Diritto all’aborto: la reazione degli Stati Uniti

Janny Rye - wikimedia commons - CC BY 1.0

Abbiamo già approfondito l’analisi della sentenza della Corte Suprema che il 24 giugno scorso ha sancito la mancata rilevanza costituzionale del diritto all’aborto. Come è stata accolta dalla popolazione americana questa pronuncia? Cosa sta succedendo negli Stati Uniti rispetto alla questione dell’aborto?

Ad oggi, secondo i dati raccolti da Planned Parenthood, nove Stati nord americani (Missouri, Kentucky, Louisiana, South Dakota, Arkansas, Oklahoma, Alabama, Mississippi, Texas) hanno stabilito che non è possibile abortire per nessuna ragione e altri sedici stanno per approvare leggi fortemente restrittive, pur permettendo la possibilità di abortire in caso di pericolo per la vita della donna o stupro.

Le azioni a difesa dei diritti riproduttivi a livello istituzionale

Inizialmente, la presidenza Biden è sembrata molto impreparata ad affrontare la decisione della Corte Suprema, nonostante già da maggio fossero state diffuse delle indiscrezioni su cosa sarebbe potuto accadere. Il presidente Biden ha definito la sentenza come una decisione terribilmente sbagliata, in quanto atto meramente politico, non di competenza della Corte. Ha inoltre invitato il Congresso ad approvare una legge nazionale sull’aborto, unica soluzione possibile per contrastare le leggi approvate dai singoli Stati.

Nell’attesa, Biden ha firmato un ordine esecutivo con cui attribuisce al Dipartimento della Salute il compito di proteggere ed espandere l’accesso all’aborto farmacologico, in linea con le indicazioni della Food and Drug Administration. Il presidente chiede anche al suo segretario della salute, Xavier Becerra, di ampliare il più possibile l’accesso ai servizi medici di emergenza, contraccezione, fecondazione assistita e altri servizi riproduttivi.

Le misure sono recentissime, pertanto non è possibile giudicarne l’efficacia, ma gli esponenti dell’ala più a sinistra del Partito democratico le hanno già bocciate: si ritiene infatti, che l’ordine esecutivo sia poco incisivo, non prevedendo, tra l’altro, la possibilità di acquistare le pillole abortive laddove l’interruzione di gravidanza è vietata in ogni caso. Queste stesse forze politiche premono su Biden affinché prenda decisioni più radicali come quella di allargare il numero dei componenti della Corte Suprema o di aprire cliniche per l’aborto su terreni federali, appezzamenti di terreno di proprietà del governo federale, non sottoposte quindi al controllo del singolo Stato (possono includere parchi nazionali, basi militari, foreste nazionali, rifugi, governi tribali ecc).

Infine, il Dipartimento di giustizia ha annunciato pochi giorni fa la creazione di una task force volta a identificare i modi per proteggere i diritti riproduttivi, presieduta dal procuratore generale Vanita Gupta. Il gruppo avrà il compito di “monitorare e valutare” la legislazione e l’applicazione delle leggi statali e locali che potrebbero violare la capacità di una persona di cercare cure riproduttive, vietare droghe che inducono l’aborto o imporre sanzioni o conseguenze sui dipendenti federali che forniscono servizi di salute riproduttiva legali ai sensi della legge federale.

La risposta della società civile

Gli attivisti pro-choice (a favore del rispetto del diritto di scegliere se interrompere una gravidanza) stanno organizzando una vera e propria rete per aiutare coloro che vogliano ottenere un aborto e si trovino impossibilitati a farlo. Come riportano Planned Parenthood e The Economist, nuove cliniche mobili stanno aprendo vicino ai confini degli Stati con divieti e diverse associazioni stanno facendo scorta di pillole abortive per poter far fronte all’emergenza. Sui social media, sono diventati virali diversi post di persone che offrono la propria camera degli ospiti a persone che costrette a recarsi negli Stati in cui l’aborto è ancora un diritto concesso.

A livello privato, le più importanti aziende in una serie di settori si sono impegnate a fornire supporto e assistenza finanziaria ai propri dipendenti che vogliono accedere alla procedura di aborto negli Stati che la vietano. Dopo la pubblicazione della bozza della sentenza, Microsoft (MSFT) ha esteso il suo sostegno finanziario all’assistenza sanitaria per i dipendenti, includendo gli aborti, le cure di affermazione di genere e la copertura delle spese di viaggio per tali servizi, così come già prevedeva la policy di Netflix e Nike (che prevede assistenza anche per i procedimenti di adozione). Il piano sanitario previsto da Yelp e Apple per i dipendenti statunitensi copre le spese per le donne, i loro familiari e partner che viaggiano fuori dagli Stati in cui vigono leggi sull’aborto rigorose, come il Texas e l’Oklahoma, che vietano l’aborto dopo sei settimane. Secondo un portavoce della Disney,  i dipendenti dell’azienda che non sono in grado di accedere alle cure mediche, compresa la pianificazione familiare (tutte le attività mediche o sociali che consentono alle persone di determinare liberamente quando vogliono fare figli e quanti, nonché di selezionare i mezzi con cui ciò può essere realizzato) e tutto ciò che riguarda la gravidanza in uno Stato, riceveranno una copertura conveniente per accedere alle stesse cure altrove. Anche JPMorgan offrirà gli stessi servizi ai propri dipendenti. Nel caso di Uber, i suoi piani assicurativi statunitensi coprivano già i benefici per la salute riproduttiva, inclusi l’aborto e le spese di viaggio per accedere all’assistenza sanitaria. In seguito alla sentenza, la società di rideshare fornirà anche assistenza economica e legale a tutti i conducenti citati in giudizio, ai sensi della legge statale, per aver fornito agli utenti il trasporto presso il luogo dove si pratica l’aborto. Più cauta invece Meta: il gigante della tecnologia intende offrire il rimborso delle spese di viaggio “nella misura consentita dalla legge” per i dipendenti che cercano assistenza sanitaria e servizi riproduttivi fuori dallo Stato.

Criminalizzazione e diritto alla privacy

Ad aggravare la situazione, si aggiunge il fatto che si sta tentando di criminalizzare coloro che provino a “passare i confini” per ottenere un aborto in uno Stato in cui questo è  ancora legale e siano presenti dei medici e degli operatori sanitari che lo pratichino. Proprio in questi giorni, si è per esempio diffusa la notizia di una bambina di dieci anni a cui è stata negata la possibilità di ottenere un aborto in Ohio. I custodi legali della bambina, violentata da un uomo di 27 anni, sono riusciti ad ottenere l’aborto nell’Indiana, e secondo i quotidiani locali la dottoressa che l’ha praticato potrebbe venir messa sotto inchiesta. Sebbene la storia non sia ancora del tutto verificata, ha ovviamente infiammato il dibattito politico sulla questione cruciale della privacy e della criminalizzazione.

A questo proposito, si è aperto nei mesi scorsi un dibattito sulla questione della privacy e alla tecnologia. In tutto il mondo, le donne utilizzano applicazioni che le aiutano a tenere sotto controllo il ciclo o i metodi contraccettivi prescelti, al fine di evitare una gravidanza o nel caso in cui ne desiderino una. Come qualsiasi altro dato, le informazioni inserite nell’app vengono immagazzinate nei server e rimangono salvate, anche per far sì che l’utente possa consultarle. Tutti questi dati oggi potrebbero essere però un problema: negli Stati nei quali l’aborto sta diventando illegale, la magistratura potrà chiedere l’accesso a queste informazioni alle piattaforme digitali. Oltre a quelle già citate prima (applicazioni che registrano il ciclo mestruale, l’acquisto e l’utilizzo di contraccettivi) attraverso la geolocalizzazione si potranno ottenere informazioni sulle visite nelle cliniche, in caso di semplice contatto o avvicinamento fisico a queste strutture, e  per l’acquisto di pillole abortive, per individuare e perseguire le donne residenti, sospettate di aver abortito, anche in un altro Stato.

Mentre alcune società non solo stanno sospendendo spontaneamente la vendita dei dati ma anche prevedendo di cancellarli direttamente, la senatrice Elizabeth Warren ha proposto una legge che vieti la vendita di dati di localizzazione e dati sanitari, salvo alcune eccezioni. Lo stesso presidente Biden ha chiesto al presidente della Federal Trade Commission di adottare misure per proteggere la privacy delle pazienti che cercano informazioni online e di non divulgare i loro dati registrati su app o siti.

Già prima del 24 giugno tuttavia, le donne hanno iniziato a cancellare dagli smartphone le applicazioni che possono indicare una gravidanza, in quanto le informazioni contenute potrebbero essere fuorvianti: un utente potrebbe ritrovarsi sotto indagine per non aver avuto il ciclo per qualche mese a causa di questioni mediche di altro genere oppure a seguito di un aborto spontaneo.

Aborto e disuaglianze

La decisione della Corte Suprema di ribaltare Roe vs Wade ha prodotto un effetto domino negli Stati Uniti, in cui nella gran parte degli Stati conservatori diverrà molto difficile, se non impossibile, ottenere un aborto. Sebbene la maggioranza dei cittadini non sia contenta della decisione della Corte Suprema, e sia le istituzioni che la società civile stiano cercando di preservare il diritto all’aborto, la situazione sembra divenire molto complessa.

Come ben stabilito da diversi studi sociologici sulla questione dell’Aborto, i nuovi divieti nel Paese non impediranno alla maggior parte delle donne che vogliono un aborto di ottenerne uno. La criminalizzazione dell’aborto lo renderà più costoso e pericoloso, soprattutto per le fasce di popolazione già fortemente svantaggiate: le donne, gli uomini trans e le persone non-binary più povere, spesso POC (afroamericani, latinx..). Proprio per questo, gli attivisti sostengono che la scelta di rendere illegale l’aborto sia solo un nuovo modo di aumentare le disuguaglianze sociali ed economiche in un Paese dove queste sono sempre più evidenti.

 

Fonti e approfondimenti

Bryant M., Abortion banned in multiple US states just hours after Roe v Wade overturned, The Guardian, 25/06/2022.

Greene S., ‘A tragic situation’: Governor discusses pregnant 10-year-old with CNN host, Politico, 07/03/2022.

Petrosillo G., L’aborto negli USA oggi, Lo Spiegone, 19/02/2020.

Rabinowitz H., Mizelle S., Justice Department announces Reproductive Rights Task Force, CNN, 12/07/2022.

Redazione, Thousands Protest End of Constitutional Right to Abortion, The New York Times, 24/06/2022.

Redazione, Le aziende statunitensi in sostegno del diritto all’aborto, IlPost, 27/06/2022.

Redazione, Supreme Court and Roe v. Wade, The New York Times, 01/07/2022.

Smith D., Joe Biden signs executive order protecting access to abortion, The Guardian, 08/07/2022.

The Economist, Around the world, bans do not make abortion much rarer | The Economist, 30/06/2022.

Tufekci Z., Il tuo telefono sa che sei incinta, Internazionale, 16/06/2022.

Williamson E., Who Will Help Care for Texas’ Post-Roe Babies?, The New York Times, 01/07/2022.

Wright J., Vazquez M., White House says Americans should be ‘really careful’ about using period tracker apps, CNN, 08/07/2022.

 

Editing a cura di Matilde Mosca

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