Il referendum costituzionale della Tunisia: Saied e il ritorno al presidenzialismo

Kaïs Saïed_referendum Tunisia_Lo Spiegone
@Houcemmzoughi - Wikimedia commos - CC BY-SA 4.0

Oggi, lunedì 25 luglio, i tunisini e le tunisine saranno chiamati alle urne per esprimersi sul referendum costituzionale fortemente voluto dal presidente Kaïs Saïed. La data della votazione cade il sessantacinquesimo anniversario della proclamazione della Repubblica di Tunisia (1957), nonché il primo anniversario del colpo di mano dell’estate scorsa dell’attuale presidente. Il 25 luglio 2021, infatti, a seguito di violente proteste anti-governative, il capo di Stato eletto nel 2019 ha deciso di sciogliere l’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp), ovvero il Parlamento tunisino e destituire l’allora Primo ministro, Hichem Mechichi. Nell’ultimo anno, Saïed ha governato per decreti presidenziali, tra cui quello che ha nominato Najla Bouden Romdhane premier.

Negli ultimi mesi, lo scontro tra Saïed e l’opposizione formata dai principali partiti tunisini, tra cui l’islamico-conservatore Ennahda, dall’Unione generale dei lavoratori tunisini (Ugtt) e da altri enti della società civile si è esacerbato e diverse Ong, tra cui Human Rights Watch, e osservatori internazionali hanno denunciato una probabile svolta autoritaria qualora la bozza di una nuova Costituzione venisse approvata oggi.

Gli ultimi mesi della Tunisia e lo scontro tra Saïed e opposizione

La road-map politica disegnata da Saïed con l’intento di far votare referendariamente la nuova Costituzione della Tunisia e la nuova legge elettorale, che sarà utilizzata il prossimo dicembre alle parlamentari, è stata avviata il primo gennaio con l’apertura delle consultazioni online adibite a raccogliere le richieste della popolazione. 

La consultazione, che si è chiusa il 20 marzo – anniversario dell’indipendenza della Tunisia – con una bassa partecipazione stimata tra il 6% e il 10% dell’elettorato (meno di mezzo milione di tunisini), ha generato un’ulteriore reazione di protesta da parte dei detrattori di Saïed, già in fermentazione in seguito alla controversa applicazione dell’articolo 80 del 25 luglio 2021.

La reazione del presidente si è limitata a un irrigidimento della già dura repressione: alla richiesta dei gruppi di opposizione di intavolare un dialogo politico inclusivo, Saïed ha risposto avviando consultazioni nazionali escludenti l’opposizione stessa; alle critiche mosse dalla magistratura alla prima bozza di una nuova Costituzione pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica, Saïed ha risposto rimuovendo 57 giudici con generiche accuse di corruzione. Ciò che rimane del partito islamico Ennahda, al governo per quasi dieci anni e tra i principali protagonisti della politica tunisina post 2011, è stato trattato altrettanto duramente. Hamadi Jebali, ex premier e segretario del partito, è stato arrestato il 23 giugno con l’accusa di riciclaggio di denaro, mentre l’ex presidente del Parlamento a sua volta segretario di Ennahda, Rachel Ghannouchi, è stato arrestato con la stessa accusa, legata a introiti e fondi dell’ente religioso di beneficenza NamaaTounes, effettivamente poco trasparenti. 

La nuova Costituzione di Saïed, un’antitesi autoritaria del testo del 2014

Il testo della nuova Costituzione è stato redatto sulle indicazioni del presidente Saïed, sulla base dei risultati della consultazione online chiusa a marzo, da un Comitato appositamente selezionato. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il testo ha subìto alcune piccole modifiche da parte del presidente, il quale, a detta del capo della Commissione, il giurista Sadok Belaïd, aveva optato per non tenere in grande considerazione il testo della squadra di legali

Lo stesso Belaïd, denunciando la presenza di articoli che potrebbero aprire la strada a «una vergognosa dittatura», ha fatto pubblicare sul quotidiano “Al Sabah” il testo presentato dalla Commissione. Dopo alcune modifiche apportate, Saïed ha indirizzato il 5 luglio una lettera alla popolazione tunisina (pubblicata in francese dal sito di notizie tunisino “Tunisie Numerique”), esortandola a votare il 25 per il raggiungimento degli obiettivi della Rivoluzione (la Rivoluzione dei Gelsomini del 2011, la cosiddetta Primavera araba tunisina).

Secondo il decano degli avvocati tunisini, Ibrahim Bouderbala, la Costituzione prevede un formale ritorno al presidenzialismo, che farebbe avvicinare il Paese al sistema di governo precedente al 2011. In molti, infatti, hanno visto nella bozza della nuova Costituzione l’antitesi autoritaria della Costituzione di cui si era dotato il Paese nel 2014, considerata la più progressista del Mondo arabo. I cambiamenti introdotti da Saïed, di fatto, vanno a formalizzare e a normalizzare il modo dispotico con il quale ha governato la Tunisia nell’ultimo anno.

Qualora il nuovo testo dovesse essere approvato – è necessario ricordare che non è previsto un quorum minimo per la validità della votazione – la Tunisia tornerebbe a un sistema presidenziale puro, in cui il Capo dello Stato esercita il potere esecutivo, aiutato da un governo e dal premier (articolo 87). Quest’ultimo, non avrà bisogno della fiducia del Parlamento, viene nominato dal presidente stesso, e può suggerire gli altri membri dell’esecutivo al Capo di Stato, si legge nell’articolo 101 della bozza. L’articolo 87 esplicita inoltre che è il presidente a “definire la politica generale dello Stato”.  L’articolo 100, invece, sancisce l’obbligo del presidente di “informare l’Arp e il Consiglio nazionale delle regioni delle decisioni prese”, anche indirizzandogli una semplice comunicazione, sminuendo il ruolo dell’assemblea legislativa. 

Altra caratteristica del ruolo del presidente che emerge dalla bozza della Costituzione è la mancata possibilità di impeachment (la messa in stato di accusa del Capo di Stato). Possibilità che era stata invece inserita nel testo del 2014, oltre all’equilibrio di potere tra presidente della Repubblica, del governo e del Parlamento, proprio per evitare derive autoritarie simili a quelle dell’ex Capo di Stato, defunto, Zine el-Abidine Ben Ali. Dalla bozza costituzionale risulta anche che il presidente avrà il potere di ratificare leggi, proporre testi legislativi ed è il Capo supremo delle Forze armate del Paese.

L’articolo 101, che regola la formazione del governo, sancisce anche le modalità con le quali il presidente potrà sciogliere il Parlamento: come conseguenza di ciò che è definita in maniera vaga una situazione di emergenza, il Capo di Stato potrà sciogliere con effetto immediato il Parlamento, rimuovere il Capo del governo dal suo incarico e terminare le funzioni dell’esecutivo stesso. Rimane nell’articolo 62, invece, la funzione legislativa assegnata all’Arp e al Consiglio nazionale delle Regioni – che funziona come una Camera Alta (Senato) – di proporre e votare leggi. 

Nell’articolo 41 della bozza della nuova Costituzione, si garantisce il diritto ad attuare “manifestazioni non violente” e conferma il diritto allo sciopero, escludendo però alcune categorie di lavoratori: «Il diritto sindacale, compreso il diritto di sciopero, è garantito. Il diritto di sciopero non comprende i giudici, le forze di sicurezza interna ed esercito nazionale». Un articolo che, dopo la limitazione delle funzioni di governo e Parlamento, diminuisce la possibilità di esprimere dissenso per altri due attori decisionali fondamentali, ovvero la magistratura (attualmente in sciopero) e le Forze armate e dell’ordine.

Infine, il primo capitolo della nuova Costituzione garantisce l’uguaglianza di uomini e donne nei diritti e nei doveri, e afferma che la Tunisia è «uno Stato indipendente, libero e sovrano». Testo leggermente diverso da quello del 2014, che specificava la religione di Stato (l’Islam), la lingua ufficiale (l’arabo) e il sistema di governo (repubblicano). Mentre spariscono il riferimento al repubblicanesimo e alla lingua, la definizione di Islam e del suo ruolo nello Stato è stata inserita successivamente nel quinto articolo della Costituzione, in seguito alle proteste sorte dopo l’emanazione della prima bozza. Saïed ha infatti accontentato le frange più religiose e nazionaliste della popolazione facendo inserire un emendamento che sancisce che «la Tunisia fa parte della nazione islamica e lo Stato da solo deve lavorare per raggiungere gli obiettivi dell’Islam nel preservare la vita, l’onore, il denaro, la religione e la libertà».

Il referedum visto dai tunisini e dalla comunità internazionale

Nonostante le denunce mosse da buona parte della società civile e dalla maggioranza dei principali partiti del Paese, la situazione interna potrebbe premiare la scelta del presidente. Il colpo di mano del presidente durante l’estate scorsa ha infatti accolto le richieste di gran parte della popolazione tunisina, delusa dall’operato politico dei partiti nel post-rivoluzione e attanagliata da una crescente crisi economica e sociale. Dal 25 luglio 2021, data dello scioglimento del Parlamento accolto con grandi celebrazioni da gran parte della popolazione, i media tunisini hanno iniziato a registrare un ipotetico “Hizb Saïed” (partito di Saïed) nei sondaggi. Emrhod Consulting, nel dicembre 2021, ha rivelato un indice di gradimento per tale ipotetico partito al 21%, prima di Ennahda al 16%, e dopo solo al Partito Destouriano Libero (PDL) di Abir Moussi, una formazione politica nostalgica del regime di Ben Ali. 

Quest’ultimo dato appare particolarmente interessante, dal momento che un sondaggio dell’Arab Barometer nel luglio 2022, su un campione di oltre 23.000 abitanti dei Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, una buona parte si dice scettica sul funzionamento delle democrazie nello Stato: partiti ed enti extra-parlamentari godono di meno fiducia, a causa dell’immobilismo di alcune Costituzioni e degli endemici fenomeni di corruzione, rispetto a figure “forti” come quelle dei presidenti o dei vertici degli eserciti o della magistratura. Una sfiducia nei confronti dei partiti, nel caso tunisino, esacerbata dalla crisi economica, che si trascina da anni tra pandemie da Covid-19 e la crisi dei prezzi generata dal conflitto in Ucraina. Sempre secondo i dati rilevati da Emrhod Consulting, il 72% dei tunisini rivoterebbe Saïed, mentre il 67% si dice soddisfatto del suo operato sul piano economico e politico – dati comunque in calo rispetto all’estate 2021, quando erano rispettivamente del 92% e del 95%.

Per quanto riguarda la comunità internazionale, i Paesi occidentali paiono arroccati su posizioni pragmatiche. Nonostante i proclami in difesa dell’ordine democratico, Unione europea e Stati Uniti hanno investito ingenti fondi nella transizione democratica della Tunisia post-2011. A fronte di un’economia ancora più scricchiolante del solito in un Paese che solo recentemente ha sbloccato le trattative con il Fondo monetario internazionale (FMI) per un nuovo prestito, UE e USA sembrano chiudere un occhio sulla tenuta plurale e democratica tunisina. In cambio, l’Occidente ottiene il mantenimento delle restrittive politiche migratorie (i tunisini sono la seconda nazionalità più rappresentata negli sbarchi sulle coste italiane in primis ed europee in secundis) e della facciata rappresentativa della struttura politica tunisina: nonostante Bouden sia considerata quasi una portavoce di Saïed, il pinkwashing voluto dal presidente con 9 membri del gabinetto su 25 donne ha costituito un’importante fonte di legittimità per l’uomo autoritario del Palazzo di Cartagine, in linea con l’esperienza del “Padre della Tunisia”, Habib Bourguiba, che governò per trent’anni presentandosi come un paladino dei diritti delle donne (e producendo il Codice dello statuto personale, tra i più progressisti nell’esperienza della regione MENA in materia) per coprire il volto violento della propria repressione davanti ai partner europei e nordamericani.

 

Fonti e approfondimenti

Agenzia Nova, “Tunisia: il capo dell’istanza per la riscrittura della Costituzione boccia il testo presentato da Saied”, 3 luglio 2022.

Agenzia Nova, “Tunisia: pubblicata una nuova bozza della Costituzione”, 9 luglio 2022.

Agenzia Nova, “Tunisia: pubblicata in Gazzetta ufficiale la bozza della nuova Costituzione”, primo luglio 2022.

Frugate L., “Tunisia: la democrazia diretta secondo Saied”, ISPI, 8 febbraio 2022.

Gozzini G. & Colombo S., “Il referendum autoritario che vuole compiacere la Tunisia”, Affari Internazionali, 20 luglio 2022.

ISPI, “Tunisia: le illusioni perdute”, 12 luglio 2022.

 

Editing a cura di Carolina Venco

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