La Copertura Sanitaria Universale in Asia orientale: un percorso impegnativo verso l’equità

Copertura Sanitaria Universale
Toward Universal Health Coverage for 2030. Dr. Jim Yong Kim, President of World Bank Group. Fonte: World Bank Photo Collection via Flickr

I Paesi dell’Asia orientale, dal nord est al sud est asiatico, si trovano a fronteggiare una complessa situazione sanitaria, profondamente intrecciata con i vari modelli politici, economici, sociali e urbanistici che caratterizzano questa parte del mondo. 

Ciò ha fatto sì che il raggiungimento della Copertura Sanitaria Universale – in inglese, Universal Health Coverage (UHC) – diventasse un obiettivo comune particolarmente ambito tra i Paesi di quest’area.  

L’inclusione di questo traguardo nelle politiche nazionali e regionali è tuttavia avvenuta con modalità e tempistiche diverse, e strategie, implicazioni e traguardi che variano da Paese a Paese.

Cos’è la Copertura Sanitaria Universale?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la Copertura Sanitaria Universale come un approccio all’assistenza sanitaria che ha due obiettivi principali: consentire a tutti accesso a servizi sanitari di qualità e fare in modo che nessuno incorra in difficoltà economiche e impoverimento per far fronte a spese mediche.

Questi due obiettivi sono indubbiamente ambiziosi, ma altrettanto urgenti. Sempre secondo le stime dell’OMS, almeno metà della popolazione mondiale non ha accesso a servizi sanitari essenziali. Per i costi delle spese mediche – definite spese sanitarie “out-of-pocket”, o di tasca propria – più del 10% della popolazione mondiale spende almeno il 10% del totale delle proprie risorse finanziare per curarsi. Ogni anno, circa 100 milioni di persone vengono spinte in una situazione di povertà estrema da queste spese, noti in questo caso come “spese sanitarie catastrofiche”.

Raggiungere una copertura sanitaria universale non è un’ambizione implausibile, piuttosto un percorso che la nostra società deve necessariamente intraprendere per progredire verso un mondo più equo, giusto e sano. Gli obiettivi principali ai quali aspira la UHC sono ridimensionati dalla consapevolezza delle istituzioni che la promuovono: a oggi, nessun Paese è in grado di garantire accesso gratuito a ogni tipo di assistenza sanitaria, per tutte le cittadine e i cittadini, e in maniera sostenibile.

Un obiettivo non solo sanitario, ma soprattutto politico e sociale

Come tradurre un’aspirazione così imponente in politiche reali e risultati tangibili? In primo luogo, si può considerare la UHC come un passo importante verso la realizzazione del diritto alla salute. Entrambi sono infatti centrati sull’idea di realizzazione progressiva – ossia, sul far sì che gli Stati si impegnino in maniera costante e incrementale per garantire non solo la disponibilità di servizi essenziali ma anche il rafforzamento generale del sistema sanitario e l’ampliamento di servizi preventivi, curativi e di riabilitazione. Nella copertura sanitaria universale, si aggiunge la centralità esplicita dell’idea di protezione finanziaria della popolazione.

La UHC ha cominciato ad acquisire rilevanza nella governance sanitaria internazionale in particolare dal 2005. Risale infatti a quell’anno la risoluzione 58.33 della World Health Assembly, che esorta gli Stati Membri dell’OMS ad attivarsi per assicurare che cittadine e cittadini possano usufruire di servizi sanitari di qualità, senza per questo dover incorrere in difficoltà economiche. Oggi, la copertura sanitaria universale è un traguardo centrale per il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) numero 3 formulato dalle Nazioni Unite, relativo a salute e benessere.

Impegnarsi a raggiungere una copertura sanitaria universale assume una dimensione politica. L’ottenimento di questo traguardo richiede una governance sostenibile, l’investimento di risorse sostanziali, la cooperazione tra diversi settori e discipline e la capacità di mobilitare il capitale umano, politico e sociale nel lungo termine.

Chiaramente, la copertura sanitaria universale si inserisce anche all’interno di un discorso legato alla protezione sociale, dove la governance va oltre il politico in sé e si collega ad aspetti etici e diritti sociali. Assicurarsi la progressiva espansione di servizi sanitari accessibili a tutti, abbordabili e di qualità non migliora solo la salute, ma è un motore fondamentale per lo sviluppo sostenibile e la riduzione di povertà e disuguaglianze sociali.

UHC in Asia Orientale

In Asia orientale, il raggiungimento di una copertura sanitaria universale assume un’importanza particolare. I Paesi che compongono il nordest e sudest asiatico sono molto diversi tra loro da un punto di vista governativo, economico e sociale. Nonostante le diversità, queste nazioni si trovano a fronteggiare sfide affini da un punto di vista demografico, sociale, urbanistico e ambientale. Questi fattori si traducono a loro volta in simili oneri sanitari

Sfide comuni, nonostante le differenze

Da un punto di vista demografico, negli ultimi decenni del Novecento i Paesi nel nordest e sudest asiatico sono stati accomunati da un alto tasso di fecondità – calcolato in base alla media di figli per donna. 

Con il nuovo millennio le nascite sono generalmente andate rallentando, ma a ritmo diverso a seconda dei Paesi. Queste differenze sono connesse principalmente al grado di sviluppo economico e di efficacia nell’introdurre politiche fondamentali per gestire alti tassi di fecondità. Tra queste, troviamo ad esempio politiche in materia di pianificazione familiare, di salute sessuale e riproduttive (con relativi diritti), e in supporto dell’uguaglianza di genere.

Oggi la crescita demografica è sensibilmente rallentata ma le nuove nascite rimangono alte in alcuni Paesi della regione, soprattutto in quelli rimasti indietro nella crescita economica. Per quanto i Paesi dell’Asia orientale abbiano ridotto con successo i tassi di mortalità materna, un’alta media di figli per donna continua a causare difficoltà. Laos, Filippine e Cambogia, i Paesi con i più alti tassi di fecondità nella regione, sono anche quelli con la maggiore incidenza di disturbi neonatali e legati alla gravidanza.

Tasso di fertilità:

Questa realtà si somma a una fetta sempre più grande di popolazione over 65 nella regione, che andrà crescendo nei prossimi decenni. Questa transizione demografica mette i sistemi sanitari dell’Asia orientale di fronte a nuovi oneri. I sistemi sanitari devono equipaggiarsi per rispondere alle necessità di una popolazione sempre più numerosa e con una varietà sempre più ampia di problemi di salute.

Aspettativa di vita:

Doppio onere sanitario: fattori demografici, ambientali e socioeconomici…

Un aspetto fondamentale è il doppio onere sanitario di malattie infettive e non trasmissibili che interessa i Paesi dell’Asia orientale, da nord a sud. Diamo uno sguardo ad alcune cifre per comprendere meglio la situazione – considerata l’inaffidabilità dei dati provenienti dalla Corea del Nord, il Paese non sarà incluso in questo quadro generale.

Concentriamoci prima sulle malattie infettive. Nel 2019, per quanto riguarda HIV/AIDS e altre infezioni sessualmente trasmissibili (IST), l’incidenza – ossia, il numero di nuovi casi – supera i 10,000 casi ogni 100,000 abitanti in Mongolia, Cina e Taiwan tra i Paesi del nord est; a sud, in tutti i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) tranne Brunei e Singapore. In merito a malattie tropicali neglette e malaria, sempre nel 2019, solo 6 dei 15 Paesi in esame avevano una prevalenza – vale a dire, il numero totale di casi presenti – inferiore a 10,000 casi ogni 100,000 abitanti. Questi Paesi sono Mongolia, Giappone, Sud Corea, Taiwan, Brunei e Singapore. La prevalenza di questo tipo malattie infettive supera invece i 20,000 casi ogni 100,000 abitanti in Myanmar, Laos e Filippine.

Passando alle malattie non trasmissibili, le malattie cardiovascolari, respiratorie e i tumori sono in crescita nel nordest e sudest asiatico. Questo è dovuto sia all’invecchiamento della popolazione che a fattori ambientali e socioeconomici – legati ad esempio ad alti tassi di inquinamento atmosferico, all’uso domestico di combustibili fossili tra le famiglie più povere, a stili di vita sempre più sedentari e al consumo sempre più diffuso di bevande alcoliche e prodotti da fumo.

… E il fattore urbanistico

La rapida urbanizzazione gioca un ruolo importante nella realtà sanitaria della regione. Le città dell’Asia orientale sono sempre più grandi, inquinate e densamente popolate. Il grande numero di migranti interni che dalle campagne si trasferisce in città spesso finisce per arricchire le fila delle fasce più povere della popolazione urbana, vivendo in situazioni abitative ed economiche precarie. L’ampliamento delle città spesso accade senza adeguata pianificazione dei servizi necessari, e ai danni dell’ecosistema circostante

In questi contesti, le malattie croniche diventano più comuni e le malattie infettive tendono a diffondersi più facilmente. I sistemi sanitari, d’altra parte, faticano a tenere il passo con i bisogni della popolazione e a garantire servizi accessibili a tutti.

Inoltre, quando l’equilibrio dell’ecosistema è alterato e le città sovrappopolate, le malattie infettive hanno più possibilità di passare da una specie all’altra, arrivare agli umani e diffondersi tra questi a una velocità vertiginosa. Non sorprende che l’Asia orientale, negli ultimi decenni, sia stata il luogo d’origine di diverse zoonosi – quelle malattie infettive che si trasmettono da animali a umani.

Un viaggio attraverso la UHC in Asia Orientale

Abbiamo visto come i Paesi del nordest e sudest asiatico condividono simili sfide sociali e demografiche, nonché oneri sanitari comuni. Alla luce di questa complessa realtà, è più facile comprendere come mai garantire l’accesso a servizi sanitari senza che questo porti alla povertà sia diventato un obiettivo condiviso dai Paesi di quest’area geografica. Tuttavia, come sottolineato il processo per raggiungere questo traguardo è profondamente legato non solo al sistema sanitario, ma anche a quello politico e sociale. In questo progetto dunque, discuteremo e approfondiremo gli approcci, i progressi e gli ostacoli nel raggiungere la copertura sanitaria universale in diverse nazioni dell’Asia orientale.

 

Fonti e approfondimenti

World Health Organisation. Universal health coverage (UHC).

World Health Organisation, World Bank, 2019. Global Monitoring Report on Financial Protection in Health.

Eng-Kiong Yeoh, Cathryn Johnston, Patsy Yuen Kwan Chau, Nicole Kiang, Pamela Tin & Jaymond Tang, 2019. Governance Functions to Accelerate Progress toward Universal Health Coverage (UHC) in the Asia-Pacific Region.

Asian Development Bank, World Health Organisation, 2020. How countries in Asia and the Pacific are working toward universal health coverage and controlling COVID-19.

UNFPA, 2018. Making Universal Health Coverage work for women and young people; Putting Sexual and Reproductive Health at the Centre of UHC Reforms in Asia-Pacific.

The Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME). GBD Compare.

UNDP, 2019. Universal Health Coverage for Sustainable Development, Issue Brief.

WHO, 2017. SDGs and progress towards universal health coverage.

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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