Russia: elezioni presidenziali 2018

Per molti politologi e osservatori la Russia di Putin resta ancora un  mistero. Per analizzare la situazione politica del Paese vengono utilizzati termini come autocrazia elettiva o democrazia autoritaria per sottolinearne la differenza con il modello democratico dell’Europa occidentale. La natura autentica della democrazia sovrana di Putin però, risponde a un preciso modello ideologico, modello in cui la sicurezza collettiva prevale sulla difesa delle libertà individuali, che pone al suo centro gli irrinunciabili interessi strategici della Federazione Russa. In generale, viene considerato che le elezioni in Russia rappresentano la principale fonte di legittimità interna ed esterna del regime ‘autoritario competitivo’. Per questo tipo di regime, le elezioni non risultano “libere e imparziali” e sono svolte in “condizioni di disparità” per i vari partecipanti.

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Negli ultimi anni la Federazione è stata sotto l’occhio degli osservatori internazionali, a partire dal 2014, quando venne ammessa la Crimea, a seguito del successivo intervento in Siria e della presunta interferenza di Cremlino nelle elezioni americane. Quest’anno i riflettori sono puntati su Mosca per altri motivi: a giugno la Russia ospiterà il Campionato mondiale di calcio. Ma in Russia nulla accade per caso: la data scelta per le elezioni presidenziali (18 marzo) coincide con il quarto anniversario dell’annessione della Crimea. Il trasferimento delle elezioni dalla seconda alla terza domenica di marzo, è stato fatto tramite un emendamento proposto a marzo dell’anno scorso. L’emendamento è passato senza indugio, poiché la Giornata internazionale della donna (8 marzo) è una festa ufficiale in Russia e secondo l’articolo 5.7 della legge federale russa n. 19-FZ, “Se la domenica in cui si tengono le elezioni presidenziali coincide con il giorno che precede un giorno festivo, o questa domenica cade in settimana che include un giorno festivo le elezioni sono rimandate a domenica successiva “.

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Fino a cinque anni fa le elezioni presidenziali in Russia si tenevano ogni quattro anni quando, nel 2008, durante la presidenza di Medvedev il mandato è stato esteso a sei anni. Per potere presentare un candidato alla presidenza, i partiti devono raccogliere 105 mila firme. Per i candidati indipendenti invece le firme richieste salgono a 315 mila. Le forze politiche presenti alla Duma sono esenti da questo requisito. Secondo l’articolo 81 della Costituzione della Federazione Russa, un candidato alla presidenza deve avere almeno 35 anni e deve aver risieduto permanentemente in Russia negli ultimi 10 anni e non può servire più di due mandati consecutivi.

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Nel 2008 durante le elezioni presidenziali russe Dmitrij Medvedev è stato promosso alla carica di presidente con il 73% dei voti. Da subito è stato visto come un fenomeno di tandemocrazia: un passaggio di staffetta tra Medvedev e Putin, che allora ricoprì la carica di Primo Ministro. Vladimir Putin, pur mantenendo una posizione costituzionalmente meno significativa, ha continuato ad essere classificato come il politico più popolare (con 83% del voto di approvazione nel gennaio 2009). Il passaggio di potere da Putin a Medvedev oltre ad aver permesso al primo di essere rieletto alle elezioni successive, tenutesi nel 2012, senza andare contro il dettato costituzionale che vieta il secondo mandato, ha confermato gli stilemi della gestione russa del potere ossia dell‘investitura dall’alto e proclamazione dal basso.

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L’attuale processo di nomina ha avuto luogo durante il periodo di vacanze invernali e il 31 gennaio 2018 è stato l’ultimo giorno per la presentazione delle firme a sostegno dei candidati. Qualora durante le prossime elezioni presidenziali in Russia del 18 marzo nessuno dei candidati in corsa dovesse raggiungere la maggioranza assoluta, allora si procederà a un secondo turno in data 8 aprile.

La legislazione elettorale russa ha un carattere caotico e frammentario, come anche sottolineato dall’OSCE che “la complessità e la difficoltà di interpretazione delle norme” consentono un uso arbitrario delle stesse. La manutenzione continua della legislazione ha influito sull’integrità del processo elettorale. Questo ha portato alla diminuzione del numero dei candidati partecipanti alle elezioni, che ha inciso sulla riduzione della concorrenza.

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Quest’anno, la CEC (Commissione Centrale per le Elezioni) ha ricevuto 70 candidature, grazie alla liberalizzazione della procedura di registrazione avvenuta nel 2012. Nel prossimo articolo verranno analizzati i profili dei candidati; anticipiamo però che ci sono state candidature insolite (come quella dell’ex presentatrice televisiva e figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo Ksenia Sobchak) e candidati che sono stati scartati dalla corsa, come l’unico vero leader dell’opposizione, Navalny. Per la Commissione europea, la decisione di vietare la candidatura di Navalny, getta “seri dubbi sul pluralismo politico in Russia”. Dallo scorso 17 Febbraio in Russia è bloccato l’accesso al blog di Alexei Navalny. La decisione è stata presa una settimana dopo che sul blog di Navalny era stata pubblicata un’inchiesta video che accusava di corruzione il milionario russo Oleg Deripaska e il vice primo ministro Sergei Prikhodko.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

Cronache costituzionali dall’estero, settembre-dicembre 2017 Nomos 3-2017

http://cikrf.ru/activity/docs/postanovleniya/30916/

RUSSIA: Le elezioni in una democrazia illiberale

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-2018-predictable-elections-uncertain-future-19647

http://abcnews.go.com/International/wireStory/russia-blocks-opposition-leader-navalnys-website-53107224

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