Ricorda 2010: i Mondiali di calcio in Sudafrica

Nell’estate del 2010, sedici anni dopo la caduta dell’apartheid, il Sudafrica ha ospitato i Mondiali alla fanfara di vuvuzelas ronzanti. Il Paese sperava che la possibilità di ospitare lo spettacolo più grande del mondo sarebbe stata un’opportunità per continuare la sua trasformazione sociale e lo sviluppo economico.

Nazioni e città sono spesso motivate a ospitare mega-eventi sportivi nella speranza di mostrarsi come nuovo hub finanziario, creare nuovi partner commerciali, dare impulso al turismo, creare posti di lavoro e cogliere l’occasione per fare investimenti di rinnovamento urbano, comprese le infrastrutture abitative e sportive.

Il Sudafrica ha aggiunto a questi obiettivi l’unità nazionale, il patriottismo, il nazionalismo e la coalizione del Sudafrica bianco e nero attorno all’obiettivo comune di presentare i giochi e il tifo per Bafana Bafana, la squadra di calcio nazionale del Sudafrica.

Analizzeremo quindi i Mondiali dal punto di vista dell’impatto socioeconomico in uno Stato come il Sudafrica che, proprio nel 2010, divenne la “S” di BRICS, il gruppo di Paesi con un’economia in via di sviluppo e una costante e rilevante crescita del PIL, oltre a un peso significativo a livello internazionale.

Per gli appassionati di calcio: no, non parleremo della disfatta italiana.

Economia in goal?

L’impatto economico dell’ospitare eventi sportivi su larga scala è sempre una questione controversa: il rapporto tra costo e opportunità degli investimenti legati alla Coppa del Mondo, il rendimento economico e di utilità di tali investimenti e la distribuzione sociale delle rendite sono solo alcuni dei punti più scottanti.

Il Sudafrica ha speso direttamente oltre quattro miliardi di dollari per ospitare la coppa, da sommare ai 9 miliardi investiti per i miglioramenti infrastrutturali nelle città ospitanti. In tutto, il governo ha speso oltre 13 miliardi di dollari in infrastrutture e miglioramenti nei trasporti. Questa spesa ha creato direttamente 130 mila posti di lavoro nel settore delle costruzioni e la Coppa del Mondo, nel suo insieme, ha indirettamente portato a un guadagno di 415 mila posti di lavoro. Alla fine, la Coppa del Mondo ha fatto guadagnare lo 0,5% al PIL del Sudafrica nel 2010.

Le critiche più forti hanno riguardato la costruzione e il rinnovamento degli stadi, costati in tutto 16,4 miliardi di dollari, ben oltre la cifra precedentemente prevista di 818 milioni.

Con costi operativi futuri di 32 mila dollari per stadio all’anno in media e solo il 10% dei posti occupati in eventi futuri, queste arene sono quasi totalmente destinate a sottoutilizzo e degrado, degli elefanti bianchi. Le spese relative agli stadi sono in genere uno degli aspetti più controversi nell’ospitare la Coppa del Mondo, perché contribuiscono molto poco all’economia delle città dopo la fine del torneo.

La spesa per le infrastrutture era invece ampiamente giustificata. Molti dei miglioramenti infrastrutturali per i quali il governo ha speso soldi per la Coppa del Mondo – strade, aeroporti e sistemi di autobus rapidi urbani – erano estremamente necessari ed erano stati previsti nel piano infrastrutturale a lungo termine del Paese.

In questo caso, la critica riguarda il modo in cui sono stati realizzati molti progetti infrastrutturali e chi ne ha tratto i frutti. Gli stadi non furono mai costruiti in aree adiacenti a zone rurali o economicamente povere, e venne preferito costruire da zero uno stadio invece di rinnovare o modernizzare impianti già presenti.

“Un miliardo di telespettatori non vogliono vedere baracche e povertà in larga scala”.

Preoccupato per gli spettatori globali, il Sudafrica ha anche intrapreso diffusi sfratti nel tentativo di chiudere le baraccopoli. Gli sfratti sono stati organizzati in fretta e furia in tutte le comunità situate su terreni nelle vicinanze di stadi o altre infrastrutture, con poca cura per dove le famiglie sarebbero state trasferite e senza offrire loro un alloggio migliore.

Neanche gli investimenti in nuove infrastrutture o in riammodernamento di quelle già esistenti hanno portato benefici alle classi più povere. Il Gautrain, il primo treno ad alta velocità dell’Africa, è un esempio lampante. Sebbene non fosse un progetto avviato per i Mondiali, il suo sviluppo venne inserito nella contabilità dell’evento, con un costo di 2,4 miliardi di dollari. Tuttavia, il prezzo del biglietto di 6 dollari è lontano dalla portata di molti in Sud Africa, visto elevato numero di persone che vivono con poco più di 1 dollaro al giorno. Inoltre, come da regola per il mantenimento del decoro agli occhi del mondo, il treno passa principalmente attraverso le aree benestanti.

Infine dobbiamo precisare che guardare la Coppa del Mondo attraverso una lente puramente economica maschera gran parte dell’impatto che il calcio globale può avere su una società, specialmente quando quella società è temporaneamente sede del più grande evento del mondo. Anche se i guadagni economici dell’ospitare la coppa sono stati dubbi, forse la coesione sociale che ha ispirato valeva il costo.

Una società che insegue un pallone

Economia a parte, il Sudafrica ha riposto grandi speranze nella possibilità che anche i Mondiali possano guidare le trasformazioni nella società. Infatti, lo sport è importante sia per il Sudafrica nero che per il Sudafrica bianco, e il calcio, in particolare, ha svolto un ruolo rilevante nella transizione dallo Stato dell’apartheid alla democrazia. L’uso dello sport come mezzo per creare unità non è un concetto nuovo: crea comunità e un senso di identità e può agire da facilitatore dell’integrazione sociale. Fare il tifo per la stessa squadra, celebrare le stesse vittorie, lamentare le stesse sconfitte, riunisce le persone sotto la stessa bandiera.
Il governo ha tentato di utilizzare la competizione internazionale come qualcosa attorno al quale sia il Sudafrica bianco che quello nero potessero stringersi ed essere orgogliosi.

Sfortunatamente, l’accesso completo all’aspetto unificante dei giochi non era disponibile per tutta la società sudafricana. In una nazione in cui il PIL pro capite è di circa 10 mila dollari e un quarto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, molti sudafricani non potevano permettersi di pagare i 35 dollari dei biglietti più economici. A differenza di molti tornei precedenti, un gran numero di biglietti previsti per i locali non è stato acquistato. Insieme alla diminuzione generale delle presenze a causa della crisi economica, molti posti negli stadi sono rimasti vuoti anche durante le partite del mondiale.

Fonti e approfondimenti:

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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