La National Security Strategy di Trump

Il 18 dicembre 2017 l’amministrazione Trump ha rilasciato la sua National Security Strategy (NSS). Questo genere di documento programmatico viene creato da ogni presidente e contiene tutto il pensiero, le linee guida e gli obiettivi della politica estera e di sicurezza del neo eletto commander in chief. L’analisi di questa politica è centrale per capire in quale direzione andranno gli Stati Uniti nei prossimi anni e quale carattere avrà questa visione.

La chiave di lettura

The American people elected me to make America great again. I promised that my Administration would put the safe, interests, and well-being of our citizens first. I pledged that we would revitalize the American economy, rebuild our military, defend our borders, protect our sovereignty, and advance our values.

Queste poche parole sono l’inizio della NSS dell’amministrazione Trump e già ci dicono molto del pensiero che aleggia nello Studio Ovale. Come possiamo notare le parole che più ritroviamo in queste quattro righe sono “America” e “noi-nostro(we-our)”: questo trend non sarà vero solo per l’incipit, ma è anzi una direzione con cui chi vuole intraprendere la lettura del documento deve iniziare a fare l’abitudine dato che è presente dall’inizio alla fine.

Schermata 2017-12-26 alle 20.22.40.png

Alcuni potrebbero pensare a questi termini come retorica spicciola volta ad attirare un elettorato ben preciso, ma affermare ciò significherebbe  sottovalutare la pericolosità di una presidenza che crede realmente nei valori, anche profondamente non condivisibili e folli, che porta avanti. Il pensiero dell’amministrazione trova in queste due parole, America e Noi, la base profonda della sua azione.

trump_flag_hug.png

La definizione geografica serve in realtà a chiarire valori, caratteristiche e sentimenti a cui bisogna sempre riferirsi, mentre il pronome personale ha una funzione ancora più determinante all’interno del documento. Gli osservatori più distratti possono averlo percepito come un modo per creare unità e per appellarsi a qualcuno, ma in realtà è volto anche a creare una spaccatura tra “Noi” e “Loro“. Una separazione netta che è presente in tutta la NSS e che non solo indica una differenza generica, ma è anche profondamente connotata con il bene e il male. Il primo appartiene solo agli Stati Uniti d’America, anche se a volte si allarga agli alleati, nel caso in cui seguano le direttive statunitensi; mentre il secondo è ad appannaggio esclusivo del resto del mondo che viene descritto come un posto orribile dove si pianifica come distruggere la sacra terra della libertà.

Una politica volta a proteggere gli interessi americani

Il primo obiettivo della strategia è quello di costruire una politica volta a proteggere l’America, gli Americani e gli interessi del paese. Prima però di arrivare a una definizione precisa di quello che il Presidente vuole fare, le parole descrivono un’America tradita dal mondo negli ultimi 20 anni. La descrizione degli Stati Uniti sembra quella di un titano giusto che ha costruito il mondo liberale e libero con istituzioni funzionanti ed eque, ma col tempo queste sono state trasformate e usate dagli altri paesi, ingrati. Questo uso improprio ha distrutto il mercato libero, creato limitazioni e regole di ogni sorta per incatenare il più forte, gli USA, a una situazione di cronica inferiorità.

Dopo questa descrizione storica l’amministrazione Trump, a differenza di quelle precedenti che predicavano “engagement (cooperazione)”, propone la più tenace e tignosa “confrontation (scontro)” che gli Stati Uniti abbiano mai predicato. Su questo tema inizia la retorica dell’ultimo difensore della democrazia e, senza mai scrivere tra le righe, la Russia, la Cina e il Mondo Islamico vengono ripetutamente accusati di voler sottomettere la democrazia occidentale, cioè americana, attraverso mezzi come il comunismo cinese, lo zarismo russo e la shaaria.

20160402_wwd000.jpg

Dopo questo duro attacco ai nemici di Washington, l’amministrazione elenca le priorità assolute e le strategie per raggiungerle.

Il primo punto è quello di difendere il territorio degli Stati Uniti. In questa sezione la linea è molto simile a quella delle precedenti amministrazioni, con una condanna alle armi nucleari, batteriologiche e chimiche. L’ultimo punto è quello che invece rende questa NSS un unicum, dato il fatto che per la prima volta il controllo dei confini e l’immigrazione diventano questioni di sicurezza nazionale.

Illegal immigration, however, burdens the economy, hurts American workers, presents public safety risks, and enriches smugglers and other criminals.

Residency and citizenship determinations should be based on individuals’ merits and their ability to positively contribute to U.S. socie, rather than chance or extended family connections.

Con queste parole Trump definisce chi è il vero nemico dei lavoratori americani e non si ferma, lanciando tra le righe anche un duro messaggio all’UNHCR. L’organizzazione  per i rifugiati definisce la “family connections” come una delle basi per il diritto a migrare, ma l’amministrazione Trump la bolla come criterio falso.

Oltre all’aggiunta di questo punto sull’immigrazione, il dato stupefacente della strategia è la scomparsa del problema del clima. L’unico accenno che si può trovare a ciò è contenuto nel capitolo legato all’economia americana, dove il cambiamento climatico diventa solo una “anti-growth energy agenda”, che rallenta il paese.

U.S. leadership is indispensable to countering an anti-growth energy agenda that is detrimental to U.S. economic and energy security interests.

untitled-post-1407191632.jpg

Il secondo punto è la sconfitta del terrorismo jihadista, l’unico vero pericolo per il nuovo presidente. Infatti, dopo aver lasciato la violenza dei suprematisti bianchi fuori dalle questioni di sicurezza, il documento parte in una descrizione quasi infantile del terrorismo islamico e del mondo islamico. In questo mondo fantastico Al-Qaeda e l’Iran sono descritti come grandi alleati che collaborano per fare un nuovo 11 settembre. Le misure per sconfiggerli sono di esclusivo carattere militare, in un becero tentativo di spaventare coloro che del terrore hanno fatto il proprio mestiere. Il dato imbarazzante è che in tutto il documento non vi è neanche un accenno al disagio sociale che, anche secondo i rapporti della Central Intelligence Agency, crea il terrorismo.

Il terzo punto invece tocca la cybersicurezza. Qui le parole sono quasi uguali a quelle dell’amministrazione Obama del 2015, farcite delle solite parole chiave della nuova amministrazione. Il dato interessante è che si condannano quelle azioni criminali che l’amministrazione ha sempre sostenuto non essere mai accadute, come quelle al centro del RussiaGate.

The Internet is an American invention, and it should reflect our values as it continues to transform the future for all nations and all generations. A strong, defensible cyber infrastructure fosters economic growth, protects our liberties, and advances our national security.

Una politica di potenza

La politica tracciata nei due capitoli successivi  non può che essere definita di potenza. Nella sezione riservata all’economia, dopo le sviolinate sulla necessità di ridare al mondo privato la totale libertà e le critiche al ruolo troppo pronunciato dello stato, il nuovo presidente afferma che tutti i mali del mondo provengono dagli accordi di libero scambio, scritti in modo da colpire gli Stati Uniti. Tutto questo è un chiaro messaggio all’Europa, al Canada e all’Asia Pacifica in cui si dice che non ci saranno più accordi di libero scambio a meno che non siano sfacciatamente a favore del colosso statunitense.

trump-tpp.jpg

 

La descrizione di potenza continua e arriva agli ultimi due punti cardine di questa National Security Strategy.

As long as I am President, the servicemen and women who defend our Nation will have the equipment, the resources, and the funding they need to secure our homeland, to respond to our enemies quickly and decisively, and, when necessary, to fight, to overpower, and to always, always, always win.

Il primo punto è l’industria pesante e l’esercito degli Stati Uniti. Quest’ultimo, come si legge in queste poche righe, è il centro dell’attenzione di Trump. Il presidente vuole sostenere l’esercito, ma mentre annuncia di alzare il budget della difesa riduce i fondi per i veterani. La promessa di vincere sempre, sempre, sempre sembra essere valida solo per le grandi corporation degli apparecchi militari che dopo aver passato due amministrazioni Obama a vedersi restringere, anche se molto poco, i finanziamenti, adesso vengono riammessi al tavolo delle finanze.

_JJS8868.jpg

Il secondo punto è invece legato al modo di utilizzo dello strumento militare. Il titolo del capitolo in cui si affrontano questi temi già ci dice molto: “Preserve Peace Through Strength”. La forza è proprio la protagonista di tutto il documento e ne rimane fino alla fine, come si legge sotto la cooperazione con altri sarà messa in pratica solo da posizione di supremazia, garantita dallo strumento militare.

The United States will seek areas of cooperation with competitors from a position of strength, foremost by ensuring our military power is second to none and fully integrated with our allies and all of our instruments of power.

La conclusione, insieme ai vari differenti scenari regionali, manda un chiaro messaggio ai nemici di Trump. In queste ultime parole infatti l’amministrazione manda una velata minaccia ai dittatori nemici, come Assad e Kim Jong Un, e agli avversari, come Iran, Cina e Russia. Se tutti nelle precedenti amministrazioni avevano sempre parlato di dialogo qui, nell’ultima frase, si riprende il termine azione che, per questo presidente, significa esclusivamente azione militare per affermare che gli Stati Uniti si assicureranno la supremazia del proprio sistema.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

https://www.theguardian.com/us-news/2017/dec/18/trump-drop-climate-change-national-security-strategy

https://thediplomat.com/2017/12/donald-trumps-national-security-strategy-and-southeast-asia/

Rispondi