La Cina tra supremazia Han e le minoranze ribelli

La Repubblica del Popolo della Cina è lo Stato più popolato al mondo con una popolazione di circa di un miliardo e trecento milioni di abitanti (secondo le stime delle Nazioni Unite del 6 settembre 2016 la popolazione è di circa 1.383.475.387). Come nella maggior parte degli Stati nazionali, anche la Cina ha un gruppo etnico che può essere definito come predominante e che quindi viene assimilato come la figurazione reale dell'”essere cinese”. Questa funzione è ricoperta dagli Han che hanno un controllo sul territorio molto vasto e che contano, secondo dati della CIA, circa un miliardo e duecento milioni di individui. Questo definisce la vera e propria supremazia di questo gruppo che rappresenta il 91% dell’intera popolazione.

Ma, nonostante gli Han, all’interno della Cina esistono altri 55 minoranze etniche riconosciute dal governo cinese e molte altre piccole minoranze non riconosciute dal governo o classificate come sotto categorie di alcune minoranze etniche.

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I Tibetani

La minoranza etnica tibetana è sicuramente la più conosciuta nel mondo Occidentale a seguito delle numerose proteste della regione autonoma del Tibet nei confronti del governo centrale. La popolazione è di circa 5 milioni di tibetani e vivono per la stragrande maggioranza nel sud della Cina. La particolarità di questa minoranza è che ha una propria lingua sia scritta che parlata che si distacca di molto dalla lingua predominante del Paese, ovvero il mandarino. La loro lingua proviene dal ceppo cambogiano e quindi per molti versi appartengono più al mondo dell’Indocina che a quello cinese. La grande rivendicazione del popolo tibetano non è però quella che spesso viene erroneamente pensata dal mondo Occidentale, ovvero la volontà di avere un’indipendenza totale da Pechino. La richiesta sempre più forte che viene avanzata dai tibetani è infatti un semplice riconoscimento delle differenze dall’etnia Han e la salvaguardia dell’etnia stessa attraverso una reale autonomia di poteri della regione del Tibet. Il governo di Lasha, la capitale del Tibet, è conscia della impossibilità dell’indipendenza perché lo Stato tibetano si troverebbe schiacciato tra due delle potenze più forti del mondo, India e Cina, senza però avere le loro numerose risorse a disposizione. Quello che preoccupa molti studiosi della Cina è sicuramente la costruzione della linea del Qinghai-Tibet, anche chiamata treno del Cielo, che collega Pechino con Lasha in 24 ore. Questa ferrovia ad alta velocità permette all’esercito di raggiungere il cuore del Tibet in pochissimo tempo e riuscire a sedare ogni tipo di rivolta o semplice protesta contro le politiche del governo centrale.

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Uiguri

La minoranza etnica uigura ha delle radici ancora più lontane rispetto a quella tibetana. Il fattore che più di tutti distingue questa minoranza dal resto delle etnie cinesi e che crea sempre di più un problema per il governo centrale di Pechino è la vicinanza con il popolo turco. Infatti, i 9 milioni di uiguri situati nella regione autonoma dello Xinjiang, nel nord ovest della Cina, vivono nella più forte convinzione di essere ancora parte del grande disegno imperale ottomano. Evidenti segnali di questo attaccamento allo Stato turco vengono dalla caratteristica della loro lingua, la quale usa ancora i caratteri persiani e non quelli cinesi. Il secondo elemento che non lascia dubbi sulla loro linea politica è il forte attaccamento del popolo uiguro nei confronti di Racep Tayyip Erdogan, il leader più discusso degli ultimi mesi riguardo alla sua gestione dello Stato turco sia in politica interna che estera. 

La popolazione uigura, al contrario di quella tibetana, cerca una reale indipendenza da Pechino per raggiungere un obiettivo utopico ma allo stesso tempo molto simbolico che è uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Erdogan, ovvero il ricongiungimento degli Uiguri con il popolo turco per ricreare il grande impero Ottomano. In questa direzione sono molto importanti le parole di Rebiya Kadeer, protetta dagli Stati Uniti d’America, leader del popolo uiguro e attivista per i diritti umani, ha affermato che “il cuore del popolo del Turkistan dell’est batte per Erdogan, tutti gli Uiguri pregano per lui” in riferimento alle elezioni che hanno visto Erdogan rafforzare ancora di più il suo potere all’interno della Turchia.

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Ancora più preoccupante quindi è il rapporto che si è andato a creare tra Erdogan e gli Uiguri nel corso degli anni, dal 1995, anno in cui Erdogan era sindaco di Istanbul, fino a oggi e alla situazione sempre più fragile del Medio Oriente. Se da una parte la Turchia appoggia fortemente e senza mezzi termini l’indipendenza dello Xinjiang, dall’altra parte il governo di Pechino ha fatto notare più volte come questo sia un controsenso fortissimo tra la situazione curda e quella uigura. Dall’altra parte però la componente uigura ha un forte rilevo all’interno della crisi siriana proprio perché una parte di questa minoranza etnica si è unita alle forze terroristiche dell’ISIS portando all’interno del conflitto, anche se in maniera molto defilata, la Cina. Sembra ancora più evidente quindi attraverso questo controsenso turco come la Turchia si stia muovendo all’interno del Medio Oriente e di come la Cina possa giocare un ruolo di contrasto alle politiche espansionistiche di Erdogan.flag_of_the_islamic_state_of_iraq_and_the_levant2-svg

Mongoli

Altra minoranza etnica di grande rilievo all’intero della Repubblica del Popolo della Cina è quella mongola. Una popolazione simile a quella tibetana dal punto di vista dei numeri che non supera i 5 milioni e mezzo e una connotazione geografica nel nord della Cina, ovvero nella Regione autonoma della Mongolia interna. La storia del popolo mongolo è sempre stata in contrasto rispetto a quella dell’impero cinese e quindi, nonostante rispetto alle altre minoranze ci sia un’affinità maggiore con la supremazia degli Han, esiste un contrasto culturale molto forte. Importante ricordare che l’onore di questa minoranza è molto forte e che Gengis Khan apparteneva a questa dinastia e che l’impero mongolo aveva un’estensione paragonabile al 22% del territorio mondiale (per saperne di più).

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Lo Stato socialista già sotto Mao Zedong iniziò a prendere delle iniziative per riuscire ad amalgamare tutte le varie etnie che rischiavano di distruggere il sogno socialista del Partito Comunista della Cina e quindi vennero indette delle conferenze per riconoscere molte etnie cinesi. Già nel 1949, anno della rivoluzione maoista, Pechino ospitò più di 50 delegazioni da tutta la Cina che svilupparono un Programma Comune per la pacifica convivenza che recitava “tutti i gruppi etnici all’intero dei confini della Repubblica del Popolo della Cina sono uguali. Stabiliscono unità e aiuto reciproco tra di loro, e si devono opporre all’imperialismo e ai nemici pubblici attraverso i loro mezzi in modo che la Repubblica del Popolo della Cina possa diventare una grande famiglia che cooperi e che fraternizzi tra tutti i gruppi etnici. il ‘grande nazionalismo’ e il ‘nazionalismo locale’ devono essere contrastati. Atti di discriminazione, oppressione e divisione tra i vari nazionalismi devono essere proibiti”. Rispetto a quello che venne definito quasi settanta anni fa però sembra che la situazione sia molto lontana da quella auspicata nel 1949. Gli esempi delle repressioni in Tibet, nello Xinjiang e la progressiva “hanizzazione” del territorio periferico della Cina non fanno ben sperare per la convivenza pacifica delle varie etnie. 

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Il governo di Pechino infatti sta sperimentando quello che potremmo definire ingegneria sociale facendo emigrare forzatamente molti Han verso le regioni autonome e periferiche della Cina in modo tale da cercare di ammorbidire la fortezza che le minoranze etniche si erano create intorno a loro e all’interno della loro regione durante gli ultimi cinquanta anni. Quello che Pechino sta cercando di fare a tutti i costi è far diventare l’etnia Han l’unica realmente esistente (nonostante oggi ricopra il 91% della popolazione cinese) e chiudere definitivamente il discorso riguardo l’integrazione in modo tale da eliminare tutte le politiche di raccordo tra il centro e la periferia.

 

APPROFONDIMENTI

http://www.chinahighlights.com/travelguide/nationality/tibetan.htm

http://www.chinahighlights.com/travelguide/nationality/uygur.htm

http://www.jamestown.org/single/?tx_ttnews%5Btt_news%5D=45067&tx_ttnews%5BbackPid%5D=7&cHash=200344abdd89976c56dee55481597515

http://www.yenisafak.com/en/politics/uygur-leader-says-they-pray-for-erdogan-2021845

http://www.chinahighlights.com/travelguide/nationality/mongolian.htm

http://www.chinahighlights.com/travelguide/nationality/mongolian.htm

http://www.worldometers.info/world-population/china-population/

http://www.china.org.cn/e-groups/shaoshu/self.htm

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