Ricorda: la fine della guerra che cambiò il volto del Medio Oriente 1988

Il 20 agosto del 1988 veniva firmato l’armistizio che poneva fine alle ostilità tra Iran e Iraq. Il Medio Oriente uscì totalmente modificato dopo 8 lunghi anni di guerra caratterizzati da un altissimo numeri di caduti, violenze atroci perpetrate contro civili e da enormi spese militari. A 30 anni dalla fine delle guerra cerchiamo di ricordare i fatti principali del conflitto e cerchiamo di sottolineare i trend che hanno avuto inizio nelle trincee dello scontro, ma che ancora oggi influenzano la politica mediorientale.

Le cause e lo sviluppo del conflitto

La causa scatenante delle ostilità fu l’invasione irachena del territorio iraniano il 22 settembre 1980. L’aggressione irachena era basasta su questioni territoriali, dal momento che nessuno dei due Stati ha mai riconosciuto il confine che lo separa dall’altra parte. Saddam Hussein, dopo la sua salita al potere, aveva immediatamente disconosciuto gli Accordi di Algeri, firmati dal suo predecessore, e lo stesso aveva fatto il nuovo governo della Repubblica Islamica con la firma apposta dallo Scià Reza Pahalavi.

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Shaṭṭ al-ʿArab,

Gli Iracheni hanno sempre utilizzato come riferimento il vecchio confine tracciato dall’Impero Ottomano che appone la frontiera circa 50 miglia all’interno del territorio iraniano. Questo concederebbe all’Iraq ambedue le sponde del fiume Shaṭṭ al-ʿArab, mentre l’Iran da sempre rivendica come suo il fiume, in virtù della presenza di popolazioni di origine persiane. In una regione desertica come questa, il fiume è un elemento centrale, non solo per una questione agricola ma anche perché è un’importante via di comunicazione. Il confine fu segnato nel 1975 dagli Accordi di Algeri seguendo la linea di massima profondità del fiume, dividendo così in due il corso d’acqua, la cui riva occidentale era in mano agli iracheni e la riva orientale agli Iraniani.

Con la sconfessione del trattato iniziarono le prime tensioni al confine che culminarono nell’invasione del 1980. La questione territoriale va però considerata solo una scusa usata per scatenare il conflitto. Vi sono infatti ragioni di vario genere alle spalle dell’invasione.

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Una è sicuramente legata alla natura e alla situazione dei due regimi in quel momento. L’Iraq di Saddam Hussein, dopo aver toccato l’apice del suo potere, aveva paura di essere soppiantato internazionalmente dall’ascesa di un Iran islamico e rivoluzionario e delle potenze del Golfo che iniziavano a mostrare al mondo cosa potevano comprarsi i petrodollari. Saddam Hussein sperava di trovare un Iran ancora debole dopo la rivoluzione, così da poterlo facilmente conquistare. Dall’altra parte, l’Iran aveva incominciato ad intraprendere una strada verso l’espansione e il proselitismo. Khomeini aveva lanciato la sua sfida ai grandi centri islamici e voleva diventare la figura egemone dell’Islamismo.

Lasciando i due paesi, un’altra ragione va trovato nella convenienza di paesi come Israele, URSS e USA di vedere scontrare tra di loro due Paesi e due governi restii ad accettare qualsivoglia direttiva esterna. Questo atteggiamento si capisce bene vedendo i diversi modi in cui questi tre Paesi hanno aiutato ambedue le parti: come il caso Iran-Contras negli Stati Uniti o con il bombardamento israeliano dei reattori nucleari iracheni.

Passando oltre le cause, la guerra si sviluppò a differenze degli altri scontri del tempo come una terribile guerra di posizione. Trincee, mine e fili spinati incominciarono a caratterizzare il confine. Se l’Iraq vantava una superiorità tecnologica importante grazie alle armi americane, l’Iran aveva una forte superiorità numerica e un vantaggio ideologico ed emotivo. Infatti, Teheran difendeva il proprio territorio e aveva una popolazione fortemente impregnata di islamismo.

The Iran–Iraq War

Proprio per questi motivi la guerra nei primi anni fu caratterizzata da un copione abbastanza simile. Le conquiste territoriali erano limitate da ambedue le parti, ma il conto dei morti era molto più alto da parte iraniana. In questo conflitto presero parte anche moltissimi minori. Giovani adolescenti ideologizzati, spesso armati solamente di granate, si lanciavano contro le postazioni irachene facendosi esplodere. Il conflitto fu caratterizzato da una prima fase combattuta in territorio iraniano, favorevole agli Iracheni, e una seconda fase combattuta in territorio iracheno, dove gli Iraniani riuscirono a cambiare le sorti della guerra. La conclusione arrivò dopo una lunga trattativa, possibile anche grazie alla morte del Leader Supremo Iraniano Khomeini che aveva sempre sostenuto la guerra senza tregua. Alla fine il confine fu riposto dove stava, ma niente ormai era più come prima.

Le conseguenze di una guerra che ha forgiato il nuovo Medio Oriente

Sono molte le conseguenze che questo scontro ha avuto, ma alcune di queste sono così importanti da mostrare segni ancora adesso.

La prima è sicuramente l’inizio della caduta di Saddam. L’idea occidentale e israeliana di indebolire i due governi aveva portato degi frutti, ma gli effetti devastanti furono più sul lato iracheno che su quello iraniano. Le spese di guerra erano state incredibili, la popolazione irachena aveva subito grandi perdite che non aveva accettato silenziosamente. Così Saddam iniziò a sentire il rischio di un nuovo colpo di stato, di conseguenza aumentò la repressione e cercò una politica più assertiva con l’esterno per cercare di ripagare il debito. La paura pochi anni dopo lo porterà alla sua distruzione con la dichiarazione di guerra al Kuwait, un gesto che lo porterà a scontrasi con la super potenza americana, senza lasciargli scampo.  Il resto è storia, ma, a partire dalla fine dello scontro con l’Iran, Baghdad ha visto scendere la propria stella per essere sostituita da altre.

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Funerali di Khomeini

Se questo che abbiamo detto è vero per l’Iraq, assolutamente non lo si può dire dell’Iran. La guerra al confine portò le elite iraniane ad una conclusione diversa: il Paese non era ancora pronto per pensare all’espansione della propria zona di influenza. Iniziarono così per il Paese degli Ayatollah anni di silenzio e introspezione, atti a ricostruire quello che era stato distrutto nella guerra: un’economia più forte, una grande popolazione e un buon rapporto tra governo e popolo (elemento messo a dura prova dai molti morti). Grazie allo scontro e al successivo periodo, i leader iraniani hanno capito che ogni centimetro di influenza va conquistato con moltissimo sforzo e ne serve ancora di più per difenderlo. Un atteggiamento che oggi permette a Teheran di esercitare una forte influenza su quattro capitali mediorientali: Sanaa, Beirut, Damasco e Baghdad

Allo stesso tempo le conseguenze non furono limitate esclusivamente ai due protagonisti dello scontro. La pace sancì anche la nascita di una nuova importante sfera di influenza: quella saudita. Quest’ultima, soprattutto dopo la guerra del Golfo del ’91, si allargherà a vista d’occhio con enormi flussi di petrodollari che arriveranno per la ricostruzione dell’Iraq post bellico. Anche molti altri brinderanno sulle due potenze ferite: la Giordania si ritaglierà uno spazio ancora più importante nella diplomazia regionale, mentre la Siria di Hafez Al Assad si sarà dimostrata un alleato imprescindibile per l’Iran garantendosi un parnter stabile e fedele, oggi utile nella guerra siriana.

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Hafez Assad e il Presidente Iraniano Rafsanjani

Ultimo punto di questo scontro è più legato alla natura dei futuri scontri nella regione. La guerra tra Iraq e Iran ha anticipato molti altri scontri mediorientali nelle modalità di mobilitazione della popolazione. Da parte Iraniana, l’islamismo si è mostrato un utile strumento per poter mobilitare migliaia di giovani. Dalla parte irachena, invece, si è capito come il nazionalismo era ormai un’idea flebile nella popolazione. Saddam Hussein riuscì a capire questo e puntò sull’idea di guerra arabi contro persiani o sunniti contro sciiti, ma riuscì a mobilizzare parte della popolazione solo nel momento in cui l’Iran invase il territorio iracheno.

Fonti

https://www.britannica.com/event/Iran-Iraq-War

http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/4260420.stm

https://www.theguardian.com/world/2010/sep/23/iran-iraq-war-anniversary

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