Le proposte dei candidati Democratici su società ed economia

In questo primo di due articoli andremo a vedere le proposte più importanti dei maggiori candidati alle Primarie Democratiche sui temi sociali ed economici. Il campo vasto, l’ampiezza dello spettro politico coperto dai candidati e i differenti background sociali di questi, hanno portato in dote al campo democratico un’ampia gamma di differenti visioni del mondo su questioni come sanità, welfare, lavoro e istruzione. In un Partito che negli ultimi anni sembra virare verso posizioni più socialdemocratiche, questi temi hanno assunto sempre maggiore importanza nel differenziare i candidati.

Sanità e Medicare4All

La questione della sanità continua a occupare il centro del dibattito pubblico. Nonostante i progressi ottenuti con Obama, molti candidati attuali ritengono che l’odierno sistema sanitario sia insostenibile, abbia costi sociali ed economici troppo alti e vada profondamente riformato.

In testa a tutti Sanders, da sempre il candidato più radicale su questo tema. Già nel 2016 Sanders era stato il primo a proporre di introdurre una legislazione che creasse un sistema di sanità pubblica e universale negli Stati Uniti d’America, in netta contrapposizione a Clinton, la quale invece era tra le fila di chi proponeva miglioramenti marginali al framework introdotto da Obamacare.

Quattro anni dopo, la posizione di Bernie è diventata molto meno isolata. L’ingresso di Elizabeth Warren, vicina a Sanders su molti temi sociali tra cui la sanità, ha spostato il dibattito pubblico verso sinistra, mentre l’opinione pubblica mostra tendenze sempre più favorevoli nei confronti dell’introduzione di un sistema sanitario nazionale. Tutti i candidati, in effetti, propongono di espandere in qualche misura la copertura assicurativa, che attualmente lascia molti cittadini americani scoperti. Quasi tutti, incluso l’ex vice di Obama, Joe Biden, hanno modificato la propria opinione rispetto al loro passato, spostandosi su posizioni sempre più progressiste. Unica eccezione Buttigieg, che fino a qualche anno fa era un sostenitore del Medicare4All, ma che durante le primarie ha rivisto le proprie posizioni in una direzione più conservatrice.

Vista la popolarità del tema, e il minutaggio che gli è stato dedicato nei dibattiti televisivi, sui diversi piani riguardanti il sistema sanitario i candidati si giocano una parte decisiva della loro popolarità. In un certo senso, la sanità è la key issue di queste primarie, sintomo di un Paese dove il malcontento nei confronti di un sistema che abbandona i cittadini in situazioni di disagio continua a crescere.

 

Fonte: Wikimedia Commons

Ambiente, inquinamento e Green New Deal

Il tema ambientale ha, giustamente, occupato un’altra porzione importante del dibattito, anche se è stato un po’ messo da parte durante i confronti televisivi. Ciononostante, l’urgenza con cui la questione ambientale si è posta di fronte al pubblico nell’ultimo anno, e la sua importanza per le fasce più giovani della popolazione, ha fatto sì che questa diventasse comunque un punto focale per una grossa fetta dell’elettorato.

Tra i democratici si riconoscono, in sostanza, due gruppi di posizioni diverse. Il primo, più radicale, progressista e ambizioso, vede di nuovo Sanders e Warren insieme. Entrambi propongono un Green New Deal che, tramite interventi statali in materia ambientale, limiti le emissioni di CO2 e porti grandi investimenti nell’economia green. L’idea è di investire nelle energie rinnovabili, creando posti di lavoro e complessi abitativi che rispondano alle moderne esigenze nel campo della sostenibilità ambientale.

La maggior parte dei candidati, invece, ha posizioni più conservatrici. Tra gli altri, Biden, Buttigieg e Yang sono coloro i quali hanno formulato proposte molto meno audaci, tra le critiche degli attivisti ambientali che li accusano di non riconoscere l’entità e l’urgenza della catastrofe ambientale. I loro piani sono per lo più improntati a una progressiva riduzione delle emissioni di gas serra, ma mancano dell’incisività che il momento richiede, in cui la scadenza per risolvere la questione è sempre più incombente. Non è un caso, quindi, che la parte più giovane e liberale dell’elettorato preferisca Sanders e Warren, specialmente su questo tema.

Economia, Welfare e Disuguaglianze

Sui temi economici le differenze sono, in alcuni casi, più sfumate. Alcune questioni vedono un consenso pressoché unanime dei candidati: per esempio, sul salario minimo garantito, tutti eccetto Yang sono concordi sull’idea di alzare l’attuale soglia da 7,25$/hr a 15$/hr. Anche il tema dell’housing, che negli ultimi anni è diventato un problema enorme per molte metropoli statunitensi, è interessante. Tutti i candidati propongono investimenti massicci nella costruzione di nuove abitazioni e in misure di welfare per le fasce più deboli della popolazione, riconoscendo come sia necessario costruire delle protezioni sociali, mentre il problema dei senza dimora e degli sfratti è dilagante.

Su altre questioni, tuttavia, le posizioni sono meno concordi. Primo tra tutti il tema dei prestiti d’onore, dove è di nuovo Sanders ad avere la posizione più radicale, con il suo piano per cancellare tutto il debito studentesco – che attualmente ammonta a quasi 1,7 trilioni di $ – e rendere il College gratuito. Il Senatore del Vermont è però da solo su questa posizione: tutti gli altri candidati ritengono che il debito vada cancellato solo in parte, o rinegoziato, e molti ritengono che l’accesso all’università non dovrebbe essere gratuito per tutti.

Ultima questione rilevante è quella della lotta alle disuguaglianze. Questo è un tema su cui manca un consenso tra i Democratici, nonostante la rilevanza che porta con sé: è evidente, infatti, come parte del fenomeno Trump e del suo appeal sia inequivocabilmente connesso all’impoverimento e alla marginalizzazione delle classi medio-basse statunitensi che, come spesso accade, si rifugiano in un leader populista come reazione all’estremo disagio sociale. Ciononostante, molti candidati anche di punta, come Buttigieg o Biden, hanno piani vaghi e poco incisivi, puntando su blandi tagli alle tasse per la classe media o su investimenti minimi. Sono di nuovo Sanders e Warren a differenziarsi, proponendo un’aliquota di tassazione molto alta – attorno al 70% – per i super ricchi del Paese. I soldi così ottenuti verrebbero poi reinvestiti per ridurre le disuguaglianze.

Conclusioni

Dalle proposte sui temi socioeconomici emerge come nel Partito Democratico manchi un consenso su come migliorare la società statunitense. La differenza sta negli obiettivi: la parte più moderata, tradizionale e vicina all’establishment trova la soluzione ai problemi di povertà, marginalizzazione e disagio sociale nelle stesse policy che i Democratici propongono da decenni. Si tratta per la maggior parte di proposte senza soluzione di continuità col passato, che spesso mettono al centro del progetto politico la classe media bianca americana.

Warren e Sanders, invece, con le loro proposte più radicali, inglobano una coalizione più trasversale, sia per fasce d’età – sono i più apprezzati dai millennials – che per razza, guadagnando consensi abbastanza ampi anche tra neri e latinx. I due Senatori, e in particolare Sanders, si discostano in maniera netta dalla tradizione politica del Partito. Per sconfiggere Trump, però, e per rispondere in modo efficace alle problematiche economiche, sociali e ambientali che gli USA hanno di fronte, i Democratici avranno bisogno di allargare la propria base elettorale e convincere indipendenti e swing voters, creando mobilitazione ed entusiasmo attorno alle proposte politiche che metteranno in campo.

Fonti e approfondimenti

Editorial Board, Politico, “The Issues”

Editorial Board, The New York Times, “The Choice”

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