L’elettorato latinx verso le presidenziali

Copertina di Riccardo Barelli.

Tra i gruppi demografici che potrebbero spostare l’ago della bilancia in alcuni Stati, ispanici e latinx rivestono un ruolo chiave. In particolare, questa fetta di elettorato potrebbe essere decisiva negli swing States (i territori dove la differenza tra i due è più contenuta) della cosiddetta Sun Belt, ovvero quella cintura di Stati del Sud che comprende Florida, Texas, Arizona e Nevada. In questi territori, che saranno contesi – e potenzialmente decisivi – per l’esito del voto di novembre, l’impatto dell’immigrazione dal Sud America ha imposto dei cambiamenti demografici importanti, con forti conseguenze sulla geografia elettorale.

Un elettorato diviso

Soggetta a continui attacchi da parte di Trump negli ultimi quattro anni, quella ispanica è una comunità che subisce ancora pesanti discriminazioni negli Stati Uniti. Ciononostante, alle elezioni del 2016 una quota importante di loro ha votato per Trump (il 29%) e i sondaggi di quest’anno registrano addirittura un aumento, col presidente che sarebbe al 37% tra l’elettorato latinx. Numeri in apparente controtendenza rispetto a quello che il senso comune lascerebbe presagire, visto che sono soprattutto Trump e i repubblicani a esacerbare le discriminazioni nei confronti di questa minoranza etnica.

Nonostante i sondaggi nazionali vedano Biden in vantaggio e con un ampio margine rispetto a Trump, negli swing States poche decine di migliaia di voti possono cambiare l’esito finale. Lo sa bene Trump, che nel 2016 vinse Michigan, Pennsylvania e Wisconsin – quindi la presidenza – per soli 77.444 voti su Clinton. Proprio per questo il voto ispanico è uno dei terreni di scontro più importanti della campagna elettorale: se davvero Trump guadagnasse un +8% tra questo gruppo demografico rispetto al 2016, la strada per Biden in Florida, Texas, Arizona e Nevada potrebbe essere più impervia di quanto suggeriscano i sondaggi.

Un problema di policy

L’apparente dissonanza cognitiva che viene attribuita all’elettorato ispanico che vota, contro i propri interessi, per Trump, può essere riconciliata guardando innanzitutto al problema di policy che i democratici si trascinano dietro da qualche decennio.

Dal punto di vista sociale ed economico, è evidente come per i latinx alcune delle questioni più importanti siano immigrazione, policing e giustizia. La prima è una conseguenza naturale del percorso migratorio che ha portato molte persone ispaniche a trasferirsi sul suolo statunitense. La seconda e la terza sono rilevanti – in particolar modo ora, con le proteste di Black Lives Matter che ancora attraversano gli USA – perché i latinx sono, tra i gruppi etnici e razziali, uno di quelli maggiormente targettizzati dalle politiche di incarcerazione di massa degli ultimi quarant’anni. Il problema per i democratici è che le loro ultime amministrazioni, da quella Clinton negli anni Novanta al ticket Obama-Biden, hanno spesso messo in campo delle politiche di stampo conservatore su questi temi, discostandosi poco dall’operato dei repubblicani.

Politiche restrittive e repressive avevano già segnato le scelte della presidenza Clinton, che fece passare leggi quali l’Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsibility Act (IIRIRA) del 1996, un provvedimento che portò a una stretta sui migranti senza permesso di soggiorno e a un’espansione della barriera che divide Messico e USA. Lo stesso si può dire dell’amministrazione Obama. Fu proprio quest’ultimo, infatti, insieme a Biden come vice, che adottò un approccio duro nell’affrontare il flusso migratorio da sud, aumentando i fondi a disposizione per la detenzione dei migranti nelle strutture dell’Immigration and Custom Enforcement (ICE) e per la loro deportazione.

Se da un lato questi approcci sono spesso stati segnati da una minore brutalità rispetto a quelli adottati dai repubblicani – Trump in primis – dall’altro è evidente come le policy dei democratici dell’ultimo trentennio abbiano sempre avuto un’impronta repressiva e respingente. Distanziarsi in maniera efficace dal presidente in carica diventa quindi più difficile, e rende l’immigrazione un tema spinoso per i democratici di fronte all’elettorato ispanico.

Lo stesso vale per quello che è stato il loro approccio su giustizia e policing. Clinton, infatti, fu uno dei più importanti sostenitori delle politiche che hanno costruito l’attuale sistema di mass incarceration, che targetizza disproporzionalmente neri e ispanici. Questo fu possibile anche grazie al sostegno dell’allora senatore Joe Biden, che rivendicò il proprio ruolo nella War on Crime degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. La stessa Kamala Harris è stata oggetto di forti critiche su questi temi per il modo in cui ha interpretato il suo ruolo come prosecutor. Non è un caso, d’altronde, che durante le primarie democratiche il candidato preferito dai latinx fosse di gran lunga Sanders.

La differenza ideologica tra Trump e Biden, seppur apparentemente evidente, può essere quindi più sfumata per una comunità che negli ultimi trent’anni ha subito duri colpi da entrambi gli schieramenti e che potrebbe faticare a identificare in uno dei due un vero alleato.

Assimilazione culturale e comportamenti di voto

C’è un’ulteriore questione che fornisce un’utile chiave di lettura nel capire perché i comportamenti di voto della comunità latinx sono più vicini al campo conservatore di quanto immagineremmo: il tema dell’assimilazione culturale.

Come avevamo già detto durante le primarie, quando ci eravamo soffermati sui comportamenti di voto delle persone afroamericane, in molte società – e gli USA non fanno eccezione – le minoranze etniche e razziali tendono a intraprendere un percorso che le porta ad assumere valori e atteggiamenti tipici del gruppo maggioritario. Negli Stati Uniti, questa è stata la traiettoria per numerosi gruppi etnici come, per esempio, italiani, irlandesi ed ebrei, e lo stesso sta accadendo per i latinx.

Ciò che accade è che, essendo razza ed etnia costrutti sociali – ovvero, concetti che esistono perché le persone e le società legano a essi determinati attributi – le loro definizioni mutano nel tempo, e con esse il posizionamento nelle gerarchie sociali dei diversi gruppi. In questo senso, conformarsi ai valori e agli atteggiamenti tipici delle persone bianche è un modo per associarsi a loro, mostrarsi come alleati e ridurre la percezione della propria marginalità e pericolosità, percezione che molte persone bianche mantengono nei confronti delle minoranze.

Il voto, come comportamento, non fa eccezione: mostrarsi vicini alle istanze e ai valori della comunità bianca, tradizionalmente conservatrice, e quindi votare un candidato come Trump, può essere una strategia di assimilazione. Questa si inserisce coerentemente in quella che autori come Rochmes e Griffin chiamano la “scelta di diventare bianchi”, espressione che identifica quella serie di azioni compiute dalle minoranze per associarsi agli standard valoriali e comportamentali del gruppo maggioritario, ricostruendo la propria identità nello spazio sociale per associarla a quella di whiteness.

Ciò non accade accidentalmente, e anche in questo caso i democratici hanno le proprie responsabilità. Politiche sociali più inclusive e attente ai bisogni delle comunità ispaniche avrebbero potuto garantire al Partito un’egemonia sui consensi dell’elettorato latinx, dove invece ora un numero crescente di individui reagisce alla propria marginalizzazione provando a ricostruire un’identità che consenta loro l’accesso alle porte del white privilege.

Verso il tre novembre

Nonostante l’elettorato latinx subisca ancora profonde discriminazioni, la vicinanza di una fetta considerevole di questi a Trump suggerisce che ci siano diversi fattori complessi che portano più di un terzo di loro a preferire un candidato con posizioni estremamente pericolose per la comunità ispanica. Non bisogna guardare più in là della strage di El Paso del 2019 – dove un omicida, sostenitore di Trump, uccise ventitre persone ispaniche – per capire quanto pericoloso sarebbe un altro mandato del presidente in carica per le minoranze, in particolare i latinx. L’elezione di Trump ha creato un ambiente dove l’ideologia razzista e suprematista è stata istituzionalizzata, con questi che spesso ha dimostrato di essere pronto a legittimare, sia nelle parole che nei fatti, l’estremismo di destra negli USA.

Ciononostante, il fatto che il 37% ad oggi lo preferisca a Biden non è troppo sorprendente, visto che la storia statunitense mostra come la costruzione sociale dei concetti di razza ed etnia passi spesso e volentieri attraverso un percorso di assimilazione delle minoranze.

I democratici hanno comunque le proprie responsabilità per questa perdita di consensi. Per una fetta sempre crescente dell’elettorato, scegliere il meno peggio non basta più. Il Partito democratico, incluso Biden, ha preso spesso delle decisioni che hanno targettizzato le persone migranti dall’America latina, mancando al contempo di sviluppare politiche che contrastassero la marginalizzazione e la discriminazione che le persone ispaniche subiscono sul suolo statunitense.

Se Biden dovesse effettivamente perdere consensi rispetto a Hillary Clinton tra l’elettorato ispanico, questo potrebbe rivelarsi il fattore decisivo per consegnare l’elezione a Trump, elezione che potrebbe essere più contestata di quanto i sondaggi lascino intendere. In tal caso, i democratici dovranno ripensare la loro strategia nei confronti della comunità latinx, partendo da un’analisi dell’impatto che le loro politiche hanno avuto su questa, in particolare da Bill Clinton in poi.

 

Fonti e approfondimenti

Wallace-Wells B., How Trump Could Still Win Reelection, The New Yorker, 11 settembre 2020

Ramos K., Latino Support for Trump Is Real. And that’s a problem for Democrats., The Atlantic, 17 febbraio 2020

Rochmes D. A. e Elmer Griffin G. A. (2006), “The Cactus that Must Not Be Mistaken for a Pillow: White Racial Formation Among Latinos”

Staples B., How Italians Became ‘White’, The New York Times, 12 ottobre 2019

Douthat R., Which Party Represents the Racial Future?, The New York Times, 15 settembre 2020

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