di 6-23 mesi. L’obiettivo di Berlino è di rimpolpare i ranghi rispetto alle 180 mila unità presenti ora, per arrivare a raggiungere 203.000 militari entro il 2031.
A frenare Berlino non c’è solo un discorso etico. Un’analisi dell’Istituto Ifo di Monaco di Baviera ha preso in considerazione gli eventuali costi a seconda delle possibili fattispecie. Se il servizio militare fosse obbligatorio per un intero gruppo di età, ciò ridurrebbe la produzione economica dell’1,6% o di 70 miliardi di euro. Se invece si tornasse al vecchio servizio militare il costo si aggirerebbe intorno ai 17 miliardi di euro. Come ultima ipotesi, se il servizio militare venisse distribuito sul 5% della fascia di età arruolabile, che secondo l’Ifo corrisponde all’incirca al modello praticato in Svezia, costerebbe circa 3 miliardi di euro.
Chi è disposto a combattere
Posto che la reintroduzione della leva venga approvata e accettata dalla popolazione, quanto persone effettivamente vorrebbero prendere le armi per difendere il proprio Paese? Poche, almeno stando a un un recente sondaggio di Gallup. Se si paragonano i dati del 2014, subito dopo l’annessione unilaterale della Crimea da parte della Russia, la voglia di combattere è diminuita parecchio: ai tempi il 61% era disposto a combattere, mentre il 27% no. Oggi il rapporto si è ribaltato.
Solo il 32% dei cittadini dell’Unione europea sarebbero disposti a prendere le armi per difendere il proprio Paese se ci fosse una guerra. Negli Stati Uniti questa percentuale sale al 41%, mentre i cittadini dell’Asia occidentale sono il 77% e quelli del Medio Oriente il 73%.
Significativo il dato italiano che emerge da una lunga tradizione di pacifismo e di rifiuto delle armi. Il nostro Paese ha uno tra i tassi più alti di rifiuto a combattere se ci fosse una guerra: il 78% ha risposto no, a fronte di un 14% che invece sarebbe disposto a prendere le armi e di un restante 8% che invece non si esprime.
Fonti e approfondimenti
Samar K. With war on its doorstep, could Europe embrace compulsory military service once again? Euronews, 16/07/2024
Sondaggio Gallup, Fewer People are Willing to Fight for Their Country Compared to Ten Years Ago, 11/03/2024
Stockholm international peace research institute SIPRI Military Expenditure Database
Walter J. D., Europe: Is compulsory military service coming back?, Deutsche Welle, 6/11/2023
Posaner J, Serving the Vaterland: Germany debates reviving conscription, Politico, 13/05/2024


