Invecchiamento della popolazione e l’abbandono delle zone rurali in Giappone

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Di Sofia Bobbio

Il Paese del Sol Levante sta affrontando ormai da diversi anni il problema dell’invecchiamento della popolazione e il conseguente abbandono delle zone rurali.

Il picco di minori nascite in Giappone è stato raggiunto nel 2005, ma la problematica è entrata nella percezione pubblica specialmente dal 2014 a seguito di un report sulla costante decrescita della popolazione e i problemi a questa collegati pubblicato dal think tank privato Japan Policy Council (JPC) e scritto da Masuda Hiroya, ex governatore della prefettura di Iwate ed ex Ministro degli affari interni e delle comunicazioni.

In particolare, tra le conseguenze dell’invecchiamento e del declino della popolazione giapponese ci sarebbe il continuo abbandono delle zone rurali del Paese e la creazione di una società polarizzata concentrata nelle grandi aree metropolitane. Secondo i dati statistici delle Nazioni unite è infatti previsto che la popolazione rurale in Giappone decresca dal 2018 al 2030 del 17%. Il fenomeno viene chiamato shoushikoureika, un termine che in giapponese indica un cambiamento dato dagli effetti combinati dell’invecchiamento della popolazione e dal tasso di natalità anemico.

Lo stato della popolazione in Giappone

La popolazione giapponese sta invecchiando e dal 2008 la curva che ne rappresenta l’andamento ha iniziato a essere negativa. Il tasso di fecondità totale che assicura a una popolazione la possibilità di riprodursi mantenendo costante la propria struttura è 2,1 (indice con il quale si intende il numero di figli medio per donna in età feconda). Il Giappone ha raggiunto il tasso di fecondità più basso di 1,26 nel 2005 e, sebbene nel 2017 sia arrivato a 1,43, non è ancora abbastanza e rimane uno dei Paesi al mondo con minor numero di nascite. Il basso tasso di natalità unito alla lunga aspettativa di vita che aumenta lentamente ma costantemente in Giappone ha portato a un rapido invecchiamento della popolazione. Nel 2017 la proporzione delle persone con più di 65 anni sulla popolazione totale era del 27,6%, la più alta al mondo. Tra il 2010 e il 2015 i censimenti hanno mostrato una perdita di 962.607 persone, un trend che le Nazioni unite stimano continuare fino a raggiungere una popolazione inferiore ai 90 milioni dal 2065 con una proporzione di over 65 del 38,4%. Molti dei Paesi dell’OCSE stanno fronteggiando la problematica dell’invecchiamento della popolazione ma la rapidità e la scala con cui sta avvenendo in Giappone sono senza precedenti.

Lo spopolamento delle campagne

Il tasso di natalità e l’aspettativa di vita sono le costanti principali che determinano il numero di una popolazione, tuttavia i fattori economici, sociali e culturali che contribuiscono a influenzarne l’andamento sono diversi e di varia natura. In Giappone uno dei fattori che ha contribuito ad accelerare il processo di invecchiamento della popolazione è la migrazione interna verso le aree metropolitane che avvenne in tre fasi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

  1. La prima fase risale al periodo del boom economico tra il 1960 e il 1970. La forza lavoro giovanile migrò nelle aree metropolitane delle tre città principali Tokyo, Nagoya e Osaka dove il tasso di occupazione nelle industrie pesanti e chimiche era molto elevato.
  2. Una seconda fase migratoria risale agli anni della bolla economica, dal 1980 al 1993 circa. In questo periodo il tasso occupazionale crebbe soprattutto nell’area di Tokyo dove si trovano le principali aziende specializzate in servizi e finanza, incentivando quindi un grosso spostamento verso la capitale.
  3. Dal 2000 una terza fase di migrazione interna ha preso piede. In questo caso la migrazione è dovuta specialmente al deterioramento dell’economia delle periferie così come alla situazione occupazionale di queste.

Lo spostamento della popolazione, specialmente giovanile, all’interno del Paese ha dato origine a una società polarizzata concentrata nelle grandi aree urbane. Secondo il Statistical Handbook of Japan nel 2015 circa il 51,9% della popolazione viveva nelle tre principali aree metropolitane. Il fenomeno dell’abbandono delle zone rurali è rilevante per lo studio della popolazione perché ha portato da una parte a un invecchiamento precoce delle campagne, in quanto le nuove generazioni si sono trasferite nelle aree urbane, dall’altra a una riduzione del tasso di natalità poiché lo stile di vita delle grandi città non ha agevolato i giovani nella creazione di una famiglia.

Le campagne oggi

Le regioni che hanno quindi maggiormente risentito dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione sono quelle rurali. In alcuni casi si parla di genkai shūraku, “comunità al limite”, per indicare quelle comunità che hanno raggiunto i limiti di sostenibilità di gestione del Paese a causa di una bassa densità abitativa e per di più costituita da popolazione prevalentemente anziana. Sono solitamente piccole cittadine o villaggi in cui più della metà della popolazione è over 65 e di conseguenza senza le risorse amministrative, sociali ed economiche per sostenere una comunità. Nel 2016 questa definizione si applicava a circa 801 villaggi in tutto il Giappone.

Nel report di Masuda Hiroya si parla inoltre di “comunità a rischio estinzione”, shometsu kanosei toshi, identificate con 896 comunità tra cittadine, paesi e villaggi che si presume scompariranno entro il 2040. Mentre nelle campagne alcune cittadine andranno incontro a una vera e propria estinzione, le grandi città subiranno una netta diminuzione della popolazione. Si stima che entro il 2040 nella regione del Kanto (l’area di Tokyo e dintorni) la popolazione diminuirà di circa 3,5 milioni: ci saranno circa 800 mila persone in meno nella prefettura di Chiba (est di Tokyo), 900 mila in quella di Saitama (nord di Tokyo) e nella prefettura di Kanagawa (sud di Tokyo) la popolazione diminuirà di 1,6 milioni. Anche nella regione del Kansai, la seconda regione più densa, la popolazione subirà un cambiamento simile al Kanto da 20, 9 milioni a 17,4 milioni.

Cosa sta facendo il governo a riguardo?

Per contrastare il fenomeno del declino della popolazione e dello spopolamento delle campagne il governo giapponese ha creato negli ultimi anni delle politiche per la rivitalizzazione delle zone rurali. Dal 2014, proprio in seguito alla pubblicazione del Report Masuda, il governo ha istituito un Consiglio per il superamento del declino della popolazione e per la rivitalizzazione dell’economia locale (Council on Overcoming Population Decline and Vitalizing Local Economy). Gli obiettivi più ampi del progetto sono quattro e si racchiudono nel “Generare un’occupazione stabile nelle aree periferiche”, “Creare un nuovo flusso di persone verso le campagne”, “Aumentare le speranze nelle giovani generazioni per matrimonio e famiglia” e “Creare delle aree rurali al passo coi tempi, adatte a garantire una vita sicura e protetta e a promuovere la cooperazione tra regioni”. Un ulteriore obiettivo è quello di mantenere la popolazione sopra i 100 milioni fino al 2060 e stabilizzare il numero attorno ai 90 milioni fino e dopo il 2100. Per raggiungere questo obiettivo il governo punta inoltre ad aumentare il tasso di fecondità a 2.07 entro il 2040.

Sebbene ci siano degli esempi di rivitalizzazione locale grazie all’impegno di alcune amministrazioni locali, aziende e organizzazioni no-profit, le manovre attuate finora non hanno portato a grandi risultati. Il governo, durante il meeting del 22 novembre 2019 per la formulazione della seconda fase del progetto legato alla rivitalizzazione delle campagne, ha infatti dichiarato di voler aumentare l’efficacia delle politiche ad esempio incentivando giovani imprenditori a iniziare un business nelle zone rurali attraverso dei finanziamenti fino a 3 milioni di yen.

Perché ci interessa?

Analizzare i dati relativi a una popolazione consente di comprenderne le condizioni economico-sociali e culturali e di immaginarsene il futuro. Il futuro giapponese si prospetta a oggi un futuro anziano e concentrato in ridotte superfici del Paese. In questo senso il Report Masuda del 2014 è stato fondamentale per creare una presa di coscienza nell’opinione pubblica e per velocizzare l’azione del governo. La concentrazione nelle metropoli, gli orari di lavoro, le ore di pendolarismo quotidiano, le cause dell’invecchiamento e della diminuzione della popolazione giapponese sono numerose e legate tra loro. Il governo ha iniziato ad agire con politiche di rivitalizzazione delle zone rurali, ma è necessario che queste siano accompagnate da un cambiamento negli stili di vita. Solo nei prossimi anni potremmo valutare quanto le nuove politiche di Abe abbiano funzionato. Per ora possiamo invece interrogarci su quanto queste stesse tematiche abbiano importanza nei Paesi europei e in Italia in particolare. I dati legati all’invecchiamento della popolazione italiana, così come all’abbandono delle zone rurali, allo stato attuale hanno infatti una tendenza molto simile a quelli giapponesi.

Fonti e approfondimenti

Foto di copertina, cortesia di Raffaele Mangini

https://population.un.org/wpp/Graphs/DemographicProfiles/Line/392

IPSS Research Report No. 85, Population and Social Security in Japan

Statistical Handbook of Japan 2018, Statistics Bureau, Ministry of Internal Affairs and Communications https://www.stat.go.jp/english/data/handbook/pdf/2018all.pdf

Masuda Hiroya, “The Death of Regional Cities: A horrendous simulation. Regional cities will disappear by 2040. A polarized society will emerge”. University of Tokyo Graduate School and the Declining Population Issue Study Group, 2014

Thomas Feldhoff, Shrinking Communities in Japan: community ownership of assets as a development potential for rural Japan?, 2012 https://link.springer.com/article/10.1057/udi.2012.26

https://www.tochikatsuyou.net/sell/column/genkai-syuraku/

https://www.japantimes.co.jp/news/2015/05/16/national/social-issues/japan-becoming-extinct/#.XmdqV6hKjIX

https://japan.kantei.go.jp/98_abe/actions/201911/_00058.html

https://www.gov-online.go.jp/eng/publicity/book/hlj/html/201905/201905_01_en.html

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