#EndSARS: Cosa sta succedendo in Nigeria

SARS

Nelle ultime settimane la Nigeria sta attraversando un periodo di proteste. Migliaia di nigeriani, sopratutto giovani, stanno scendendo in piazza per contestare e chiedere la chiusura alla Special Anti Robbery Squad, meglio conosciuta come SARS.

Cosa è successo in Nigeria?

Il primo ottobre lo Stato più popoloso dell’Africa ha compiuto 60 anni. Durante i festeggiamenti per l’anniversario dell’indipendenza, molti cittadini sono scesi per le strade. Essi chiedevano a gran voce al governo una stagione di riforme su più livelli, a cominciare da misure per affrontare i problemi sistemici del Paese come corruzione, giustizia e povertà. #RevolutionNow è alla guida delle proteste: un gruppo di manifestanti che, sfruttando la forza aggregante di Twitter, riesce a chiamare moltissimi giovani in piazza. Già il 5 Agosto, #RN aveva organizzato una grande manifestazione ad Abuja, la capitale. Quel giorno più di 40 manifestanti sono stati arrestati dalla polizia.

Il background sociale nigeriano è sicuramente in fermento. La crescita e il livello di emancipazione giovanile raggiunto grazie allo sviluppo di internet ha dato la possibilità a movimenti come #EndSARS di esondare e travolgere la Nigeria. Le proteste sono sfociate non solo ad Abuja e Lagos, ma in 21 Stati federali, dopo che un ufficiale delle SARS avrebbe sparato a un manifestante, uccidendolo, il 6 ottobre. Il video, messo su internet ma successivamente eliminato dalle autorità, ha scosso fortemente l’opinione pubblica nigeriana. Tuttavia la Nigeria non è nuova a questi accadimenti.

Il movimento #EndSARS infatti esiste dalla fine del 2017, quando un gruppo di attivisti lanciò su Twitter l’hashtag per richiamare l’attenzione nazionale e internazionale sulle ripetute violazioni di diritti umani da parte delle SARS. Secondo Amnesty International, dal 2017 al 2020 sono state intervistate 82 persone che hanno dichiarato di aver subito torture, estorsioni e detenzioni illegali da parte della polizia speciale.

SARS: quando nasce e perché

Il problema di police brutality, cosi come negli Stati Uniti, non è recente e improvvisa, ma affonda le radici proprio nel processo di formazione della polizia nigeriana. La Special Anti Robbery Squad (SARS) è stata costituita nel 1992 per combattere le rapine a mano armata e altri reati gravi. Prima di allora, i furti erano di competenza delle forze di polizia nigeriane, anche se, a partire dal 1984, le unità anti-rapina esistevano separatamente come parte dei dipartimenti investigativi penali dei diversi Stati. Altre unità speciali vennero formate per affrontare i crescenti crimini violenti dopo la fine della guerra civile nigeriana nel 1970.

All’inizio degli anni Novanta, rapinatori armati e banditi terrorizzavano Lagos e la Nigeria meridionale. Con la criminalità in aumento a Lagos, sotto la direzione del nuovo capo di polizia Simeon Midenda, furono unite le tre squadre anti-rapina esistenti, nel tentativo di rompere la roccaforte delle bande armate. Nasce così la SARS. Nei primi tempi dell’unità, gli ufficiali della SARS operavano sotto copertura, in borghese e in veicoli semplici senza alcuna insegna di sicurezza o di governo, e non trasportavano armi in pubblico. Il loro compito principale era quello di monitorare le comunicazioni radio e facilitare l’arresto di criminali e rapinatori armati.

La SARS prende sempre più potere

Nel 2002 la SARS si è diffusa in tutti i 36 gli Stati della federazione e nel territorio della capitale federale, Abuja, divenendo a tutti gli effetti la più utilizzata tra le squadre speciali federali. Il suo mandato comprendeva l’arresto, l’indagine e il perseguimento di sospetti rapinatori armati, assassini e altri sospettati di crimini violenti. Incoraggiata dai suoi nuovi poteri, l’unità ha abbandonato la sua funzione principale di svolgere operazioni segrete e ha iniziato a creare posti di blocco, estorcendo denaro ai cittadini. Gli ufficiali sono rimasti in borghese, ma hanno cominciato a portare armi in pubblico.

Nel corso del tempo, l’unità è stata coinvolta in diffuse violazioni dei diritti umani, esecuzioni extragiudiziali, torture, arresti arbitrari, detenzioni illegali, estorsioni e stupri. Gli agenti della SARS sono poi passati a prendere di mira e a detenere soprattutto giovani donne e uomini per reati informatici o per essere “truffatori online”, semplicemente perché in possesso di un computer portatile o di uno smartphone, per poi chiedere una cauzione eccessiva per lasciarli andare.

Sono proprio i giovani della nuova generazione nigeriana, i “nativi digitali”, il target principale delle SARS; coloro cioè che girano con cuffie, telefono e laptop. Lo stesso succede se vestono in un certo modo, alla “occidentale”, se hanno tatuaggi o piercing, dreadlocks o occhiali da sole.

La risposta del governo di Buhari

Dopo dieci giorni di proteste, domenica 11 ottobre il presidente della federazione Muhammed Buhari ha annunciato la dissoluzione delle SARS con effetto immediato, in risposta alle richieste del popolo nigeriano. Può sembrare un lieto fine ma non è così: la fine di SARS non è la fine delle squadre speciali. Infatti, il governo ha deciso di sostituire la SARS con un altre forze speciali. Alcuni degli ex-impiegati SARS verranno reclutati sotto questa nuova squadra speciale, la Special Weapons and Tactical Squad (SWAT).

In un discorso nazionale, Buhari non ha menzionato le sparatorie che hanno scatenato l’indignazione internazionale. Il presidente ha invece messo in guardia i manifestanti dall’essere usati da “elementi sovversivi” e dal “minare la sicurezza nazionale, la legge e l’ordine”. Il governo “non piegherà le braccia e permetterà a malfattori e criminali di continuare a perpetrare atti vandalici”.

Di diverso parere è invece il governatore dello Stato di Lagos, Babajide Sanwo-Olu, che ha annunciato l’istituzione di un panel giudiziario di inchiesta e restituzione per indagare sui casi di brutalità e violazioni dei diritti umani commessi dai SARS. Il panel include membri che rappresentano la società civile, la polizia, gli attivisti per i diritti umani, i giovani e così via.

Il mondo guarda la Nigeria

Martedì 20 ottobre i manifestanti si sono riuniti al casello autostradale di Lekki, distretto vicino a Lagos, in un’azione di disturbo contro i fitti trasporti tra la città e l’area metropolitana circostante. Le forze di sicurezza, all’incombere del coprifuoco indetto pochi giorni prima da Buhari, hanno iniziato ad aprire il fuoco contro i manifestanti per “invitarli a tornare verso le proprie case”. Un video, dove si sentono distintamente parecchi colpi d’arma da fuoco, incriminerebbe le forze di polizia presenti quel giorno: per Amnesty International è la scioccante prova che la polizia nigeriana sta eccedendo nell’uso della forza nei confronti dei manifestanti.

Ancora una volta la protesta ha un alleato invincibile, ovvero internet. In meno di un’ora il video di Lekki era su tutti i principali social network, dando prova evidente del comportamento ingiustificato e deplorevole della polizia nigeriana.

La forza dei social network è prorompente se a sfruttarla sono i giovani della classe media nigeriana, ovvero cittadini che lavorano e vivono nelle grandi metropoli, che hanno frequentato l’università e fatto esperienze all’estero. L’hashtag #EndSARS è stato top trend delle ultime settimane su Twitter. In un attimo, la Nigeria è balzata all’attenzione dei media, quello che il governo nigeriano voleva assolutamente evitare.

Nigeria, libertà di stampa e social media: una riflessione

Storicamente i mass media nigeriani hanno avuto un ruolo rilevante nella comunicazione politica del Paese.

I governi militari nigeriani hanno cominciato a considerare i media come  pericolosi per il governo. Muhammadu Buhari, al tempo capo delle forze armate nigeriane, prese il potere tra il dicembre 1983 e il 1985, e istituì la guerra contro l’indisciplina della stampa, trasformata in una guerra contro la stampa.

La stampa nigeriana è stata costantemente oggetto di vessazioni da parte delle passate dittature militari: molti giornalisti e operatori dei media sono stati imprigionati, esiliati, torturati o assassinati. Amnesty International ha riferito che almeno 19 giornalisti hanno subito abusi verbali o aggressioni fisiche fino a settembre 2019 e sono stati soggetti ad arresto e detenzione indiscriminati.

L’avvento dell’era di Facebook e Twitter, a differenza delle epoche in cui il governo poteva prendere di mira una manciata di pubblicazioni che amplificavano le voci di protesta, ha reso quasi impossibile gestire le proteste. Nella storia recente, molti movimenti digitali hanno avuto successo grazie ai social media.

Le proteste online

#OccupyNigeria è stata una delle prime proteste guidate dai social media della Nigeria che ha attirato l’attenzione internazionale. È iniziato il 2 gennaio 2012 quando l’amministrazione del presidente Goodluck Jonathan ha annunciato la rimozione dei sussidi sui prodotti petroliferi e un conseguente forte aumento dei prezzi. La decisione è stata successivamente revocata e il governo ha abbassato il prezzo del carburante al litro da 0,40 dollari a 0,25.

#NotTooYoungToRun è stata un’altra protesta online guidata da YIAGA Africa, un’organizzazione della società civile. Il movimento ha sostenuto emendamenti alla costituzione nigeriana per consentire ai giovani di correre per cariche politiche. L’obiettivo era ridurre il limite di età per candidarsi alla presidenza da 40 a 35 anni, della Camera dei rappresentanti da 30 a 25 e delle Camere dell’Assemblea dello Stato da 30 a 25.  L’energia guidata dai giovani ha scatenato una conversazione continua sui social media sui cambiamenti generazionali nella politica nigeriana e sulla necessità di una leadership giovane. Anche se ci è voluto un po’ di tempo, il 31 maggio 2018 il presidente Muhammadu Buhari alla fine ha approvato la legge sulla riduzione dell’età.

L’evoluzione delle proteste con l’avvento di internet ha generato ulteriori preoccupazioni al governo nigeriano. Il disegno di legge anti-social media (Anti Social Media Bill) è stato introdotto dal Senato della Repubblica Federale della Nigeria il 5 novembre 2019 per criminalizzare l’uso dei social media nella diffusione di informazioni false o dannose. Reazioni rabbiose hanno seguito l’introduzione del disegno di legge e un certo numero di organizzazioni della società civile, attivisti per i diritti umani e cittadini nigeriani si sono opposti all’unanimità al disegno di legge.

Il movimento #EndSARS non è riferito solo alla rifondazione dei corpi di polizia, ma evidenzia anche come in Nigeria sia in corso un braccio di ferro tra le autorità e un gruppo crescente di giovani che cerca nuovi metodi per protestare e far sentire la propria voce. La visibilità internazionale che le proteste ottengono grazie a internet è uno strumento in grado di amplificare notevolmente l’impatto che questi giovani possono avere sulla società nigeriana. E il tentativo di Buhari di contenere e regolare lo spazio virtuale è il segno che gli ufficiali del governo non ne sottovalutano la portata. Se nei prossimi anni le campagne social saranno un’arma efficace in mano ai movimenti sociali sarà determinato da come si bilanceranno queste due forze contrapposte. E questo potrebbe influire decisamente sul destino delle rivendicazioni di questa parte della società nigeriana.

 

 

Fonti e approfondimenti

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