Il discorso sullo stato dell’Unione: dopo la crisi, ricostruire l’Europa

Ursula von der Leyen tiene il discorso sullo stato dell'Unione di fronte alla plenaria del Parlamento.
Ursula von der Leyen di fronte alla plenaria del Parlamento europeo, 16/09/2020. Fonte: EC - Audiovisual service

Il 16 settembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha tenuto il suo primo discorso sullo stato dell’Unione europea di fronte alla plenaria del Parlamento europeo.

È stato un evento insolito da diversi punti di vista. La plenaria del Parlamento è ancora in gran parte virtuale, per rispettare le distanze di sicurezza; la sessione si è tenuta in via straordinaria a Bruxelles, perché Strasburgo è considerata zona a rischio. Il messaggio della presidente è stato chiaro: la crisi non è ancora finita, ma è tempo di pensare al futuro e ricostruire l’Europa e il pianeta. Una spinta all’azione che emerge già dal titolo del discorso: “Costruiamo il mondo in cui vogliamo vivere: un’Unione vitale in un mondo fragile”.

Cos’è il discorso sullo stato dell’Unione?

Il discorso sullo stato dell’Unione, o SOTEU, è stato introdotto dal trattato di Lisbona, nell’Accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea, allegato IV. Nello specifico,

Ogni anno durante la prima tornata di settembre, si tiene una discussione sullo stato dell’Unione, durante la quale il presidente della Commissione pronuncia un discorso in cui fa il punto della situazione per l’anno in corso e presenta le priorità per gli anni successivi. A tal fine, il presidente della Commissione presenta contemporaneamente per iscritto al Parlamento i principali elementi che sottendono all’elaborazione del programma di lavoro della Commissione per l’anno seguente.

L’obiettivo è aumentare la trasparenza e consolidare il rapporto di fiducia tra Commissione e Parlamento. È, dunque, un momento fondamentale per la democrazia dell’Unione europea.

Per von der Leyen, che ha assunto la carica a dicembre 2019, è tempo di bilanci, dopo mesi complessi e ricchi di sfide. Alla soglia dei suoi primi cento giorni, infatti, la Commissione ha dovuto affrontare un’emergenza sanitaria ed economica di proporzioni imprevedibili. Ciò l’ha portata inevitabilmente a rivedere le sue priorità d’azione per concentrarsi prima sulle misure di contenimento e poi sulla ricostruzione economica.

La sfida principale, per il lungo periodo, è conciliare queste nuove necessità con le priorità politiche pubblicate nel 2019. Proprio questo è il cardine del programma presentato alla plenaria del Parlamento europeo: il passaggio da un momento di fragilità a una fase di vitalità, dove l’Unione farà da guida.

L’emergenza come opportunità

La pandemia di Covid-19 è stata il filo rosso del discorso. La crisi ha esposto le grandi fragilità dell’economia, dei sistemi sanitari, delle comunità – persino dei valori stessi dell’Unione.

In questa fase, l’Unione deve fungere da esempio e da guida per superare la crisi e avviare un nuovo corso. L’azione rapida delle istituzioni europee nei momenti critici dimostra che l’Europa è solida e che i cittadini e gli Stati membri ne hanno sempre più bisogno.

L'”economia sociale di mercato” dell’Unione europea si è rivelata una scelta vincente, secondo la presidente. Il modello funziona perché è “umano”, protegge le persone, garantisce stabilità e crea opportunità.

L’economia del futuro

Se gli strumenti di emergenza hanno garantito una risposta pronta nelle fasi più acute della crisi, è il momento di pensare al futuro e alla ricostruzione, non solo economica. Anche qui, la fragilità diventa un’opportunità di “costruire il mondo in cui vogliamo vivere”.

Le priorità su cui si fondava il programma quinquennale della Commissione – tutela dell’ambiente e digitalizzazione – sono ancor più valide in questo momento e saranno le direttive d’azione nell’anno a venire. Consentono, infatti, di coniugare l’interesse economico con la tutela delle comunità, la garanzia di una vita dignitosa, la protezione dei valori dell’Unione e del pianeta. È tempo di riforme strutturali e sostenibili che lancino l’Europa nel futuro – e l’Unione deve fungere da modello per la comunità internazionale.

Su questa linea, la Commissione ha innalzato il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni: dal 40 al 55% entro il 2030. Secondo von der Leyen, è un impegno ambizioso ma fattibile. La Commissione Ambiente del Parlamento europeo, però, ha approvato una proposta ancora più ambiziosa: un taglio del 65% entro il 2030.

Per von der Leyen, i prossimi dieci anni saranno decisivi: l’UE deve far sì che questo sia il “decennio digitale dell’Europa”. La Commissione si concentrerà su tre aree: la creazione di un’“economia dei dati”, lo sviluppo tecnologico e le infrastrutture.

L’economia digitale dell’Unione deve essere sicura, accessibile e sempre meno dipendente dall’esterno. Gli investimenti nel digitale, secondo von der Leyen, porteranno enormi benefici economici e sociali e garantiranno all’Unione una piena “sovranità digitale” e una posizione di leadership globale. Nel complesso, però, la presidente è stata poco incisiva. Non ha parlato, ad esempio, del Digital service act, un pacchetto normativo che dovrebbe rivoluzionare il mercato dei servizi digitali nell’UE.

Un messaggio per gli Stati membri

Con il suo discorso, Ursula von der Leyen ha lanciato un messaggio chiaro agli Stati membri. Per affrontare le sfide attuali e future, l’Unione è più che mai necessaria. Nei momenti più drammatici della pandemia, quando molti Paesi hanno chiuso i confini, mettendo in pericolo le basi del Mercato unico, l’UE ha superato le divisioni nazionali, difendendo il principio di solidarietà e proponendo soluzioni comuni.

Von der Leyen ha i numeri dalla sua parte. È anche grazie al suo impegno che gli Stati membri hanno raggiunto un accordo sul pacchetto finanziario più ambizioso nella storia dell’UE: €1.074 miliardi per il 2021-2027, cui si aggiungono i €750 miliardi del fondo per la ricostruzione.

Ora, la Commissione vuole sfruttare questo momento favorevole per consolidare la competenza dell’Unione in ambiti di policy finora sotto lo stretto controllo degli Stati membri, come le politiche sociali e lavorative o la tutela della salute. Tra i suoi piani ci sono, ad esempio, il rafforzamento dell’“Unione sanitaria”, la promozione di politiche sociali e lavorative comuni, il completamento dell’Unione economica e finanziaria.

Più coraggio in politica estera

Anche in politica estera, dove i governi sono spesso restii ad agire perché preoccupati a tutelare gli interessi nazionali, von der Leyen vuole un’Unione più forte e determinata. Dove l’Europa è stata “lenta” – una critica frequente alla diplomazia dell’UE –, la responsabilità è degli Stati membri. Per una politica estera più rapida e reattiva, la presidente ha auspicato l’introduzione del voto a maggioranza qualificata (invece dell’unanimità) almeno per le decisioni sui diritti umani e sulle sanzioni.

L’incendio del campo di Moria, in Grecia, ha riportato all’attenzione il tema dell’immigrazione e le condizioni di vita dei migranti nell’UE. Von der Leyen ha dichiarato che la Commissione proporrà un nuovo sistema europeo per la gestione delle migrazioni, che protegga le vite e i diritti dei migranti, garantisca la protezione dei confini e crei canali di ingresso legali nell’Unione.

Nel dibattito seguito al discorso, la presidente ha chiarito che, nelle intenzioni della Commissione, il regolamento di Dublino sarà interamente sostituito da un nuovo sistema.

I diritti e l’identità europea

Non sarebbe un discorso sullo stato dell’Unione senza una riflessione sul suo ruolo globale.

La pandemia ha esposto anche la fragilità di un sistema internazionale già instabile. In una situazione critica, quando altri hanno scelto l’isolamento o hanno tentato di indebolire ulteriormente il sistema, l’Unione si è esposta, aiutando chi ne aveva bisogno e tentando di porsi come leader nella gestione dell’emergenza e della ricostruzione.

Von der Leyen ha avuto parole dure per Russia e Cina, ma anche per alleati storici come Stati Uniti e Regno Unito, con i quali le relazioni si sono deteriorate. Ha fatto trasparire una volontà politica di parlare chiaro, condannando fermamente gli abusi di diritti umani e sostenendo i valori europei nei rapporti internazionali – un rimprovero non troppo velato agli Stati membri che esitano a fare lo stesso.

Non è mancato un riferimento, anche se breve, al vicinato dell’UE, vero centro dei suoi interessi geopolitici. A iniziare dai Balcani occidentali, che “fanno parte dell’Europa”: “condividiamo la stessa storia, lo stesso destino.” Un segnale incoraggiante per il processo di allargamento, che sembra essersi sbloccato dopo anni di incertezza.

L’UE, però, non vuole essere solo una potenza regionale, ma un punto di riferimento globale. L’enfasi su un “modello Europa” è uno strumento di soft diplomacy tanto più fondamentale in una situazione incerta come quella attuale.

La rule of law nell’Unione

In chiusura, la presidente ha riflettuto sui valori fondamentali e sui diritti umani, affermando che l’Unione deve impegnarsi ad assicurarne il rispetto anche al suo interno.

Nei prossimi mesi la Commissione intraprenderà azioni più concrete per difendere lo Stato di diritto, sotto attacco in diversi Paesi dell’Europa centro-orientale. A ottobre adotterà infatti il primo rapporto sullo Stato di diritto negli Stati membri. Von der Leyen ha chiarito, inoltre, che l’esborso dei fondi per la ricostruzione sarà condizionale al rispetto della rule of law.

Il futuro dell’Unione europea

Il discorso di Ursula von der Leyen è un momento di riflessione importante per la Commissione e per l’Unione nel suo complesso. Uscita dalla fase emergenziale, la Commissione sembra essere pronta a iniziare la ricostruzione.

Anche se gli ultimi mesi hanno dimostrato che gli Stati membri da soli non hanno i mezzi per affrontare le sfide future, l’Unione non ha ancora gli strumenti e i poteri necessari per agire in modo efficace. Come rendere l’Unione europea più solida, resistente alle crisi? Il completamento dell’edificio europeo con l’Unione fiscale e politica è un tema controverso, ma che dovrà essere affrontato.

Allo stesso modo, l’UE potrà sopravvivere solo se diventerà più aperta, democratica e vicina ai cittadini e alle cittadine. La conferenza sul futuro dell’Europa, inizialmente prevista per maggio 2020, è stata rimandata a data da definirsi. Ma un dialogo sul futuro politico dell’UE è più che mai necessario in questo momento.

Le crisi, per quanto difficili da affrontare, portano anche opportunità: riuscirà la Commissione a sfruttare al meglio le opportunità politiche sul suo cammino?

 

Fonti e approfondimenti

Commissione europea, State of the Union Address by President von der Leyen at the European Parliament Plenary, versione integrale, 16/09/2020 (la traduzione in italiano del discorso è disponibile qui)

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