I volti delle donne d’Africa: le sfide verso la parità di genere nel mondo del lavoro

Il volto tratteggiato di una donna, composto con i contorni dei confini dei Paesi dell'Africa
Foto di Armando D'Amaro - Lo Spiegone

La parità di genere nell’occupazione è attualmente una delle maggiori sfide nello sviluppo che i Paesi di tutto il mondo, compresi quelli africani, devono affrontare. Sebbene siano stati compiuti progressi nell’uguaglianza di genere nei mercati del lavoro globali grazie al progresso economico e sociale, gli avanzamenti sono più limitati in Africa a causa di diversi fattori. 

Soldi e lavoro: il rapporto tra reddito e partecipazione femminile

Innanzitutto, analizziamo il rapporto tra partecipazione femminile al mondo del lavoro e sviluppo economico.

Come possiamo dedurre dallo studio condotto da Africa Growth Initiative, la partecipazione delle donne africane al mercato del lavoro segue una curva a “u”. Nei Paesi con reddito più basso, come molti di quelli africani, le donne sono impegnate in attività di sussistenza, come l’azienda agricola di famiglia (più del 60% delle donne africane lavora nel settore agricolo). Con l’aumento del reddito, la maggiore disponibilità economica familiare fa sì che le donne si dedichino al lavoro domestico e alla cura dei bambini e degli anziani. Ciò, affiancato a discriminazioni sociali, contribuisce a escludere le donne dal lavoro manuale, come quello manifatturiero. Solo a un livello più alto di reddito e di istruzione delle donne iniziamo a vedere la riduzione del divario occupazionale di genere nel mercato del lavoro. In questi Paesi, le donne trovano lavoro nel settore tessile, dell’abbigliamento, nei servizi commerciali, nel settore turistico e imprenditoriale. 

Quante donne lavorano in Africa? I numeri della disoccupazione

L’Africa ha la più grande concentrazione di giovani, tra i quindici e i ventiquattro anni, al mondo: 226 milioni, di cui il 50,1% sono donne. Tuttavia, molti giovani africani sono NEET, cioè non studiano né lavorano. Ciò deriva in gran parte dalla mancanza di opportunità di lavoro formale, dalle competenze limitate e dalla mancata corrispondenza tra le competenze da loro possedute e le richieste del mercato del lavoro.

Le giovani donne sono colpite in modo maggiore dalla disoccupazione: nel 2021, il 26% delle ragazze tra quindici e ventiquattro anni non lavorava e non studiava, a fronte del 16% dei ragazzi. Le ragazze hanno livelli di istruzione inferiori, nonché meno tempo da dedicare al lavoro retribuito, date le loro responsabilità domestiche e di cura. Ma devono anche affrontare altre barriere, come norme sociali e culturali discriminatorie e minore disponibilità di risorse economiche personali. 

Il tasso di disoccupazione femminile generale varia in modo significativo tra i Paesi africani. Nel 2020, il Sudafrica ha registrato il valore più alto, con il 34% delle donne nella forza lavoro disoccupate. Seguono il Sudan e il Lesotho, dove la disoccupazione femminile ha raggiunto rispettivamente il 28,8% e il 28,1% circa. D’altra parte, le donne senza lavoro rappresentano solo lo 0,37% della forza lavoro femminile in Niger. 

Problemi sistemici e possibili risoluzioni

Nei Paesi africani più del 75% delle donne occupate si colloca nell’economia informale, l’economia sommersa e sottopagata, in gergo detta “in nero”, nella quale le donne hanno una probabilità maggiore di essere impiegate come collaboratrici familiari rispetto alle loro controparti maschili, il che significa che le donne sono spesso sottopagate e vulnerabili allo sfruttamento. In questo caso, la priorità politica dovrebbe concentrarsi sull’uguaglianza di genere nella retribuzione, sulla protezione delle donne dallo sfruttamento a breve termine e sul consentire alle donne di diventare imprenditrici indipendenti e di successo a lungo termine.

Le politiche sociali dovrebbero incoraggiare un maggior numero di donne a entrare nel settore formale-legale, fronteggiando gli scarsi livelli di istruzione e di competenze, nonché la mancanza di accesso alle risorse finanziarie. Inoltre, la riduzione dei costi di formalizzazione, attraverso incentivi fiscali, e il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti, attraverso la microfinanza, potrebbero conferire potere alle imprenditrici.

Anche nel settore formale è necessario che siano sviluppate politiche e riforme per affrontare le sfide fronteggiate dalle imprenditrici, compreso l’accesso limitato ai finanziamenti, la cattiva governance e la mancanza di infrastrutture. Inoltre, la formazione sulle competenze e sulle conoscenze finanziarie potrebbe aumentare sia il successo finanziario che la fiducia manageriale.

A lungo termine, il maggiore accesso delle ragazze a un’istruzione di qualità, in particolare all’istruzione secondaria e terziaria, potrebbe accrescere le loro retribuzioni, nonché aumentare le loro possibilità di trovare un lavoro da “colletti bianchi” o di diventare imprenditrici di successo.

Tanti pregiudizi

I modelli di divisione del lavoro in base al genere influenzano la partecipazione delle donne al mondo del lavoro in tutta l’Africa. Mansioni e ruoli specifici all’interno di qualsiasi tipo di lavoro nascondono preconcetti di genere che influenzano la percezione del valore delle donne nella forza lavoro e ne limitano le prospettive di crescita professionali invece di liberare il loro pieno potenziale. Queste ideologie promuovono il lavoro femminile soprattutto nel settore assistenziale e di cura, o come parrucchiere oppure come manodopera non qualificata. 

Destigmatizzare il lavoro delle donne è quindi un’importante considerazione politica. I legislatori statali dovrebbero istituire e far rispettare forti leggi contro la discriminazione sul lavoro e operare a stretto contatto con i leader religiosi e gli uomini per allentare i ruoli di genere restrittivi e promuovere l’impiego femminile in altri ruoli e settori rispetto a quelli tradizionali. 

Quanto ha influito la pandemia? 

Il Covid-19 ha messo in luce le vulnerabilità dei mezzi di sussistenza e le persistenti disuguaglianze che colpiscono le donne nel contesto della forza lavoro africana. In Africa, le donne sono impiegate in modo sproporzionato nell’economia informale, nella lavorazione di alimenti su piccola scala, nell’agricoltura di sussistenza e nel commercio di beni alimentari, soffrendo di conseguenza a causa di peggiori condizioni lavorative e standard di vita meno agiati. La pandemia ha aggravato ulteriormente questa condizione, riducendo ancor di più le entrate economiche delle donne. Negli ultimi due anni, infatti, la povertà femminile è aumentata più di quella maschile. 

Inoltre, la pandemia ha ulteriormente messo in luce i costrutti di genere alla base del mondo del lavoro, a cominciare dal fatto che la maggioranza dell’onere di cura durante questo momento è sostenuta dalle donne e ciò peggiora il loro benessere.

Durante la pandemia, la perdita di posti di lavoro ha colpito le donne africane in modo maggiore rispetto agli uomini. A livello globale, tra il 2019 e il 2020, l’occupazione femminile è diminuita del 4,2%, mentre quella maschile del 3%. In Africa, l’occupazione maschile ha registrato il calo più contenuto rispetto a ogni altra area geografica: 0,1% tra il 2019 e il 2020, mentre l’occupazione femminile è diminuita dell’1,9%. 

WISCAR: un nuovo empowerment femminile

Oltre agli interventi legislativi statali, per migliorare la condizione lavorativa femminile stanno nascendo movimenti fondati dalle donne stesse che promuovono la diffusione di istruzione, empowerment, conoscenze e competenze per sostenere i progetti imprenditoriali femminili. 

Women in Successful Careers (WISCAR) in Nigeria è un esempio di organizzazione che promuove le opportunità di avanzamento di carriera delle donne. WISCAR è un’organizzazione senza scopo di lucro focalizzata sull’empowerment e sulla formazione di professioniste, in diversi settori, che contribuiscano allo sviluppo e alla crescita in Nigeria e in Africa.

Fin dalla sua nascita nel 2008, WISCAR ha dotato diverse donne di abilità e competenze rilevanti per gestire efficacemente le loro carriere, assumere posizioni di leadership e contribuire allo sviluppo del loro Paese.

La parità di genere nel mercato del lavoro non è solo una questione di equità, è anche buona economia. I Paesi che migliorano la parità di genere nei mercati del lavoro vedono guadagni nella crescita economica: è dimostrato, infatti, che il divario di genere nel lavoro comporta una perdita di PIL.  

Dopo questo articolo comprendiamo ancora di più come la parità di genere nell’occupazione sia strettamente connessa, ad esempio, al gap nell’istruzione, che a sua volta è legato al problema delle mutilazioni genitali e dei matrimoni precoci. Come interrompere questa catena? É la domanda a cui sono chiamati a rispondere i leader dei Paesi africani. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Anyanwu, John, & Darline Augustine. 2013. “Gender Equality in Employment in Africa: Empirical Analysis and Policy Implications. African Development Review. 25(4): 400-420.

Gandhi, Dhruv, “Gender equality in employment in Africa, Brookings, 5/12/2019.  

Akpakpan, Ekemini, “To unlock African women’s potential, we must end gendered patterns of labour“, World Economic Forum, 23/4/2021.

International Labour Organization. 2016. Addressing gender gaps in Africa’s labour market.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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