Brexit is in the Eire: i rischi per le economie irlandesi

Il confine che divide l’Irlanda del nord dalla Repubblica d’Irlanda è ad oggi inesistente, senza controlli sulle merci e sulle persone che lo attraversano. Spesso ci si accorge di averlo varcato solamente grazie ai cartelli sui limiti di velocità che passano da miglia a chilometri orari. Brexit, da qui a pochi mesi, potrebbe cancellare tutto ciò.

Non sarà solo il Regno Unito a doversi adattare a nuovi scenari dopo l’addio definitivo all’Unione Europea, ma ovviamente anche gli Stati membri: in particolare la Repubblica d’Irlanda sarà particolarmente colpita sotto il punto di vista economico e politico. In mezzo alla spaccatura tra le due isole britanniche c’è l’Irlanda del nord che trovandosi lungo il nuovo confine europeo sarà coinvolta direttamente in questa dinamica.

La Repubblica Irlandese e il Regno Unito dopo la Brexit

L’Irlanda sarà lo stato europeo maggiormente danneggiato dall’addio del Regno Unito, in primis a causa dell’intensità dei commerci che ha con questo. Circa il 15% degli export complessivi in beni e servizi del paese sono destinati alla vicina isola. In alcuni settori si raggiungono quote del 40% e in ogni caso due terzi dell’export irlandese verso il continente europeo utilizza il Regno Unito come ponte logistico.

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Beni, servizi e investimenti

L’esposizione commerciale con il Regno Unito è particolarmente elevata: 16 miliardi in export di beni e 22 miliardi in servizi, rispettivamente costituiscono il 14% e il 17% della bilancia commerciale irlandese. Sul fronte dell’import l’Irlanda resta fortemente dipendete per quanto riguarda i beni (18 miliardi, pari al 26% dell’import) ma lo è di meno per i servizi (13 miliardi, pari all’8%). Il flusso di investimenti tra le due isole è altresì importante, circa 80 mila posti di lavoro in Irlanda dipendono da investimenti britannici.

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La crisi economica e la successiva ripresa hanno contribuito a rendere meno dipendente l’isola dal suo vicino: ad oggi, rispetto al 2008, l’importanza commerciale britannica per l’Irlanda è scesa dal 20% al 15% nell’export e dal 24% al 14% nell’import. Brexit, tuttavia, rappresenta un nuova potenziale crisi in quanto renderà più oneroso il commercio tra i due paesi sia economicamente che burocraticamente. L’Irlanda deve essere pronta agli scenari che si apriranno a partire dai prossimi mesi fino ai prossimi decenni.

Gli scenari possibili e gli impatti macroeconomici

Di quali scenari parliamo? Esattamente di quelli che il negoziato tra Londra e Bruxelles dovrebbero delineare per definire i futuri rapporti tra il paese uscente e il blocco europeo. Data la forte dipendenza irlandese nei confronti della Gran Bretagna, la scelta che verrà fatta sul modello di Brexit da attuare avrà un forte impatto sull’economia della repubblica.

A seconda del modello di accordo che si raggiungerà saranno variabili gli effetti su alcuni aspetti cruciali, quali:

  • Tariffe sui prodotti agricoli;
  • Tariffe sui beni non agricoli;
  • Barriere ai servizi;
  • Divergenze tra regolazione britannica ed europea sulla produzione.

In un report commissionato dal Governo di Dublino si è analizzando l’effetto di ogni singolo scenario su determinati settori. I risultati danno diverse stime macroeconomiche, ma in tutti gli scenari l’impatto si manifesta come negativo sia in termini di PIL che ovviamente in termini di export ed import. Si va da proiezioni che vedono il PIL scendere del 2,8% in caso di soluzioni “soft”, come un accordo tra Londra e Bruxelles su modello norvegia (European Economic Area), a una diminuzione del 7% nel caso in cui il divorzio fra Gran Bretagna ed Unione Europea fosse “hard”, lasciando i rapporti regolati dalle regole del WTO.

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Secondo gli studi, a trainare l’economia irlandese verso tali proiezioni sono proprio le industrie strategiche del paese, maggiormente proiettate verso l’estero e soprattutto verso la Gran Bretagna. In particolare:

  • industria agro-alimentare;
  • industria chimico-farmaceutica;
  • industria elettronica e componentistica;
  • vendita all’ingrosso e al dettaglio;
  • trasporti aerei.

Più nel dettaglio, gli effetti dell’uscita del maggior partner irlandese dal mercato unico si sentiranno nelle zone periferiche del paese, basti pensare all’importanza del settore agro-alimentare. In generale i cinque settori sopra-citati hanno circa l’80% dei loro occupati fuori dalla regione di Dublino, gli effetti del rallentamento della produzione in quei settori dunque colpirebbero tutto il territorio Irlandese.

L’Irlanda del Nord e il rischio del ritorno a un confine chiuso

Il commercio tra le due Irlande è cresciuto notevolmente negli ultimi decenni, ma Brexit potrebbe chiudere questa parentesi. Ricerche condotte recentemente dimostrano che, se rimanessero in vigore solamente le regole del WTO, il commercio tra i confini delle due Irlande potrebbe crollare di un range che va dal 9% al 17%. Così come il Governo Irlandese, anche il Governo Britannico ha fatto le sue stime sull’impatto in termini macroeconomici: ne risulta che l’Irlanda del Nord sarebbe tra le tre regioni più colpite con una diminuzione del 2,5% in uno scenario di EEA e un 12% in meno in uno scenario WTO.

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La dimensione territoriale degli effetti economici della Brexit preoccupa, dunque, anche il nord dell’isola. I dati economici mostrano che l’Irlanda del Nord ha un export di 3,4 miliardi verso il sud, che ne fa il suo primo partner commerciale (34%). Ancora una volta il settore agro-alimentare è quello maggiormente a rischio dall’uscita dal mercato comune, il 33% dell’export nord-irlandese verso il sud è costituito da questo tipo di prodotti. Seguono macchinari industriali e mezzi di trasporto (16%). L’import nord-irlandese dal sud, invece, è costituito per il 41% da prodotti agricoli e per il 14% da prodotti manifatturieri.

Nonostante i dati economici parlino chiaro, ad essere in gioco non è soltanto l’economia. Qualcosa di più grande è a rischio sotto la prospettiva di un confine rigido fra le due Irlande: il successo del processo di pace e la dimensione simbolica del confine aperto fra i due territori. L’Accordo di Belfast del 1998 stabilisce, infatti, meccanismi di cooperazione transfrontaliera e trans-comunitaria su svariate materie. Tale accordo ha il merito di aver normalizzato il rapporto fra due comunità, quella protestante e quella cattolica che per anni si sono scontrate.

Fonti ed approfondimenti

https://www.instituteforgovernment.org.uk/sites/default/files/publications/irish-border-after-brexit-final.pdf

https://dbei.gov.ie/en/Publications/Publication-files/Ireland-and-the-Impacts-of-Brexit.pdf

http://www.lse.ac.uk/ideas/Assets/Documents/reports/LSE-IDEAS-Ireland-UK-Relations-and-Northern-Ireland-after-Brexit.pdf

https://researchbriefings.parliament.uk/ResearchBriefing/Summary/CBP-8173

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