La questione del fracking negli Stati Uniti

CREDO: Cuomo Policy Summit 8/22/2012 - Wikimedia Commons - CC BY 2.0

Il quadriennio di presidenza di Donald Trump ha influito negativamente sugli Stati Uniti: sulla qualità della democrazia, sui progressi riguardanti i diritti civili e sociali, sulla polarizzazione politica nel Paese. Uno dei peggioramenti più decisi si è avuto, nello specifico, sulla questione ambientale: tra le scelte più clamorose di Trump ci fu, infatti, quella di ritirare gli USA dagli Accordi di Parigi per il clima. Una scelta, questa, estremamente problematica visti i dati che vedono gli Stati Uniti come il Paese più inquinante al mondo.

Il tema del cambiamento climatico è stato, non a caso, centrale nella campagna elettorale del 2021, col Partito Democratico che ha fatto della questione ambientale uno dei punti centrali del suo programma, nonché uno degli ambiti dove ha provato a distanziarsi maggiormente dal Partito Repubblicano. In particolare, tra le diverse proposte di Biden, una delle più discusse in tema di politiche energetiche era quella di eliminare in maniera progressiva il cosiddetto “fracking”.

Che cos’è il fracking e quali sono i suoi rischi?

Il termine fracking descrive il processo di fratturazione idraulica, ovvero una tecnica che permette la perforazione della roccia con lo scopo di migliorare l’estrazione di gas e petrolio dal sottosuolo. La tecnica è stata sviluppata e implementata su larga scala negli Stati Uniti a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta, con la promessa di migliorare l’efficienza dell’estrazione di gas e petrolio e di rafforzare quindi il mercato energetico interno agli USA.

Il dibattito attorno al fracking si è sviluppato però soprattutto attorno ai rischi ambientali connessi all’utilizzo di questa tecnica. La fratturazione idraulica, infatti, può potenzialmente portare alla contaminazione delle falde acquifere, all’aumento di emissioni nell’atmosfera – in particolare di metano – nonché a un possibile aumento di sismicità nell’area interessata. L’utilizzo del fracking è, per questo, associato a un aumento di rischi di salute per la popolazione residente nelle aree circostanti a questi stabilimenti, in particolare per quanto riguarda l’aumento dell’incidenza di malattie respiratorie. Oltre al metano, infatti, questa tecnica è anche responsabile per l’emissione di agenti tossici come ossido di azoto, benzene e acido solfidrico.

Un report dell’EPA (Environmental Protection Agency, l’Agenzia di protezione ambientale statunitense) del 2015 ha determinato un’associazione tra il fracking e alcuni episodi di sversamento nelle falde acquifere. La stessa agenzia, nei suoi lavori di monitoraggio dell’industria dei combustibili fossili, ha evidenziato come alcune delle sostanze utilizzate nel processo di fracking rimangano sconosciute, poiché considerate come segreti commerciali da chi ne fa uso. Altri problemi derivano dal possibile rilascio di elementi radioattivi nell’atmosfera o nei corsi d’acqua, con uno studio del 2020 che ha rilevato un aumento dei livelli di radiazioni nelle aree circostanti i pozzi che utilizzano il fracking. Un report del 2011 del New York Times, allo stesso tempo, aveva già portato alla luce la questione dello sversamento di rifiuti radioattivi nei fiumi della Pennsylvania, uno degli Stati dove l’industria di estrazione è più radicata.

Negli Stati Uniti, le stime indicano che al 2013, circa 2 milioni di pozzi di estrazione avevano utilizzato la tecnica del fracking, che viene coinvolta anche nel 95% della creazione di nuovi stabilimenti. Solo quattro Stati ne hanno proibito l’utilizzo: New York, nel 2010; il Vermont, in maniera preventiva, nel 2012; il Maryland, nel 2017; infine, di recente, lo Stato di Washington nel 2019.

Tra le altre cose, è utile ricordare che negli Stati Uniti i problemi ambientali relativi alla contaminazione ambientale – e in generale riguardanti l’impatto che cambiamenti climatici, emissioni e inquinamento hanno sulla popolazione – sono distribuiti in maniera estremamente ineguale. A farne le spese, infatti, sono principalmente le comunità più povere e le minoranze etniche. Tra i casi più discussi spicca certamente quello di Flint, città del Michigan dove la crisi dovuta alla contaminazione delle acque scoppiata nel 2015 non ha ancora visto interventi risolutivi da parte del governo, né locale né federale, con impatti devastanti soprattutto per la comunità nera del centro urbano.

Le politiche ambientali e la presidenza Biden

A livello federale, con l’inizio della presidenza Biden ci si aspettava una possibile riduzione dell’utilizzo di questa tecnica, sia per la sua pericolosità, sia perché le proposte del neo-presidente sembravano andare nella direzione di un progressivo smantellamento delle infrastrutture di estrazione di energie non rinnovabili. La necessità di affrontare il tema del cambiamento climatico negli USA, infatti, dipende anche da una sostituzione dell’utilizzo di gas e petrolio in favore di energie rinnovabili.

Ciononostante, fino ad ora la direzione presa è stata opposta rispetto a quella preventivata. Insieme all’affossamento del Green New Deal, la proposta di legge per la transizione energetica dell’ala progressista del Partito Democratico, la presidenza Biden si è anche distinta per avere addirittura aumentato il ricorso a tecniche di perforazione del terreno per aumentare l’estrazione di fonti energetiche non rinnovabili. Questo, nonostante in campagna elettorale Biden avesse espresso l’intenzione di non concedere nuovi permessi. Secondo un report del Center for Biological Diversity, nel suo primo anno Biden ha approvato 3557 permessi per la perforazione del suolo pubblico con l’obiettivo di estrarre gas o petrolio. Numeri, questi, che superano di gran lunga persino quelli dell’amministrazione Trump, che nel suo primo anno ne aveva approvati 2568.

Le scelte politiche dell’amministrazione hanno fatto discutere. L’impegno dei democratici, e di Biden stesso, riguardo la diminuzione delle emissioni era stato spesso sottolineato, tanto in campagna elettorale quanto in eventi come la COP26 di Glasgow. Ciononostante, permane una grande distanza tra le dichiarazioni pubbliche e le politiche effettivamente messe in atto, che continuano senza soluzione di continuità sulla traccia delle amministrazioni precedenti, di fatto derubricando il problema delle emissioni di gas serra e del loro impatto ambientale in un momento di estrema urgenza, tanto per gli Stati Uniti quanto per il pianeta.

 

Fonti e approfondimenti

New Data: Biden’s First Year Drilling Permitting Stomps Trump’s By 34%, Center for Biological Diversity, 21/01/2022.

Burden et al., Review of State and Industry Spill Data: Characterization of Hydraulic Fracturing-Related Spills, EPA Report, maggio 2015.

Devane, S., Fact Check: Joe Biden wants to eliminate new fracking permits, not all fracking, USA Today.

Horton M., Brown J. R., Rathburn P., How Does Fracking Affect the Environment?, Investopedia, 19/10/2021.

 

Editing a cura di Matilde Mosca

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