Gli hacker russi e la paura dell’attacco alla democrazia

Venerdì  sera orario italiano, Eric Schultz, responsabile per le comunicazioni ufficiali della Casa Bianca, ha annunciato  la decisione del Presidente uscente Barack Obama di avviare un’indagine approfondita sugli episodi di hackeraggio concernenti le elezioni presidenziali.  Schultz ha sottolineato che  questa misura non è affatto volta a contestare l’elezione di Donald Trump, ma che si tratta piuttosto di un provvedimento finalizzato a tutelare il sistema democratico americano.

All’inizio di ottobre, il governo statunitense ha formalmente accusato la Russia di aver hackerato ben 19.000 e-mail di esponenti del Partito Democratico, tra i quali risultano esserci anche gli organizzatori della campagna elettorale di Hillary Clinton. Le informazioni e i dati sottratti sarebbero poi stati forniti a Wikileaks che li avrebbe successivamente resi pubblici.

Secondo le dichiarazioni degli ufficiali governativi USA, tale attacco, per caratteristiche tecniche e finalità, può essere stato autorizzato unicamente da alti ufficiali dell’intelligence Russa.  In base  a questo assunto, il Cremlino avrebbe agito al fine di favorire l’ascesa di Trump  alla  Casa Bianca, il quale  è considerato da Mosca come un interlocutore  più adatto alle proprie esigenze di politica  estera. Tali episodi di hacckeraggio sono stati ricondotti a Guccifer 2.0, un hacker di origine romena  probabilmente connesso al Cremlino.

Mosca ha più volte smentito tali accuse, sottolineando come tali dichiarazioni del governo di Washington non facciano altro che fomentare un pericoloso sentimento antirusso all’interno del popolo americano.  I russi hanno anche fatto notare che in più occasioni si sono verificati in Russia casi  di hackeraggio riconducibili al territorio degli Stati Uniti, ma che non per questo il Cremlino ha accusato la Casa Bianca di aver architettato e autorizzato tali attacchi.

Il risultato delle indagini dell’intelligence americana verranno consegnate al Presidente Obama prima della scadenza del suo mandato prevista per il 20 gennaio. Ancora non possiamo dire se questi episodi abbiano realmente influenzato  le elezioni di una delle più grandi democrazie del mondo, ma dobbiamo comunque interrogarci sulle possibili conseguenze di  questo clamoroso episodio di hackeraggio.  Se l’FSB ( i servizi segreti russi)  è realmente riuscito ad influenzare le elezioni americane, ci si potrebbe aspettare una risposta molto forte da parte  di Washington.  La logica delle relazioni militari tra i paesi imporrebbe la scelta di una contromisura proporzionale. Certo questo caso di cyber attacco costituisce un colpo  al cuore per i valori democratici americani, ma la risposta degli Stati Uniti dovrebbe comunque evitare di causare danni materiali al popolo russo.

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Al  momento, gli Stati Uniti sembrerebbero in grado di rispondere con estrema efficienza alle ingerenze russe nel proprio sistema politico. Agli inizi di novembre, ufficiali dell’intelligence americana hanno dichiarato di essere riusciti  ad hackerare l’intera infrastruttura web ed elettrica della Russia. In base a tale notizia divulgata dalla NBC , gli Stati Uniti avrebbero diffuso dei malware che se attivati potrebbero  causare danni ingenti al sistema elettrico e delle telecomunicazioni russo. Una tale dichiarazione non solo lascia intendere che gli Stati Uniti siano realmente in grado di condurre un cyber attacco su vasta  scala contro la Russia, ma anche che Washington ha realmente intenzione di utilizzare questo tipo di arma  per difendersi  da altri cyber attacchi Russi.

Il timore che il Cremlino possa  sabotare il sistema democratico dei paesi occidentali si sta rapidamente  diffondendo anche in Germania. Il 29 novembre 900.000 tedeschi hanno perso l’accesso a internet a seguito di un imponente cyber attacco. Ancora una volta i politici del governo di Berlino si sono affrettati a puntare il dito contro Mosca . Di fronte a tale pericolosa situazione, Hans-Georg Maassen, capo dell’intelligence tedesca , ha messo in guardia contro possibili tentativi esterni di influenzare le elezioni federali dell’anno prossimo.

Mosca sembra aver adottato una strategia ibrida che unisce elementi tradizionali (come forze armate e missili nucleari) ad elementi di cyber guerra volti a destabilizzare le democrazie occidentali. Gli Stati Uniti si trovano  di fronte ad un grande dilemma. Sebbene capaci di adottare contromisure micidiali come appunto i malware diffusi all’interno dell’infrastruttura informatica russa, la loro eventuale attivazione potrebbe avere delle cause incontrollabili. Questo tipo di Cyber attacco, il quale fa uso di malware e virus potenti, è difficilmente contenibile, e il rischio che i suoi effetti  si diffondano a stati terzi o addirittura al paese che ha condotto l’attacco costituisce un formidabile deterrente.

Per il momento è impossibile dire se l’amministrazione Obama avrà il tempo e  la volontà di rispondere a questi presunti cyber attacchi condotti dalla Russia contro gli Stati Uniti, molto dipenderà dall’indagine avviata da Obama, ma una cosa è certa: il Cremlino sta lentamente erodendo la fiducia dei cittadini americani nell’integrità del proprio sistema democratico.

Fonti e Approfondimenti:

https://www.theguardian.com/us-news/2016/dec/10/cia-concludes-russia-interfered-to-help-trump-win-election-report

https://www.theguardian.com/us-news/2016/dec/09/us-election-hacking-russia-barack-obama-review

http://www.nbcnews.com/news/us-news/u-s-hackers-ready-hit-back-if-russia-disrupts-election-n677936

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