La Francia verso le elezioni presidenziali: le candidature della destra

Presidenziali
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Éric Zemmour e Marine Le Pen sono i due candidati di destra alle imminenti elezioni presidenziali francesi, in programma il 10 aprile. Se Zemmour è individuato come la novità del panorama politico francese, Le Pen, con il suo Rassemblement National, ne rappresenta una realtà consolidata. Dovrebbe essere proprio lei, come nel 2017, a sfidare il presidente uscente Emmanuel Macron nel ballottaggio del 24 aprile.   

A pochi giorni dal primo turno nei sondaggi si è rafforzata la candidatura di Marine Le Pen, anche se Macron resta in testa con un risultato vicino al 28%. Il Paese è ormai molto più orientato a destra, come confermano più analisi di diversi istituti di ricerca portati avanti sugli elettori nel corso degli ultimi mesi. 

Parallelamente a Le Pen, la candidatura di Zemmour ha aperto un altro fronte nella destra francese, che rischia, però, di dividere gli elettorati. Infatti, diversi esponenti dei Républicains (il partito che sostiene Valérie Pécresse) e del Rassemblement National (guidato da Le Pen) si sono pronunciati a suo favore, arrivando fino al sostegno alla sua candidatura da parte di Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen, che considera Zemmour il difensore dei valori della “vera” destra francese, l’unica possibilità di sconfiggere il fronte progressista di Macron. Tuttavia, il ruolo di federatore della “vera destra” di Zemmour è ostacolato dalla sua stessa strategia basata su attacchi molto aggressivi verso gli altri candidati di destra, intensificata negli ultimi giorni di campagna elettorale.

Éric Zemmour

Chi è?

Éric Zemmour è nato a Montreuil nel 1958 da una famiglia di berberi algerini di religione ebraica trasferitisi in Francia durante la guerra in Algeria negli anni Cinquanta. Si è laureato all’Institut d’études politiques di Parigi nel 1979, per poi tentare due volte senza successo il test di ammissione alla prestigiosa Scuola Nazionale di Amministrazione. Nonostante questo, però, ne è diventato membro del Comitato di ammissione nel 2006. Ha lavorato come giornalista, personaggio televisivo per diverse emittenti in svariati programmi, scrittore e saggista

Durante la sua carriera si è ritagliato spazi nel dibattito pubblico e ha costruito il suo personaggio mediatico con il ruolo di polemista, incentrando le sue dichiarazioni su tematiche spinose, come la gestione dell’immigrazione e la convivenza tra cittadini di origine francese e stranieri. Più volte ha supportato la teoria del “Grand replacement, secondo la quale le classi dirigenti starebbero ponendo in atto un deliberato piano di sostituzione etnica dei francesi e dei popoli europei bianchi e cattolici con immigrati di origine nordafricana-mediorientale e di fede islamica. Zemmour è stato anche sottoposto a diversi processi a causa delle sue dichiarazioni razziste.

Da tale retroterra nasce, nel novembre del 2021, la sua candidatura sotto l’insegna del suo partito personale chiamato, non a caso, Rêconquete (Riconquista). Se da un lato Zemmour propone sostanziali stravolgimenti dell’architettura politica, dall’altro richiama nei capisaldi della sua linea politica la tradizione gaullista e bonapartista tipica della destra francese.

Cosa propone?

Sul fronte immigrazione si concentrano alcune delle proposte più radicali di Zemmour come l’abolizione dei dispositivi e delle tutele relativi ai ricongiungimenti familiari e ai minori non accompagnati, la soppressione della doppia nazionalità per i non europei, fino alla sospensione temporanea dello spazio Schengen e il ritorno alle frontiere nazionali. Zemmour vorrebbe imporre una cauzione obbligatoria di 10 mila euro in cambio dell’ottenimento del permesso di soggiorno, finalizzata a limitare gli ingressi nel Paese e a finanziare le eventuali spese di espulsione. Infine, Zemmour intende intervenire pesantemente sull’ordinamento vigente proponendo l’abolizione dello ius soli. A tal proposito, occorre specificare che in Francia tale istituto esiste, ma in forma temperata venendo riconosciuto: a) al raggiungimento della maggiore età a chi è nato sul territorio francese da genitori che al momento della sua nascita, avevano regolare permesso di soggiorno; b) a chi ne fa richiesta al momento del compimento della maggiore età e risiede in Francia da almeno 5 anni.

Sul fronte della difesa Zemmour propone l’uscita dalla NATO e l’aumento della spesa militare di circa 30 miliardi di euro. Rispetto alla sicurezza interna, il suo programma si basa molto sull’alleggerimento dei vincoli relativi all’uso delle armi per le forze dell’ordine, accordando a polizia e gendarmerie una generale presunzione di legittima difesa. Parallelamente è favorevole alla modifica del codice penale in ottica di alleggerimento dei vincoli alla difesa armata per i cittadini.

Sul capitolo economico Zemmour propone di avviare un processo di razionalizzazione e abbassamento della spesa pubblica. Tale processo andrebbe attuato sia attraverso maggiori controlli legati all’efficienza di ogni politica pubblica che tramite tagli lineari e privatizzazioni in settori già identificati: come la privatizzazione del servizio pubblico audiovisivo francese.

Rispetto ad altre strategie di politica economica emergono proposte di difficile attuazione, ma di grande impatto come un aumento delle imposte doganali sulle importazioni extra-europee e il controllo degli investimenti stranieri esteso indiscriminatamente a tutti i settori e sottoposto alla sorveglianza di un comitato ad hoc. Tali proposte risulterebbero in aperta violazione dei trattati e del corpus normativo sul mercato unico, ma d’altronde Zemmour sarebbe favorevole anche a stravolgere la gerarchia delle fonti in ottica di riposizionare la legge francese al di sopra delle fonti internazionali.

Infine, prendendo spunto dal famoso Nutri-score, che in tutti i supermercati francesi assegna un punteggio in base alla salubrità dell’alimento, Zemmour vorrebbe favorire la produzione francese attraverso un Patrie-score che indicherebbe la percentuale di valore aggiunto realizzata in Francia dei prodotti manifatturieri.

Nonostante sia riuscito a mobilitare manifestazioni molto partecipate, tra cui l’ultima a Place du Trocadero a cui hanno partecipato circa 100 mila persone, Zemmour non sembra in grado di affermarsi tra gli elettori. Stando ai sondaggi la sua candidatura è ormai scesa al 10% dei consensi dopo alcuni mesi maggiormente performanti. Anche in un ipotetico ballottaggio con Macron, il candidato di Rêconquete riuscirebbe a mobilitare il 34% degli elettori contro il 66% del presidente uscente, ben 10 punti al di sotto di Marine Le Pen nell’ipotesi di ballottaggio.

Marine Le Pen

Chi è?

Marine Le Pen è nata a Neuilly-sur-Seine nel 1968, terza figlia di Jean-Marie Le Pen, fondatore, nel 1972, del partito di estrema destra Front National, di cui la stessa Marine sarebbe poi divenuta presidente, traghettando lo storico partito verso la sua trasformazione in Rassemblement National. Si laurea in legge all’Università Panthéon-Assas, e consegue un master in diritto penale nel 1992. Nel 1986, a 18 anni, entra nel partito del padre. Nel 2003 diventa vicepresidente del Front National e nel 2004 si candida alla presidenza della regione dell’Île-de-France, riuscendo a diventare però solo consigliera regionale. Sempre nel 2004 ottiene un seggio presso il Parlamento europeo, che mantiene nelle successive elezioni del 2009. Alle elezioni regionali del 2010, Le Pen si candida nella regione Nord-Pas-de-Calais, raggiungendo un risultato talmente buono da far decidere al padre di farla succedere alla presidenza del partito. 

Nel 2011 Marine Le Pen è eletta presidente del partito con il 67,65% dei voti. Nell’aprile del 2012, si candida alle presidenziali francesi e ottiene al primo turno il 17,9% dei consensi, classificandosi al terzo posto, dopo il socialista Hollande e il presidente uscente Sarkozy. Il grande successo arriva alle elezioni europee del 2014, quando il FN si impone come primo partito in Francia, con il 24% delle preferenze. Nelle elezioni regionali del 2015 il FN riesce a superare il primo turno in quasi tutta la Francia, ma in nessuno dei ballottaggi riesce a vincere. Dopo questa pesante sconfitta Marine non appare in pubblico fino al settembre 2016, con l’inizio della sua campagna elettorale per le presidenziali del 2017. Al primo turno delle elezioni di quell’anno Marine Le Pen raccoglierà il 21,30% dei voti, contro il 24,01% di Emmanuel Macron, che riuscirà a vincere nel ballottaggio con il 66,1% contro il 33,9% della candidata del Front National.

Cosa propone?

Sull’immigrazione le proposte di Le Pen sono in sostanziale affinità con quelle storicamente portate avanti dal suo partito. La candidata del Rassemblement propone la soppressione di tutti i meccanismi di acquisizione della cittadinanza diverse dalla filiazione e dal merito. A suo avviso, anche la naturalizzazione di uno straniero tramite matrimonio con cittadini francesi deve essere abrogata.

Le proposte in ambito di politiche migratorie si intrecciano con un altro punto storicamente in primo piano per il partito di destra: quello della sicurezza interna. Le Pen propone decine di migliaia di nuove assunzioni nelle forze dell’ordine su vari livelli. Settemila assunzioni tra polizia e gendarmerie, mille nuovi agenti nell’anti stupefacenti e un raddoppio del numero di brigate cinofile. Ma anche la sicurezza a livello locale e municipale trova ampio spazio nelle proposte di Marine Le Pen, con un rafforzamento dei corpi di polizia locale, un investimento sulla loro formazione e l’obbligatorietà della dotazione di armi per tali corpi di polizia. Anche il controllo delle frontiere dovrebbe essere rafforzato, pertanto Le Pen propone tremila nuove assunzioni.

In linea con Zemmour, Le Pen vorrebbe la Francia fuori dalla NATO e un aumento della spesa militare, seppur con uno stanziamento minore rispetto a quanto proposto dall’altro candidato di destra.

Sempre in ambito di numeri e di aumento nella dotazione organica dei vari settori, le proposte di Le Pen si concentrano anche sulla giustizia. La candidata del Rassemblement propone il reclutamento di mille nuovi magistrati e di un migliaio di cancellieri e assistenti giudiziari. Anche l’amministrazione giudiziaria andrebbe rafforzata, con la creazione di ventimila nuovi alloggi per detenuti e il reclutamento di settemila agenti penitenziari nei prossimi anni. A tali stanziamenti in organico e strutture andrebbero affiancate modifiche della giustizia penale volte a rafforzare l’ergastolo e le altre pene detentive e restrittive della libertà personale.

In ambito economico si propone, innanzitutto, di tagliare 18 miliardi di euro di spese attualmente impiegate per politiche migratorie. Sul fronte delle privatizzazioni, in particolare del servizio pubblico audiovisivo, Le Pen si accoda agli altri candidati. Tuttavia, in misura diametralmente opposta, propone di nazionalizzare le autostrade. In tal modo, secondo Le Pen, sarebbe possibile abbassare i pedaggi fino al 15% e aumentare le entrate dello Stato, potendo consentire vaste politiche di riassetto territoriale e infrastrutturale.

In ambito energetico si concentra una delle proposte più costose e importanti del programma di Marine Le Pen: costruire 6 nuove centrali nucleari EPR e riaprire la centrale di Fessenheim, chiusa nel 2020. Tale investimento avrebbe un costo di 54 miliardi di euro.

Infine, importanti punti del programma di Le Pen si concentrano su riforme costituzionali. In primo luogo, la candidata del Rassemblement National vorrebbe introdurre la supremazia del diritto francese sulle fonti internazionali attraverso un referendum. Sempre attraverso tale strumento vorrebbe modificare il sistema elettorale in chiave proporzionale e rafforzare l’istituto referendario. Infine, una delle proposte più incisive sarebbe la reintroduzione del settennato presidenziale rinnovabile. Nel 2000 venne, infatti, portata a cinque anni la durata del mandato del presidente della Repubblica, diversamente dalla tradizione costituzionale delle precedenti “repubbliche” del 1875, del 1946 e del 1958.

Stando ai sondaggi relativi al primo turno Le Pen, con il 20% dei consensi, si attesta al secondo posto dietro Emmanuel Macron, dato al 28%. Nel caso – oramai certo – di secondo turno, Marine Le Pen sarebbe la candidata che più di tutti riuscirebbe ad accorciare le distanze con il presidente uscente. Nell’ipotesi di un ballottaggio tra Macron e Le Pen, infatti, le percentuali di voto si attesterebbero rispettivamente al 56-44%. 

 

Fonti e approfondimenti

Fondation IFRAP, Comparateur de programmes, Présidentielle 2022.

Hall, Ben, “France is heading to the right even if Emmanuel Macron wins”, Financial Times, 29/12/2021.

POLITICO, French elections 2020.

Vie Publique, Election présidentielle.

Tarchi, Marco, “Éric Zemmour, la campagna elettorale di un perdente di grande successo”, Domani, 30/03/2022.

Duvert, Yann, “Présidentielle : qui sont les électeurs d’Eric Zemmour?”, Les Echos, 29/03/2022.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

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