Se l’Occidente ha smesso di cooperare, l’Asia ha appena cominciato

Questo vertice G7, conclusosi a Charlevoix in Canada, ha fatto riflettere molti. Il summit dei 7 Paesi più industrializzati del mondo (Canada, Germania, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Stati Uniti e Italia) ha reso evidente l’ascesa del multipolarismo dell’ordine mondiale, e la subalternità degli Stati  occidentali ai nuovi equilibri geopolitici globali. L’incontro è avvenuto lo scorso 8 giugno, caratterizzato da un clima di antagonismo e diffidenza, oltre che dall’indebolimento dell’intesa euro-americana che ha reso difficile siglare gli accordi economici. L’insuccesso dell’incontro “occidentale” è stato però controbilanciato da un altro vertice, svoltosi in contemporanea a Qingdao, in Cina: si è trattato di un incontro dei leader dei Paesi che fanno parte della Shangai Cooperation Organization (SCO), tra cui il cinese Xi Jingping, il russo Vladimir Putin, l’indiano Narendra Modi e l’iraniano Hassan Rouhani.

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Il summit della SCO quest’anno è apparso come l’alternativa asiatica alla globalizzazione occidentale. Mentre ad ovest i guardiani del “vecchio ordine” si sono dimostrati divisi, ad est i sostenitori di un ordine mondiale nuovo hanno elaborato “una governance globale adatta alla nuova era”. È chiaro quindi che oggi la storia si fa in Asia, come è stato sottolineato anche dal vertice tra Trump ed il leader nordcoreano Kim Jong-un, all’interno del quale l’Europa non ha avuto nessun ruolo.

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Il G7 in breve

Quello che oggi è il G7 ha avuto inizio come un incontro informale di alti funzionari finanziari, sulla scia della crisi petrolifera del 1973. Il primo summit dell’epoca G6 riunì i leader di sei nazioni, Francia, Germania Ovest, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti; nel 1976 si aggiunse anche il Canada, allora guidato da Pierre Trudeau (padre dell’attuale Primo Ministro Justin). Questi Paesi rappresentavano le principali economie e nazioni industrializzate del mondo, uniti dalla cornice comune del cosiddetto ordine mondiale liberale e dalla democrazia. L’evoluzione del G7 in G8 è avvenuta in seguito all’aggiunta della Russia nel 1998, poi espulsa nel 2014 a causa dell’annessione della Crimea. Tutt’oggi il G7, seppur formalizzato in vertici annuali, rimane un incontro informale di leader mondiali con interessi condivisi e un’influenza significativa sulle questioni globali.

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La SCO in breve

La SCO è un gruppo più formale e “giovane” rispetto al G7: è un’organizzazione multilaterale di tipo economico che potrebbe rappresentare un’alternativa alla NATO, ma che in realtà non ha una portata di sicurezza di tipo strategico.  Fondato nel 1996 come “il Gruppo dei Cinque” (ossia Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan) con l’intento di placare le residue dispute di confine tra la Cina ed i suoi vicini sovietici, nel 2001 il gruppo ha dato il benvenuto all’Uzbekistan, diventando la moderna SCO. Oggi, la SCO comprende 8 Paesi: Cina, India, Pakistan, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan ed Uzbekistan, potenze globali non solo in campo economico ma anche in campo nucleare. Cina, India e Russia infatti delineano le strategie di penetrazione globale con i Paesi-“stan” che rappresentano in sè una potenza energetica, essendo ricchi di petrolio e di gas.

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Il summit G7 oggi

L’incontro del G7 quest’anno è stato soprannominato “summit dimezzato”, data la partenza anticipata del Presidente americano Donald Trump, che così facendo non ha contribuito al comunicato finale del vertice, rifiutando di sottoscriverlo. Il Presidente statunitense ha assunto una posizione in netto contrasto con i suoi colleghi su varie questioni: ma lo scontro più evidente è stato quello con il Canada sul tema dei dazi commerciali sull’importazione di alluminio e acciaio, già ufficialmente applicati  ai paesi europei. Infatti, questo G7 ha evidenziato il declino di Washington nel porsi alla guida del blocco di nazioni occidentali: lo riflette bene un passaggio del comunicato finale del vertice, che tratta di “un sistema internazionale basato sulle regole”, non “il” sistema, come si è sempre solitamente considerato.

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Il vertice SCO oggi

Quest’anno si è aggiunto un altro posto al tavolo di della SCO, per ospitare un Paese con un ruolo cruciale sullo scacchiere internazionale: l’Iran. E mentre il G7 discuteva l’uscita unilaterale degli USA dall’accordo con Teheran sul nucleare (con relativa raffica di sanzioni da parte dell’amministrazione Trump contro il regime degli ayatollah), a Shanghai il summit orientale ha ricevuto il presidente della Repubblica Islamica d’Iran, Hassan Rouhani. L’Iran infatti, dopo il rifiuto degli Usa sul rinnovo degli accordi del 2015, sarebbe tentato di riprendere la creazione di un arsenale atomico. Alleati storici di Teheran sono proprio la Cina e la Russia, alle quali si è recentemente unita anche l’India: il presidente Rohani pare sempre più intenzionato a posizionarsi sotto l’ “ombrello” delle potenze asiatiche, in chiave antagonista verso gli USA, sfruttando le aperture del Cremlino.

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Questo 18° summit della SCO ha aggiunto allo spirito multilaterale dell’organizzazione gli insegnamenti di Confucio di “fiducia reciproca, rispetto reciproco, uguaglianza, rispetto per le diverse civiltà e ricerca di uno sviluppo condiviso“, ampliando il mandato della SCO a un’infinità di questioni, dall’economia fino alla cultura. Come nelle intenzioni cinesi, il summit è stato incentrato sulla cooperazione regionale, sugli scambi commerciali, sulla sicurezza e sulla stabilità: la Cina infatti aspira ad essere leader dell’organizzazione, per coordinare la lotta al terrorismo, gli estremismi ed i separatismi. L’ingresso di India e Pakistan ha reso più globale la portata dell’organizzazione, ma ha introdotto anche un elemento di crisi, vista la concorrenza tra i due Paesi sulla Nuova Via della Seta. La stessa città di Qingdao (scelta per il summit), sulla costa nord orientale della Cina a sud-est della capitale, rappresenta il simbolo dell’ambizioso progetto cinese.

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La Russia è il vero ago della bilancia di questi nuovi equilibri mondiali: fino a quando Mosca resta fuori dal G7 (Trump avrebbe invocato il ritorno al G8, sostenuto anche dal Premier Conte), la separazione tra Paesi occidentali e resto del mondo rimane più netta. Ma non mancano i disaccordi anche tra i “big” della SCO: la Belt and Road Initiative farà spostare a sud considerevoli flussi economici, minacciando quindi di tagliare fuori la Russia; inoltre, c’è la questione della Siberia orientale, dove migliaia di cinesi si stanno trasferendo.

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Ad unire Russia e Cina, però, ci sono almeno due fattori: il “nemico” statunitense e la lotta contro il terrorismo. La situazione mediorientale rappresenta infatti sia per Mosca che per Pechino un terreno comune di lotta all’estremismo islamico: la Russia conosce da anni il terrorismo ceceno, che ha stretti legami con quello qaedista dell’Isis; la Cina è alle prese con la lotta agli estremisti interni, rappresentati in primo luogo dagli Uiguri, una minoranza etnica di fede musulmana e lingua turca, che conta almeno 5.000 combattenti pronti ad unirsi all’Isis in Siria. Da non dimenticare, inoltre, come l’Asia centrale sia la “madre patria” della radicalizzazione islamica, che  da lì successivamente si dirama in tutte le zone limitrofe.

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Le divisioni del G7 hanno messo in luce gli sforzi di cooperazione che contemporaneamente hanno avuto luogo in Cina. Non è un caso che ad organizzare il vertice annuale della SCO, così come a presiedere i lavori, sia stata Pechino, che da un anno sta portando avanti un braccio di ferro sul fronte delle tariffe commerciali con gli Stati Uniti. Ed il disaccordo dei Paesi SCO con Washington riguarda anche l’intesa sul nucleare iraniano. Infine, oltre agli interessi strategici, sono stati curati anche quelli economici: durante il vertice delle potenze asiatiche sono stati firmati accordi per un valore commerciale di 2,6 miliardi di euro, ed è stato creato un fondo da circa 1 miliardo.

La dichiarazione finale del vertice SCO – la Dichiarazione di Qingdao – ha incentrato l’enfasi su una “riconfigurazione del paesaggio geopolitico e uno spostamento verso un mondo multipolare”. Questa dichiarazione si configura come un agglomerato di posizioni facilmente condivisibili: cooperazione reciproca, risoluzione pacifica delle controversie, antiterrorismo, all’interno della quale il Presidente cinese Xi Jinping ha descritto “la democrazia nelle relazioni internazionali” alla stregua di “una tendenza inarrestabile dei tempi.

 

FONTI:

  1. https://www.theguardian.com/world/2018/jun/10/g7-in-disarray-after-trump-rejects-communique-and-attacks-weak-trudeau
  2. https://www.eurasiafuture.com/2018/06/08/in-china-the-sco-is-conducting-a-productive-and-civilised-summit-while-the-g7-is-one-big-argument-inside-a-political-circus/
  3. https://www.chinausfocus.com/foreign-policy/chaos-at-the-g7-and-harmony-at-the-sco
  4. https://www.huffingtonpost.it/2018/06/08/mentre-al-g7-in-canada-si-litiga-ce-un-g2-in-cina-che-si-consolida-e-incide-sul-futuro_a_23454230/
  5. https://www.euractiv.com/section/central-europe/news/in-striking-contrast-with-g7-shanghai-summit-focuses-on-unity/
  6. https://www.aljazeera.com/news/2018/06/china-hosted-sco-summit-unity-contrasts-g7-disarray-180610082344876.html

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