L’aborto ancora negato in Europa

Al di là della discussione di tipo morale sulla giustificatezza o no della scelta di abortire, possiamo dare ormai per assodato che uno stato laico di diritto civile non dovrebbe esimersi dal garantire il diritto di accesso alle cure per i suoi cittadini, nemmeno in questo caso. 

La verità è che gli aborti non cesseranno, men che meno per via di un divieto, l’unica scelta che rimane è se permettere che avvengano in maniera sicura in ospedale (l’interruzione di gravidanza è uno degli inerventi con il minor tasso di complicazioni) o condannare migliaia di persone alla clandestinità. Una clandestinità estremamente pericolosa: ogni anno almeno 45.ooo donne nel mondo muoiono a causa aborti non sicuri e circa 5 milioni devono essere ricoverate in ospedale.

A questi numeri contribuiscono per la grandissima parte i paesi in via di sviluppo, dove è molto difficile ottenere supporto medico in questi casi (vista la severità delle leggi) e per molti addirittura accedere alla sanità.

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In Europa l’interruzione di gravidanza è solitamente libera su richiesta, purchè rientri in tempistiche prestabilite, solitamente la 12° settimana della gestazione. Anche nel vecchio continente, tuttavia, rimangono alcune situazioni in cui interrompere una gravidanza non è solo osteggiato a livello morale, ma da divieti e restrizioni.

Alcuni paesi garantiscono la possibilità di abortire in base a fattori socio-economici, valutando l’opportunità di interrompere la gravidanza in base all’età, allo status economico, alla siuazione familiare o a complicazioni per la salute fisica e mentale. In quasi tutti  i paesi con questa legislazione viene usata un’interpretazione estensiva di questo principio, permettendo di fatto a tutte le donne di poter richiedere l’operazione liberamente.

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Polonia

La legge polacca contempla l’aborto entro la 25° settimana, ma solo in tre casi precisi: pericolo di vita per la madre, grave malformazione fetale e stupro. In questo modo nel pase avvengono circa un migliaio di interruzioni di gravidanza legali l’anno, mentre le associazioni per i diritti delle donne segnalano non meno di 100.000 aborti ricevuti all’estero (soprattutto in Slovacchia e Germania) da donne polacche.

Il costo di compiere questa operazione è però molto gravoso e spinge moltissime donne a dare in adozione i figli non desiderati, se non a ricorrere a pericolosissimi aborti clandestini.

La già molto stringente legge polacca è stata oggetto nello scorso aprile di un attacco da parte del partito di governo Diritto e Giustizia (PIS), che ha tentato di far passare una nuova legge che avrebbe di fatto messo fuori legge l’aborto in ogni caso. Il partito è di forte ispirazione conservatrice-cattolica ed euroscettica e ha vinto le elezioni del 2015 promettendo misure a favore del cosiddetto mdello “tradizionale” di famiglia.

La Polonia è un paese estremamente cattolico ma questo tentativo ha causato una forte spaccatura. Per settimane le piazze delle principali città polacche si sono riempite di attivisti contrari alla legge, compresi alcuni che sventolavano grucce per vestiti, storico e amaro simbolo dell’aborto clandestino.

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Irlanda

Confrontata a quella polacca, la legge in vigore in Irlanda è ancora più severa: l’interruzione di gravidanza può essere praticata esclusivamente se la vita della madre dipende da questo intervento. Vista la simile legislazione in vigore in Irlanda del Nord, circa 5000 donne nel 2011 si sono dovute recare in Inghilerra o in Scozia per poter abortire in maniera sicura.

La durezza di questa legge ha attirato una critica formale da parte dell’ONU, che ha chiesto al paese di adeguarsi allo standard internazionale che permette l’interruzione di gravidanza nei casi di stupro e malformazioni fetali.

Questo intervento ha dato nuova forza ai movimenti che da tempo chiedono di rivedere la legge, tanto da far sperare nei prossimi mesi in un referendum sull’argomento. Negli ultimi anni è infatti cresciuto molto un generale movimento di opinione desideroso di superare alcuni punti del tradizionalismo cattolico che ormai non sono più supportati dalla società irlandese, lo stesso che nel maggio 2015 fece sì che con un referendum si approvasse il matrimonio omosessuale nel paese.

Un sondaggio di Newstalk/Red C del gennaio 2016 ha rivelato come il 78% dei partecipanti sia favorevole ad estendere la possibilità di abortire nei casi di stupro o incesto, il 76% nei casi di malformazione fetale e il 59% nei casi in cui la madre ha istinti suicidi in conseuenza della gravidanza. Solo il 48%, tuttavia, si dichiara favorevole alla rimozione del generale divieto di abortire.

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Malta e Cipro

Malta è l’unico paese dell’Unione Europea in cui l’aborto è completamente proibito e perseguito per legge. Di fatto, tuttavia, esiste la possibilità per i medici di richiedere una deroga  questa legge nel caso in cui la madre rischi la vita a causa della gravidanza, possibilità utilizzata ormai regolarmente nella prassi. Cipro ha una legge simile a quella polacca ma, per supportare la propria politica di incentivi alla natalità, non permette agli ospedali pubblici di eseguire queste procedure, se non in caso di pericolo di vita per la madre.

Italia

Sebbene sulla carta l’Italia garantisca la possibilità di abortire liberamente entro la 12° settimana la realtà è ben diversa e allarmante. In italia esiste una percentuale media del 70% di medici obiettori, ossia che per motivi personali rifiutano di praticare interruzioni di gravidanza. Questo dato mina alla base il diritto di abortire garantito alle donne per legge e la grave situazione che crea è stata oggetto di un richiamo formale del Consiglio d’Europa lo scorso aprile.

L’organo europeo, interpellato dalla CGIL, ha riscontrato come la situazione italiana violi non solo i diritti delle donne, ma porti anche ad una discriminazione dei medici disposti a praticare l’aborto, obbligati a turni massacranti. Il nocciolo del problema risiede nella legge che permetto l’obiezione di coscienza, che non obbliga parallelamente gli ospedali a garantire il servizio assumentdo un numero minimo di non-obiettori.

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La soluzione, come nella stragrande maggioranza delle situazioni, potrebbe essere la prevenzione: i moderni metodi contraccettivi potrebbero garantire a tutte le donne di avere figli se a quando desiderano, permettendo di ridurre l’incidenza degli aborti. Questi metodi dovrebbero ovviamente essere molto sicuri, certamente non il coito interrotto o il calcolo dei giorni fertili. Il vero ostacolo a questa semplice soluzione è in molte aree la tradizionale morale religiosa che osteggia contemporaneamente contraccezione e aborto, intrappolando le donne in una gabbia di senso di colpa dalla quale non è semplice liberarsi.

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Approfondimenti

Mappa interativa legislazioni nel mondo – http://worldabortionlaws.com/map/

Maurizio Mori – Aborto e morale: Capire un nuovo diritto
Gianbattista Scirè – L’aborto in Italia. Storia di una legge

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