La violenza della polizia negli Stati Uniti

Paese con il più alto tasso di incarcerazione del mondo, gli USA sono in generale uno Stato con una devianza sociale storicamente endemica. Tradizionalmente considerata come attinente esclusivamente al mondo criminale, in realtà questa devianza è una caratteristica riscontrabile anche nel comportamento dei corpi di polizia: parliamo di police brutality.

Le forze dell’ordine statunitensi, tradizionalmente conosciute come un apparato con tendenze estremamente repressive, specialmente per una nazione democratica, hanno una storia macchiata da innumerevoli casi di violenza fisica e psicologica, corruzione, abusi di potere, perpetrati nei confronti dei cittadini americani. Buona parte di questa violenza si sfoga contro le comunità afroamericane e ispaniche del Paese, in linea con i trend culturali di una società che è ancora profondamente divisa dalla questione razziale e in cui le minoranze sono oggetto di dure discriminazioni.

Negli USA, dove ancora oggi persistono profonde disuguaglianze razziali tra neri e bianchi, uno dei fattori più importanti nella loro riproduzione è determinato proprio dal comportamento della polizia. Sfruttando la loro autorità, supportati da una Costituzione che ha progressivamente allargato le maglie della legittimità delle loro azioni abusive e dalla storica volontà politica bipartisan dell’utilizzare il pugno duro contro i criminali – o presunti tali –, i corpi di polizia sono sempre stati un agente fondamentale nel processo di marginalizzazione, criminalizzazione e repressione violenta delle comunità di colore, sin dai tempi della Ricostruzione. Tre sono i nodi fondamentali della questione. Il primo riguarda il perché la polizia americana sia così violenta, e perché questa violenza si sfoghi soprattutto contro gli afroamericani e gli ispanici. Il secondo riguarda le conseguenze distruttive di questo fenomeno nei rapporti di fiducia tra cittadini e istituzioni. Il terzo, infine, riguarda quali possano essere le politiche più efficaci per ridurre la police brutality.

Il perché della police brutality: il fattore culturale e il contesto sociale

Nel considerare il perché le forze dell’ordine americane facciano un uso così assiduo di metodi violenti, il fattore più importante da considerare è quello culturale. La police brutality sembra essere veicolata soprattutto attraverso una cultura interna estremamente corporativista e omertosa, che esalta il machismo degli agenti – promuovendo soluzioni più nette e dure – e permeata di un razzismo profondo e radicale. Gli agenti di polizia si sono, storicamente, mossi in un contesto sociale in cui la targetizzazione di certi frammenti della società – nella fattispecie, le minoranze razziali – ha incontrato il benestare di buona parte delle istituzioni e della società civile. Durante la schiavitù e la Ricostruzione, la polizia si adoperò spesso per reprimere le velleità di quegli afroamericani che cercavano l’emancipazione. Lo stesso avvenne durante il segregazionismo di Jim Crow, dove la repressione della polizia nei confronti degli attivisti per i diritti civili cozzava con il loro atteggiamento permissivo e lassista nei confronti dei bianchi che commettevano veri e propri atti di terrorismo contro gli afroamericani. Infine, la polizia è stata l’istituzione che, negli ultimi decenni, più di ogni altra ha contribuito all’aumento dei tassi di incarcerazione di neri e latinos, rinchiudendo milioni di individui nelle prigioni statunitensi. In un contesto sociale così profondamente razzista, la police brutality prospera nel momento in cui agli agenti viene permesso di utilizzare una forza distruttiva nei confronti delle minoranze, già di per sé la parte più fragile e marginale della società. La cultura discriminatoria che permea la società americana è veicolata anche attraverso l’azione delle forze dell’ordine, che, assorbendo i valori del contesto di cui sono parte, diventano un agente nel processo di riproduzione delle disuguaglianze razziali. Così, l’utilizzo di metodi violenti diventa strumentale al mantenimento di un ordine che va al di là di quello legale, toccando il nervo scoperto della questione razziale.

La frattura sociale tra forze dell’ordine e comunità di colore

La dimensione del fenomeno è considerevole. La polizia americana ha commesso, tra il 2017 e il 2018, ben 2.311 omicidi – oltre tre al giorno. Il tasso di omicidi di afroamericani è tre volte superiore a quello dei bianchi. Delle vittime di colore – neri e latinos – quasi il 40% è stato ucciso mentre erano disarmate; tra i bianchi, solo il 14%. Ma la cosa più sconcertante è che la grande maggioranza dei casi non si traduce in indagini, sospensioni o condanne in tribunale per gli agenti. Il sistema li protegge, rendendo impossibile un’assunzione di responsabilità per la propria condotta da parte delle forze dell’ordine statunitensi, che possono così agire indisturbate. La War on Drugs e l’incarcerazione di massa, con la targetizzazione mirata delle comunità di colore e l’escalation di violenza, abusi di potere e arresti, sono solo l’ultimo tassello di un processo storico lungo e coerente. La polizia arresta neri e latinos a un tasso sproporzionato rispetto ai bianchi, nonostante non ci siano differenze nel tasso di reati commessi. Episodi recenti, come quello di alcuni agenti del NYPD che hanno denunciato un loro superiore, il quale aveva ordinato loro di «fermare più neri e latinos», sono la cartina tornasole di un clima avvelenato da discriminazioni razziali profonde.

In un contesto del genere, dove la violenza è diffusa, dove è in gran parte a connotazione razziale, e dove non esistono meccanismi di responsabilizzazione degli agenti, il rapporto tra forze dell’ordine e minoranze si è deteriorato. Già caratterizzate da una forte sfiducia nelle istituzioni, accusate di aver lasciato i loro quartieri in uno stato di abbandono, queste comunità soffrono un rapporto con la polizia che ispira paura e rievoca traumi sociali profondi, invece di creare sicurezza.

Conclusioni e policy

Riflesso della società in cui opera, la polizia americana sembra avere assimilato molti dei trend culturali propri del contesto in cui agisce, diventando un organo estremamente violento e repressivo. Il radicamento del razzismo negli USA, poi, si traduce in forze dell’ordine con tendenze marcatamente discriminatorie, il che contribuisce a dare a gran parte della violenza una connotazione razziale. Infine, il corporativismo e l’assenza di meccanismi di accountability per gli agenti che commettono abusi di potere creano uno schermo protettivo, che rende difficile imporre ai dipartimenti delle politiche che possano ridurre i comportamenti violenti.

Ciononostante, esistono casi virtuosi negli USA, effetto di specifiche policy che hanno un effetto comprovato nel ridurre la violenza da parte delle forze dell’ordine. In particolare, restringere l’uso di alcuni metodi di intervento come i chokeholds, imporre maggiore trasparenza agli agenti nella compilazione dei report, definire chiaramente se e quando si possono utilizzare metodi violenti, lavorare sulla de-escalation e imporre l’utilizzo di armi da fuoco solo come extrema ratio sono alcune delle misure che si rivelano, dati alla mano, più efficaci.

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Proteste per la morte di Eric Garner, ucciso dal NYPD con un chokehold. Fonte: Flickr | Paul Silva

Alcuni dipartimenti hanno già implementato parte di queste soluzioni. Adottandole, il livello di violenza commesso nei confronti dei cittadini è diminuito. Non solo: l’utilizzo di queste tecniche porta benefici anche agli agenti, diminuendo le probabilità che questi vengano uccisi o feriti sul campo. Sono, in sostanza, soluzioni che creano maggiore sicurezza sia per i cittadini che per la polizia.

È evidente, però, che è necessario anche un cambiamento culturale interno ai dipartimenti. La riduzione della violenza da parte degli agenti di polizia, negli USA, dipende anche dalla volontà che questi avranno di essere più trasparenti nella loro condotta e da quanto si impegneranno per eliminare il bias razziale che ha storicamente influenzato la loro linea d’azione.

Fonti e approfondimenti

Albrecht J. F. (2017). Police Brutality, Misconduct, and Corruption Criminological Explanations and Policy Implications, Springer Briefs in Criminology, Pace University, New York, NY, USA.

Chaney C. e Robertson R. V. (2013). Racism and Police Brutality in America, «Journal of African American Studies», Vol. 17, N. 1, pp. 480-505.

Cooper H. (2015). War on Drugs Policing and Police Brutality, «Substance Use & Misuse», Vol. 50, N. 1, pp. 1188-1194.

Goldstein J. e Southall A., “I Got Tired of Hunting Black and Hispanic People”, The New York Times, 09/12/2019.

McKesson D., Sinyangwe S., Elzie J., Packnett B. (2016). Police Use of Force. Policy Analysis, Campaign Zero.

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