Guerra russo-ucraina: a che punto siamo?

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@Ministry of Defence of the Russian Federation - wikimedia - Creative Commons Attribution 4.0

Con la guerra russo-ucraina che ormai infuria da un mese, è difficile riportare con esattezza ciò che sta accadendo in termini di operazioni militari. L’incertezza delle notizie è una costante in ogni scontro armato, specialmente in un contesto come quello ucraino dove il panorama dell’informazione è considerato da entrambe le parti come un dominio bellico a tutti gli effetti.

Ogni giorno vengono diffusi video di bombardamenti, carri armati catturati e imboscate, ma anche bollettini ufficiali, sia di Kyiv che di Mosca, in cui si elencano le perdite inflitte al nemico. Per esempio, lo scorso nove marzo, Kyiv aveva dichiarato che ben 12.000 soldati russi erano morti dall’inizio dell’invasione, mentre il Cremlino riportava in quel momento un numero di perdite nettamente inferiore: 498 militari. In quella data, Washington stimava, invece, che fossero tra i 5.000 – 6.000 i militari russi uccisi in combattimento. In una giungla mediatica così fitta, mettere insieme i pezzi del puzzle per capire chi sta vincendo lo scontro risulta complesso, ma una prima ricostruzione dell’andamento della guerra è comunque possibile. 

Le tre direttrici dell’invasione russa

L’offensiva russa si sta sviluppando principalmente su tre direttrici. La prima è quella che vede le forze di Mosca condurre i propri attacchi contro la capitale del Paese. Di fatto, catturare Kyiv è un obiettivo militare di primaria importanza per il Cremlino, soprattutto considerando l’effetto psicologico che una tale vittoria potrebbe avere sul morale dei combattenti e della popolazione ucraina. Le forze russe, che ormai stringono la propria morsa attorno alla città, hanno scagliato l’attacco sulla capitale sia da nord, impiegando le divisioni posizionate in Bielorussia prima dell’inizio della guerra, sia da est, partendo dal confine nordorientale con l’Ucraina.  

La possibilità di utilizzare il territorio bielorusso come base per l’offensiva ha costituito un fattore cruciale per il Cremlino, in quanto i russi hanno avuto la possibilità di minacciare la capitale, che si trova a ridosso del confine con la Bielorussia, sin dai primi giorni della guerra. Inoltre, attaccare dalla Bielorussia ha permesso ai russi di aggirare il fiume Dnepr, il cui corso, passando per Kyiv, attraversa il Paese da nord a sud, rappresentando un grande ostacolo per qualsiasi forza d’invasione. 

L’offensiva da nord ha reso necessaria anche la cattura di Chernobyl. L’insediamento, pur non costituendo un percorso obbligato per Mosca, si trova sulla strada per la capitale. Gli invasori hanno quindi preferito occupare il sito per evitare di lasciare spazi vuoti sulla propria linea di avanzamento. 

La seconda direttrice dell’aggressione russa è quella che vede le forze di Mosca assediare Kharkiv, città seconda solo a Kyiv per popolazione, sul confine orientale del Paese. Tale asse di attacco include anche l’accerchiamento di Sumy a circa 170 km da Kharkiv. Trovandosi proprio a ridosso della frontiera con la Russia, gli aggressori considerano l’occupazione dei due centri un obiettivo fondamentale, in quanto la loro caduta permetterebbe ai russi di procedere oltre con l’avanzata e di occupare i territori ucraini a est del fiume Dnepr.  

La terza direttrice vede invece i russi muovere dalla Crimea e dalle repubbliche separatiste filorusse di Luhansk e Donetsk col fine di occupare la parte meridionale dell’Ucraina. Le operazioni in questa regione del Paese hanno lo scopo principale di spezzare l’isolamento della Crimea, collegando la penisola con il territorio russo. La città costiera di Mariupol, che si trova esattamente tra la Crimea e il confine con la Russia a sud est, è attualmente accerchiata dalle forze di Mosca e posta sotto un estenuante assedio, mentre le città di Kherson e Melitopol sono già cadute nelle mani dei russi. Inoltre, occupare il sud del Paese ha anche lo scopo di impedire l’accesso al mare all’Ucraina. In tale prospettiva, la città portuale di Odessa nella parte sud Orientale del Paese è uno dei prossimi obiettivi militari di Mosca. 

L’ardua avanzata russa

In queste prime settimane di guerra una cosa è chiara: i russi non stanno avanzando rapidamente come si aspettavano. Le forze armate ucraine stanno dando prova di straordinaria resistenza e capacità combattiva, mentre gli invasori sembrano avere diversi problemi di approvvigionamento e logistica. Il generale britannico Sir Richard Barrons, in un’intervista trasmessa dalla BBC il 4 marzo, ha sottolineato come la lentezza nel rifornire le colonne russe nei pressi di Kyiv di cibo, carburante e pezzi di ricambio abbia costretto tali forze a effettuare continue pause operative con effetti non trascurabili sul morale dei soldati.

Inoltre, come riportato dall’Institute for the Study of War, un think-tank con sede negli Stati Uniti, i russi sembrano aver subito numerose perdite anche tra gli ufficiali di grado elevato. Fonti ucraine affermano che il Maggior Generale russo Andrei Kolesnikov è caduto in combattimento l’11 marzo. Tale perdita si somma alla morte del colonnello Andrei Zakharov avvenuta il giorno precedente. Le alte perdite tra gli ufficiali rivelano la scarsa capacità di comando e controllo della forza d’invasione, in quanto i generali russi sembrerebbero costretti a raggiungere le posizioni avanzate dei propri schieramenti, ed esporsi così al fuoco nemico, per comandare efficacemente le proprie truppe. Considerando che gli ufficiali di alto rango e con esperienza sono molto difficili da sostituire, tale fattore potrebbe avere delle serie conseguenze per i russi nel caso di una guerra prolungata.

In questa situazione, le forze russe intorno a Kyiv si sono impantanate. Di fatto, le azioni offensive condotte negli ultimi giorni hanno portato solo a un avanzamento limitato nelle zone periferiche della città. Le condizioni sembrano essere simili nei pressi di Kharkiv: i bombardamenti russi continuano a logorare la città, ma gli assedianti guadagnano terreno con grande difficoltà. 

A sud, lo scenario sembra essere differente, con le forze russe che stringono gradualmente la propria morsa intorno a Mariupol. Il 12 marzo, la periferia est della città è caduta nelle mani dei russi, ma quest’ultimi non sembrano ancora in grado di prendere la città con un attacco diretto, in quanto una maggiore concentrazione di forze è necessaria per effettuare un’offensiva di questo calibro. Tuttavia, l’aver tagliato fuori Mariupol dal resto del Paese potrebbe consentire agli aggressori di far capitolare il centro urbano con attacchi graduali, oppure costringere i difensori ad arrendersi per mancanza di approvvigionamenti. Mariupol costituisce un tassello fondamentale per l’invasione russa, in quanto la cattura della città libererebbe parte delle forze del Cremlino, consentendo a Mosca di concentrare i propri effettivi su Zaporizhya e Dnipro a nord-ovest della città o di procedere con l’occupazione della costa verso Odessa.

Le capacità di resistenza dei difensori

Le forze armate ucraine hanno saputo sfruttare alla perfezione i vantaggi naturali dei difensori nei contesti di guerra asimmetrica, ossia dove una delle parti belligeranti è di gran lunga inferiore al proprio avversario. Sin dal 2014, Kyiv si è concentrata sull’acquisizione di armamenti capaci di mettere in difficoltà le ingenti truppe corazzate del nemico e la sua superiorità aerea. Un esempio perfetto di questi armamenti sono gli ormai famigerati FGM-148 Javelin di produzione USA. Si tratta di missili anticarro con una gittata di circa 2.500 metri dotati di un sistema di lancio spalleggiabile e quindi utilizzabili solo da uno o due operatori. Grazie al loro sistema di guida automatica a infrarossi, i combattenti che utilizzano quest’arma possono cercare copertura immediatamente dopo aver lanciato il missile. Queste caratteristiche rendono i sistemi Javelin delle armi estremamente funzionali per l’esercito ucraino che si trova a dover fronteggiare un nemico dotato di numerosi mezzi corazzati

Un altro esempio è costituito dai missili terra-aria Stinger, anche questi di produzione USA, e i GROM/Piorun polacchi. Entrambi i sistemi spalleggiabili si stanno rivelando molto efficaci per abbattere gli elicotteri russi. 

Tenendo conto dell’efficacia di tali armamenti, l’11 marzo il Senato degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto di aiuti militari e umanitari destinati all’Ucraina del valore di 13,6 miliardi di dollari. Il pacchetto include l’invio di sistemi Javelin e Stinger a Kyiv nel tentativo di alzare il costo dell’invasione per il Cremlino. 

Cosa ci aspetta?

Nel tentativo di rinvigorire l’offensiva sui vari fronti aperti, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha annunciato il futuro impiego di ben 16.000 combattenti siriani in Ucraina. Secondo l’Institute for the Study of War, si tratta probabilmente di unità delle Forze armate arabe siriane fedeli al regime di Bashar al-Assad. Inoltre, il Cremlino sta lavorando a un possibile coinvolgimento nello scontro bellico della Bielorussia nel tentativo di soverchiare ulteriormente le forze ucraine.

Anche il recente utilizzo di armi ipersoniche da parte di Mosca rivela un’ulteriore escalation del conflitto. Sabato 19 marzo, i russi hanno colpito tramite un attacco aereo un deposito sotterraneo di armi e munizioni  nell’ovest del Paese. Per l’occasione sono stati utilizzati per la prima volta i missili ipersonici Kinzhal, dei sistemi di tipo cruise lanciati dai jet da caccia MiG. In questo caso, si è trattato di un attacco di tipo convenzionale, ma i missili Kinzhal possono anche essere armati con testate nucleari. La scelta di utilizzare sistemi ipersonici è dovuta alla necessità di colpire un obiettivo sotterraneo, ma segnala anche la volontà di Putin di alzare la posta in gioco per scoraggiare possibili ingerenze esterne. 

Sebbene gli ucraini stiano dando prova delle loro capacità di resistenza, anche Kyiv sta subendo numerose perdite. Il Pentagono stima che il numero di soldati ucraini uccisi si attesti tra i 2.000 e i 4.000. Certamente le perdite russe sono molto più elevate, ma è anche vero che, in una situazione disperata come quella dell’Ucraina, i soldati regolari a disposizione sono una risorsa molto preziosa. Kyiv non può permettersi di perdere personale militare qualificato.

Infine, anche se Kyiv e Kharkiv sembrano lontane dal capitolare, le due città, con la loro popolazione, costituiscono i baluardi difensivi principali del Paese, tanto più che esse si trovano rispettivamente al confine nord con la Bielorussia e a ridosso del confine orientale con la Russia. L’eventuale caduta dei due centri potrebbe lasciare mano libera agli invasori e consentirgli di occupare gli altri centri urbani del Paese con maggiore facilità.

 

Fonti e approfondimenti

Fredrick W. Kagan, George Barros, and Kateryna Stepanenko, ‘Russian Offensive Campaign Assessment, March 5’, Institute for the Study of War , 5 marzo 2022

Fredrick W. Kagan, George Barros, and Kateryna Stepanenko, Russian Offensive Campaign Assessment, March 6, Institute for the Study of War, 6 marzo 2022

Frederick W. Kagan, George Barros, and Kateryna Stepanenko, Russian Offensive Campaign Assessment, March 19, Institute for the Study of War, 19 marzo 2022

Jon Henley, What are hypersonic missiles and why is Russia using them?, The Guardian, 20 marzo 2022

Mason Clark, George Barros, and Kateryna Stepanenko, Russian Offensive Campaign Assessment, March 20, Institute for the Study of War, 20 marzo 2022

Mason Clark, George Barros, and Kateryna Stepanenko, Russian Offensive Campaign Assessment, March 21, Institute for the Study of War, 21 marzo 2022

Peter Beaumont, Clear picture of war in Ukraine clouded by large areas of unknowns, The Guardian, 6 marzo 2022

Up to 6,000 Russians may have been killed in Ukraine so far, U.S. official estimates, CBS, 10 marzo 2022

 

Editing a cura di Elena Noventa

 

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