USA: il potere che distrugge i diritti

L’articolo II della Costituzione degli Stati Uniti d’America definisce che “Del potere esecutivo sarà investito un Presidente degli Stati Uniti d’America”. Il dibattito riguardo a come il Presidente degli Stati Uniti d’America debba gestire il potere che gli viene dato dalla Costituzione ha la stessa età della Costituzione stessa. Infatti, fin da subito i Padri Fondatori si scontrarono sul reale potere che il detentore del potere esecutivo dovesse esercitare e quali fossero i suoi limiti.

L’esecutivo unitario

Quello che si evince dall’incipit dell’articolo II è che tutti i funzionari all’interno del dipartimento esecutivo dovessero in origine essere gestiti dal potere illimitato del Presidente in carica. D’altra parte però fu subito chiaro che il Congresso, organo legislativo degli USA, potesse andare a rimuovere dall’autorità del Presidente tutti quei funzionari che svolgessero funzioni semi-legislative e semi-giudiziarie. Quindi il grande scontro tra potere esecutivo e potere giudiziario fu molto acceso durante la prima metà del XX secolo. Nel 1935 venne sancito che il Presidente in carica, Roosevelt, potesse rimuovere gli impiegati della Commissione Federale del Commercio solo per “inefficacia, negligenza al dovere o abuso d’ufficio”. In questo modo il potere esecutivo era fortemente limitato.

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Nel 1987 Ronald Reagan decise di rompere i limiti messi al potere esecutivo e di creare una gerarchia all’interno dell’esecutivo al cui apice c’era, ovviamente, il Presidente degli Stati Uniti d’America. Reagan, riferendosi alla gerarchizzazione da lui avviata, dichiarò che “Se questa disposizione fosse interpretata altrimenti, in modo da richiedere al Presidente di seguire gli ordini di un subordinato, esso costituirebbe chiaramente una violazione incostituzionale dell’autorità del Presidente come capo di un ramo esecutivo unitario”. Quello che è necessario notare però è che all’interno del ramo esecutivo degli Stati Uniti d’America esiste un’amministrazione che opera per l’esecutivo indipendente dal dipartimento esecutivo di Stato. Con quella frase Ronald Reagan raggruppò tutti i rami dell’esecutivo sotto il suo ombrello presidenziale.

Esistono due tipi di esecutivo unitario, uno così detto “forte” e uno invece “debole” ed è necessario analizzarli entrambi per comprendere meglio come si è evoluto il potere negli USA dal secondo dopoguerra ad oggi.

L’esecutivo unitario forte

In questo primo modello il Presidente ha controllo assoluto e illimitato su tutta la materia esecutiva. Tutti i funzionari del ramo esecutivo possono essere rimossi, licenziati, cambiati a piacere del Presidente in carica senza nessun tipo di ripercussione. La gerarchia permette a chi è all’apice della piramide del potere di poter decidere in maniera totalmente libera tutto il resto dell’esecutivo. In questo caso tutte le organizzazioni e i dipartimenti che operano all’interno dell’esecutivo e che non si sottomettono al Presidente sono dichiarati incostituzionali poiché violano l’articolo II della Costituzione.

Questa prima visione quindi non permette l’indipendenza ad agenzie come la CIA, la NASA, la Commissione Federale Elettorale (la quale regola il finanziamento delle campagne elettorali statunitensi), la Commissione Federale del Commercio (la quale difende i consumatori e si occupa della prevenzione di pratiche anticompetitive come per esempio il monopolio), Commissione Internazionale del Commercio, Agenzia Nazionale per le Relazioni del Lavoro (che si occupa di contrattazione collettiva e prevenzione di pratiche lavorative ingiuste). Queste sono solo alcune delle quasi trenta agenzie indipendenti del ramo esecutivo degli USA.

L’esecutivo unitario debole

Questa seconda visione dell’esecutivo unitario invece si attiene in maniera più stretta al concetto di “funzioni esecutive” su cui il Presidente ha pieno potere. Tutte le materie non strettamente esecutive in questo caso non vengono più eseguite dal Presidente, ma da chi ne ha competenza, la Corte o il Congresso.

Questa seconda visione ha l’obiettivo quindi di bilanciare maggiormente il potere esecutivo con il potere legislativo. Esiste quindi il potere da parte del Congresso di creare delle Commissioni riguardo alcune materie di interesse nazionale senza dare un potere assoluto su di esse alla figura di un uomo solo.

Infatti l’articolo II della Costituzione sottolinea in maniera molto forte che la figura del Presidente, e quindi del detentore dell’esecutivo, è “una”, non più di una. Proprio su questa sentenza così precisa e breve si è andato ad amministrare il potere della potenza più grande del mondo in maniera radicalmente diversa tra gli anni trenta e gli anni ottanta del XX secolo.

George W. Bush e l’abuso dell’esecutivo unitario

L’esecutivo unitario forte venne preso come modello di governo dopo il secondo dopoguerra da Richard Nixon, repubblicano, con una maggioranza di governo senza precedenti. Il suo “Law and Order” e la guida forte hanno iniziato un processo di radicalizzazione dell’esecutivo che ha raggiunto il suo apice con George W. Bush, passando attraverso presidenze altrettanto forti e accentratrici come quella di Ronald Reagan e George H. W. Bush.

Con questo discorso George Bush presentava la Nazione al mondo nel 2002, dopo appena quattro mesi dall’attentato dell’11 settembre 2001. A differenza dei suoi predecessori repubblicani il suo voto popolare era inferiore alla maggioranza dei votanti, ma il suo potere è stato, al contrario, uno dei più duri, forti ed accentrati che la storia degli USA abbiano mai visto.

La guerra in Afghanistan nel 2001, la creazione del Dipartimento di Difesa Nazionale nel 2002, l’apertura del campo di prigionia di Guantanamo nel 2002, la guerra in Iraq nel 2003, la violazione dei diritti umani a seguito di interrogatori e torture di cui oggi si sta venendo a conoscenza sempre di più, la rimozione del segretario del Tesoro Paul O’Neil e del capo consigliere economico Larry Lindsay, le detenzioni sommarie dopo l’11 settembre senza previa autorizzazione da parte del Congresso, la creazione di Commissioni militari nel 2006 (nonostante la Corte Suprema avesse dichiarato il loro uso illegittimo), l’uso massivo di ordini esecutivi classificati come segreti (in modo tale da non dover ricorrere al Congresso per la loro autorizzazione). Questi sono solo alcuni dei poteri che George W. Bush ha utilizzato appellandosi alla concezione dell’esecutivo unitario forte.

George W. Bush con il discorso sull’ “Asse del Male” e la necessità di estirpare il terrorismo che popola il mondo ha creato il pretesto per portare all’estremizzazione dell’esecutivo unitario che, come abbiamo visto, è stato materia di dibattito per secoli ed è stato messo a tacere negli otto anni tra il 2001 e il 2009.

Oggi e domani

Con il Presidente democratico Barack Obama sembra che il dibattito sulla materia dell’esecutivo sia ripreso o che, comunque, abbia avuto la possibilità di essere dibattuto senza i toni troppo alti che hanno contraddistinto il Presidente precedente.

Quello che rimane da scoprire è come l’esecutivo verrà applicato da Donald J. Trump dopo essere stato eletto alla guida degli Stati Uniti d’America l’8 novembre 2016. I toni con cui si è presentato alla stampa, ai suoi elettori e ai suoi cittadini non sono sembrati essere i più aperti a un’interpretazione di potere esecutivo in senso stretto, tutt’altro. Le nomine che fino a qui ha fatto (Cane Pazzo Mattis e Steve Bannon le più clamorose) sembrano sempre di più puntare su un nuovo ritorno all’esecutivo unitario di stampo forte. 

Nel 1787 uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, James Wilson si esprimeva così sulla possibilità di avere un esecutivo unitario:

“l’autorità esecutiva è una. In questo modo si ottengono vantaggi molto importanti. Possiamo scoprire la sicurezza che questo fornisce dalla storia, dalla ragione, e dall’esperienza. Il potere esecutivo è più facilmente comprensibile quando non ha ostacoli. Signori, abbiamo una responsabilità nella figura del nostro Presidente; egli non può agire in modo improprio, e nascondere sia la sua negligenza o disattenzione; egli non può scaricare su nessun’altra persona il peso della sua criminalità; nessuna nomina può avvenire senza la sua nomina; ed è responsabile di ogni nomina che fa. […] Lungi dall’essere al di sopra della legge, è suscettibile ad essa nel suo carattere privato come cittadino, e nel suo carattere pubblico da impeachment“.

FONTI

https://www.acslaw.org/acsblog/exploring-the-limits-of-presidential-power

Lanchester, Fulco, La Costituzione degli Altri, Giuffrè Editore, Milano, pp. 333-376

Lessig, Lawrence, Sunstein, Cass, The President and the Administration, Columbia Law Review, vol. 94, no.1, 1994, pp. 1-120

http://www.internazionale.it/reportage/anne-laure-pineau/2017/01/15/11-settembre-violenze-sessuali

 

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