Il Nuovo Partito Democratico

Tra due settimane, i cittadini canadesi saranno chiamati al voto. Il Primo ministro uscente Justin Trudeau vuole ripetere il successo di quattro anni fa, ma la concorrenza di Andrew Scheer si fa sentire: tra il Partito Liberale e il Partito Conservatore sembra esserci un vero e proprio testa a testa.

A una distanza notevole rispetto ai due principali competitors, si trova il Nuovo Partito Democratico. In questo articolo, cercheremo di delineare la visione dei democratici canadesi, individuando la loro posizione all’interno dello spettro politico nazionale.

Origine e identità del NDP

Il Nuovo Partito Democratico venne fondato nel 1961, quando gli esponenti della Federazione Cooperativa del Commonwealth (FCC) e del Congresso Canadese per il Lavoro (CLC) ritennero necessario unire gli sforzi per dare vita a una nuova formazione politica. La FCC era un partito social-democratico, fondato all’inizio degli anni Trenta del Novecento, che rappresentava gli interessi di operai e agricoltori, mentre il CLC è tuttora un’organizzazione sindacale molto radicata sul territorio.

Il primo leader del NDP fu Tommy Douglas, un pastore battista avvicinatosi all’attivismo politico negli anni della Grande Depressione e diventato in breve tempo uno dei leader del CFC. Prima di venire eletto alla convention di Ottawa, Douglas ricoprì la carica di premier della provincia occidentale di Saskatchewan, dove la sua amministrazione implementò delle politiche molto progressiste in ambito sanitario ed economico. Ancora oggi, l’identità del partito deve molto, soprattutto in termini simbolici, all’esperienza di Douglas e alla sua visione, in particolare sul ruolo della proprietà pubblica. In ogni caso, non essendo mai stato in grado di procedere alla formazione di un governo nazionale, il NDP è riuscito a dare seguito alle sue idee per lo più sul piano locale-provinciale. Il risultato più prestigioso nelle elezioni federali è stato conseguito nel 2011, quando grazie ai 103 seggi ottenuti, è diventato la seconda forza politica, scavalcando il Partito Liberale; tuttavia, quattro anni dopo, il partito perse più di un milione di voti e si trovò nuovamente terza forza del Parlamento.

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La collocazione dei democratici nella geografia politica canadese. Fonte: Wikipedia

Le posizioni politiche dei democratici canadesi

Il NDP, che dal 2017 è guidato dal leader di origine sikh Jagmeet Singh, è un partito posizionato alla sinistra dello spettro politico; nel programma con cui si presenta alle elezioni del 21 ottobre, le tematiche centrali sono quelle in ambito socio-economico. I democratici si dichiarano favorevoli a innalzare le tasse per la parte più ricca della popolazione, aumentare il salario minimo e investire più fondi pubblici per la creazione di posti di lavoro, soprattutto nel settore delle infrastrutture.

Un altro tema importante è sicuramente quello del contrasto al riscaldamento globale, tema per cui, tra l’altro, il NDP teme la concorrenza e cerca pertanto di differenziarsi dall’avversario più vicino sullo spettro politico, il Partito Verde. Anche in questo frangente, il ruolo dello Stato risulta indispensabile nel programma arancione: i punti principali dei democratici sono l’istituzione di una Banca canadese per il clima, cui spetti la gestione degli investimenti a sfondo green – per incentivare l’adozione di tecnologie pulite da parte delle istituzioni locali e delle aziende – e la creazione di un ufficio indipendente per valutare gli sviluppi di queste azioni. Inoltre, sempre nel tentativo di indirizzare l’azione dello stato verso un modello di sviluppo sostenibile, il partito di Singh intende modernizzare il sistema dei trasporti pubblici e agevolare l’acquisto di mezzi poco inquinanti.

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Singh durante un incontro alla OFL. Fonte: Wikipedia

In aggiunta, tra le proposte su cui punta il NDP figurano il piano per garantire una maggiore estensione della copertura per le prescrizioni dei farmaci (Pharmacare), quello per l’accessibilità della casa, il riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene e la lotta alle discriminazioni. Su quest’ultimo punto, il partito, sfruttando l’immagine del suo leader Singh, avrebbe potuto guadagnare terreno sul liberale Trudeau. Infatti, la stampa ha recentemente trovato una foto di anni fa, in cui l’attuale premier uscente era truccato da persona di pelle nera, un atteggiamento noto come “blackface” e ritenuto particolarmente offensivo in Nord America. In ogni caso, i sondaggi non hanno mostrato particolari variazioni dalla comparsa della foto.

Le possibilità di vittoria

A due settimane dal voto, i democratici non sembrano avere chance di competere con i due partiti più forti. La forbice che li separa sia dai liberali che dai conservatori è molto ampia, con questi ultimi che possono godere di una percentuale di elettori che si aggira attorno al 33%, superiore di venti punti percentuali rispetto a quella del NDP.

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Andamento dei sondaggi. Fonte: Wikipedia

Per di più, tenendo in considerazione il meccanismo di ripartizione dei seggi, il panorama è ancora più desolante: gli arancioni otterrebbero, stando agli attuali sondaggi, una quindicina di seggi sui 338 totali. Una frazione davvero marginale, persino inferiore a quella che viene prospettata per il Blocco del Québec, formazione che gode di un buon consenso solamente nella regione di origine. In questo contesto, l’unica opportunità per i democratici si manifesterebbe qualora i seggi ottenuti dal primo partito non risultassero sufficienti a comporre una maggioranza stabile; non sarebbe molto, ma pur sempre meglio di niente.

Assumendo una prospettiva più ampia, infine, si potrebbero considerare queste elezioni come un’occasione di crescita personale per il leader Singh, eletto due anni fa alla guida di un partito in una fase non particolarmente sorridente della sua storia. Allo stesso tempo, in un’epoca caratterizzata dall’elevata volatilità degli elettori e dalla ricerca di posizioni differenti rispetto a quelle associate ai partiti-cartello, chi si fa interprete del cambiamento – e trova forma in questa dimensione – non può ritenere giustificata, per nessun motivo, la propria marginalità. La forza, in politica, non è solo nei numeri. Ma quelli sono necessari.

Fonti e approfondimenti

“2019 federal election platform guide: Where the parties stand on everything”, Maclean’s, 30/04/2019

http://338canada.com

Steve Scherer, “Canada’s Singh may revive party with deft response to Trudeau blackface scandal”, 25/09/2019

https://globalnews.ca/news/5993614/ndp-universal-pharmacare-dental/

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