Sulla strada per Kyiv: intervista a Dario Fabbri di Limes

Abbiamo intervistato Dario Fabbri, giornalista, consigliere scientifico e coordinatore America della rivista Limes, per chiedergli quale siano gli obiettivi politici statunitensi in Ucraina. Dopo averne scoperto la storia, le oligarchiche e i conflitti passati e presenti, oggi osserveremo questo Paese di confine sotto il punto di vista geopolitico.

Quali sono gli obiettivi della politica statunitense in Ucraina?

Gli Stati Uniti in riferimento all’Ucraina hanno un obiettivo che è lo stesso da diversi anni, cioè sottrarre l’Ucraina dall’influenza russa. L’Ucraina intera e non soltanto la parte occidentale del Paese, quella che ha addirittura reminiscenze polacche, ma anche l’Ucraina Orientale come il Donbass e dintorni. L’idea americana è che l’intero Paese debba essere indipendente, sottraendolo all’influenza e al controllo russo e che questo debba avvenire (almeno per ora) senza morirci.

Gli americani, infatti, non hanno intenzione di far scoppiare una guerra per togliere l’Ucraina alla Russia. Resta però il fatto che siano molto interessati ad assumerne il controllo, perché l’Ucraina è la prima linea di difesa storica della Russia. L’ultima nazione prima del territorio russo, nel caso di attacco militare, che possa servire da rallentamento dell’attacco ed è chiaro che non avere l’Ucraina nella propria disponibilità, per Mosca, vuol dire sentirsi scoperti, vulnerabili.

Tra l’altro, questo tipo di atteggiamento non è soltanto statunitense, è proprio anche di tutti i Paesi più russofobi dell’Europa orientale. Per prima la Polonia, poi i Baltici, ma anche i romeni la vedono esattamente nella stessa maniera. Questa posizione “anti-russa” è un atteggiamento che si potrà estendere nei prossimi anni anche alla Bielorussia, ma è decisamente più importante che si sedimenti in Ucraina per quanto riguarda la stabilità difensiva di Mosca.

Come cambiano i rapporti tra Europa e Russia dato l’interesse geopolitico statunitense in Ucraina?

Di Europa ce ne sono moltissime e questi rapporti cambiano a seconda di dove ci collochiamo. I Paesi europei che vivono al confine con la Russia, per esempio, concordano con le politiche americane. Semplificando, potremmo dire che tutti i Paesi usciti dalla sfera Sovietica con la fine della Guerra Fredda, potrebbero avere soltanto un obiettivo in questo senso, cioè distruggere la Russia. Se chiedessimo a uno stratega polacco, piuttosto che a uno dei Paesi Baltici, che cosa fare della Russia risponderebbero “possibilmente annullarla” senza alcuna metafora o altri diaframmi.

Non a caso, quell’Europa funziona ed esiste per capriccio americano. Tutti i Paesi elencati, quelli di Visegrad e anche gli altri che erano sotto il Patto di Varsavia sono Paesi che, nella loro costituzione attuale, esistono per volontà americana. Alla fine della Guerra Fredda, li imposero ai Paesi dell’Europa occidentale, che non erano esattamente entusiasti, tirandoli nella NATO e in quella che allora stava diventando l’Unione Europea. Roma, Parigi, Londra ma anche Madrid erano molto scettiche sulla necessità di portare dentro, così velocemente, Paesi con cui non condividevano la stessa tradizione.

Ma la necessità di sottrarli all’influenza russa, prima che la Russia potesse tornare a reclamarli quando si fosse ricostituita in forma compiuta, era troppo importante per gli americani. Quindi c’è un’Europa, subito a ridosso della Russia, che la pensa esattamente come gli americani e non solo: è strumento della tattica statunitense, sopratutto perché la tattica statunitense è la loro strategia. La loro strategia è sopravvivere alla Russia e immaginano una Russia a cui deve essere sottratta l’Ucraina, per le ragioni di cui sopra che sono le stesse americane.

Questi Stati che abbiamo citato, inoltre, sono tutti territori che esistono tra Germania e Russia proprio come un diaframma tra i due Paesi, come un ostacolo materiale a qualsiasi intesa o potenziale tale tra Mosca e Berlino. Quindi, l’atteggiamento americano avviene anche in funzione anti-tedesca in quei luoghi, non c’è dubbio, ma anche la Polonia la vede esattamente come gli americani su questo punto. La Polonia è stata, più volte, letteralmente spostata sulla carta geografica da accordi russo-tedeschi e per questo il loro atteggiamento è di grande diffidenza anche nei confronti della Germania.

Con il paradosso (che non è veramente un paradosso) per cui la Polonia è parte della catena produttiva tedesca, è dentro l’economia tedesca, ma ne teme qualsiasi accordo con Mosca. Come nel caso del Nord Stream, il gasdotto che conduce direttamente dalla Russia alla Germania passando per il mare e che, bypassando il territorio polacco, può impedire alla Polonia di chiuderne i rubinetti come rappresaglia. Per confermare quanto detto, ricordo che anche il secondo braccio in costruzione di Nord Stream è avversato tanto dagli americani, quanto dai polacchi.

L’Ucraina entrerà mai nella NATO e nell’Unione Europea?

È molto difficile, ma non si può escludere. Dipende da quale arco temporale si prende in considerazione. Nel medio periodo è molto difficile, perché l’ingresso dell’Ucraina nella NATO significherebbe essenzialmente che la Russia ha smesso di essere tale e non ha più  la capacità e la sovranità per reagire. Prima di lasciare l’Ucraina alla NATO, la Russia farebbe scoppiare una guerra molto più estesa di quella del Donbass. D’altro canto, agli Stati Uniti basterebbe una “finlandizzazione” dell’Ucraina, staccata dal controllo russo, informalmente nel campo occidentale ma non formalmente.

Nel lungo periodo, invece, potrebbe essere già più possibile, dipendendo per esempio da quale configurazione assumerà la Russia nel futuro, il che è molto difficile da stabilire. La Russia è un Paese con gigantesche deficienze strutturali, non è scontato che fra trenta o quarant’anni avrà mantenuto lo stesso peso che ha oggi sulla scena internazionale. Nel lungo periodo non si può quindi escludere, ma per ora è molto difficile e quasi da escludere un’Ucraina nella NATO.

Stesso discorso per l’Unione europea. I due progetti vanno di pari passo, sono creazioni americane tanto la NATO quanto l’integrazione europea. Tutti i Paesi che entrano nella NATO entrano anche nell’Unione sempre per volontà americana, basti vedere gli anni d’ingresso nei due schieramenti dei Paesi dell’Europa dell’Est. È chiaro che un’Ucraina che entrasse nella NATO entrerebbe anche nell’Unione europea, perché vuol dire entrare nell’area di influenza americana e quando lo fai entri in entrambe le creazioni. Noi europei non siamo mai stati capaci, in nessuna occasione della storia, a fare da soli l’integrazione. Gli americani ce l’hanno imposta con la forza e adesso la guardano con meno benevolenza, hanno una minore passione per l’integrazione europea. Ora è compito nostro ma è un cammino pieno di difficoltà, vedremo se saremo capaci di smentirci. In ogni caso, sarebbe molto più possibile che l’Ucraina entrasse nell’Unione Europea che nella NATO.

Gli Stati Uniti hanno investito molto nella cosiddetta “cyberresilienza” in Ucraina che a oggi è un vero e proprio campo di battaglia della cyberwar. Fenomeno circoscritto o terreno di prova per conflitti più ampi?

Possono essere entrambe le cose. Giustamente la guerra cibernetica è una delle dimensioni militari che ha assunto cogenza e pregnanza in questi ultimi anni. La Russia si è dimostrata molto capace di agire in ambito cibernetico, ma non è l’unica. L’ha sperimentata più volte a danni dei Paesi Baltici, durante la guerra di Georgia e anche durante l’intervento per procura nel Donbass. Ma perché è così importante la guerra cibernetica? Perché costa molto poco. Ci sono ranghi militari in cui è difficilissimo intervenire, perché i costi per raggiungere i Paesi più potenti sul piano militare sono esorbitanti, in alcuni casi irraggiungibili.

Spendere quanto gli americani in budget sulla difesa è per la Russia impossibile, significherebbe estinguersi. Un po’ quello che è capitato all’URSS negli anni Ottanta, nettamente più potente della Russia di oggi, finita a gambe all’aria per inseguire gli americani. Oggi anche la Cina avrebbe immense difficoltà nel raggiungere la spesa americana. Per non parlare della difficoltà in ambito marittimo, in assoluto la dimensione della guerra più costosa e più difficile. Quindi la guerra cibernetica ha questi vantaggi: costa molto poco, le capacità sono molto diffuse e anche un ragazzo di 17 anni può diventare strumento di una guerra cibernetica.

Resta il fatto che con la guerra cibernetica non vinci la guerra. Può essere importante in caso di Paesi con infrastrutture molto fragili come l’Ucraina. Puoi provocare blackout importanti e annullare le comunicazioni di telefonia mobile, però poi la guerra finisce con altri mezzi. Paesi come come Russia e Stati Uniti non sono interessate a subire grandi perdite umane, i russi più di altri ma anche gli ucraini, e la guerra cibernetica può servire a circoscrivere il conflitto e a sferrare colpi che poi non portino alla distruzione totale. Quindi è in assoluto importante e, in particolare, lo è in Ucraina per queste ragioni.

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