RDC e Ruanda: la storica fragilità delle relazioni tra i due Paesi

RDC e Ruanda
Grafica di Armando D'Amaro - Lo Spiegone

Secondo il portavoce del governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC), Patrick Muyaya, l’evidente supporto ruandese al Movimento del 23 marzo (M23), uno degli oltre 120 gruppi armati attivi nell’Est della RDC, spiega la decisione assunta il 29 ottobre di espellere dal Paese l’ambasciatore ruandese, Vincent Karega, e di richiamare in patria il proprio rappresentante a Kigali

Il 3 novembre poi, il presidente della RDC, Felix Tshisekedi, si è appellato ai giovani congolesi, chiedendo di mobilitarsi contro «l’aggressione ruandese attraverso l’M23». L’espansione dell’M23, che interessa regioni già duramente provate dalla violenza dei movimenti armati e dove il potere centrale di Kinshasa è fragile, sta diventando sempre più difficile da contrastare. Recentemente, infatti, i guerriglieri hanno preso il controllo di Kiwanja e Rutshuru, due importanti città del Nord Kivu, e a metà novembre i combattimenti sono giunti a Kibumba, a soli 20 chilometri a Nord della capitale del Nord Kivu, Goma. 

I recenti avvenimenti testimoniano tensioni crescenti tra RDC e Ruanda, ma i contrasti tra i due Paesi non sono una novità. Da quando, negli anni Novanta, la loro storia ha iniziato a intrecciarsi profondamente, le relazioni tra i due vicini sono diventate sempre più conflittuali, a causa dell’intersecarsi di diversi interessi geopolitici, della presenza di risorse naturali e di numerosi movimenti armati tra loro rivali. 

Dal Ruanda all’Est dello Zaire

Dopo il genocidio ruandese del 1994, molti hutu ruandesi – in fuga perché responsabili delle violenze o perché semplici civili che temevano la repressione dei tutsi – trovarono rifugio nell’Est dello Zaire (il nome con cui la RDC fu conosciuta fino al 1997, per volontà del dittatore Mobutu Sese Seko). In un’area già da tempo attraversata da tensioni tra i diversi gruppi etnici, l’afflusso di rifugiati ruandesi accentuò le preesistenti fratture tra hutu e tutsi, incentivò gli scontri tra i gruppi e aprì la strada ai conflitti degli anni successivi

Data l’ampia mole di profughi, le organizzazioni umanitarie non furono in grado di sviluppare adeguati processi di identificazione, permettendo ai genocidari di mescolarsi facilmente ai civili e trovare rifugio nei campi al confine con il RuandaProprio questi luoghi si rivelarono il terreno ideale per il reclutamento di nuovi combattenti, con lo scopo di tentare di organizzare il ritorno degli hutu al potere a Kigali. In particolare, il campo di Mugunga, a dieci chilometri da Goma, divenne il quartier generale militare dell’Unione per il ritorno dei rifugiati e della democrazia in Ruanda (RDR), un movimento ribelle composto da ex membri delle Forze armate ruandesi (FAR) e della milizia Interahamwe, tra i maggiori responsabili del genocidio. 

Dall’Est dello Zaire partivano rappresaglie oltre confine contro civili, infrastrutture e obiettivi militari per destabilizzare il nuovo regime ruandese, il cui leader era Paul Kagame che, alla guida del Fronte patriottico ruandese (RPF), aveva posto fine al genocidio e assunto la presidenza del Paese. 

Di fronte all’inasprirsi degli attacchi e al rifiuto di Mobutu, alleato del regime ruandese precedente al 1994, di allontanare i ribelli dai campi profughi, Kigali iniziò ad armare e supportare segretamente alcuni tutsi congolesi – marginalizzati nello Zaire, ma considerati un naturale alleato da Kagame, egli stesso tutsi – che costituirono l’Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo-Zaire (AFDL), guidata da Laurent Désiré Kabila

Nel 1996, gli scontri che videro, da un lato, i militari congolesi, affiancati dagli ex-combattenti delle FAR e, dall’altro, l’AFDL, sostenuta dal Ruanda, sancirono l’inizio della prima guerra del Congo, che si concluse nel maggio dell’anno successivo, quando l’AFDL conquistò Kinshasa, depose Mobutu e, con il sostegno ruandese, istituì un nuovo esecutivo, guidato da Kabila. 

Kabila e Kagame: da alleati ad avversari

Data l’alleanza tra Kabila e Kagame, i rapporti tra i due Paesi parvero migliorare, ma la stabilità durò ben poco. Accusato di essere un fantoccio di Ruanda e Uganda, il nuovo presidente congolese allontanò da Kinshasa i consiglieri ruandesi e ugandesi e assorbì nell’esercito della RDC parte dell’RDR, che, nel frattempo, aveva assunto la nuova denominazione di Esercito di liberazione del Ruanda (ALiR), inasprendo i rapporti con Kagame. La restante parte dell’ALiR rimase al confine con il Ruanda, da dove lanciava operazioni di guerriglia e faceva incursioni nelle province ruandesi. 

La frattura tra Kabila e Kagame divenne definitiva nell’agosto 1998, quando le truppe ruandesi oltrepassarono il confine congolese per appoggiare la ribellione del Raggruppamento congolese per la democrazia (RCD). Il movimento era composto da fuoriusciti delle AFDL, critici nei confronti del governo di Kabila, poiché era considerato una prosecuzione della dittatura di Mobutu, data l’assenza di reali riforme socioeconomiche e democratiche. La ribellione contro Kinshasa fu, quindi, la miccia che sancì lo scoppio della seconda guerra del Congo, un conflitto che assunse dimensioni continentali per l’elevato numero di Paesi coinvolti, tanto da essere ricordato come la “guerra mondiale africana”. 

Ufficialmente intervenuto per garantire la sicurezza nazionale, il Ruanda (così come altri Paesi dell’area coinvolti nella guerra, come Uganda e Burundi) aveva anche altri obiettivi: sperava, infatti, di potersi servire dell’instabilità nell’Est della RDC per sfruttarne le ingenti risorse minerarie e tentare di portare sotto al proprio controllo un’area particolarmente strategica. 

Giungere alla pace fu lungo e complesso. Un primo cessate il fuoco, siglato nel 1999, non fu mai implementato e solo nel 2002 i dialoghi sfociarono nella firma di un accordo quadro a Sun City e in negoziati bilaterali con le diverse parti belligeranti. Kinshasa e Kigali firmarono l’Accordo di Pretoria che sancì il ritiro delle truppe ruandesi dal territorio congolese e lo smantellamento dell’Interahamwe. Ufficialmente, quindi, il Ruanda abbandonò la RDC, ma il sostegno di Kigali ai movimenti armati continuò negli anni successivi in altre forme. 

RDC e Ruanda negli anni Duemila

La conclusione delle due guerre del Congo non portò la pace nelle regioni orientali. I gruppi armati, grazie all’abbondanza di risorse minerarie, proliferavano e sostenevano i propri apparati. A volte, erano i guerriglieri stessi a cercare i minerali da rivendere agli acquirenti delle grandi città, Goma nel Nord Kivu e Bukavu nel Sud Kivu. Altre volte, le risorse venivano ottenute tassando i minatori locali e imponendo tasse per il passaggio lungo le maggiori vie commerciali. 

Nei primi anni 2000, dalla fusione di diversi gruppi hutu, che includevano anche ex-membri delle FAR e dell’Interahamwe, si costituirono le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR) che, ben presto, divennero uno dei movimenti più importanti. La presenza delle FDLR, i loro legami con settori delle Forze armate della RDC (FARDC), la prosecuzione degli attacchi anche dopo la conclusione della seconda guerra del Congo e la mancata applicazione di un accordo, siglato nel 2005 – per cui le FDLR dovevano deporre le armi e diventare un partito politico – furono sfruttati da Kagame. Questi, denunciando il persistere di una minaccia alla sicurezza nazionale, legittimò il sostegno, anche militare, ai tutsi del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP)

Il movimento era stato fondato nel 2006 da Laurent Nkunda, dopo che le elezioni generali dello stesso anno avevano confermato Joseph Kabila (figlio di Laurent-Désiré Kabila, assassinato nel 2001) alla presidenza della RDC. Nkunda si definiva l’unico uomo in grado di proteggere le comunità tutsi dalle milizie hutu attive nell’Est del Paese. Solo nel 2008, a seguito di un report delle Nazioni Unite, che condannò l’appoggio ruandese ai ribelli, Kagame ritirò il proprio supporto al CNDP, facilitando la cattura di Nkunda, che, nel frattempo, aveva cercato rifugio in Ruanda. 

Il 2008 segnò, quindi, una svolta nei rapporti tra i due Paesi. Ricominciarono i dialoghi sulla sicurezza regionale, gli eserciti di Kinshasa e Kigali lanciarono un’operazione congiunta contro le FDLR. Fu siglato un accordo di pace tra la RDC e il CNDP, che acconsentì a divenire un partito politico, e l’anno successivo furono ristabilite le piene relazioni diplomatiche e fu rilanciata la cooperazione economica, rivitalizzando la Comunità economica dei Paesi della regione dei Grandi Laghi. 

Ma, ancora una volta, la neonata cooperazione congo-ruandese fu messa alla prova dall’emergere di una nuova minaccia. Un’amnistia generale, la liberazione dei prigionieri del CNDP e i negoziati di pace non furono sufficienti a consolidare la smobilitazione e la reintegrazione dei suoi combattenti nell’esercito congolese. 

Rimase una fazione ribelle che, nel 2012, sotto la guida di Bosco Ntaganda, assunse il nome di Movimento del 23 marzo (M23) e proseguì la lotta armata, beneficiando probabilmente ancora una volta del velato supporto ruandese. Il movimento fu sconfitto un anno dopo dalle FARDC e dai caschi blu della MONUSCO dopo esser arrivato a prendere il controllo della maggiore città dell’area, Goma. Nel 2018, l’elezione di Felix Tshisekedi alla presidenza della RDC sembrava aver avviato una nuova fase di distensione nei rapporti tra i due Paesi che hanno siglato accordi commerciali e sviluppato dialoghi sulla sicurezza regionale. 

La violenza dei movimenti armati nell’Est però non si è placata e si è anzi inasprita, tanto da spingere Tshisekedi a proclamare, a maggio 2021, lo stato d’assedio in Ituri e Nord Kivu. Una misura che, però, si è dimostrata incapace di contenere gli attacchi e che è stata affiancata, a novembre dello scorso anno, da un’operazione militare congiunta degli eserciti congolese e ugandese. 

L’intervento è stato duramente criticato sia per le violazioni dei diritti umani dei civili che per la sua scarsa efficacia nel contrastare le Forze democratiche alleate (ADF), una milizia nata negli anni Novanta con l’obiettivo di rovesciare il governo del presidente ugandese, Yoweri Museveni, e tornata a colpire in Uganda dopo anni, con tre attentati suicidi nella capitale Kampala a novembre 2021. 

Verso gli eventi dell’ultimo anno

L’operazione militare congiunta e il miglioramento dei rapporti congo-ugandesi hanno contribuito, nell’ultimo anno, a inasprire i rapporti tra Kinshasa e Kigali, con quest’ultima che ha iniziato a temere di perdere influenza su un’area strategica e ricca di risorse naturali. Per questo, molti analisti sostengono che il ritorno in attività dell’M23 proprio a novembre 2021 non sia casuale, ma rappresenti lo strumento attraverso il quale il Ruanda sta tentando di mantenere una certa influenza sull’area. 

Inevitabilmente, il crescente attivismo dell’M23, gli attacchi e le uccisioni nei confronti dei civili sono alcuni dei principali fattori che hanno fatto sì che negli ultimi mesi si verificasse un’escalation di tensione tra RDC e Ruanda, sfociata poi negli eventi degli ultimi giorni. 

 

 

 

 

Fonti e approfondimenti

Adunimay, Anslem W. “Diplomatic Tensions Between the DRC and Rwanda”. Accord. 28/07/2022.  

Africa24. 04/11/2022. RD Congo: le président Félix Tshisekedi mobilise la population contre «la guerre d’agression»

Al Jazeera. 04/08/2022. Rwanda backing M23 rebels in DRC: UN experts

Al Jazeera. 30/10/2022. DR Congo expels Rwandan ambassador as M23 rebels seize towns

Africanews. 17/06/2022. DR Congo set to scrap deals with Rwanda amid tension.  

Africanews. 30/10/2022. DRC expels Rwandan Ambassador in Kinshasa

BBC. 28/05/2012. Rwanda ‘supporting DR Congo mutineers’.  

Beloff, Jonathan, “Rwanda and DRC’s turbulent past continues to fuel their torrid relationship”, The Conversation, 09/08/2022. 

Blanshe, Musinguzi, “Rwanda & DRC accuse each other of using rebel groups to their advantage”, The Africa Report, 10/06/2022. 

Congo Planet. 14/12/2008. UN Report Excerpt: Support to Laurent Nkunda’s CNDP by the government of Rwanda

Gras, Romain, “DRC-Rwanda: Félix Tshisekedi’s headache”, The Africa Report, 20/07/2022.  

Mudaheranwa, Regis. 2014. “The Democratic Forces for the Liberation of Rwanda influence on DRC/Rwanda relations”. Kampala International University, College of Humanities and Social Sciences

RANE. 29/06/2012. Rwanda’s Strategic Interests in the DRC

 

 

 

 

Editing a cura di Beatrice Cupitò

Be the first to comment on "RDC e Ruanda: la storica fragilità delle relazioni tra i due Paesi"

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: