Droni in mano “nemica”: Lo Stato Islamico

In un contesto geopolitico caratterizzato dalla proliferazione dell’uso dei droni, il sedicente Stato Islamico è stato in grado tramite gli UAVs (Unmanned Aerial Vehicles) di sfidare la superiorità aerea dei suoi avversari grazie a una dose di creatività senza pari.

Nel tentativo di affermare la propria autorità in Iraq e Siria, il gruppo islamico ha fatto ampio uso di questo strumento facilmente accessibile quanto utile. In particolare, l’ISIS si è servito dei sistemi UAV in modi che lo differenziano e potrebbero porlo come modello da emulare per altri gruppi terroristici.

La creatività nella lotta contro l’asimmetria

Lo Stato Islamico ha cercato di risolvere il problema della sproporzione tra i propri mezzi e quelli dei suoi avversari, come gli Stati Uniti, attraverso soluzioni ingegnose e creative. Gli UAVs utilizzati dal gruppo terroristico, più che tecnologie sofisticate, sono mezzi piuttosto rudimentali. Si tratta di droni commerciali, facilmente acquistabili ed economici, di fabbricazione artigianale modificati con componenti aggiuntive di diverso tipo che ne rafforzano le capacità e/o li rendono in grado di lanciare munizioni esplosive.

Tra i droni commerciali più utilizzati ci sono quelli ad ala fissa, i quali possono volare piuttosto lontano e sono quindi ottimali per le missioni di sorveglianza e ricognizione.

Tuttavia, tra i sistemi impiegati dallo Stato Islamico, solo i droni di tipo quadricottero sono in grado di lanciare ordigni esplosivi. Il modello che è stato più utilizzato a Mosul è il “Phantom” prodotto dall’azienda cinese Da-Jiang Innovations Science and Technology (DJI), modificato con “servomotori” come meccanismi di sgancio per munizioni. Anche sul territorio di Raqqa, roccaforte dell’ISIS, il modello che è apparso più spesso è il DJI Phantom, seppure modificato in modo diverso rispetto a quello di Mosul. Per quanto riguarda il tipo di esplosivo, una granata modificata da 40mm sembra essere la testata più utilizzata nei droni pervenuti in questo territorio.

Tuttavia, un’altra caratteristica propria del gruppo è la varietà dei materiali utilizzati per produrre ordigni. Infatti, nei video degli attacchi pubblicati dallo Stato Islamico si vedono testate di diverso tipo combinate con esplosivi di varia natura in un approccio flessibile volto a far fronte alla carenza di risorse.

Le variazioni regionali del tipo di drone e di esplosivo portano a pensare che ci sia una rete decentrata operante in modo indipendente a seconda del territorio ma comunque diretta da un nucleo centrale. Ciò indica una certa organizzazione nella gestione e capacità dello Stato Islamico di procurarsi, armare e operare droni.

Dalla sorveglianza aerea ai droni armati

Negli scenari bellici in Iraq e Siria, l’ISIS ha impiegato diversi tipi di droni soprattutto per missioni di surveillance and reconnaissance prima di effettuare un attacco. È a partire circa dal 2015, con la battaglia di Mosul, che il gruppo ha cominciato a contemplare l’utilizzo degli UAVs a scopi di bombardamento, armando tali sistemi con esplosivi. Nel 2016, l’ISIS ha utilizzato numerosi droni per lanciare piccole granate e munizioni simili a bombe in Iraq e Siria. Nel mese di settembre dello stesso anno, nel corso dell’Operazione Euphrates Shield nella regione di Wukuf, un drone appartenente al gruppo e caricato con esplosivi è riuscito a ferire due soldati turchi. A ottobre, lo Stato Islamico ha effettuato altri due tentativi contro i combattenti curdi (peshmerga) in Iraq. Infine, nello stesso mese, un “drone suicida” dell’ISIS ha ucciso due peshmerga e ferito gravemente due parà francesi appartenenti al Commando Parachudiste de l’Air n°10, impegnato nella Task Force Idra di addestramento delle forze curde che combattono l’ISIS. Si tratta di un episodio fino ad allora inedito che ha portato il gruppo a compiere un passo in più in termini di capacità di attacco per mezzo UAV: il primo caso in cui lo Stato Islamico ha utilizzato con successo un drone per eliminare forze nemiche sul campo di battaglia.

Nel gennaio 2017, il gruppo ha poi annunciato la creazione di un’unità specializzata in droni dotati di ordigni esplosivi, la Unmanned Aricraft of the Mujahideen. Il picco delle attività si è raggiunto nella primavera dello stesso anno, in cui il gruppo ha lanciato in questi territori tra i 60 e 100 bombardamenti al mese utilizzando sistemi UAV.

Nel corso di questo periodo, lo Stato Islamico ha sviluppato e messo in pratica l’utilizzo di droni armati riuscendo a modificare con successo droni quadricotteri per renderli capaci di sganciare bombe o trasportare materiale esplosivo.

Catena di approvvigionamento e distribuzione

Un altro dato riguarda l’abilità di questo gruppo nel reperire droni e i relativi componenti attraverso una complessa supply chain (ossia il processo che va dalla fornitura alla messa sul mercato) globale e diversificata. Secondo uno studio del Conflict Armament Research, sarebbero circa 50 le aziende coinvolte in 20 Paesi diversi nella catena di approvvigionamento degli improvised explosive device (IEDs). Tra i Paesi figurano la Corea del Sud, il Giappone, la Cina ma anche il Regno Unito e gli Stati Uniti, seppure un posto preminente sia occupato da vicini come la Turchia. Generalmente, il gruppo si è avvalso di un network di individui che effettuavano gli acquisti via Paypal e comunicavano tra loro tramite delle applicazioni molto comuni come SureSpot e Telegram. La questione che si solleva a questo punto concerne la facilità con cui lo Stato Islamico è riuscito a dotarsi di queste componenti. È anzitutto un segnale di debolezza nel sistema di revisione interna dei rivenditori, ma indica anche una lacuna in termini di regolamentazione esistente nel controllo della distribuzione di questo tipo di tecnologie, a maggior ragione se si considerano i luoghi in cui sono stati consegnati, ossia zone di conflitto attive.

Un’iniziativa interessante è stata portata avanti proprio dall’industria che produce droni DJI, la quale ha creato un software per delle no-fly zones in Iraq e Siria, e ha annunciato l’intenzione di voler sincronizzare ogni dispositivo con le normative specifiche del Paese in cui viene utilizzato. Per i proprietari di droni che non si conformano, DJI renderà il drone non capace di trasmettere immagini o video in streaming a un controller e il suo raggio di trasmissione sarà significativamente ridotto.

La propaganda per simulare un vantaggio

L’utilizzo dei droni da parte dello Stato Islamico, oltre a coprire ruoli di supporto alle operazioni tradizionali, mira ad aprire nuove possibilità tattiche e strategiche. Un ruolo chiave è stato giocato dalla propaganda. L’ISIS si è distinta rispetto ad altri gruppi terroristici per la vasta produzione mediatica circa l’uso dei droni. Sono numerosi i video girati da droni stessi che registrano l’azione di ordigni esplosivi improvvisati a bordo di veicoli o mostrano veri e propri attacchi UAVs. Quelli pubblicati e diffusi sono tutti video o immagini di successo, che rappresentano il raggiungimento del target fissato (come ad esempio veicoli non blindati, linee logistiche, depositi di munizioni). Una produzione talmente ampia da far pensare che sia un fine in sé stesso. Ciò che conta è mostrare di essere in grado di utilizzare questa tecnologia aerea mettendo in pericolo il vantaggio tattico dell’avversario. L’obiettivo infatti è dimostrare la capacità di potersi impegnare in attacchi aerei, anche se il valore militare concreto di queste azioni è probabilmente limitato. L’attenzione più che al risultato degli attacchi è incentrata sulla capacità in sé di operare droni. Per questo, negli obiettivi del gruppo terroristico, il valore propagandistico sembra superare quello prettamente militare.

La contestazione del territorio

Tra i temi propagandistici diffusi dallo Stato Islamico, la dimostrazione del potere sovrano e la riconfigurazione del territorio sembrano costituire una costante. Diverse immagini mostrano sistemi UAVs del gruppo islamico volare in territori contestati. In questo caso, in aggiunta a funzioni di studio del terreno per la preparazione di un attacco, lo Stato Islamico aggiunge un obiettivo in più: attraverso queste azioni mira a dimostrare che esercita un determinato dominio sull’area territoriale che rivendica. L’ISIS, che considera sé stesso uno Stato, cerca quindi di mostrare il controllo del territorio, prerogativa essenziale di qualsiasi entità statale. Tenendo conto del legame tra capacità aerea e sovranità, il gruppo ha trovato un altro mezzo per manifestare il proprio potere aereo e ribadire la sua pretesa all’effettivo esercizio del potere sovrano.

Che ne sarà dei droni?

Data l’efficienza in termini di costi e l’efficacia di queste tecnologie aeree, è probabile che la proliferazione del loro utilizzo prosegua e che lo Stato Islamico continui a sviluppare ulteriormente il proprio programma di droni. Considerata la versatilità di questi strumenti, potremmo assistere in futuro a differenti tipi di droni armati che colpiranno target inediti. Una tendenza pericolosa potrebbe riguardare obiettivi civili nei Paesi occidentali o l’utilizzo di armi chimiche trasportate dagli UAVs. Sebbene ci siano indizi che sembrerebbero indicare un’intenzione in tal senso da parte del gruppo islamico, la sconfitta a Mosul ha compromesso drasticamente le capacità effettive di metterla in pratica.

Rimane invece il pericolo di emulazione da parte di altri gruppi terroristici del modello islamico capace di adattarsi e competere con risorse minime grazie a un approccio low-cost quanto ingegnoso. A tal proposito, sarebbe consigliato rafforzare la regolamentazione e la sicurezza interna circa i sistemi di acquisto di simili tecnologie nonché la loro distribuzione.

 

Fonti e approfondimenti

Emil Archambault, Yannick Veilleux-Lepage, Drone imagery in Islamic State propaganda: flying like a state, Ottobre 2020

Conflict Armament Research, Tracing the supply of components used in Islamic State IEDs, Febbraio 2016, https://www.conflictarm.com/wp-content/uploads/2016/02/Tracing_The_Supply_of_Components_Used_in_Islamic_State_IEDs.pdf

Robert Postings, The Islamic State’s Armed Drone Program, International Reviews, Dicembre 2017, https://international-review.org/islamic-states-armed-drone-program/

Don Rassler, The Islamic State and Drones, Combating Terrorism Center, Luglio 2018, https://ctc.usma.edu/team/mr-don-rassler/

Yasmin Tadjdeh, Islamic State Militants in Syria Now Have Drone Capabilities, National Defense, Agosto 2014, https://www.nationaldefensemagazine.org/articles/2014/8/28/islamic-state-militants-in-syria-now-have-drone-capabilities

Mitch Utterback, How Isis is turning commercial drones into weapons in the battle of Mosul, Fox News, Gennaio 2017, https://www.foxnews.com/tech/how-isis-is-turning-commercial-drones-into-weapons-in-the-battle-for-mosul

Yannick Veilleux-Lepage, Emil Archambault, ISIS’ Dron Sovereignty, leidensecurityandglobalaffairsblog, Maggio 2020, https://leidensecurityandglobalaffairs.nl/articles/isis-drone-sovereignty

Nick Waters, Types of Islamic State Drone Bombs and Where to Find Them, Bellingcat, Maggio 2017, https://www.bellingcat.com/news/mena/2017/05/24/types-islamic-state-drone-bombs-find/

Ben Watson, The Drones of ISIS, Defense One, Gennaio 2017, https://www.defenseone.com/technology/2017/01/drones-isis/134542/

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