SWIFT: come funziona e perchè è importante?

Foto di Edoardo Cicchella

Lo SWIFT (The Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) si può definire come un sistema di messaggistica usato da banche e altre istituzioni finanziarie per mandare e ricevere informazioni in modo rapido e sicuro. L’organizzazione che regola lo SWIFT ha sede in Belgio ed è registrata come cooperativa sotto la legge belga. Lo SWIFT è di fatto una società per azioni privata controllata dalle nazioni partecipanti, che nominano i direttori secondo il numero di azioni detenute.

Governance di SWIFT

Le prime sei nazioni per numero di azioni possono nominare due direttori a testa per un totale di 12 direttori. Le nazioni con due direttori sono al momento: Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Belgio, Svizzera e Cina (se si include un direttore cinese e uno di Hong Kong). Le dieci nazioni successive per numero di azioni detenute possono nominare un direttore a testa. Le nazioni non incluse tra i primi 15 azionisti possono eleggere collettivamente altri tre direttori. Al momento le nazioni con un direttore sono: Spagna, Italia, Germania, Svezia, Lussemburgo, Sudafrica, Singapore, Olanda, Canada, Russia, Germania e Giappone.

Attualmente, il sistema SWIFT conta più di 11.000 istituzioni partecipanti e una media di 42 milioni di messaggi al giorno.

Come funziona SWIFT

Tecnicamente, il sistema SWIFT è un sistema neutrale, nel senso che il criterio di governance dovrebbe garantire una rappresentazione più o meno equilibrata con un limite massimo di due direttori per ogni nazione partecipante. In pratica, più del 40% dei pagamenti tramite SWIFT avviene in dollari, circa il 35% in euro e il 7% in sterlina britannica. I server di SWIFT si trovano anch’essi in USA, Olanda e Belgio. Il dollaro è anche usato per quotare circa due terzi dei prodotti finanziari globali e costituisce circa il 65% dei depositi di valuta straniera globale. Per queste ragioni, gli Stati Uniti e l’Europa si trovano nella condizione di poter monitorare i pagamenti in dollari o euro, avendo la possibilità di bloccare ed effettivamente tagliare fuori dal sistema monetario internazionale le istituzioni finanziarie sanzionate. 

Pertanto, l’esclusione dallo SWIFT è particolarmente problematica per quelle nazioni dipendenti da esportazioni di risorse naturali. Infatti, risorse come oro o petrolio sono tutte prezzate in dollari sui mercati internazionali dall’abbandono del Gold Standard (il sistema di cambio fisso di convertibilità delle valute mondiali in oro) nel 1973 (non a caso lo stesso anno dell’introduzione di SWIFT). Una nazione che vende petrolio, ad esempio, riceve dollari sul mercato internazionale che poi può in teoria reinvestire o tenere in riserva. L’esclusione dallo SWIFT congela l’uso di queste riserve in dollari o euro e non ha un effetto diretto sulle transazioni in sé, ma il sistema è usato per monitorare il rispetto delle sanzioni da parte delle istituzioni finanziarie. Se queste vengono colte a commerciare con entità sanzionate rischiano quindi di essere escluse a loro volta dai mercati in cui operano. Questa è una distinzione importante: escludere una nazione dal sistema SWIFT blocca il flusso di informazioni ma non i flussi finanziari, che possono ancora avvenire seppure con maggiori ostacoli. 

L’esclusione dallo SWIFT ha quindi l’effetto di creare grosse difficoltà nel mandare e ricevere pagamenti per le istituzioni soggette a sanzioni. Molte imprese internazionali si finanziano in dollari, euro o sterline per aumentare l’interesse degli investitori. Queste valute infatti sono considerate più stabili rispetto a quelle dei mercati emergenti, soggette a una volatilità più elevata e a una maggiore probabilità di incorrere in episodi di deprezzamento causati ad esempio dall’inflazione della valuta locale. 

Gli Stati Uniti o l’Europa, quindi, avendo la capacità di bloccare le transazioni in dollari o euro che passano per il sistema SWIFT, si trovano a disporre di un grande strumento di influenza economica e, di fatto, politica. Nel 2018 ad esempio, il dipartimento del Tesoro americano escluse la compagnia di alluminio russa Rusal dai pagamenti in dollari tramite SWIFT, con conseguenze devastanti per l’azienda. 

Per questi motivi, nazioni con rivalità geopolitiche con gli Stati Uniti come Russia, Cina, Iran e Corea del Nord hanno negli ultimi anni cercato di sviluppare sistemi alternativi allo SWIFT per commerciare tra loro e per accedere ai mercati internazionali indirettamente. Al momento questi tentativi hanno avuto un effetto limitato dato che, come illustrato in precedenza, la prevalenza degli scambi internazionali avviene ancora in dollari o euro (e quindi passa attraverso i server di SWIFT). 

Curiosamente, dopo le sanzioni all’Iran imposte dall’amministrazione Trump nel 2018, la stessa Unione europea aveva creato un sistema parallelo allo SWIFT per gli scambi commerciali con la nazione mediorientale (progetto in seguito abbandonato soprattutto per il rischio di sanzioni aggiuntive da parte degli USA). L’esclusione dallo SWIFT può essere effettuata a livello di singole istituzioni o a livello nazionale. A seguito dell’esclusione dallo SWIFT a livello nazionale, l’Iran perse circa il 30% degli scambi commerciali con l’estero causando una profonda crisi economica e sociale nel Paese. 

Ci sono due principali problemi che nascono dall’esclusione di una nazione o gruppo di istituzioni dal sistema SWIFT. Il primo è che sanzionare le istituzioni di un determinato Paese inevitabilmente colpisce anche le controparti che ci commerciano. Questo sarebbe il caso dell’Italia e della Germania in caso di esclusione della Russia dallo SWIFT a causa dell’attuale guerra in Ucraina. In questo caso, le controparti non potrebbero effettuare pagamenti alle nazioni sanzionate e rimarrebbero quindi a corto di importanti materie prime come gas e petrolio (senza considerare eventuali controsanzioni da parte delle nazioni interessate).

Il secondo problema è che l’esclusione dal sistema finanziario globale causata dall’abbandono forzato dello SWIFT spinge nazioni geopoliticamente ai margini o con interessi non allineati a Stati Uniti e Unione europea (in particolare Cina e Russia ma anche Iran, Corea del Nord, Cuba, Venezuela e persino India per il commercio di armi) a cercare sistemi di pagamento e transazioni alternativi. Questo ha l’effetto potenziale di rendere le sanzioni meno efficaci nel tempo. 

Il rischio maggiore dell’esclusione della Russia dallo SWIFT a causa della guerra in Ucraina è infatti l’accelerazione dello sviluppo di un sistema alternativo, usato primariamente per potenziare gli scambi commerciali con la Cina e le altre nazioni sanzionate o a rischio sanzionamento e diminuire la dipendenza delle nazioni partecipanti dagli scambi in dollaro o euro. Pertanto, questo allontanamento dal sistema di scambi internazionale potrebbe avere l’effetto di sviluppare un sistema parallelo via via più sostenibile ed efficiente, che a sua volta potrebbe portare a un effettivo bipolarismo finanziario mondiale con euro e dollaro da una parte e rublo e yuan dall’altra.

 

Fonti e approfondimenti

Czuzka, T., “Western Allies Agree to Disconnect Some Russian Banks From SWIFT”, Bloomberg, 26/02/2022.

Flatley, D., Doherty, K. and  Levitt, H., “Wall Street Counsels Washington Against Kicking Russia Off SWIFT”, Bloomberg, 25/02/2022.

Nardelli, A., Seputyte, M., Follain, J. and  Delfs, A., “EU edges toward nuclear option of blocking Russia from SWIFT”, Bloomberg, 26/02/2022.

Prescott, K., “West to cut some Russian banks off from Swift, BBC News, 25/02/2022.

Shobith, S., “How the SWIFT System Works”, Investopedia, 24/02/2022.

SWIFT, “Monthly reporting and statistics on renminbi (RMB) progress towards becoming an international currency”, 20/07/2020.

The Economist, “Americàs aggressive use of sanctions endangers the dollar’s reign”, 18/01/2020.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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