Un punto sulla corsa all’Eliseo

La corsa per l’Eliseo si sta infiammando e la campagna elettorale sta entrando nel vivo. Il primo turno sarà il 23 aprile e il 7 maggio ci sarà il secondo turno. Cerchiamo di fare un rapido salto nella campagna elettorale di ogni candidato e analizziamo i possibili scenari.

Francois Fillon

Francois Fillon, candidato de Les Républicains di cui abbiamo già raccontato la storia, è al momento il candidato più chiacchierato e più in difficoltà. Nelle ultime settimane è stato stravolto dal Penelope-Gate. Penelope è il nome della moglie, personaggio molto importante nella campagna elettorale, la quale, secondo quanto affermano i giornali e le prime inchieste, sembra aver ricevuto uno stipendio per un fittizio lavoro presso l’ufficio del marito. Di conseguenza le accuse sono quelle di appropriazione indebita di fondi pubblici, abuso di beni sociali, complicità e occultamento di questi reati, traffico d’influenza e violazione degli obblighi di comunicazione all’Alta autorità in materia di trasparenza nella vita pubblica.

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Nelle ultime settimane queste accuse sono passate da indiscrezioni ad accuse ufficiali da parte della magistratura. Questo evolversi ha portato numerosi personaggi importanti della campagna elettorale di Fillon a ritirarsi. All’inizio a fare un passo indietro sono stati gli ex sostenitori di Juppè, concorrente di Fillon alle primarie, ma poi si sono aggiunti anche personaggi di spicco come il portavoce di Fillon, Thierry Solère, e soprattutto il capo della sua campagna elettorale, Patrick Stefanini, fautore della grande vittoria alle primarie.

Fillon sembrava sull’orlo di dimettersi giovedì scorso, ma a sorpresa ha rilanciato, ha presentato il suo programma e ha lanciato un duro attacco alla magistratura, definendola nemica del popolo, un frase che fa riaffiorare italiche memorie. Questo attacco ha avuto la capacità di raggruppare 50.000 persone a Parigi, ma dall’altra parte gli ha fatto fare un tonfo nei sondaggi portandolo quasi a farsi riprendere dal candidato socialista Benoit Hamon.

I quadri del partito repubblicano sono in fermento e vogliono un cambio in corsa. Il nome di Juppè è stato il più fatto, per una eventuale sostituzione della nomination. La commissione del regolamento era anche stata interpellata per un’interpretazione del regolamento in vista del cambio, ma poi Juppé si è ufficialmente tirato indietro dicendo che sarebbe troppo tardi per costruire una campagna elettorale a questo punto.

Marin Le Pen

Marine Le Pen, candidata del Front National di cui a breve racconteremo la storia, è la corritrice di testa di queste elezioni, conduce nei sondaggi con un solido 25/27%. Anche lei è stata colpita da scandali, è stata aperta nei suoi confronti un’indagine per aver pagato con soldi del Parlamento Europeo dei collaboratori che lavoravano per il partito in Francia. Tutti si aspettavano che questa fosse una bomba sulla candidata dell’estrema destra,  invece non ci sono state ripercussioni. La sua valutazione è rimasta positiva e anzi ha ricevuto dei complimenti durante le manifestazioni, per aver usato i soldi della grande ladra, l’Unione Europea, per i francesi.

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Il problema della Le Pen sta nell’allargamento del consenso: se può stare tranquilla guardando i sondaggi del primo turno che la danno in testa o comunque, a meno di sorprese clamorose, sicuramente al ballottaggio, le sue paure peggiori arrivano dai sondaggi del secondo turno. È data perdente contro tutti i candidati, anche contro l’estrema sinistra di Melanchon, in un ipotetico ballottaggio tra i due. Il suo più quotato avversario il centrista Macron, secondo le ultime valutazioni, la batterebbe con un distacco di almeno 20 punti percentuali.

Il suo tasso di gradimento, in particolare nelle grandi città, è talmente basso che, se questa volta i sondaggisti si sbagliassero, sarebbe davvero clamoroso, vorrebbe quasi dire che buona parte dei francesi ha mentito.

Come potete vedere dal video della presentazione della campagna elettorale i temi sono sempre gli stessi: lotta all’immigrazione, lotta all’Europa, lotta all’establishment (anche se è difficile trovare una famiglia meno appartenente all’establishment dei Le Pen) e sostegno alla cristianità, al patriottismo francese. Elementi che come si può immaginare hanno grande presa su fasce di elettorato con un basso livello di educazione, soprattutto nelle zone rurali.

Emmanuel Macron

Abbiamo già raccontato la storia di Emmanuel Macron, che si sta trasformando nell’uomo di punta di questa campagna. Tutti hanno capito che sarà lui l’uomo da battere e tanti stanno saltando sul carro del probabile vincitore. Con gli scandali di Francois Fillon e la comparsa di Benoit Hamon, troppo di sinistra per alcuni appartenenti al partito socialista, per molte persone Emmanuel Macron si sta trasformando nel cavallo giusto da portare al traguardo. Molti personaggi di destra e di centro, come Bayrou, e di sinistra, come l’ex candidata socialista all’Eliseo Segolene Royale, sostengono Macron, sia pubblicamente che privatamente.

Un parlamentare del Front National ha affermato la scorsa settimana a Sputnik che su Macron usciranno scandali. A molti è sembrata una bufala, altri hanno parlato di bombe personali e politiche pronte ad esplodere intorno al candidato di En Marche. Wikileaks ha pubblicato dei documenti che riguardavano Macron, provenienti dalle mail di Hillary Clinton, ma non vi era niente di controverso, tanti commenti positivi dell’ex segretario di stato, che si può facilmente immaginare apprezzi molto un candidato moderato, di centro , europeista, amico degli USA e della NATO. È stato accusato di molte cose: di aver usato fondi ministeriali per la prima fase di lancio del movimento En Marche, per adesso non sembra essere vero, di aver utilizzato dati ministeriali per costruire la sua campagna, non ci sono prove neanche per questo. Alcuni sono arrivati a sostenere che Macron sia omosessuale e che sua moglie sia solamente una copertura, un’accusa di un livello talmente basso che molti giornali si sono vergognati a doverlo sentir rispondere a domande del genere.

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Il problema reale per Macron potrebbe però non celarsi nelle presidenziali e nelle campagne diffamatorie, ma nelle parlamentari. En Marche, il movimento che sostiene il candidato, è una creatura politica neonata, senza alcun legame con il territorio. L’estremo livello di personalizzazione, che questa campagna ha preso, permette comunque ad un candidato come Macron di poter ambire alla presidenza, ma dall’altra parte potrebbe essere nettamente sfavorito contro delle macchine di partito come quella socialista e quella repubblicana. Nella fase finale della campagna elettorale, a cavallo del primo turno, si trasformeranno in macine per voti parlamentari. In questo scenario di debolezza En Marche potrebbe ritrovarsi con la presidenza di Macron, ma senza maggioranza parlamentare. Di risposta alcuni sostengono che un movimento centrista e pragmatico, un cosiddetto movimento programmatico, si potrebbe facilmente alleare con altri partiti moderati, come il Partito repubblicano e il Partito socialista.

Benoit Hamon

Chi è Benoit Hamon, il candidato del partito socialista, lo abbiamo già raccontato, ma adesso dobbiamo raccontare i problemi della sua campagna. Fondamentalmente il più grande problema ha un nome e un cognome: Jean-Luc Mélenchon. Il leader del partito di Sinistra è la spina nel fianco del candidato socialista, data la tendenza radicale di Hamon, il candidato de la Gauche (sinistra), toglie enormi fette di voto al partito socialista. I sondaggi parlano chiaro: insieme i due candidati possono aspirare a mandare la sinistra al ballottaggio, supponendo che davanti ad un’unione i due elettorati non cambino, escludendo Macron o Fillon o addirittura Le Pen. Se rimanessero separati resterebbero il 4° e il 5° candidato, posti buoni solamente per fare un’opposizione politica parlamentare.

Due sono i motivi per cui questa alleanza non è possibile. Il primo è programmatico, il leader della sinistra radicale non condivide alcuni passaggi del programma dei socialisti, tra cui il reddito di cittadinanza, di cui parla il video qui sotto, perché lede il diritto al lavoro come elemento di sviluppo. Il secondo motivo è prettamente politico, per non dire personale. Melenchon infatti è infatti innamorato della vita politica attiva, vive di campagne elettorali, fa moltissimi comizi, che a volte durano parecchie ore( come il video qui sopra), ed è molto innamorato della sua posizione. Hamon è totalmente differente, ma il Partito Socialista non può ritirare il proprio candidato per favorire la sinistra, sarebbe una sconfitta anche peggiore.

Hamon sta cercando di sgretolare l’alleanza intorno a Melenchon raggiungendo accordi con i piccoli partiti della sinistra, come i Verdi o le altre piccole formazioni, ma difficilmente riuscirà a dissuaderlo, salvo miracoli o redenzioni della gauche.

Approfondimenti

Per chi volesse rimanere sempre aggiornato sulla corsa presidenziale consiglio due news letter: Presidentielle 2017 e Verso l’Eliseo

Présidentielle 2017, ventiquattresima settimana: la settimana più lunga di François Fillon

https://www.facebook.com/notes/verso-leliseo/fillon-è-sempre-più-solo-ma-per-ora-non-vuole-mollare/531369373863573

Il programma di Macron: https://en-marche.fr/emmanuel-macron/le-programme

Il programma di Hamon è contenuto dei 18 video qui sotto

 

 

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