Elezioni in Repubblica Democratica del Congo: situazione elettorale e candidati

Il 2018 potrebbe essere un anno fondamentale per la storia della Repubblica Democratica del Congo, poiché nel mese di dicembre si terranno le elezioni presidenziali, per le quali scenderanno in campo volti nuovi che potrebbero cambiare l’immagine di uno dei Paesi più ricchi di risorse di tutto il mondo.

Background politico

La RDC non ha mai avuto una transizione pacifica del potere: il suo primo leader democraticamente eletto, Patrice Lumumba, fu assassinato nel 1961, un anno dopo che il paese ottenne l’indipendenza dal Belgio. Dopo la parentesi di Lumumba, prese il potere il generale Mobutu, il quale instaurò una dittatura che durò  fino al 1996, quando si formò un esercito di liberazione nazionale guidato da un veterano della guerriglia, Laurent Désiré Kabila, le cui forze nel maggio 1997 conquistarono la capitale Kinshasa e  fecero capitolare la dittatura. A Laurent Désiré Kabila, ucciso in un attentato nel 2001, successe il figlio Joseph che avviò un difficile tentativo di conciliazione sotto l’egida dell’Unione Africana e della Repubblica Sudafricana.

Joseph Kabila divenne presidente all’età di 29 anni; considerato giovane e inesperto, ebbe il difficile compito di accompagnare lo stato nella pacifica transizione dopo anni di guerra. Kabila fu artefice degli Accordi di Pace del 2002, che formalmente misero fine alla seconda guerra del Congo. Sebbene Kabila avesse fatto passi da gigante verso la pace, le sue azioni furono decisamente contestate. Nel 2004 ci furono presunti tentativi di colpo di stato contro di lui, ma le forze lealiste prevalsero.

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Giuramento di Joseph Kabila da presidente della Repubblica Democratica del Congo, 2001

Imperterrito, Kabila continuò nei suoi tentativi di unificare il Paese. Nel 2006 fu promulgata una nuova costituzione e si tennero le prime elezioni multipartitiche dopo più di quattro decenni. Kabila non riuscì a ottenere la maggioranza assoluta dei voti, ma sconfisse facilmente Jean-Pierre Bemba nel ballottaggio dell’ottobre 2006. All’inizio del 2008 Kabila firmò un accordo di pace con più di 20 gruppi ribelli che avevano combattuto nella parte orientale del Paese, ma la tregua non sortì gli effetti sperati e alcuni ribelli ripresero i loro attacchi nelle zone del Kivu e del Katanga.

La rielezione di Kabila per le elezioni del 2011 fu sicuramente facilitata dalla sua campagna politica ben organizzata e da un emendamento costituzionale del gennaio 2011 che ha eliminato il secondo turno di votazioni nella corsa presidenziale, consentendo quindi a un candidato di vincere senza necessariamente avere la maggioranza dei voti. Tuttavia, tra i congolesi cresceva lo scontento a causa dell’incapacità di Kabila di mantenere tutte le sue promesse elettorali, e il suo rivale, Etienne Tshisekedi era una figura popolare dell’opposizione con un notevole sostegno. Il clima che precedette le elezioni fu assai violento; tuttavia, le elezioni si svolsero come da programma e risultati provvisori dichiararono Kabila vincitore con il 49 percento dei voti, davanti a Tshisekedi. Diversi gruppi internazionali di monitoraggio definirono i risultati poco veritieri e rivelarono numerose irregolarità, ma questi furono comunque confermati dalla Corte Suprema.

Dopo le elezioni del 2011 la credibilità di Kabila è continuata a diminuire notevolmente: dopo le accuse di brogli elettorali, si è aperta una stagione di proteste in tutto il Congo. Secondo la costituzione congolese, promulgata da Kabila stesso, il presidente può rimanere in carica solo per due mandati consecutivi, di conseguenza Kabila avrebbe dovuto farsi da parte nel 2016, ma fu in grado  di trovare un escamotage per mantenere le redini del potere: nel 2015, Kabila promosse una legge che legava le seguenti elezioni alla necessità di avere un censimento totale della popolazione, procedimento che è durato fino al 2018. In pratica, Kabila è rimasto al potere per oltre 17 anni.

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Congolesi protestano contro Kabila

Shadary: il delfino di Kabila

La notizia principale per le elezioni del 2018 è che Joseph Kabila non si ricandiderà per la corsa alla presidenza. Molti avevano predetto che il 47enne presidente, al potere dal 2001, avrebbe corso per un terzo mandato, nonostante questa opportunità fosse  esclusa dalla costituzione. La candidatura di Kabila è stata contrastata dagli Stati Uniti e dall’UE, così come da importanti attori regionali. Qualche ora prima della scadenza legale per depositare le candidature per i sondaggi, un portavoce del governo ha detto che  Emmanuel Ramazani Shadary, un ex ministro degli interni, sarebbe stato il candidato della coalizione di governo. Gli analisti dicono che la mossa non segna il ritiro di Kabila dalla politica attiva, ma è  sicuramente parte di una strategia che permetterà ancora al leader congolese di mantenere un’enorme influenza durante la campagna elettorale.

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Ramazani Shadary

Molti congolesi temono che Kabila possa usare qualche espediente, come la mancanza di risorse e l’assenza di un registro elettorale ufficiale, per rinviare nuovamente le elezioni. Alcuni osservatori stanno ipotizzando che la scelta di un lealista irriducibile, come Shadary, potrebbe essere un’indicazione del fatto che Kabila voglia semplicemente avere qualcuno che manterrà la presidenza per lui, dato che sarà idoneo a tornare nel 2023. In ogni caso la decisione di lasciare la carica alla fine dell’anno dovrebbe porre fine alla crisi costituzionale e ridurre significativamente la probabilità di un’altra guerra civile. Se la pace temporanea diventerà permanente dipenderà dalla misura in cui le elezioni del 2018 siano considerate giuste, credibili, libere e pacifiche, specialmente dal popolo congolese. L’assenza di Kabila dalla scena politica potrebbe fornire al popolo congolese l’opportunità di creare finalmente un sistema di governo caratterizzato da una vera separazione dei poteri con pesi e contrappesi, compreso un sistema giudiziario indipendente.

La squalifica di Bemba e Katumbi

I funzionari elettorali hanno squalificato la candidatura del leader dell’opposizione popolare Jean-Pierre Bemba. A giugno, Bemba, ex leader ribelle, è stato assolto in appello presso la Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dai combattenti da lui inviati per sedare il colpo di stato nella vicina Repubblica Centrafricana tra il 2002 e il 2003. Dopo la sua liberazione dopo dieci anni di carcere all’Aia, il 55enne ha ricevuto un benvenuto da eroe, quando è tornato a Kinshasa la scorsa estate per registrare la sua candidatura. Ma il 24 agosto la  Commissione elettorale indipendente nazionale (CENI) ha annullato la sua candidatura basandosi su una legge secondo la quale coloro che sono stati condannati per corruzione sono esclusi dalla possibilità di competere per la presidenza. Infatti Bemba è stato accusato di corruzione di testimoni per il processo Centrafrica sempre di fronte alla CPI. Bemba ha già fatto appello contro quella sentenza e la CPI deve ancora pronunciarsi, anche se, ad oggi, non è stata fissata una data per la sentenza. L’esclusione di Bemba dai candidati ha suscitato gravi tensioni e accentuato ancora di più il dissenso tra gli oppositori dell’attuale presidente.

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Jean-Pierre Bemba

Lo stesso trattamento lo ha ricevuto l’altro grande escluso, Moise Katumbi. A Kinshasa, la Corte di cassazione affronta oggi, 10 ottobre, il cosiddetto caso dei «mercenari» che vede coinvolto Moise Katumbi, uno dei principali oppositori del presidente Joseph Kabila. L’ex governatore dell’ex Katanga è accusato di aver assunto mercenari per organizzare un golpe contro Kabila. L’imputato si è sempre detto innocente e ha dichiarato che i professionisti facevano parte della sua scorta. Katumbi sospetta quindi che il suo destino sia già segnato: i giudici probabilmente lo condanneranno. Secondo gli osservatori, i magistrati nominati alla Corte di Cassazione non hanno ancora prestato giuramento e quindi non dovrebbero sedere legalmente. Di conseguenza, l’apertura del processo potrebbe essere posticipata fino alla regolarizzazione di questa situazione

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Moise Katumbi

Felix Tshisekedi: l’opposizione del figlio d’arte

Per tutto il periodo di governo di Kabila, l’opposizione è stata guidata con successo da Etienne Tshisekedi, leader dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), che aveva raggiunto un accordo proprio con il presidente uscente per garantire la giusta transizione democratica indicendo le nuove elezioni entro la fine del 2018. L’improvvisa morte di Tshisekedi, il 1 febbraio di quest’anno, ha lasciato l’opposizione allo sbando, senza una guida sicura che potesse impensierire il partito di Kabila. Dopo settimane di litigi, è stato annunciato alla fine della scorsa settimana che il figlio di Tshisekedi, Felix Tshisekedi, avrebbe preso il posto di suo padre come capo del partito e della coalizione, e di conseguenza come candidato alla presidenza per UDPS. Felix Tshisekedi è un nuovo arrivato nella scena politica: sebbene sia stato eletto membro del parlamento nel 2011, non ha mai prestato servizio, seguendo il consiglio di suo padre di non immischiarsi in un governo assai corrotto per non infangarne il nome. Ciò che sicuramente potrà essere una carta a suo favore è proprio il suo cognome, poiché fornisce continuità all’UDPS e può contribuire a unificare i sostenitori sotto un unico leader. Tshisekedi dovrà fare i conti con il suo nuovo ruolo molto rapidamente: il grave peso politico del padre sembra gettare ancora ombre sul figlio, forse ancora acerbo per un salto così grande come la presidenza di uno stato che ha tuttora da risolvere gravi problemi socio-economici.

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Felix Tshisekedi

Conclusioni

Indipendentemente da chi sia il prossimo presidente, il nuovo governo deve rappresentare l’unità nazionale e istituzioni capaci di guardare al futuro. In caso contrario, la DRC si troverà intrappolata in uno stato di sottosviluppo, caratterizzato da estrema povertà – specialmente tra i giovani urbani – disfunzioni politiche e insicurezza, e il fallimento del governo a gestire in modo efficace e completo la diversità. Kabila e il suo governo devono assicurarsi che le elezioni presidenziali di dicembre siano condotte in modo libero, pacifico e credibile così da offrire al popolo congolese valide opzioni di cambiamento.

Fonti:

https://www.theguardian.com/world/2018/aug/08/joseph-kabila-ruled-out-as-drc-election-candidate

What is at stake for the DRC presidential election?

https://www.reuters.com/article/us-congo-politics/congos-kabila-will-not-stand-for-election-in-december-idUSKBN1KT1L4

https://www.aljazeera.com/news/2018/09/congo-presidential-election-concerns-credibility-vote-180929153733248.html

https://www.aljazeera.com/news/2018/08/drc-struggle-democracy-enters-era-180826134647384.html

file:///C:/Users/User/Downloads/From_Kabila_to_Kabila_Prospects_for_Peace_in_the_Congo.pdf

Did Kabila Just Bring Democracy to Congo?

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