La Francia verso il ballottaggio: l’analisi del primo turno

Presidenziali
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Domenica 10 aprile si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il Paese si è presentato alle urne in una difficile situazione interna alimentata dalle dinamiche politiche recenti e acuita prima dagli effetti economici e sociali della pandemia da Covid-19 e successivamente anche da quelli dell’aggressione russa in Ucraina. 

A livello complessivo, è Emmanuel Macron che ha ottenuto il maggior numero di voti (27,8%), posizionandosi davanti a Marine Le Pen (23,1%) e Jean-Luc Mélenchon (22%). Tutti gli altri candidati si sono posizionati ben dietro questo trio. Tuttavia, il dato complessivo, da solo, non basta a descrivere le dinamiche di questa tornata elettorale e a tracciare prospettive per il ballottaggio del prossimo 24 aprile. Attraverso alcuni dati si può analizzare l’esito del primo turno sotto il profilo sociale-economico, così come geografico e territoriale, fino a delineare i possibili ri-orientamenti dell’elettorato in vista del secondo turno.

La sociologia del primo turno: età, reddito, professione e luogo di residenza

Un primo elemento, già molto discusso nelle ore successive al voto, è quello della dinamica elettorale tra generazioni: le categorie di elettori più giovani (15-24 anni e 25-35 anni) hanno sostenuto nettamente Jean-Luc Mélenchon, seguito con 10 punti di distacco da Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. Va, inoltre, aggiunto che tra queste due fasce di età si assiste ad alti livelli di astensione: 42% tra i 18-24 anni e 46% tra i 25-34 anni. 

Un altro elemento da analizzare è quello delle preferenze in base al reddito. Le fasce di popolazione che guadagnano meno di 1.250 euro al mese hanno nettamente sostenuto Marine Le Pen e Jean Luc Mélenchon, lasciando Emmanuel Macron molto indietro. Analizzando le fasce di reddito al di sopra dei 3.000 euro, invece, è avvenuto esattamente il contrario.

Vi è poi l’aspetto delle categorie professionali. Da tale analisi emerge come i dirigenti e i quadri abbiano votato compattamente per Emmanuel Macron, lasciando Marine Le Pen al 12%. Al contrario, gli operai si sono mobilitati più decisamente per Marine Le Pen, mentre il presidente uscente ha raccolto uno scarso risultato. In entrambi i casi, Jean-Luc Mélenchon appare solidamente posizionato al secondo posto per entrambe le categorie.

Infine, vi è un deciso scostamento fra àmbito urbano e rurale, fra grandi città e piccoli centri. Gli abitanti di piccoli comuni (meno di 2.000 abitanti) si sono dimostrati più a favore di Marine Le Pen, seguita da Macron; mentre quelli degli agglomerati con più di 20.000 abitanti hanno preferito Emmanuel Macron, seguito da Mélenchon e lasciando Marine Le Pen nettamente più indietro nei risultati.

La geografia del primo turno: un 2017 che si ripropone con alcune novità

Osservando la geografia del voto a seguito del primo turno della presidenziali, salta subito all’occhio una suddivisione della Francia che sembra riproporre quella osservata a seguito del primo turno delle presidenziali del 2017. Ci sono, tuttavia, alcune novità da sottolineare al fine di comprendere gli aspetti territoriali del voto.

Come nel 2017, e come ampiamente previsto, è nell’ovest della Francia che Emmanuel Macron ha raccolto i migliori risultati. Il presidente uscente ha ottenuto, infatti, più del 30% dei voti nell’insieme dei dipartimenti bretoni e normanni, ma anche nelle Yvelines (fuori Parigi) e nei dipartimenti dell’est e del sud come il Basso Reno, l’Alta Savoia e nel Rodano. In totale, Macron è arrivato in testa in 49 dipartimenti, contro i 42 del 2017. Tra i territori conquistati, si contano diversi dipartimenti che avevano votato in maggioranza a favore di François Fillon nel 2017, tra cui l’Orne, la Mayenne, la Sarthe (nel nord ovest), la Lozère e l’Alta Savoia (nel sud). Tale dinamica conferma la tesi secondo cui il presidente uscente ha beneficiato del voto di una parte importante degli elettori dei Repubblicani.

Sempre in continuità con la carta geografico-elettorale francese, Marine Le Pen rimane più sostenuta che altrove nella parte orientale del nord della Francia, così come lungo il bacino del Mediterraneo. Il suo punteggio più alto è stato registrato, però, nell’isola dell’oceano Indiano Mayotte (42,67%), superando però il 35% anche nell’Aisne, nel Pas-de-Calais, nell’Alta Marna, nelle Ardenne e nella Mosa (nord/nord ovest). Al contrario di Macron, Le Pen, che ha migliorato il suo risultato complessivo rispetto al 2017, è in testa solo in 42 dipartimenti, rispetto ai 47 ottenuti nel 2017. Ciò è particolarmente sorprendente nella parte nord-orientale della Francia, dove perde, per esempio, la Saona-Loira, il Doubs, il Basso Reno e l’Alto Reno a favore di Emmanuel Macron.

Un’altra grande novità rispetto al 2017 è che la France Insoumise di Mélenchon è progredita in diversi dipartimenti, arrivando in testa in dieci casi, contro i soli cinque delle precedenti elezioni presidenziali. Oltre alla Seine-Saint-Denis, all’Ariège, alla Riunione, alla Guadalupa, alla Martinica e alla Guyana, già conquistate nel 2017, Jean-Luc Mélenchon è risultato in testa nelle urne in un buon numero di dipartimenti dell’Île-de-France, a eccezione di Parigi, delle Yvelines e delle Hauts-Seine.

Al di fuori dell’hexagone (come viene chiamata la Francia continentale), il gradimento della candidatura del presidente uscente è altalenante, realizzandovi sia i punteggi più importanti che quelli più bassi. In Nuova Caledonia e nella Polinesia francese ottiene, infatti, oltre il 40% mentre a Wallis e Futuna sfiora tale percentuale. Al contrario, la Corsica, la Riunione, Mayotte, la Martinica, la Guyana e la Guadalupa lo pongono sotto la soglia del 20%.

Uno sguardo alle dinamiche elettorali nelle tre grandi città francesi

Per quanto riguarda il voto nelle tre principali metropoli francesi – Parigi, Lione e Marsiglia – si possono osservare e contestualizzare i risultati dei candidati a livello di arrondissements in base alle caratteristiche politiche, sociali ed economiche del territorio.

Di solito, il primo turno delle presidenziali a Parigi segue raramente lo stesso schema del resto del Paese, e le elezioni del 2022 non fanno eccezione: anche gli elettori parigini hanno messo Emmanuel Macron in testa (35,33%, contro il 27,8% ottenuto a livello nazionale), ma avrebbero visto più volentieri Jean-Luc Mélenchon al secondo turno (30,09% contro il 22% nazionale). Infatti, nella capitale Marine Le Pen si classifica solo al sesto posto con il 5,54% (contro il 23,1% a livello nazionale). Mentre è Éric Zemmour che si classifica terzo con l’8,16% (contro circa il 7% a livello nazionale). 

La geografia elettorale di Parigi è spesso molto marcata. Nel 2017, la capitale era divisa in tre: Emmanuel Macron e Jean-Luc Mélenchon nei quartieri orientati a sinistra del nord e dell’est, mentre il repubblicano François Fillon nei quartieri piuttosto conservatori del centro e dell’ovest parigino. Nel 2022, anche se la candidata dei Repubblicani Valérie Pécresse è riuscita ad avvicinarsi al 20% in alcuni seggi elettorali dell’ovest, è Emmanuel Macron che accumula  il maggior numero di voti – spesso vicini al 50% – nei quartieri più ricchi della capitale. Éric Zemmour ottiene i suoi punteggi migliori nel settimo, ottavo e sedicesimo arrondissement, dove supera a volte il 20%. Nel resto della capitale, il candidato di estrema destra non supera il 5%.
Al contrario, Jean-Luc Mélenchon ha chiaramente approfittato di un «voto utile» nei quartieri popolari della capitale, come nel nord dove supera il 50% nei seggi del diciottesimo, diciannovesimo e ventesimo arrondissement.

Con il 31,12% dei voti espressi, Jean-Luc Mélenchon è arrivato in testa a Marsiglia, davanti a Emmanuel Macron (22,62%) e Marine Le Pen (20,89%). Nel 2017, con il 24,82% dei voti, Mélenchon aveva già conquistato il primo posto, davanti a Marine Le Pen (23,66%) ed Emmanuel Macron (20,44%). In quell’occasione, era emersa anche la candidatura repubblicana di François Fillon, che aveva ottenuto il 18,51%. 

La città di Marsiglia è politicamente divisa. Il nord della città (secondo, terzo, tredicesimo, quattordicesimo, quindicesimo e sedicesimo arrondissement) raggruppa i quartieri più popolari e orientati a sinistra, con un tasso di povertà molto alto. In questo contesto, Mélenchon si è imposto largamente in tutti gli arrondissements.
Al contrario, a sud (sesto, ottavo, nono e decimo arrondissement), dove il tasso di povertà è decisamente più basso, la destra è di solito maggioritaria. Tuttavia, il voto del 10 aprile ha visto Mélenchon imporsi nel sesto arrondissement, Macron nell’ottavo e nono e Le Pen nel decimo.
Storicamente, l’est della città è composto da quartieri industriali, di tradizione socialista e recentemente passati alla destra. Interessati, negli ultimi anni, da processi di deindustrializzazione e trasformazione sociale, in tale contesto il dodicesimo arrondissement si è schierato con Macron, mentre l’undicesimo con Le Pen.

Infine, il grande centro della città (primo, quarto, quinto e settimo arrondissement) ha costituito sempre un terreno di scontro estremamente variabile, come nelle ultime elezioni comunali e legislative. Domenica scorsa, il primo, il quarto e il quinto arrondissement si sono schierati a favore di Mélenchon, mentre il settimo a favore di Macron.

Infine, è importante sottolineare come il tasso di astensione a Marsiglia nel primo turno abbia raggiunto il 31,97%, ben superiore alla media nazionale del 26,31%. 

Sebbene ci si aspettasse un risultato migliore da parte di Yannick Jadot alla luce della conquista di Lione nelle municipali di due anni fa, i Verdi non hanno minimamente sfiorato le percentuali raggiunte durante le elezioni amministrative. Come è noto, la posta in gioco nelle elezioni municipali rispetto a quella delle presidenziali non è la stessa e tale risultato ne è stata la dimostrazione. Gli elettori lionesi hanno preferito Emmanuel Macron e Jean-Luc Mélenchon, con un leggero vantaggio del primo sul secondo. Macron ha rafforzato la sua posizione, anche se la gioventù si è schierata decisamente a favore di Mélenchon.

Anche grazie al supporto di Gérard Collomb (ex sindaco di Lione ed ex ministro dell’Interno di Macron), il presidente uscente conferma la sua posizione, totalizzando il 31,8% dei voti, ossia oltre un punto percentuale in più rispetto al 2017. Questa volta, Emmanuel Macron ha ottenuto soprattutto i voti delle fasce di popolazione più anziane e tendenti al centrodestra. I giovani lionesi e gli elettori di sinistra, che avevano sostenuto Macron nel 2017, si sono principalmente spostati sulla France Insoumise. Infatti, con il 31,1% dei voti espressi a suo favore, Jean-Luc Mélenchon si posiziona pericolosamente vicino al presidente uscente, arrivando quasi a conquistare due delle tre metropoli d’oltralpe. A Lione, Mélenchon migliora il suo punteggio di quasi 9 punti a distanza di cinque anni, assorbe una parte delle voci ecologiste e conferma la spinta della sinistra radicale in una città storicamente centrista. 

I risultati di domenica sera confermano anche la debolezza dell’estrema destra a Lione: Marine Le Pen è retrocessa in terza posizione, molto indietro rispetto al duo di testa. Con l’8,97% dei voti, la presidente di Rassemblement National mantiene il suo punteggio del 2017 (8,86%); mentre Éric Zemmour totalizza il 7,65% dei voti.

L’altra sorpresa locale è rappresentata dal crollo dei Repubblicani. Se François Fillon, a Lione, era arrivato secondo nel 2017, con un punteggio del 23,41%, Valérie Pécresse ha totalizzato un risultato quattro volte inferiore (5,57%), che la posiziona in sesta posizione. 

Verso il ballottaggio Macron – Le Pen: come si muoveranno i voti?

Nel duello tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen per il secondo turno, gli elettori di Jean-Luc Mélenchon rappresentano un tesoro di guerra che i due candidati dovranno conquistare a tutti i costi per ottenere un vantaggio concreto. Anche grazie al «neanche un voto a Le Pen» dichiarato da Mélenchon, per ora il presidente uscente sembrerebbe in vantaggio sulla rivale Le Pen. Infatti, secondo il barometro quotidiano OpinionWay-Kéa Partners per Les Echos pubblicato il 12 aprile, Macron potrebbe conquistare fino al 43% degli elettori di Mélenchon, contro il 28% più orientato a spostarsi verso Marine Le Pen. Sempre stando ai dati di OpinionWay, Macron potrebbe raccogliere anche la maggioranza assoluta dei voti degli elettori di Pécresse e Jadot e la maggioranza relativa degli astenuti. Mentre Marine Le Pen dovrebbe, naturalmente, raccogliere il tesoretto di Zemmour.

Questi dati e la loro evoluzione nelle prossime settimane saranno estremamente importanti. Il secondo turno di queste presidenziali francesi si annuncia molto più combattuto rispetto a quello del 2017, quando Emmanuel Macron riuscì a vincere con il 66% dei voti contro il 34% di Marine Le Pen. I sondaggi attuali, invece, prevedono che il presidente uscente potrebbe sì vincere di nuovo contro la rivale di destra, ma con un margine di voto molto più stretto.

Fonti e approfondimenti

Ministère de l’Intérieur, Election présidentielle 2022.

Mazuir, Valérie, “Petite histoire des présidentielles en France depuis 1965”, Les Echos, 07/04/2022.

Breteau, Pierre, “Présidentielle 2022 : Paris coupée en deux, entre Macron et Mélenchon au premier tour”, Le Monde, 11/04/2022.

Girardon, Caroline, “Résultats Présidentielle 2022 : A Lyon, Macron devance d’une très courte tête Mélenchon, Jadot largué”, 20Minutes, 11/04/2022.

20Minutes, Résultats élection présidentielle 2022: 1er tour Marseille.

FranceTVInfo, Présidentielle 2022 : Jean-Luc Mélenchon appelle à ne pas donner “une seule voix” à Marine Le Pen, 10/04/2022.

Opinion Way, Baromètre Opinionway – Kéa Partners – Election présidentielle 2022.

Rousset, Alexandre, “Présidentielle: 43% des électeurs de Jean-Luc Mélenchon prêts à voter pour Emmanuel Macron”, Les Echos, 13/04/2022.

Fondation IFRAP, Comparateur de programmes, Présidentielle 2022.

Vie Publique, Election présidentielle.

POLITICO, French elections 2020.

 

Editing a cura di Carolina Venco

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